Era un lunedì. Alle 3.30, precedute dai tiri degli obici,
le truppe italiane oltrepassarono il confine italo-austriaco,
puntando verso le «terre irredenti» del Trentino, del Friuli,
della Venezia Giulia.
In Italia, contro l'entrata in guerra furono i cattolici, i socialisti, i giolittiani. Per la guerra furono il governo Salandra, i liberali, i nazionalisti. Interventista fu Gabriele D'Annunzio, interprete a modo suo del «superuomo». Da neutralista in interventista si trasformò repentinamente il socialista Benito Mussolini, che lasciò la direzione dell'«Avanti!» per fondare l'ultranazionalista «Popolo d'Italia» e fu espulso dal Psi.
Nel 1919 la Conferenza di pace di Parigi, dominata dal presidente americano Woodrow Wilson, deluse le aspettative degli interventisti. L'Italia ottenne Trento, Trieste e l'Istria, più l'Alto Adige etnicamente tedesco; ma non Fiume e la Dalmazia. Il presidente del consiglio Orlando e il ministro degli esteri Sonnino, per protesta, abbandonarono temporaneamente la conferenza, restando fuori anche dalla spartizione delle colonie tedesche. Il peso e il prestigio dell’Italia era quello che ci trasciniamo ancora oggi e nacque il mito della «vittoria tradita

Dal 4 novembre 1918, data della firma dell'armistizio con l'Austria, al 22 ottobre 1922, data della Marcia su Roma, non passarono che quattro anni. Il resto venne da solo.
La crisi economica, la svalutazione della lira, la debolezza della classe dirigente liberale, le ripetute crisi di governo, le agitazioni di piazza e l'occupazione delle fabbriche nel «biennio rosso», i timori della Corona e della borghesia fecero il resto.
Il nascente partito fascista, avviato alla conquista del potere, aggiungerà altre pagini trist a quelle precedenti. La «Leggenda del Piave» di E.A. Mario finì per servire allo scopo.
Paradossalmente la leggenda del Piave venne scritta da un meridionale .
Era "campano" E.A.Mario Nel 1918, a guerra finita, un poeta e musicista napoletano, Giovanni Gaeta, più noto con lo pseudonimo di E. A. Mario, trasformò quel momento nella «Leggenda del Piave», una canzone destinata a entrare nella memoria collettiva degli italiani.
Alla Patria servivano uomini per fronteggiare il nemico austriaco. Uomini da mandare in prima linea destinati al massacro e arditi furono chiamati i tanti meridionali e jacursesi pronti al sacrificio "col pugnaletto stretto tra i denti" o all’arma bianca ,se vi pare meno "cruento".
Fu costituita anche la “Brigata Catanzaro” che, dimenticata come fu fondata ,merita essere ricordata almeno dai meridionali.


Brigata "Catanzaro"
Venne costituita il 1º marzo 1915 a Catanzaro Lido in due reggimenti, il 141º e il 142º. I soldati (circa 6.000) che ne facevano parte erano in maggioranza calabresi.
All'atto della mobilitazione del 24 maggio 1915 fu dapprima inquadrata nelle truppe a disposizione del Comando Supremo poi, dopo pochi giorni, fu inviata in Friuli dove fu inquadrata nella 3ª Armata. Giovani ruvidi terroni per l'indipendenza del Nord est
La «Brigata Catanzaro » fu una delle più sfruttate unità dell'Esercito. Logorata dai lunghissimi turni in trincea di prima linea nei settori più contesi, essa venne impiegata come brigata d’assalto sul Carso dal luglio 1915 al settembre 1917. In prima linea a Castelnuovo, ed a Bosco Cappuccio, nel 1916 combatté a Oslavia, e durante la Strafexpedition sul monte Mosciagh e sul monte Cengio. Tornò poi sul monte San Michele, a Nad Logen, a Nova Vas, sul Nad Bregom e a Hudi Log. Prima di Caporetto fu a Lucatic, sul monte Hermada ed infine a San Giovanni di Duino. Nel 1918 dopo Caporetto combatté sul Pria Forà, in Val d'Astico ed in Val Posina. Carne fresca da immolare la dove il massacro era più certo.
Nel giugno del 1920 fu sciolta. La bandiera del 141º fanteria fu decorata con la Medaglia d'Oro al Valore Militare e quella del 142º ebbe la Medaglia d'Argento. Considerata dal comando italiano tra le Brigate più valorose e tenaci (giudizio condiviso dagli austriaci).
Diversi mesi dopo i soldati dei due reggimenti della "Catanzaro" furono protagonisti della più grave rivolta nell'esercito italiano durante il conflitto. Questo episodio si svolse a Santa Maria la Longa dove la brigata era stata aqquartierata a partire dal 25 giugno 1917 per un periodo di riposo. La notizia di un nuovo reimpiego nelle trincee della prima linea fece pian piano montare quella che in poche ore sarebbe diventata una vera e propria rivolta.
I fanti della Catanzaro protestarono e la protesta passò in rivolta.
Alle ore 22.00 del 15 luglio 1917 iniziò il fuoco che durò tutta la notte. I caporioni di ogni reggimento assaltarono i militari dell'altro inducendo gli stessi ad ammutinarsi e ad unirsi a loro. Molti caddero morti sotto il fuoco dei rivoltosi, altri ne rimasero feriti. La rivolta durò tutta la notte. Per sedare la rivolta vennero impiegati una compagnia di Carabinieri, quattro mitragliatrici e due autocannoni con il preciso ordine di intervenire in modo fulmineo e con estremo rigore.
La lotta durò tutta la notte e cessò all'alba.
Sedata la ribellione, il comandante della Brigata ordinò la fucilazione di quattro fanti, colti con le canne dei fucili ancora calde, e la decimazione della compagnia.
All'alba del 16 luglio dodici fanti più i quattro colti in flagranza, alla presenza di due compagnie, una per ciascun reggimento, vennero fucilati a ridosso del muro di cinta del cimitero di Santa Maria La Longa e posti in una fossa comune.
A causa del controverso comportamento dell'unità e dei suoi ufficiali, se si eccettua l'artiglieria, lo Stato Maggiore non intese riformare questa unità negli anni successivi di conflitto.
Simboli
Colori mostrine: rosso e nero
Motto: «Portiamo i colori del sangue e della morte: ovunque vincitori.»
Ricompense al Valore Militare
Alla Brigata
141º Reggimento: 1 Medaglia d'Oro - 1 Cav. Ord. Mil. Savoia
142º Reggimento: 1 Medaglia d'Argento - 1 Cav. Ord. Mil. Savoia
Individuali
3 Medaglie d'Oro
152 Medaglie d'Argento
204 Medaglie di Bronzo
2 Ordine Militare di Savoia
Perdite complessive della Brigata
2.468 morti
12.867 feriti
2.203 dispersi

Tenente Zamboni

Ten.Giuseppe Serratore-uno dei nostri


Nomi dei soldati morti in combattimento.
Mancano i deportati e deceduti nei lager ,i soldati morti negli ospedaletti da campo e quelli morti dilaniati dalle mine
Quei pochissimi tornati moriranno per malattie infettive ,polmonite
in particolare.
Alcuni verranno isolati (dagli stessi famigliari ,dietro raccomandazioni sanitarie )
in campagna ed isolati per precauzione di contagio.

Nel nostro Cimitero riposano appena in tre nella loro terra.
Degli altri ,il Carso,l'Isonzo. Pieve al Torre,...il Monte San Michele .il Monte Mrzili....Monte San Michele .hanno consumato la loro esistenza.
Come per la Chiesa del Cimitero ,Jacursoonline si è adoperata per una dignitosa riqualificazione di questo luogo sacro presso l'istituzione competente.
A breve potrebbero iniziare i lavori di manutenzione .
Particolare attenzione è stata dedicata alla storia della Brigata di fanteria, formata per lo più da Calabresi, che dalla città prese il nome. La brigata Catanzaro fu una delle più valorose e sfruttate Unità dell’Esercito italiano e venne impiegata come brigata d’assalto in tutte le battaglie dell’Isonzo (… nella Brigata Catanzaro fatalmente si muore, speranza non c’è. scrisse Attilio Frescura), ma fu vittima di una sorta di damnatio memoriae a causa della rivolta armata del 16 luglio 1917. Quei tumulti, con la decimazione che ne seguì, furono i più gravi avvenuti sul nostro fronte ed oscurarono ingiustamente le innumerevoli pagine gloriose scritte da quella Brigata.
Adolfo Zamboni, unitamente ad altri Collaboratori del sito www.cimeetrincee.it portano avanti con convinzione da un paio d’anni, avendo colto l’esortazione dell’allora tenente Adolfo Zamboni contenuta nella Prefazione al suo volumetto Scene e Figure della Nostra Guerra (Milano, 1922) e che è stata in parte scelta per illustrare lo spirito del sito nella sua home page:
Brigata Catanzaro
di Adolfo Zamboni
«Queste poche pagine di vita vissuta io traggo dal mio diario di guerra e presento ai giovani come a quelli cui sono raccomandati i destini della Patria …
Parlo di fatti dei quali fui testimonio, di umili personaggi che vidi io stesso in azione: il mio unico desiderio è che i lettori non dimentichino i nomi di coloro di cui si fa menzione nel presente modesto lavoro.
E ai giovani faccio una calda preghiera: visitino i luoghi dove fu combattuta la grande guerra, portino il loro contributo di pietà agli oscuri eroi che dormono e dormiranno eternamente nei cimiteri del fronte i quali raccolgono le loro salme gloriose.»
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I nostri ragazzi terroni, erano nel pieno della loro gioventù ( fatta di lavoro nei campi) e non sapevano di essere cresciuti per andare a morire in una delle undici battaglie dell'Isonzo volute testardamente da Cadorna e per della gente che non conoscevano.
A chi ,a sorte,toccava andare in prima linea era tristemente abituale salutare i compagni e dirsi addio.
Qualcuno dei nostri giovani non sapeva cosa fosse la guerra, il Piave ,l'Isonzo ,le terre irredenti,il treno... un moschetto in mano o una bomba krapfen ,la trincea..la gavetta..
A salerno uno dei nostri pose fine al viaggio sotto le ruote del treno non sopportando il terrore delle armi....
I nostri ragazzi, figli tutti di onesti genitori,lasciarono da terroni Jacurso ,i loro campi ,i loro animali e soprattutto i loro affetti per redimere un popolo e un territorio sconosciuto...
Soprattutto la loro gioventù... per la libertà di infami che oggi ci odiano e ci chiamano più forte ancora terroni.
Valeva la pena morire per loro ? Valeva la pena divenire italiani con loro ?
Oggi,Ci sono tante buone ragioni per dire no.



