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Il sito Jacursoonline nasce per dare voce a storie e personaggi che non hanno spazio nei canali ufficiali dell'informazione locale, portandoli ad una rilevanza e ad una attenzione più ampia. 

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Per suggerimenti, critiche o altro inviare una mail al seguente indirizzo: messaggi@jacursoonline.it

 

Leassociazioni culturali, abitualmente ,  seguono solo marginalmente le attività politiche concentrandosi in maniera preminente sulla gestione interna e sulle attività per cui sono nate.

Per le Associazioni , dal marzo 2026 e quasi in sintonia col Quesito Referendario , qualcosa cambierà e con le nuove normative non si potranno   più seguire  se non  marginalmente alcuni adempimenti stabiliti con la Riforma .  Quelli burocratici, fiscali o contabili .

Dal 1° gennaio 2026, infatti,  la riforma del Terzo Settore impone alle Associazioni Culturali un cambio di gestione fiscale molto radicale. Pare si passerà dal regime di esclusione IVA a quello di esenzione IVA, con la fine della decommercializzazione di molti servizi resi ai soci.

RUNTS  è l’acronimo  di : Registro Unico Nazionale Terzo Settore

 Entrare nel RUNTS , sarà dunque cruciale e obbligatorio al fine di mantenere anche agevolazioni e poter accedere al regime forfettario.  Le Associazioni ben organizzate e già attrezzate delle figure  professionali potranno certamente assolvere ai nuovi adempimenti ma per le piccole Associazioni?

La situazione descritta rispecchia fedelmente il fenomeno dello spopolamento delle aree interne e dei piccoli comuni meridionali, trasformati per la maggiore  in "dormitori" per anziani,  un drastico calo demografico e  assenza di giovani che non sanno dove scappare .

Il Sud Italia ospita paesi  unici, caratterizzati da tradizioni secolari, architetture peculiari e paesaggi mozzafiato, ideali per un vivere autentico  lontano dalla folla ma  che purtroppo hanno subito un massiccio spopolamento a causa dell'emigrazione e, in alcuni casi, per  calamità naturali.

  Molti di questi paesi sono oggi realtà "fantasma"  in via di estinzione che , pur mantenendo  una bellezza sospesa nel tempo sono, come si scriveva ,  dormitori per le persone anziane quasi forzatamente  rimaste. In questa condizione solo  la Dedizione e  la Resilienza di pochi possono rappresentare  l’unica risorsa disponibile per dar vita a qualche attività sociale e culturale facendo fede per passione  e  attaccamento alle radici.  Altrove  molti pendolari scelgono di vivere in provincia o nelle piccole comunità periferiche  per sfuggire all'inquinamento acustico atmosferico delle città, cercando un ritmo di vita più lento e a contatto con la natura  .  Quì si respira ossigeno e si campa d'aria in attesa di passar ad altra vita nell'indifferenza che si trascina almeno dal 1861.  Ma va già bene a quei professionisti dove il ritorno al paese offre ritmi più sostenibili, relazioni umane più strette e la possibilità di vivere la quotidianità in un ambiente silenzioso, spesso vissuto come una "oasi" o un rifugio dopo il lavoro. Della viabilità non possiamo scrivere !

 Parafrasando il senso dell’acqua che scorre e passa, abbiamo voluto perciò  definire  la nostra  una “Associazione Liquida “evocando  il concetto di precarietà ,transitorietà e instabilità per definire  lo scorrere inesorabile del tempo. Nell’ultimo periodo abbiamo potuto notare come l'acqua non si ferma mai. Da noi ha trasformando il paesaggio  e si è adattata agli ostacoli  proprio come la vita. 

Ma non è di tanto che si voleva solo scrivere  volendo dare anche  spazio all’ultima competizione elettorale  sul Referendum.

Nell’ultima tornata elettorale non si dava un consenso alla persona ma ad un suffragio  più responsabile . La riflessione potrebbe pertanto  sottolineare un aspetto fondamentale relativo alle  consultazioni referendarie costituzionali in Italia che spesso , per buona sorte , sono state percepite come un momento di responsabilità superiore rispetto al voto politico tradizionale.

Referendum Costituzionali

 Nei referendum costituzionali , esempio quello del settembre 2020 sul taglio dei parlamentari. Gli  italiani erano chiamati a decidere direttamente sulla struttura dello Stato. Gli elettori rendono il voto come una scelta di valore e non  quale un'adesione a un leader o a un partito. Tale Referendum con il 51% e otre ha registrato una partecipazione significativa  confermando l'interesse del popolo per le modifiche costituzionali.

 Referendum sulla Giustizia 2026

I risultati del referendum costituzionale sulla giustizia, tenutosi il 22-23 marzo 2026, confermano l'analisi di una netta presa di posizione dell'elettorato contro le proposte del governo, con una vittoria del "No" che ha superato il 53%. 

Voto Popolare e Costituzione:

 Il voto ha visto anche questa volta un'affluenza superiore alle aspettative (vicina al 59%), interpretata come una forte volontà popolare di difendere l'assetto costituzionale attuale, in particolare riguardo all'indipendenza della magistratura e alla separazione delle carriere.

Il risultato è stato  letto da molti analisti non solo come un voto tecnico, ma come un "voto politico" di dissenso verso l'attuale coalizione di governo, percepito come una bocciatura delle riforme proposte. La vittoria del "No" , poi , è stata anche trasversale, includendo anche una parte di elettori del centrodestra

Il referendum ha dunque evidenziato uno scollamento tra le intenzioni della classe politica dominante e una parte significativa del Paese, disposta a difendere le istituzioni costituzionali.  C’è tanto da riflettere. Sugli anziani e sui Giovani al voto. Sugli schieramenti politici in particolare dove tra le fila dei partiti esiste troppo vecchiume di carriera mentre si manifesta verso una nuova generazione di politici preparati e di nuove istanze sociali. E i Partiti ?   Sono stati messi da parte. Nessuno  potrà pensare di aver vinto.

 

          Risultati a Jacurso:

Referendum Costituzionale sulla Giustizia   «Approvate il testo della legge costituzionale concernente "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare" approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?»

SÌ         82     VOTI      con il 36,12  %

NO    145     VOTI       con il 63,88  %

Affluenza   53,10 %         Bianche 3       Nulle  1   Contestate  0

 

 

È fondamentale ricordare che la Costituzione italiana non è stata scritta in un periodo di pace tranquilla, ma è il frutto della lotta antifascista e della Resistenza, nata dal sacrificio di uomini e donne che hanno subito il carcere, il confino o l'esilio per difendere la libertà

Molti dei padri e delle madri costituenti avevano una storia di prigionia o persecuzione politica:

Sandro Pertini: Fu un antifascista convinto, perseguito e imprigionato dal regime fascista per anni.

Emilio Lussu: Leader sardista e antifascista, costretto all'esilio dopo essere stato perseguitato.

Teresa Noce: Partigiana e dirigente politica, deportata nei campi di concentramento nazisti.

Umberto Terracini: Fu tra i principali dirigenti comunisti, detenuto nelle prigioni fasciste per un lungo periodo.

Lina Merlin: Combatté contro il fascismo e per l'emancipazione femminile, subendo persecuzioni.

Alcide De Gasperi: Fondatore del Partito Popolare Italiano, subì il confino e la prigione durante gli anni del fascismo.

Piero Calamandrei: Giurista insigne, fu un fermo oppositore del regime. 

Questi costituenti, spesso con storie politiche molto diverse (dai comunisti ai democristiani, dai socialisti ai liberali), trovarono l'unità nella necessità di costruire uno Stato democratico, antifascista e repubblicano, fondato sul lavoro, sui diritti inviolabili e sulla solidarietà. 

Nonostante l'importanza di questo patrimonio storico, spesso si constata che la conoscenza approfondita della Costituzione tra i giovani non è sempre adeguata, anche se la riforma dell'educazione civica e l'impegno scolastico stanno cercando di colmare questa lacuna. La recente partecipazione attiva dei giovani nel difendere la Costituzione in occasione di referendum mostra tuttavia un profondo senso di responsabilità verso questo documento fondamentale. 

Per la Libertà

"Per la libertà ci ho consumato 15 anni di giovinezza in galera. Tu la giovinezza te la stai godendo! [...] se oggi hai il diritto di alzarti, di fare le tue obiezioni, di protestare [...] lo devi anche a questi uomini con i capelli bianchi che si sono battuti per la tua libertà".

Questa celebre frase fu pronunciata dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini nel 1980 a Urbino, rispondendo a uno studente che lo contestava. Con fermezza, ricordò di aver passato 15 anni in galera per il fascismo, difendendo il diritto del giovane a contestarlo liberamente, frutto del sacrificio della sua generazione.

 

 

La Costituzione non è un pezzo di carta morto:

 È un testo vivo che richiede l'impegno quotidiano dei cittadini, paragonato al "combustibile" necessario per far muovere una macchina.

 Il discorso, qui riprodotto, fu pronunciato da Piero Calamandrei nel salone degli Affreschi della Società Umanitaria il 26 gennaio 1955 in occasione dell’inaugurazione di un ciclo di sette conferenze sulla Costituzione italiana organizzato da un gruppo di studenti universitari e medi per illustrare, in modo accessibile e a tutti, i principi morali e giuridici che stanno a fondamento della nostra vita associativa. Per inaugurare il corso fu chiamato Piero Calamandrei, docente, avvocato, scrittore, politico, tra gli esponenti di “Giustizia e Libertà”, collaborò a movimenti clandestini durante la Resistenza e partecipò, come rappresentante del Partito d’Azione, alla Costituente.

Piero Calamandrei Discorso sulla Costituzione Milano, 26 gennaio 1955 “L’articolo 34 della Costituzione dice: «I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». Eh! E se non hanno i mezzi? Allora nella nostra costituzione c’è un articolo che è il più importante di tutta la costituzione, il più impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi.

 A quanti potrà interessare, viene riportato per intero il discorso  di Pietro Calamandrei- Costituzionalista 

Dice così: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». È compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’articolo primo – «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro» – corrisponderà alla realtà.

Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto un’uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società. E allora voi capite da questo che la nostra costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di un lavoro da compiere.

Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinanzi! È stato detto giustamente che le costituzioni sono delle polemiche, che negli articoli delle costituzioni c’è sempre, anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni, una polemica. Questa polemica, di solito, è una polemica contro il passato, contro il passato recente, contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime. Se voi leggete la parte della costituzione che si riferisce ai rapporti civili e politici, ai diritti di libertà, voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica, quando tutte queste libertà, che oggi sono elencate e riaffermate solennemente, erano sistematicamente disconosciute.

 Quindi, polemica nella parte dei diritti dell’uomo e del cittadino contro il passato. Ma c’è una parte della nostra costituzione che è una polemica contro il presente, contro la società presente. Perché qu quando l’articolo 3 vi dice: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana», riconosce con questo che questi ostacoli oggi vi sono di fatto e che bisogna rimuoverli. Dà un giudizio, la costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo contro l’ordinamento sociale 2 attuale, che bisogna modificare attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani. Ma non è una costituzione immobile che abbia fissato un punto fermo, è una costituzione che apre le vie verso l’avvenire.

Non voglio dire rivoluzionaria, perché rivoluzione nel linguaggio comune s’intende qualche cosa che sovverte violentemente, ma è una costituzione rinnovatrice, progressiva, che mira alla trasformazione di questa società in cui può accadere che, anche quando ci sono, le libertà giuridiche e politiche siano rese inutili dalle disuguaglianze economiche e dalla impossibilità per molti cittadini di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che, se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anch’essa contribuire al progresso della società. Quindi, polemica contro il presente in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente.

Però, vedete, la costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo, che è – non qui, per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghe categorie di giovani – un po’ una malattia dei giovani, l’indifferentismo. «La politica è una brutta cosa», «che me ne importa della politica»: quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina, che qualcheduno di voi conoscerà, di quei due emigranti, due contadini, che traversavano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime e il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda a un marinaio: «Ma siamo in pericolo?», e questo dice: «Se continua questo mare, tra mezz’ora il bastimento affonda». Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno e dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare, tra mezz’ora il bastimento affonda!». Quello dice: «Che me ne importa, non è mica mio!». Questo è l’indifferentismo alla politica.

È così bello, è così comodo: la libertà c’è. Si vive in regime di libertà, c’è altre cose da fare che interessarsi di politica. E lo so anch’io! Il mondo è così bello, ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi di politica. La politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica. La costituzione, vedete, è l’affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non sono belli, ma è l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune, che se va a fondo, va a fondo per tutti questo bastimento.

È la carta della propria libertà, la carta per ciascuno di noi della propria dignità d’uomo. Io mi ricordo le prime elezioni dopo la caduta del fascismo, il 6 luglio (2 giugno, ndr) 1946: questo popolo che da 25 anni non aveva goduto le libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare dopo un periodo di orrori – il caos, la guerra civile, le lotte, le guerre, gli incendi. Ricordo – io ero a Firenze, lo stesso è capitato qui – queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni, disciplinata e lieta perché avevano la sensazione di aver ritrovato la propria dignità, questo dare il voto, questo portare la propria opinione per contribuire a creare questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del proprio paese, del nostro paese, della nostra patria, della nostra terra, disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del nostro paese.

Quindi, voi giovani alla costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto – 3 questo è una delle gioie della vita – rendersi conto che ognuno di noi nel mondo non è solo, che siamo in più, che siamo parte di un tutto, nei limiti dell’Italia e nel mondo. Ora, vedete – io ho poco altro da dirvi –, in questa costituzione, di cui sentirete fare il commento nelle prossime conferenze, c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato. Tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie son tutti sfociati in questi articoli.

 E a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane. Quando io leggo, nell’articolo 2, «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale», o quando leggo, nell’articolo 11, «l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie, dico: ma questo è Mazzini, questa è la voce di Mazzini; o quando io leggo, nell’articolo 8, «tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour; o quando io leggo, nell’articolo 5, «la Repubblica una e indivisibile riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo; o quando, nell’articolo 52, io leggo, a proposito delle forze armate, «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popolo, ma questo è Garibaldi; e quando leggo, all’articolo 27, «non è ammessa la pena di morte», ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria. Grandi voci lontane, grandi nomi lontani.

Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti. Quanto sangue e quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro a ogni articolo di questa costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, questo è un testamento, un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati.

Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione”.

 

Piero Calamandrei (Firenze, 1889-1956) è stato uno dei maggiori giuristi italiani del ‘900. Vicino ai gruppi antifascisti fiorentini, fu eletto alla Costituente come delegato del Partito d’Azione. Fondatore della rivista “Il Ponte”, ha scritto, tra le altre opere, Elogio dei giudici scritto da un avvocato (1935), Inventario della casa di campagna (1941), Uomini e città della Resistenza (1955). Fondamentale il suo Diario (1939-1945) per comprendere l’itinerario travagliato dell’Italia dal fascismo all’indomani della Liberazione.

 

 

 

 

 

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28.03.2026   francesco casalinuovo   Ass Cult. Kalokrio     -  Jacursoonline

 

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