
I detti paesani (chiamati anche proverbi popolari, modi di dire o massime dialettali) sono brevi frasi, spesso espresse in dialetto, che racchiudono una verità figlia dell'esperienza.
Di seguito ancora una pubblicazione che racchiude solo la prima parte frutto della ricerca del concittadino Dott. Mario Dastoli
Si tramandano oralmente di generazione in generazione e riflettono la cultura, la storia e le tradizioni di una specifica comunità locale.
In passato, questi detti non erano semplici modi di dire, ma veri e propri strumenti pratici. Ecco a cosa servivano principalmente:
I detti paesani fungevano da codice di condotta sociale. Venivano usati dagli anziani e dai genitori per educare i giovani senza fare lunghi discorsi.
- Valori sociali: Inculcavano il valore del duro lavoro, dell'onestà e della prudenza.
- Critica dei difetti: Condannavano vizi come l'avarizia, la pigrizia o il pettegolezzo (es. "La lingua non ha ossa, ma rompe le ossa").
Ogni paese ha i suoi detti specifici, legati alla propria storia, alla geografia del territorio o a vecchi aneddoti locali.
- Senso di appartenenza: Condividere e capire queste espressioni creava un forte legame identitario tra gli abitanti dello stesso borgo.
- Distinzione dagli "altri": Spesso servivano a ironizzare sui difetti degli abitanti dei paesi vicini.
Ede ‘na ruttura de cugghjiuni
Espressione volgare, che però rende l’idea immediata riferita a persona che disturba sempre, non ha nessun rispetto, maleducata e che non si ferma mai, nemmeno di fronte ai ripetuti trattamenti poco gentili e accoglienti.

Ede ‘nu citrùalu simentinu
Espressione simbolica di buono a nulla; nella tradizione jacursese il cetriolo grosso, bombato, rappresenta più un ortaggio da utilizzare per le sementi e non da consumare fresco in tavola, per cui di nessuna utilità al momento.
Ede ‘nu hfùacu de pagghjia
Il fuoco di paglia è molto intenso e appariscente all’inizio, ma di breve durata, rivelandosi quindi effimero; una passione travolgente, ma passeggera, una storia che provoca infatuazione non duratura, un progetto che suscita grande interesse e coinvolgimento ma si sgonfia rapidamente, sono tutti eventi che ricordano il fuoco della paglia.
Ede ‘nu hfùacu sutta cinnara
Si tratta di persona dall’aspetto mite e dai comportamenti educati, che non si mette in mostra, che non ambisce a riconoscimenti, ma che a volte può rivelare delle sorprese.
Ede ‘nu lignu stùartu
La persona a cui non sta bene mai nulla, che si mette sempre di traverso e con cui è meglio non instaurare rapporti di interesse o di collaborazione; è quel legno che soltanto il fuoco riesce a raddrizzarlo.
Ede ‘nu nuci de cùaddru
In ambito familiare capita di trovare persone (in genere il capo famiglia) che hanno comportamenti da padre-padrone; essi stabiliscono un regime assolutistico e violento di intolleranza e di soprusi nei confronti dei figli e della moglie rendendo loro la vita un inferno; si tratta in genere di persone ignoranti, con poca voglia di lavorare, che non hanno un mestiere, che possono disporre di scarse risorse economiche e che sentono ostilità nei loro confronti in ogni ambiente e settore.

Ede una chi ppare ‘ndiavulata
Fa riferimento ad una persona (in questo caso una donna), nervosa, dinamica, iperattiva, che non dorme mai, che facilmente si fa prendere dall’ira, appare scatenata e sempre arrabiata.
Ede unu chi ccacunijia
Il personaggio è calmo, tranquillo, non lo smuovi facilmente; lavora, sempre con molta serenità, ma oltre che lento non sembra molto sicuro del mestiere e spesso torna sui suoi passi, ripete un lavoro già fatto o ne interrompe uno da poco iniziato; spesso si ferma, si guarda intorno, per cercare un posticino riparato e confortevole dove prendere fiato; sicuramente non dà affidamento per un servizio efficiente, veloce, puntuale e preciso.
Ede unu chi mmente sempe li mani avanti
E’ un modo per giustificarsi in anticipo, per prevenire eventuali sorprese, per fare presente la difficoltà del lavoro, e quindi non trovarsi successivamente in difficolta; mette le mani avanti colui che, sul punto di cadere, allunga le mani in avanti per attutire la caduta e ridurre gli eventuali danni.
Ede unu chi ‘nno lliga e ‘nnò jjiunge
Non è in grado di legare una piantina al bastone e nemmeno di riunire due capi di una corda con un semplice nodo; parliamo di un soggetto con cui non puoi affrontare un discorso razionale, che non può essere di nessun aiuto per risolvere un problema pratico della vita, su cui non puoi fare nessun affidamento in caso di bisogno o necessità.
Ede unu chi ppigghjia li pìatri de punta
Uno che prende le pietre di punta non trascura nulla, non si lascia sfuggire nessun particolare, è attento, rigido, severo; ha un carattere duro, con cui affronta i problemi della vita a volte pagando di persona per questa mancanza di flessibilità in situazioni non importantissime che richiederebbero una certa benevolenza.

Ede unu chi ssà de chi erva si hfà la scupa
Conosce le reali difficoltà della vita, sa quali sono le piante buone per confezionare una scopa valida; si fa riferimento a persona di giudizio che ha imparato a proprie spese che nella vita ci vuole impegno, sacrificio, dedizione e fatica, perché nessuno ti regala niente; bisogna sempre fare attenzione ai facili guadagni che spesso nascondono trappole, illegalità o truffe.
Ede unu chi ssaluta puru li pìatri de li strati
Persona semplice, umile, educata; più persone incontra e più ne saluta; è abituato a chinare il capo, a levarsi il cappello di fronte a tutti, il saluto non lo nega a nessuno, riconoscendo di fatto e con dignità, la propria condizione sociale.
Ede unu chi ssi li duni la manu si pigghjia tuttu lu vrazzu
Attenzione ai rapporti che si instaurano, alle nuove amicizie, il mondo è pieno di gente che cerca di approfittare della gentilezza, delle buone maniere e della generosità e pretende sempre di più; stabilire un limite da non superare.
Ede unu chi ssi mina lu ventagghjiu
Se la prende comoda, è tranquillo e rilassato a farsi vento agitando mollemente il ventaglio; nel significato della parlata jacursese, la persona che si mena il ventaglio, viene considerata come un soggetto che ha poca voglia di lavorare, che non è molto affidabile in quanto abituato agli ozi, che non ha bisogno di darsi da fare; ad una persona così non ci si può rivolgere per un servizio importante, ma nemmeno per un lavoretto da poco.
E mmò vai vidìandu…
Non è il caso di prendersela tanto, non ti preoccupare, non è successo nulla di irrepar.abile…., sono frasi di circostanza e incoraggiamento per tirar su il morale di persone a noi vicine, servono a far sentire la solidarietà e l’aiuto degli amici.
Hfa bbene e scordati, hfà mmale e gguardati
Espressione a valenza universale, fare del bene è la cosa più naturale che ci possa essere nei nostri comportamenti e di cui dobbiamo dimenticarci, senza pretendere riconoscimenti o ringraziamenti; al contrario , un atto, un gesto che ha procurato un danno ad altri va tenuto a mente, perchè nel tempo potrebbero esserci delle situazioni a noi sfavorevoli come conseguenza del danno procurato.
Hfade avanzi e arrìadi cùamu lu cordaru
E’ in continuo movimento, avanti e indietro, avanti e indietro come colui che camminava all’indietro per intrecciare le corde; l’espressione indica l’azione ripetitiva del soggetto, nella fatica quotidiana, e che però non dà luogo a nessun risultato, ad alcun beneficio, come se la persona in oggetto fosse incapace di fare o del tutto inconcludente.
Hfare aricchji de mercante
Fare finta di non capire; l’espressione risale al medioevo e si ritrova anche nei Promessi Sposi (cap. IV°), significa fingere di non capire e origina dalla consuetudine di attribuire ai mercanti di ascoltare soltanto ciò che è di loro utilità e interesse.

Hfare bene è ddelittu
Non sempre la buona azione o il corretto comportamento viene percepito con la valenza e l’apprezzamento dovuta; a volte, nella vita, una azione effettuata a fin di bene, viene giudicata e criticata da persone invidiose e cattive.
Hfa mmu vene lu latte a li dinocchjia
Esistono delle persone noiose, nei comportamenti, nelle azioni, nelle gestualità, che non suscitano alcun interesse o simpatia e procurano un disagio anche al minimo contatto; l’espressione deriva dalla pratica della mungitura manuale del latte, che si doveva protrarre fino a quando il latte raggiungeva, nel secchio, il livello delle ginocchia.
Hfice la hfegura sua
Ha fatto una brutta figura, è quello che si meritava, perché o non era preparato, o si era comportato con superficialità; per fare bella figura, per ottenere successo e soddisfazione nella vita è necessario impegno, lavoro, dedizione e sacrificio.
Hfinarmente ‘na spera de sule
Finalmente un raggio di sole; bisogna avere pazienza e anche speranza, con il tempo arrivano le belle giornate, le soddisfazioni, i riconoscimenti.
Hfìceru hfìatu
Hanno fatto puzza, si sono sviluppati cattivi odori: non c’è stato nessun accordo, i contrasti non sono stati superati, hanno prevalso gli interessi personali a danno del bene comune; in queste situazioni non rimane che andare ognuno per la propria stradae cercare di dimenticare…..
Hfore gabbu e ffore meravigghjia
Espressione di ammonimento; è bene evitare il gabbo, lo scherno e la meraviglia verso persone sfortunate o situazioni frutto di eventi sventurati, a volte alcune manifestazioni simili si possono ripetere e verificarsi a proprio danno.
Jetta hfùacu de li naschji
Uno scoppio d’ira può provocare una improvvisa e violenta congestione di tutto il viso tale da sembrare vicino ad una esplosione ed emissione di fiamme e fuoco dalle narici; non sempre si tratta di un evento acuto, cioè di uno scatto di ira, spesso è un modo di essere e questa espressione esprime bene l’indicazione sulla natura non proprio benevola della persona in preda a questo stato di alterazione dell’umore.
Jìandu vidìandu
Vediamo come vanno le cose, ancora non c’è una decisione precisa, valuteremo in base alle situazioni; riflessione e cautela se non si hanno idee concrete possono far parte di un comportamento razionale e prudente; in alcuni ambienti e manifestazioni, andare a vedere di qua e di là con insistenza e curiosità morbosa, è segno di persone che intendono interessarsi dei fatti altrui in modo del tutto gratuito e scorretto.
La gatta prescialora hfice li gattarìaddri cecati
La fretta non è una buona consigliera; per fare bene le cose è necessario dedicarvi il giusto tempo, metterci la dovuta attenzione e avere tanta pazienza; sono queste le regole da seguire con diligenza per non incorrere in facili errori e ritrovarsi poi in situazioni e/o con risultati non previsti o impresentabili.
La lingua sbatte duve lu dente dole
Non è facile liberarsi di un problema, di una preoccupazione, di un dolore che affligge l’animo e la mente, soprattutto quando si tratta di un evento particolarmente grave; il pensiero, come avviene per la lingua che di continuo batte dove c’è il dente che duole, tende a riportarci dove è ancora presente la situazione che ha provocato la sofferenza.
La vucca è ‘nna ricchizza
Indispensabile strumento di comunicazione, con la bocca esprimiamo amore, saggezza e conforto, manifestiamo sentimenti e ci relazioniamo con gli altri; ma la parola emessa va usata con attenzione e prudenza in quanto spesso può trasformarsi in un potente mezzo di offesa, capace di ledere l’onore, il decoro e la reputazione altrui.
Li cadenu l’aneddra
Si guarda bene dal rendersi utile, dal fare qualcosa e collaborare alle comuni attività familiari e non, ha paura di perdere gli anelli; l’espressione fa riferimento a persona che non si ammazza di fatica, vagabonda, egoista, infingarda , che non muove le mani nemmeno se si trova in difficoltà personale o per aiutare qualcuno in grave stato di bisogno.
Li hficeru varva e ccapiddri
Gli hanno fatto barba e capelli; è ridotto proprio male, maltrattato e umiliato, sia fisicamente che psicologicamente come quando si è sottoposti a tosatura obbligata (detenuti o militari).
Li parìanti su li dìanti
I denti sono parte essenziale di noi, del nostro corpo; allo stesso modo i parenti appartengono alla nostra famiglia, alla nostra identità; per questa connessione cosi stretta i denti provocano dolore e soffernza quando non stanno bene, allo stesso modo i problemi, i litigi e le discussioni che sorgono in ambito familiare, procurano disagi, tensioni e sofferenze a volte insopportabili.

Longa gugghjiata, maistra cacata
Nella tradizione antica delle fiorenti e numerose scuole artigianali di cucito, ricamo e rammendo, frequentate dalle ragazze già in età adolescenziale, la prima regola impartita era quella di una giusta e corretta lunghezza del filo in relazione al lavoro da effettuare e alla dimensione dell’ago; notevole infatti è l’impaccio e il disagio procurato nella pratica della cucitura da un filo troppo lungo.
Lu cascettaru porta cascìatti
Chi costruisce cassette, porta e ritira cassette; nella parlata comune le cassette sono le notizie, i pettegolezzi, i fatti altrui raccontati e riportati per provocare litigi, per mettere zizzania; sono persone che godono
Lu conzau a rrosa mistica
Lu ciucciu quandu no ppò pidita
Sotto questa espressione così volgare, si nasconde una massima di valenza universale:
c’è sempre un limite a tutto, allo sfruttamento, al lavoro forzato, alla fatica perenne; quando si è sottoposti ad uno sforzo continuo, senza sosta, senza riposo, allorchè le risorse sono esaurite, si cede di schianto, come avviene al povero asino, senza più energie, stremato dalla fatica.

Lu guadagnu de Marcu all’ùavu
Abbastanza misterioso come modo di dire per il significato del quale possiamo fare riferimento solo al ricordo di situazioni vissute in seno alle famiglie della comunità, in assenza di riferimenti o riscontri nelle fontii; a questa espressione, pronunciata prevalentemente dalle donne, si ricorreva al verificarsi di un danno accidentale con perdita o rottura di un contenitore di uso domestico come un vaso di terracotta, o la brocca per la raccolta dell’acqua, o un recipiente dell’olio: si trattava di piccoli disastri importanti però per una economia in cui i conti dovevano essere fatti giornalmente tenendo sempre presenti l’entità delle risorse disponibili; la citazione riferita all’uovo, presumibilmente, in quanto si trattava di un commercio privo di grandi margini di guadagno per cui anche una piccola perdita di uova determinava un danno importante.
I proverbi avevano un forte potere pacificatorio. Quando nasceva una discussione, citare un detto ampiamente accettato dalla comunità serviva a chiudere la questione "salvando la faccia" a tutti. Inoltre, aiutavano ad accettare i momenti difficili della vita o l'inevitabilità del destino (es. "Piove sempre sul bagnato" o "Fatta la legge, trovato l'inganno").
«Il proverbio è una sentenza breve e incisiva – talvolta rimata o metaforica – che racchiude un insegnamento morale tratto dall'esperienza. Il Dott. Dastoli, nostro concittadino, ha recuperato quasi tutti i nostri modi di dire che, come già detto, vanno letti con attenzione per cogliere appieno la saggezza di ammonimenti utili a guardarsi le spalle e a non sbagliare».
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23 ottobre 2026 francesco casalinuovo
Ass.Cult. kalokrio -- www.jacursoonline.it




