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Per non Dimenticare Mauro Rostagno e Federico Aldovrandi

  Accadde Oggi  a questi due italiani  Rostagn... Read more

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Per non Dimenticare Don Puglisi

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Per non Dimenticare Cento Anni

  Quel giorno, nel 1918, l’esercito dell’Aust... Read more

Per non Dimenticare Mauro Rostagno e Federico Aldovrandi

 

Accadde Oggi  a questi due italiani  Rostagno e Aldovrandi

 

PER NON DIMENTICARE

Trent'anni fa fu ucciso Mauro Rostagno, il giornalista "rompiscatole"

 

 

Vi ricordate di Mauro Rostagno? Ve lo ricordate vivo? Vi ricordate che morì ammazzato? Successe trent'anni fa, il 26 settembre del 1988. Per ricordarvene dovete avere già una certa età, dunque. Se no, bisogna ricominciare tutto da capo.

Il 26 settembre del 1988  la mafia uccideva a Lenzi, frazione di Valderice, Mauro Rostagno, il giornalista e sociologo torinese. Quando è stato ucciso, quel giorno di 30 anni or sono , in Sicilia , Mauro aveva quarantasei anni e già tante vite, intensamente vissute ,  alle spalle. L’ultima la stava vivendo  a Trapani dove era arrivato  dopo essere stato leader, con Renato Curcio del ’68 a Trento, dove da Torino si era trasferito per frequentare la nuova facoltà di sociologia.

Fondatore di Lotta Continua con Adriano Sofri, animatore del famoso centro culturale milanese, Macondo, punto di ritrovo di molti delusi dalla politica.

per ricordare anche.........ma l'elenco è tristemente numeroso...

Diario Civile - Gioia Tauro: una strage dimenticata

Sono i giorni della contestazione e della violenza politica. Reggio Calabria rivendica il diritto di essere capoluogo di regione, con ogni mezzo, a ogni costo. E la destra, saldamente radicata in città, soffia sul fuoco della protesta.

Una ribellione estrema, durata a lungo, nel corso della quale accadono fatti gravi. Come il 22 luglio 1970, quando la “Freccia del Sud”, il treno da Palermo a Torino, all’altezza della stazione di Gioia Tauro deraglia spezzandosi in più punti. L’impatto provoca sei vittime e settantasette feriti.

 

l caso, considerato disastro colposo, sembra definitivamente archiviato. Viene riaperto molti anni dopo grazie alle dichiarazioni di un pentito nell’ambito di una indagine sulla ‘ndrangheta calabrese che squarcia il velo di bugie, omissioni e depistaggi sul deragliamento del “Treno del Sole”.

Quello strano incidente ferroviario, avvenuto durante la rivolta di Reggio Calabria, in un territorio di mafie potenti e pervasive, è un atto doloso, riconducibile agli ambienti dell’estrema destra eversiva. Un disastro voluto, causato da una bomba posizionata sui binari della ferrovia.

Diario Civile - L`estate sta finendo. Storia di Giancarlo Siani

La Napoli in fermento culturale, artistico, musicale. Ma anche la Napoli della “guerra” dove si affrontavano a colpi di omicidi i clan della Nuova Famiglia, il cartello avversario della Nuova Camorra Organizzata di Cutolo. E’ la città degli anni ‘80, quella di Giancarlo Siani, il giovane cronista del “Mattino” ucciso il 23 settembre 1985.

1984 - Rapido 904. Una Strage al buio

Sono passati 31 anni dal dicembre del 1984, che per  l’Italia non fu un Natale di festa. Il 23 dicembre, infatti, una bomba piazzata sul Rapido 904, aveva ucciso 15 persone (che nel tempo sarebbero diventate 16) e ne aveva ferite 267.

Un eccidio che sconvolse il paese,  appena uscito da quindici anni violenze e angoscia provocate dal terrorismo politico di destra e sinistra. E al terrorismo si pensò subito nelle indagini iniziali, prima di capire che dietro la strage c’era un’alleanza tra mafia, camorra ed eversione di destra, come hanno poi dimostrato i processi degli anni successivi. L’obiettivo era distrarre l’opinione pubblica e spostare l’attenzione delle forze investigative dalla Sicilia, dove le inchieste di Falcone e Borsellino stavano segnando colpi importanti contro Cosa Nostra.

A distanza di tanti anni, le vittime della strage del Rapido 904 sono ancora segnate da quella esperienza, nel corpo e nello spirito.

- Il clan dei Marsigliesi

Terra di misteri irrisolti, l’Italia è da sempre terreno fertile per le organizzazioni criminali. Una di queste è il clan dei Marsigliesi che conosce una stagione breve e intensa tra gli anni Sessanta e Settanta, tra Milano e Roma.

Francesco Coco . In nome della legge

Quarantadue anni fa, l’8 giugno 1976, le Brigate rosse uccidono a Genova il magistrato Francesco Coco.

Con lui, muoiono anche i due uomini della scorta, Giovanni Saponara e Antioco Deiana.

È la prima vittima eccellente, il primo attacco al cuore dello stato delle BR, che per la prima volta decidono di uccidere con premeditazione.

1992  -  La notte di Lamezia: storia di Salvatore Aversa

Lamezia Terme, provincia di Catanzaro, 4 gennaio 1992: in via dei Campioni, una stradina vicino al centro della città, vengono barbaramente aggrediti e trucidati il sovrintendente di polizia Salvatore Aversa e la moglie Lucia Precenzano. Comincia così la lunga e tragica stagione dello stragismo in Italia, proseguita con gli omicidi di Salvo Lima e le stragi di Capaci e Via d’Amelio.

 

.....e gli altri

 


 

PER NON DIMENTICARE

FEDERICO  ALDROVANDI     - Ferrara 25 settembre 2005

 


Federico  Aldrovandi

 

Federico Aldrovandi, ucciso dalla polizia senza una ragione

Accadde oggi  era il 25 settembre 2005 : 25  Settembre    2018

Ferrara, via dell’Ippodromo. All’alba del 25 settembre 2005 muore a seguito di un controllo di polizia Federico Aldrovandi, 18 anni.

Federico incontra la pattuglia di Polizia . A bordo Enzo Pontani e Luca Pollastri. Ha passato la serata con gli amici al Link, centro sociale di Bologna. Una serata normale per un giovane studente diciottenne di Ferrara appena tornato in città, a due passi da casa.

Da questo momento, tutto cambia. Tutto si inverte. Lui verrà definito “invasato violento in evidente stato di agitazione” che sferra “colpi di karate” a caso, “senza motivo apparente”, tanto che i due poliziotti chiamano a rinforzo un'altra macchina .  E lo Stato, stavolta mal rappresentato dalla divisa dei 4 poliziotti, diventerà il criminale. Abitualmente questi uomini sanno onorare la divisa ma le cose assumono un verso  che porta ad un epilogo tempestoso.

A morire, è lui, Federico Aldrovandi, sul quale vengono addirittura spezzati due manganelli (generalmente in legno o in alluminio). Il “violento” morirà per “asfissia da posizione”, con il torace schiacciato sull’asfalto dalle ginocchia dei poliziotti. E con le mani legate dietro alla schiena dalle manette. “Arresto cardio-respiratorio e trauma cranico facciale”.

Le 54 echimosi e lesioni renderanno l’ipotesi della morte per malore preannunciato dai poliziotti al 118 poco credibile. E apriranno la strada per l’ennesimo caso (per citarne alcuni fra tanti, si pensi all’uccisione di Stefano Cucchi o Riccardo Rasmann) di giustizia deviata e abuso di potere da parte di persone che non dovrebbero ricoprire non solo la divisa, ma nemmeno un posto in una società che vuole chiamarsi civile.

 

La famiglia viene avvisata solo 5 ore dopo la dichiarazione del decesso. La battaglia della mamma di Federico, Patrizia Moretti, inizierà ora per non fermarsi più.

 

Rostagno

Precenzano e il Questore Aversa

il giudice Livatino

Il Papa ...vittima di .....

il Giudice Coco

Pio la Torre

Coco

Peppino Impastato

Siani

 

 

Calabria - Gioia T. rapido 904

 

 

 

 

 

franco casalinuovo      jacursoonline   ass. cult Kalokrio

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