Notizie Scorrevoli

ALI SUL MEDITERRANEO

ALI SUL MEDITERRANEO Per il terzo anno co... Read more

Contròllati.. !

Controllati ! Nella sala convegni di Via nazio... Read more

Ci Rivedremo ..Lassù

Ci Rivedremo Lassù 24 Maggio 1915, esattamen... Read more

Ai Soldati di Jacurso

La Commemorazione dei Caduti in tutti le ... Read more

UROLOGIA tra Silenzi e Paure

Tra Silenzi e Pudori Un problema che incide pe... Read more

Le Giornate del Cuore

  Prevenzione Malattie Cardiovascolari ... Read more

Le Giornate del F.A.I. - Il Fondo Ambiente a Maida

  ll Comune di Maida è tra le 260 città di ... Read more

La Napoli Portici

La Napoli - Portici Il Presidente della R... Read more

Il Treno del Sud

Il Treno del Sole – Resta un pezzo di storia ... Read more

Il Treno del Sud

Il Treno del Sole

Resta un pezzo di storia dell’Italia ancora divisa in due .Quella dell’emigrazione meridionale  che  “dissero i governanti del tempo “ aveva portato a soluzione la disoccupazione al sud e migliorato lo stato di povertà. Quello dei terroni con le valige di cartone, marrone o verde, legate con lo spago. Un mezzo di trasporto che spostava non solo cose ma persone in cerca di speranza.

 

 

 

 

 

Oggi si celebra la Giornata dell’Emigrante.

Noi dell’ex Regno di Napoli continuiamo ad emigrare in altri regni mentre nella  colonia  del  meridione arrivano i nuovo emigranti disperati come erano i primi terroni in cerca di speranza. E tra loro si ritrova gente per bene e gente per male : come lo erano i terroni e come lo siamo ancora da italiani.

Arrivano o annegano sui gommoni e scappano a piedi da guerre e carestie come noi si scappava dalla miserie saltando sul Treno del Sole laceri e con nient’altro se non le sole braccia e la valigia con lo spago. Con la Freccia del Sud si scappava invece in Svizzera dove non si potevano portare dietro i bambini, cioè i figli , e dove ,dopo le visite mediche , ci aspettava anche  “Il populista Schwarzenbach “ che nel 1970 indisse una votazione per mandare via noi italiani.  " Cacciateli !

Abbiamo ucciso la memoria

Dal 1860 sino ad oggi gli emigrati all’estero sono più di trenta milioni e non c’è famiglia che non abbia mai avuto un parente emigrato mentre dal ‘46 al ’68 due milioni sono espatriati in svizzera . Tutti abbiamo avuto , da Nord a Sud , parenti  emigrati in argentina , USA , canada , venuzuela , brasile Australia, Svizzera o Belgio. Le guerre ci hanno provocato lutti e miseria e nel nostro meridione la vita nelle campagne è stato solo lavoro e poco guadagno. In quegli anni  alcuni generi di consumo come il caffè  e la  carne è sconosciuto e l’arretratezza è spaventosa.

Nonostante siano state vissute queste condizioni  bisogna riconoscere come sia stata dimenticata l’indigenza di quel periodo  e quanto hanno smosso i bisogni più elementari.


1950

Lo chiamano il treno del sole. Arriva dalla Calabria ed ogni giorno raggiunge Torino dove scendono  in media più di 200 nuovi torinesi . Lungo il percorso, come una tradotta militare , ferma a tutte le stazioni e imbarca gente che arriva su altri treni anche dalla Basilicata e  dalla Campania . A volte anche dall’Abruzzo . A Santa Eufemia  arriva da Siracusa o da Palermo , dalla Sicilia, da dove è partito con destinazione Torino porta Nuova. Lascia ogni giorno  la stazione di  Palermo alle ore 09,20  o  da Siracusa alle 10,10  e dopo più di 25 ore ( salvo ritardi ) il PA-TO arriverà alle 09,52  . Stasera,questi terroni viaggianti  non si sa dove andranno a dormire e ancora incerto diventerà il loro soggiorno. Ai  meno scalognati, qualche  parente , avventuriero prima di loro e già “ sistemato” avrà provveduto a “ riceverli “ magari per qualche giorno  o una settimana. Poi toccherà sbrigarsi   e dal mattino si andrà  alla ricerca di un lavoro , uno qualunque per campare alla giornata  e dopo , trovata qualche “giobba “  si cercherà una dimora, solitamente una soffitta oppure una/due stanze  in una di quei condomini  con le ringhiere esterne. Tre  piani  e le scale in pietra , un gabinetto in comune  e il vaso  alla turca in fondo  alla pensilina.

La giobba è un triste retaggio delle emigrazioni anni  ’20 negli stati Uniti . Un’approssimata  espressione  dei nostri  americani per chiamare così il lavoro cioè una qualsiasi prima occupazione quando , passata la quarantena di ellis Island, era necessario  trovare presto un impegno di  lavoro non solo per affrontare la gestione personale ma ancor più a  stare in regola con la condizione americana  sulla emigrazione. Condizione  , dunque , per tirare avanti e restare negli States . A Pitzburg , come raccontavano,  non era facile trovare  …na “Jobba “ così presto come si voleva  ( job =mestiere , lavoro, occupazione ). Da qui dialettizzato con fantasia   era diventato jobba.

Di certo la città di Torino , la piccola città di Torino nel ’61  ha già raggiunto 1.000.000 di abitanti. Una vistosa impennata tanto che  già sulle panchine di Porta Nuova ogni mattina e tarda mattinata , quando arriva il Sud , si può registrare la nuova tendenza demografica  della città che però non interessa solo la capitale della Fiat ma anche il cosiddetto triangolo industriale  Torino – Genova -  Milano . Perché gran parte del meridione, lasciando il Sud,  sale pure sino a Milano  e  Genova.

Ma tutte le province della Lombardia , del Piemonte e della Liguria, in questi anni del ’50 e ‘ 60,  saranno rivitalizzate dalla manodopera meridionale .Piccole comunità cominceranno  a  svilupparsi allungando le periferie e  , al contrario, si svuoteranno i paesini del Sud  dove resteranno  sempre meno animate   le case popolari  e a seguire le altre. Oggi nel 2019 i paesini sono divenuti , con una parola gentilizia , Borghi ma il peggio è ancora dietro.

Il treno del Sole a Santa Eufemia fermerà pochi minuti ma sulla panchina sono ammassate da qualche ora valige di cartone, scatoloni con lo spago uguali alle valige. E poi i viaggiatori cioè i migranti per Torino seduti sui bagagli. Qualcuno si è prestato anche una valigia perché mastro Vito e Mastro Vicenzino le hanno “ finite “. Anche le scatole di cartone  . Sono gli avventurieri  del viaggio  che , tra ressa e spintoni, tenteranno la conquista del posto a sedere mentre ogni tanto  spiano in fondo al binario. E il treno ,quando arriva , arriverà strapieno come ogni giorno dalla Sicilia e già a Villa cominciano a riempirsi i corridoi e  Il posto a sedere sarà tribolato come il posto di lavoro per cui si parte.

“Sta arrivando, sta arrivando”, e in lontananza cominciano a distinguersi due cerchiolini rossi sempre meno lontani. Poi maestosa la sagoma della locomotiva che avanza a rilento sino a fermarsi dove non c’è più banchina. Lentamente scorrono le carrozze sin quando stridono le ruote frenate e qualcuno ardimentoso agguanta  la maniglia , punta la scarpa sulla mensolina e apre la portiera pesante. E’ libero . C’è un posto? e avanti a chiedere  per ogni scompartimento ….è libero quello?… non sappiamo .. è uscito. Il Treno è lunghissimo   e si riparte verso paola dove si ripeterà  la stessa scena. Qui il treno sosta più che a Santa Eufemia  sin quando si spegneranno tutte le lampade  dei vagoni per riaccendersi  quando uno scossone tra le carrozze lascerà intendere che altre carrozze sono state agganciate  . Quelle provenienti da Cosenza e le altre in attesa sul binario provenienti da altre linee. Viene  sostituito anche il locomotore. In definitiva uno scalo tecnico programmato  ed uno di conforto già che la carrozzina alimentare riusciva a scorrere dal fondo  tutte le carrozze . Minerale…Panini ..Bibite. Si ripartiva verso la Basilicata , la Campania e poi il Lazio. Vallo della Lucania , Sapri , Battipaglia , Salerno , Napoli Centrale. E qui si sostava almeno una Mezzora. Si agganciava un nuovo locomotore all’ultima carrozza di coda e si ripartiva in senso inverso di marcia.

Era un treno lunghissimo , il Treno del Sole , programmato per diventare sempre più lungo con le carrozze esclusivamente di seconda classe perché quelle di terza , coi sedili in legno , soppresse da qualche anno  ,  praticamente avevano segnato un miglioramento nei trasporti destinato agli emigranti. Ma sempre una tradotta era rimasta.. e per questa la prima stazione di partenza era Reggio Calabria o Palermo. Il più delle volte arrivava a Santa Eufemia  già intasato di passeggeri .Santa Eufemia è ancora uno snodo ferroviario  dove si incontrano i viaggianti del Tirreno, dello jonio catanzarese e delle Serre. Tutti migranti con destinazione Torino o Milano. Il Piemonte , la Lombardia e la Liguria.

Snodo ferroviario di Santa Eufemia        Lo Zuccherificio di santa eufemia

Prima che a Santa Eufemia la stazione ferroviaria sul tirreno stava  allo scalo di  San Pietro a Maida . Successivamente si ipotizzava una linea ferrata nell’entroterra che avrebbe interessato Filadelfia , nelle Serre , ma di quel progetto non si andò a conclusione optando per lo snodo ferroviario di Santa eufemia dove sta per essere costruito lo Zuccherificio e la bonifica delle zone malariche . La  bonifica della Plaga di Santa Eufemia  ( periodo fascista ).

C’è un posto ? … Tutto occupato . Un posto spesso c’era  in quello scompartimento da otto posti  ma chi aveva il coraggio di essere cortese con una notte ancora da venire? Si tirava avanti spesso commentando…   “ Se non ci si aiuta tra noi…”  Il più fortunato era quello seduto sul lato  del finestrino solo perché poteva poggiare la testa al vetro o sulla mensolina. Ma dopo ore e ore  diventava scomodo. Tutti gli altri  erano costretti  ad una insopportabile rottura di collo. Capiterà più volte di fare  il viaggio seduti sui piccoli  sgabelli ribaltabili del corridoio ma  quando arriverà lo sfinimento, si saranno fatte le dieci –undici di sera, tutti saranno stesi  sul pavimento del corridoio. Difficilmente ,infatti ,  questi viaggiatori  in cerca di fortuna arrivano  al treno vestiti elegantemente.

La loro era una divisa inconfondibile .Un vestiario di decenza perchè la gente ricca e agiata viaggiava su altri treni:  il Settebello che filava a 180 Km all’ora e il “Belvedere” dove , oltre al prezzo del biglietto per fare la selezione dei passeggeri ,   il personale in giacca bianca poteva servirti  il caffè o il the e il Piatto caldo se lo desideravi. Un servizio non a misura dei cafoni che di loro sbollettavano un termos di caffè, la fiaschetta del vino e un mezzo pane da affellare  con la provola o soprressata . Un altro mondo. Improponibile per i terroni  che viaggiavano sul Treno del Sole. Di quegli anni  60 , i documentari di Ugo Zatterin mettono a nudo  di quanto si stava male e di quanto si era desiderosi per dare  l’addio al mondo rurale  anche con  la sola e incerta speranza  di cambiare vita partendo verso l’ignoto  .

Alle 15 del pomeriggio , ma era comodo dire alle tre, arriva da Cortale un postalino di Foderaro  di colore blù. Ha i sedili di colore rosso  e lo guida Mellace ,autista tuttofare con la voglia di apparire allegro, disponibile e ci riesce per la sua innata ironica umanità. Sale sulla scaletta posteriore sorreggendo pesanti valige e c’è da salire più volte . Una valigia per volta e poi a ricomporre il telo sopra le  ultime legate con una corda che pende sulla portiera. Si parte e a quell’ora è partito un bel pezzo di gioventù verso il treno del Sole che arriva da Villa S. G. alle cinque e venti per ripartire alle cinque e mezza. Le lacrime e le strette di mano vengono osservate impietosamente  appoggiati al muro del bar.

caselle borgaro leini ciriè settimo mappano san maurizio san mauro ceresole chivasso oppure  Acqui terme  , Canelli e paesini vicini

Dentro quel treno si andava verso l’ignoto e non si conosceva   lo spaccato dell’Italia disunita e non integrata   dopo l’annessione . I cartelli dei “ Fittasi ma non ai meridionali”.


Quelli che sapevano e avevano deciso sul destino dei terroni.

Quelli che sapevano  dissero invece, che  stava cominciando a verificarsi qualcosa di speciale che avrebbe sovvertito  il destino del Sud e incrementato il benessere del Nord attraverso la sua industrializzazione e la solidità dell’economia di tutto il Nord italia . Un fenomeno sociale  di massa. Solo una parte di questi emigrati, arrivati a Porta Nuova con il Treno del Sole , verrà registrata dagli uffici comunali  mentre una cospicua maggioranza continuerà a rimanere senza residenza , senza assistenza medica e senza un domicilio. Si sarebbero arrangiati. Gli onesti , i lavoratori sarebbero stati messi ai lavori carenti di manodopera  mentre i mariuoli avrebbero trovato anche quì il modo di arrangiarsi in proprio. Il gioco della carte a scommessa nei sottopassaggi della stazione , la prostituzione e qualche lavoretto a Porta Palazzo. Radioline , Sigarette , accendini . Cose che già si erano fatte negli States con la prima emigrazione transoceanica.

Cominciava quella che non si sapeva allora  se definire “ clandestinità “ cioè italiani che spostandosi per lavoro all’interno del suolo nazionale erano diventati clandestini. Ovvero lavoratori che spostandosi non erano più regolari ma abusivi  e questo è un aspetto della legge fascista che era ancora in vita  e che verrà abrogata solo nel 1961.

Dove abiteranno queste forze lavoro

Case di ringhiera:

ingresso comune ,ballatoio,con ringhiere dove abitano tre quattro famiglie con il cesso in comune.Mentre stavi mangiando passava la signora  Gervaso col giornale sotto il braccio e capivi … che andava .. . Buon giorno signor …buon appetito . Ma non era una cosa debilitante perché eravamo tutti poveri … tutti uguali ...cioè come se poveri  non lo fossimo. Eravamo poveri operai ex contadini e magari rientrando si passava dall’osteria come dalla parisa  a Jacurso o dalla Smelarda  o dalla Petrantona .. Da pinotto a Torino in Via fabrizi o in via cuneo o altre vie dei meridionali.. Sul ballatoio a ringhiera si passava magari con la giacca sulla spalla appesa al dito e allora si capiva che aveva fatto il pieno. c’era il pro e c’era il contro. Il pro dove tutti si conoscevano con tanti Bongiorno monsiù  e Bongiorno madaminn ed era insomma una grande famiglia  di conoscenti e diffidenti. Ma era anche una sicurezza sociale che tutta questa gente  su e giù nonc’era scampo per un estyraneo sospettato. C’era appena una porta a vetri con i portellini , la sera ti chiudevi… anche perché da rubare c’era poco. C’era magari qualcuno che la sera passando si tirava diero un lenzuolo messoad asgiugare ..e oi le liti tra le madri..mia figlia è più bella della tua , si spiavano …e di a tua figli quando torna con quei tacchi a spillo che svegli tutto il casserrmon… Mi figlia li mette solo al sabato , guarda che ti sbagli ! ma l’ho vista… ma guarda che mia figlia fa i turni… E quanto ne avevano visto e sentito quei muri ! E quei muri sono ancora li magari ad aspettare nuovi inquilini , nuovi disperati perché chi in queste case aveva raggiunto un certo tenore di vita …dice …ma c’è la facciamo ? facciamo il passo e si fittano un appartamentino o fanno il mutuo per comprarlo  che almeno ha i servizi in casa , magari l’ascensore e lasciano libere queste case che vengono subito occupate da nuovi disperati che possono permettersi solo quel tipo di casa che comunque è un discorso di umanità che continua nel tempo dove si chiamavano le barriere , i rioni le borgate ma sempre e migrazione era.

Nelle case di ringhiera, la singola sfera privata di ogni abitante veniva condivisa con tutti gli altri condomini: il rapporto di vicinato finiva così per trasformarsi in una specie di legame familiare, con i pregi e i difetti classici di una grande famiglia.

Di questo ed altro parlarono Bruno Lauzi ( La donna del Sud ) , Sergio Endrigo Il Treno che viene dal Sud  del Sud ) , Equipe 84  ( Casa Mia ) , Gipo Farassino (Non devi Piangere Maria )


 


franco casalinuovo      jacursoonline

Banner

Banner
Ora Esatta
Immagine casuale
jacurso-2.jpg
Sondaggi
Quale sezione ritieni più Interessante