Notizie Scorrevoli

Bruno e il Treno

 

 

 

 

Bruno aspetta la domenica per scendere al paese e un po meno  per andare  in Chiesa, alla messa , come fa il padre . Non è attratto forse perché non frequenta l’azione cattolica, non va alla “ Dottrina “ e non fa il chierichetto.  E nel piazzale , mentre il padre combina  qualche affare ,  sente sul maglione e sulle scarpe  gli occhi di quelli che parlano col padre. Qualche domenica prima … ricorda  di aver sentito…. ” Nicò “  lu fhigghjiu de  “ Mazzicatabaccu “ si mise  li scarpi !.

Il maglione, le scarpe…il pantaloncino ….una rusticità  troppo distante per un ragazzino che si interessa di capre e galline .Capace di governare le sue mansioni agricole /pastorali  e intelligente per sbrogliarsi le cose quotidiane da contadinello. Abile  a costruirsi, con la fantasia , attrezzi   trastulli e arnesi mentre svolge  il suo lavoro.

Aspetta la Domenica per leccarsi il cono che già gli passa freddo  tra i denti  e gli costa cinque lire che la mamma sa mettere da parte per lui . Questo ragazzino , apparentemente moggio e mite , è uno dei più simpatici per  ‘ndo ‘Peppinu  che viene da Catanzaro e  , al Bar Oriente, prepara un cono saporito ricoperto di cioccolato.

Alto un metro e trenta, gracile ,  con gli occhiali da festa in plastica colorata, ha  la faccia da bambino ma è dotato di un'eccezionale vitalità. Arriva  nel bar con lo sguardo perso: si avvicina al bancone con le cinque  lire in mano e si aggrappa disperatamente al bordo del bancone.

Ndò Peppinu  non lo vede quasi mai e continua a servire altri clienti. Normalmente timido, ma voglioso del cono , comincia a battere le cinque  lire sul banco con ossessionante regolarità. Se il barista non lo nota comincia ad emettere versi come ehu, oah, oh.    Alla fine arriva il cono !

Dietro il vetro della finestra la sera si distrae a  guardare le lucette lontane dei paesi sopra Nicastro che tremano e non si spiega ancora perché. Anzi li confronta con il regolare ma lento luccichio  delle lucciole che lui chiama  sampurijhi e si accendono e spengono con intermittenza regolare.

Questo piccolo insetto, così insignificante durante il giorno, rappresenta durante la notte un faro di speranza per Bruno che riesce a vedere nel buio  e per lui è “ciò che illumina l’invisibile” .

In fondo, lontano, è attratto da una luce particolare che brilla più delle lucciole. Bruno pensa al suo avvenire . Il richiamo  di quella luce lontana gli è chiarita dal padre . E’  la stazione di Santa Fhemia e i sogni svelano il suo giovane inconscio.

L’io onirico di Bruno, sognatore a disagio, è forse alla ricerca del treno su cui salire  ma incontra difficoltà per riconoscere motivazioni e dare forma ai propri obiettivi.  E’ giovane e paradossalmente sogna il treno senza mai averlo visto .

Ha, però,  sentito tante volte parlare in famiglia  come una cosa buona ma avverte di  non sentirsi   ancora pronto per andare  nella direzione giusta o , sbagliando , opposta a quella che ha scelto e,  quindi , verso luoghi che gli sono estranei.

Si tratta , anche , di lasciare un ambiente fatto di poche cose ma certe: la casa, la fontana, la strada che porta al calvario, la famiglia . Una rete di relazioni ricca di quella umanità comune alla gente del mondo contadino.

In questa situazione, il presente gli diventa fonte di confusione; il passato, di nostalgia; il futuro, d’incertezze.

 

 

 

Bruno pensa al suo avvenire

Si calmò di colpo e con voce che lui finalmente riconosceva gli raccontò come convinse Agamennone a costruire un enorme cavallo di legno e nella pancia nascose i migliori soldati. Fecero finta di non continuare più la guerra, si allontanarono con le navi da dove erano accampati e lasciarono il cavallo sulla spiaggia. I Trojani felici che finalmente i greci erano andati via con grande sforzo, spinsero il cavallo dentro le mura della città e festeggiarono la fine della guerra. Quando i festeggiamenti finirono, di notte i soldati che erano chiusi dentro la pancia del cavallo scesero e aprirono le porte della città e a quel punto fecero segnali alla flotta . Le  navi tornarono e misero a ferro e a fuoco la città. Ma bruno non capiva …. il ferro e fuoco.

Nei suoi apprendimenti, come ragazzo di campagna, riusciva ad accettare   appena  a stento, il fuoco come  significato .

Per la curiosità lo chiese al padre che rispose, quasi deluso, per l’incomprensione :                                 “ Bruno , a spatati e appicciandu  fhuacu  ! “

Troja fu completamente distrutta e tutti i suoi abitanti furono carcerati sulle navi come schiavi dei vincitori.

Ulisse salì sulla sua nave e si diresse verso Itaca ma la raggiunse solo dopo dieci anni di peregrinazione e con i suoi uomini affrontò il pericoloso viaggio di ritorno. Incontrò Polifemo un gigante con un solo occhio, la maga Circe che se lo voleva sposare, una fanciulla bellissima che si chiamava Nausicaa figlia di un re, le sirene di Scilla e Cariddi che sono vicini a Reggio Calabria e tanti altri pericoli che riuscì sempre a superare con astuzia e intelligenza.

Infine arrivò a Itaca e l'unico che lo riconobbe fu il suo cane ormai vecchio , cercò la moglie Penelope e suo figlio. La sua casa era piena di Proci, giovani di Itaca presuntuosi  che pretendevano la mano di Penelope perchè dicevano che ormai Ulisse non poteva tornare più.

Ma Penelope era astuta quanto  e forse  più di Ulisse e fedele al suo sposo. Disse ai Proci che avrebbe scelto uno di loro dopo aver finito di tessere la dote. E i Proci le credettero. Penelope di giorno tesseva e di notte si metteva al telaio e scilava il lavoro fatto durante il giorno, per cui la dote non si finiva mai. Ulisse con grande astuzia e con l'aiuto del figlio uccise tutti i Proci e finalmente dopo venti anni potè riprendere il posto di re .

Il padre di Bruno non parlò più. Rientrò nella stalla e continuò a mettere la paglia nella mangiatoia all'asino e lasciò Bruno che guardava la piana.


Dopo quel  giorno e quel racconto la vita di Bruno non fu più la stessa...

Dove aveva imparato quelle cose il padre, chi glieli aveva raccontato e come mai non ne aveva mai parlato prima. Bruno sapeva che il padre era di poche parole.

Invece no.

Aveva parlato con parole che lui non conosceva e un linguaggio grave, misterioso e forte. Non aveva parlato con la sua voce. Era un'altra persona.

Non capiva come mai la madre gli avesse parlato in modo così misterioso pure lei in merito alla sua curiosità di conoscere la storia. Quel chiedi a tuo padre soffiato quasi nell'orecchio, di modo che nemmeno i muri di casa potessero sentire il suggerimento o l'invito, spingevano la sua curiosità oltre ogni limite. Chi era suo padre e sua madre?

Da quel giorno le sue orecchie ascoltavano dentro e cercavano di pescare ricordi parole immagini silenzi.

Incominciò a scrutare i volti a cercar di capire dai toni delle voci cosa poteva o non poteva chiedere e soprattutto cercò in casa quando la madre non c'era oggetti e cose che potessero aiutarlo a ricostruire il passato del padre e della madre.

Fu in una lunga giornata  d'estate al pascolo con le capre e il suo cane Neve che gli vennero in mente molte cose. Il padre non era come gli altri contadini della contrada Gesuani.  Aveva un altro modo di camminare, di fare , di parlare. Gli altri sempre a parlare di nulla quasi a nascondere la loro incapacità a guardare lontano, presi dal vortice della mancanza di tutto o quasi e invece il padre a dire cose che riguardavano l'avvenire, come se l'avvenire fosse domani.

In un primo tempo l'avvenire a Bruno sembrava potesse essere qualcosa di concreto, tipo un oggetto da comperare , un attrezzo che poteva servire per i vari lavori che si facevano sul pianoro.

Poi capì. E capì l'abilità della madre che riusciva a dare concretezza a questa parola.

Quando andavano in paese, il padre e Bruno, non si capiva da dove tirava i soldi per darli a quel moccioso e da dove tirava quella parola ..”divertiti”. Gli altri suoi compagni di Gesuani come scendevano così risalivano leggeri all'andata e leggeri al ritorno. Lui aveva sempre cinque lire in tasca.

Dopo che il padre gli parlò di Ulisse, la notte quando non riusciva a prender sonno, e questo gli succedeva spesso, si alzava senza far rumore indossava i maglioni di lana e i mutandoni, si avvicinava alla finestra, che aveva preventivamente solo accostato, apriva il portellino e incollava il naso al vetro e guardava.

La montagna di fronte che di giorno era muta di notte parlava. I suoi occhi vagavano alla ricerca affannosa delle case che di giorno si stagliavano nette lungo i suoi pendii, ma che di notte non riuscivano a farsi vedere. Ma i suoi occhi allenati all'oscurità riuscivano a intravedere sampurijhi che sbrilluccicavano e riusciva a distinguere i paesi anche di notte.

In fondo a sinistra , e, non sapeva perchè ,c'era una luce forte che si accendeva e si spegneva con regolarità. Sembrava una sveglia con il suo tic tac ed era un tic tac visivo e non rumoroso.  Aveva cercato di individuarla di giorno, ma la sua capacità di comprendere perchè quella luce si accendeva e si spegneva era arrivata al punto di immaginarsi che lì dove si trovava quella luce forse c'era qualcuno che di notte era pagato per accendere e spegnere e fare segnalazioni non si sa a chi e non si sa perchè. E questo affascinava e intrigava la sua fantasia

.

Cosicchè quando lui la sera si metteva in osservazione la prima cosa che guardava era quel punto luminoso che si accendeva e si spegneva e gli divenne familiare e con quella luce lui riusciva a calcolare il tempo che riusciva a trascorrere alla finestra. Quando arriva con la conta a cinquecento lasciava il suo posto di osservazione e andava a dormire. Ci impiegò un bel po' a organizzarsi mentalmente ma quando capì come doveva fare riusciva a non sprecare nemmeno un minuto in più di sonno.

A destra di quella luce altre sampurille brillavano con fatica ed erano una sull'altra quasi e lì il padre gli disse che c'era Sant'eufemia lamezia da dove passavano i treni.

Si domandava spesso se i treni camminavano anche di notte e cercava di forzare la vista per vederlo  ma lo sforzo era inutile. Invece di giorno  a determinate ore vedeva fumo in quella direzione  ed era contento di avere visto il treno.

Ma il fascino della notte e la sua straordinaria fantasia popolavano quel buio di guerrieri e di battaglie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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