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Piazza della Loggia

Martedì 28 maggio 1974: alle 10.12, il boato di un’esplosione potente lacera un cielo grigio che sembra d’autunno. È una bomba, che interrompe un comizio antifascista in piazza della Loggia a Brescia e provoca otto morti e oltre cento feriti. Da quel giorno, ci sono voluti tre processi e 43 anni per arrivare, finalmente, a una sentenza definitiva di condanna.

Ma ora la sentenza c’è. La strage di Brescia ha dei colpevoli, a differenza di quella di piazza Fontana e di tante altre stragi italiane.

E quella sentenza ci spiega molto anche delle altre stragi rimaste impunite.

Il terzo processo, cominciato il 25 novembre 2008, ha come imputati Carlo Maria Maggi, il capo del gruppo neofascista  Ordine nuovo nel Triveneto, e Maurizio Tramonte, giovane militante padovano di Ordine nuovo e nello stesso tempo informatore dei servizi segreti.

Dunque i servizi sanno in diretta che cosa fanno i neri di Ordine nuovo. E li lasciano fare. Il generale del Sid Gian Adelio Maletti riceve le informazioni, ma si guarda bene dal passarle ai magistrati, sia prima, sia dopo la strage. Così ci sono voluti 20 anni per scoprire chi era “Tritone” e 43 per condannarlo.

I  ragazzi di oggi, sociologicamente chiamati "nativi digitali", hanno attitudini di pensiero, modalità, che noi non avevamo affatto, una mole di informazioni immediate che noi non avevamo. In termini temporali potrebbe significare  una capacità di elaborare diversa, rapida e molteplice.

Nelle nuove  generazioni manca , purtroppo, quel terrorismo che abbiamo conosciuto o  vissuto noi e per loro il   terrorismo sembra essere  sinonimo di aerei che si schiantano sulle torri gemelle o gli episodi alle discoteche  mentre il Novecento , dentro cui sta quel 1974 , appare molto sfumato dentro la memoria collettiva .

Per molti di quella generazione e per quanti ancora oggi amano  e  votano la libertà di scelta e di pensiero la storia è  , però , ancora viva come nella Casa della Memoria.

Ma forse è anche vero che …. lentamente ci stiamo inabissando , stiamo entrando in una strada sconosciuta e cominciamo ad avere paura.

 

 

 

 

fonte: il fatto quotidiano

 

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franco casalinuovo    jacursoonline    ass Kalokrio

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