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Per Non Dimenticare

Nella Memoria del Sisma

Sono passati esattamente 40 anni dal sisma che aggredì una delle parti dell’Osso d’Italia. In particolare i territori  più remoti e abbandonati. Un terremoto che fece più di 5000 morti e migliaia di sfollati le cui conseguenze hanno segnato la storia recente.



Domenica 23 novembre 1980 alle ore 19.34 un sisma di magnitudo 6,9 gradi della scala Richter su Irpinia e Basilicata. Causò quasi 3 mila vittime. Rase al suolo interi paesi e danneggiò migliaia di case. A decenni di distanza resta la memoria di una tragedia italiana e dell’incredibile speculazione successiva che caratterizzò gli anni a venire, quelli della ‘ricostruzione’ mai completata, sulla quale molto incise la longa manus .

I comuni maggiormente colpiti furono quelli di Castelnuovo di Conza, Conza della Campania, Laviano, Lioni, Sant'Angelo dei Lombardi, Senerchia, Calabritto e Santomenna. Il 23 novembre 1980 un sisma di magnitudo 6,9 gradi della scala Richter con epicentro tra i comuni irpini di Teora, Castelnuovo di Conza, e Conza della Campania, colpì la Campania e la Basilicata causando 2.914 morti, 8.848 feriti e 300 mila sfollati.

- La Catastrofe inattesa

Che succede immediatamente dopo la catastrofe ? Si mobilita la società, in modo inaspettato, confuso, rabbioso.  Dopo qualche settimana viene diramata la notizia a non partire spontaneamente perchè la moltitudine dei meridionali partiti per quei territori sta procurando disaggi più che aiuti.

La protezione civile è ancora lontana a fondarsi e ci si aiuta come sempre cosìcchè la solidarietà popolare e spontanea dà vita ad una miriade di micro pratiche che piombano, in modo disordinato e forsennato, nel cratere disastrato. Gli aiuti cominceranno ad essere disciplinati dalle Prefettura di appartenenza  e gli arrivi saranno utilizzati secondo esigenze e competenze .

Un grattacielo di sabbia

Nello stesso istante in cui, nell’Osso d’Italia, interi paesi si polverizzavano seppellendo centinaia di persone, a Napoli, un edificio di nuova costruzione di nove piani si accartocciava su sé stesso. Un grattacielo di sabbia e cemento armato simbolo di una modernità malsana collassa colpevolmente. Si scoprirà tanto uso di cemento depotenziato.

. La Vita quotidiana di prima e il dopo

La città si ritrova inagibile. Il terremoto esaspera la già disastrosa questione abitativa. La pressione popolare si trasforma in pratiche di mutuo appoggio che puntellano lo spazio urbano pericolante di occupazioni e solidarietà spontanea. La situazione sociale comincerà ad essere preoccupante

E dietro le sbarre ...a Napoli

La scossa sorprende , anche , i detenuti del carcere di Poggioreale a Napoli. Scoppia il caos, saltano le sbarre. I prigionieri si riversano verso le uscite ma saranno  respinti a colpi di mitra.

 

Qualche testimonianza

....Siamo arrivati a Santangelo dei Lombardi che era già notte  e la cosa impressionante era il buio totale , il silenzio , l’ululare dei cani e la gente che non aveva la forza di piangere …c’erano edifici di sei sette piani afflosciati su se stessi , caduti non sui  lati ma in verticale, come quando si abbattono quelli abusivi. Sicuramente avevano ceduto i pilastri centrali , i pilastri fatti con quello che oggi si chiama cemento depotenziato  e la paura era data dal tracollo degli  edifici nuovi. Tutti caduti.. la vita di quei disperati era stata salvata anche dai ferrovieri che si erano adoperati ad aprire  tutti i carri merci e vetture passeggeri per consentire alla gente a ripararsi. La vita civile di quei paesi è stata garantita dai lavoratori che si erano salvati

Anche nella burocrazia c’è dolore.

E’ un atto da compiere il seppellire i morti  e si scrivono anche i nomi dei  bambini morti …luigi 4 anni Sebastiano 6 anni , Lucrezia 2 ................

L’ospedale di Sant’Angelo era sprofondato  come in un pozzo . La terrazza stava al livello della strada. Il terremoto era stato così forte che la terra si era aperta e dalle colline si vedeva un solco profondo avanzare per chilometri . Edifici sventrati o crollati e intorno neve e freddo .

Terremoto dell'IrpiniaDopo 35 anni ancora sfollati

Dopo 35 anni sono ancora sfollati, da quel 23 novembre 1980, giorno del terremoto dell'Irpinia, 53 famiglie sono ancora senza casa. Vivono nei container, ormai fatiscenti e assediati dall’amianto, in uno stato di assoluto imbarbarimento economico e sociale.


Terremoto - l’importanza dell’assistenza non solo materiale -


Una catastrofe – come il terremoto – colpisce la comunità in ogni suo aspetto. Incide sui singoli individui e sulle famiglie che perdono persone e cose alle quali erano legati. Così, dopo l’intervento immediato delle forze “operative”, è di fondamentale importanza anche l’attività assistenziale, che si occupa delle conseguenze del disastro sul piano umano e sociale. Le comunità colpite, infatti, hanno bisogno di tutto il sostegno possibile, da parte di volontari, ma anche di professionisti dell’aiuto.

" È cresciuta , ricorda e racconta Mimmo Dastoli ,  la consapevolezza che una formazione specifica è indispensabile per affrontare una condizione di disagio sociale così particolare. Dalla disponibilità a fornire sostegno e consigli ad aiutare a dare un senso ai sentimenti e alle emozioni vissute: sono queste alcune delle funzioni fondamentali che i professionisti dell’aiuto si trovano a svolgere durante le catastrofi e noi lo apprendemmo e imparammo tanto in quella prima nostra esperienza ".

Nel terremoto del 1918 non esisteva idea di alcuna forma di protezione né civile né assistenziale e a Jacurso , che subì quel Terremoto , non si può ignorare l’intervento di appena cinque Militari che , oltre all’intervento materiale , si adoperarono anche al sostegno sociale e morale  della popolazione. L'Amministrazione del tempo conferì , non erano ricorrenti le medaglie , gli encomi a tutti i militari e ai due graduati - Tenente Favre ( origine Campana) e Sergente Costa - che non si limitarono a coordinare gli interventi ma parteciparono allo sgombero delle macerie , a puntellare i tetti e a dare sollievo soprattutto agli anziani che a loro si rivolgevano.

Proprio in occasione degli anniversari appare chiara una distinzione. Oltre ai ricordi di chi visse il sisma dell'Irpinia , di chi ricorda le persone scomparse e il ritardo dei soccorsi, l’irresponsabilità colpevole di chi approfittò per arricchirsi, gli sprechi e gli affari, c’è anche un notevole contributo dei volontari che dopo il terremoto arrivarono nelle zone terremotate spontaneamente .

Spesso i volontari di allora uniscono , dunque ,  in quel ricordo il dolore di cui furono testimoni e la consapevolezza di aver compiuto un gesto solidale per soccorrere chi era in difficoltà.

In irpinia si portò l’Associazione di Lamezia “ Malgrado Tutto “ di Raffaello Conte e  della quale Associazione  faceva parte anche il nostro Dott. Domenico Dastoli , Assistente sociale che , insieme ad altri professionisti , seppe cooperare particolarmente nei primi momenti devastanti per la perdita o ricerca  di familiari  o genitori da parte dei bambini  .

Da jacurso diedero il loro contributo ,oltre a Dastoli, altri giovani tra i quali io ricordo per tutti Totò Panduri.

l'Aquila sei anni dopo

Non dimentichiamo neanche L'Aquila. Una fiaccolata per ricordare le 309 vittime del terremoto di sei anni fa, a L'Aquila. Il Centro ripercorre il dolore, la ricostruzione, i disagi.

Fonti di alcune notizie estratte da documenti e da Rai Radio Tre

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francesco casalinuovo   jacursoonline    Ass. Cult. KaloKrio

Redazione : Notaris -Dastoli - Casalinuovo - Mazza

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