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Pietru de 'Ngiuanna

 

“Finalmente una notte abiamo arrivati quasi alla statua e che si vede una bellezza, le navi chi va chi viene una veduta mai vista (...) palazi che facevani impressione a guardarli, macchini, villi che pareva veramente il paradiso che noi non abiamo ancora visto”.........

 

 

Premessa

 

La nostalgia non è un bel sentimento a dispetto di quanto vorrebbe il luogo comune.

L'infanzia è tutt'altro che la più felice delle stagioni e l'adolescenza men che meno. Questo poteva essere il destino peregrino  di Giuseppe che si era sentito scartare al prosieguo degli studi. Allora ,dopo le elementari  "era opportuno" prepararsi per sostenere gli esami di ammissione alla Prima Media. La scuola non fa per tuo figlio, trova " nu bbuanu mastru " e mandalo all'arte.

La scuola era Selettiva e di Classe .Si accedeva sostenendo gli esami di ammissione ed era necessario trovarsi “uno “ che ti preparasse oltre sussidiario e qualche altro libro !.. Giuseppe ricorda tutti i suoi compagni scampati ad imparare un mestiere  che, scampati all’arte dei padri, oggi occupano posti di prestigio come lo stesso Giuseppe.

Questa volta .per Giuseppe . pertanto ,la nostalgia non ha implicato  una condizione di imprigionamento emotivo dove il presente lo si reputa inadeguato rispetto a una vita passata a cui ci è negato tornare.

Non  si vuole rimpiangere i bei tempi in cui stavamo  non certamente bene come dentro all'utero materno ma inconsapevolmente c’erano indubbi vantaggi nelle difficoltà del periodo in virtù dei quali che ne sarebbe stato di noi se non fossimo stati capaci di evolverci, di separarci e di andare incontro a cose nuove e a nuove esperienze ? Quelli del quaranta e dopo, si è venuti su in questa maniera e c’è solo da leggere per capire tra le righe.

C'è, oggi, la  consapevolezza che si stava vivendo in modo sano e che ognuno stava  seguendo la propria strada, una tappa dietro l'altra.

La farmacia del paese era un luogo di particolare richiamo. Le porte abbastanza larghe  e dalla forma rotondeggiante, la vetrina, il bancone ,quei vasi di un colore e disegni inconsueti e quei profumi  / odori /sentori che solo in farmacia si potevano "gustare ". Incassati nello "stipo ".

Don Lia non era il prete perché si intendeva di medicina e sapeva curare con le erbe e le pasticche. Curava il corpo e non le anime. Era il nostro farmacista. Oggi qualche anziana donna sa ancora usare le erbe per alleviare  i guai, come una volta abitualmente si faceva, e queste donne sapevano esercitare molto bene la terapia giusta come don  "Raffaele" o la farmacista Donna " lisabetta " sapevano consigliare. Che non era, a dispetto del nome accattivante, un prete ma il farmacista  del paese che sapeva esercitare bene la professione.

Allora la farmacia non era frequentata come lo è oggi e don Lia aveva  il necessario tempo per preparare i medicamenti usando quei prodotti dall’odore strano chiusi in quei vasi misteriosi che tanto facevano figura.

Insieme a questi ricordi dal sapore antico si aprono quelli per i compagni di scuola che non si dimenticavano mai.  L’unione dei comuni era tangibile quando le biciclette nere arrivavano da San Pietro e persino da Curinga. Da Jacurso si “calava“ e si saliva a piedi. Da Cortale si veniva in modo “promiscuo..

Peter è emigrato, invece, alla  Merica  e non ha mai dimenticato di essere calabrese e curinghese. E Zio Peter stavolta ci racconta qualcosa che fa bene  alle ultime generazioni. In modo particolare a quelli che non sono interessati più a nulla.

 

franco casalinuovo  per jacursoonline  kalokrio

 

 

 

Zio Peter "Pietru de 'ngiuanna" ........................................Racconta


La Mia Storia:

Oggi mi chiamano Zio Peter, una volta, ero per tutti "Pietru de Ngiuanna" e vivevo a Curinga, ultimogenito della numerosa famiglia de "Ntuoni", emigrato in America assieme a mia moglie "Angilina" e a mio figlio "Peppiniegghu" nei lontani anni '60.

Ricordo ancora mia madre disperata e in lacrime alla stazione mentre mio padre, con un nodo alla gola cercava di rassicurarla dicendole che un giorno sarei ritornato "Riccu".

Sarei tornato " Riccu "

Il viaggio sembrava interminabile quando finalmente scorgiamo il simbolo della nostra nuova terra: la Statua della Libertà. Mio figlio, che aveva solo dieci anni, è rimasto per parecchio tempo disorientato, per i problemi linguistici, e perché ancorato mentalmente a quanto era stato strappato: i parenti, la scuola, i compagni, i giochi ... I primi anni trascorsero all'insegna di duro lavoro, sacrifici ed immancabili umiliazioni riservate agli emigranti.

Poi il tempo è volato: la famiglia è cresciuta con altri due figli e dalla piccola unica stanza, con vari passaggi, siamo arrivati alla grande casa di proprietà; dagli iniziali umili lavori ad un'occupazione di rilievo raggiungendo così l'agognato riscatto sociale.

In cuor mio, nonostante l'inserimento sociale nella nuova realtà, non è mai venuto meno il desiderio di ritornare nella mia terra tenendo fede alla promessa fatta a mia madre.

Non ho mai dimenticato di essere Italiano ... Calabrese ... Curinghese.

Tutto questo ho cercato di tramandarlo anche ai nipoti americani.

AI primo nipote Peter junior, raccontavo di essere curinghese e gli parlavo in una lingua che era diversa dalla sua.

Ripeti dicevo: Cassalora, mbrocca, bumbuliegghu, trungari, salici, sculapasta, seggia, cucchjarina e lui, storpiando la pronuncia, ripeteva tra le tante risate di tutta la famiglia.

Gli dicevo....un giorno ti porterò a Curinga, il paese dei nonni di tuo padre ...., vedrai quante cose belle ti farò vedere:

A chjesa da Mmaculata, Santu Lia Viecchjiu, u Carminu, u Palazzu Russu, Gurniegghi, Triccannali, lu mara, lu turrazzu, li Serini, la Chiana, u Stramboli . . .

Oggi, dopo aver messo radici anche con nuove generazioni, In America, sono pronto a mantenere la promessa fatta ai miei genitori, anche se loro, purtroppo non ci sono più.

Ripercorro così il percorso inverso di cinquanta anni fa con mia moglie e mio nipote Peter Junior.

Le Botteghe Artigiane del Passo

Arrivo a Curinga e stento quasi a riconoscere anche la mia vecchia casa: strade asfaltate, vie nuove ben curate e illuminate, muri adornati da rappresentazioni di storia di paese, case lussuose e balconate fiorite.

Com'è diventato bello il mio paese!

Assolto a quanto di dovere una volta arrivato a Curinga (visita al cimitero ecc.) quasi mi precipito tra le vie del paese per far conoscere a mio nipote, e per me riviverli, i luoghi della mia infanzia. Guarda, dico rivolto a mio nipote Peter  junior, questa non è la Statua della Libertà, è la Statua de la Mmaculata, messa in alto alla guida del popolo curinghese.

La Chiesa ha origini antichissime risalendo, infatti, al 1700 circa: il terremoto del 1638 distrusse Lacconia (attuale Acconia) e i suoi abitanti risaliti verso le colline ricostruirono la "Abazia di San Nicola".

Questa chiesa probabilmente è nata proprio sulle sue vecchie mura.

Oggi vedi questo Portone di Bronzo che, come mi è stato riferito, è stato realizzato di recente dallo scultore Alessandro Romano, mentre l'architettura interna, rimasta così com'era, è opera dell'architetto Agostino Guzzi da Miglierina.

Si racconta che è stata edificata con il contributo di tutti i cittadini che, prestando la loro opera gratuitamente, hanno costituito una catena umana per trasportare, con il passaggio di mano in mano, dal fiume Turrina situato laggiù nella valle fino al Passo le pietre e le sabbie necessarie alla costruzione.

AI posto dei banchi qui c'erano file di sedie, come quelle delle case, ed erano spesso insufficienti per ospitare tutti i fedeli presenti per cui molti assistevano alle varie funzioni stando in piedi. Dopo una breve preghiera e il segno di croce, continuiamo il percorso per le vie del paese.

Cominciamo dal primo agglomerato da cui si sviluppò Curinga: il "Rione Ospizio", costituito da quelle case arroccate, addossate l'una all'altra, così costruite sia per protezione sia per risparmiare nella costruzione del doppio muro perimetrale.

E' situato tra due corsi d'acqua e denominato anticamente "Gallicinò".

Uno dei due corsi alimentava i "Mulini ad acqua" situati nelle adiacenze di Treccannali, mentre l'altro passa sotto questa piazza detta anche" Passo".

Il nome "Passo" deriva dal termine passaggio.

Devi sapere che una volta questa piazza era attraversata da un corso d'acqua e quindi, per passare da una sponda all'altra, venivano creati dei passaggi per consentire agli abitanti di raggiungere "orti" e "campagne" vicine

.

La Piazza dell'Immacolata

Questo corso d'acqua è stato poi imbrigliato e quindi è stata realizzata questa piazza che oggi si chiama Piazza Immacolata. In epoca successiva furono costruite le "Baracche" in legno che corrispondono ai bassi locali che fiancheggiano la piazza, oggi naturalmente in muratura come la costruzione cui sono affiancate, che da sempre hanno ospitato attività artigianali e commerciali.

Le baracche sono di proprietà della chiesa.

Come già ti ho detto, nel tempo, nelle baracche si sono avvicendati artigiani e commercianti:

Ecco, la prima costruzione ospita la Farmacia, dove a suo tempo la dottoressa Elisabetta Anania svolgeva la sua attività professionale che non si limitava alla sterile distribuzione di medicine, come avviene oggi, ma non trascurando di lasciare, per la sua carica di umanità, i saluti e l'augurio di pronta guarigione per l'ammalato di turno.

Contenitori da farmacia

La dottoressa Anania era una donna cordiale e stimata da concittadini.

Come professionista costituiva motivo di orgoglio per tutto il essendo stata la prima donna a conseguire la laurea in tu provincia di Catanzaro e forse addirittura in tutta la Calabria.

La stessa professionalità, competenza e umanità l'hanno distinta  anche nell'insegnamento di Matematica e Scienze alla scuola di Avviamento Professionale di Curinga.

In realtà la Farmacia è stata trasferita in questo locale dopo la ricostruzione del fabbricato che era stato distrutto da una bomba durante la guerra.

Secondo la leggenda la bomba doveva colpire la chiesa che si trovava accanto, ma, miracolosamente, il percorso fu deviato senza che ad Essa venisse provocato alcun danno.

Per i credenti questo evento è da attribuire ad un "Miracolo della Madonna dell'Immacolata".

Ricordo che, prima, la Farmacia si trovava in Piazza Marconi, "Pruscinu", di fronte palazzo Perugini.

 

Residuato bellico

 

Noi si andava a piedi , poi venne "lu postale de Curinga "

 


Compagni di Scuola

. . . . . . .

Il secondo Sandro Garofalo, a quel tempo studente universitario, successivamente avvocato e magistrato presso il tribunale di Lamezia Terme, al quale debbo riconoscenza eterna per avermi instradato allo studio dopo un primo tentativo fallimentare che aveva costretto mio padre ad affidarmi a qualche buon artigiano per l'apprendimento di un mestiere, perché la scuola non faceva per me.

(Questa era stata la sentenza emessa da un professore di fama dopo un periodo di preparazione per l'esame di ammissione alle scuole medie) Questi i ragazzi, nati negli anni '40 o poco prima, con i quali ho condiviso la mia infanzia e la mia prima giovinezza, tutti diventati professionisti di valore, occupando nel tempo posti di rilievo nel mondo della scuola, della medicina, della magistratura, della Chiesa, della cosa pubblica.

Anania Bonaventura, Avvocato - Attanasi Basilio, Rappresentante di Commercio - CalvierAttanasi Fortunato, Pittore - Bretti Giuseppe, Professore di Lettere - Calvieri Giovambattista, Prof. Di Arte e Immagine - Cefalì Pietro, Avvocato, - Cirianni Nicolino, Ing. Minerario - Cuda Aldo, Medico di Base - Curcio Michelangelo, Calzolaio, emigrato in Svizzera - Diaco Nicola, Maestro elementare - Fruci Franco, Prof. di Lettere - Furciniti Vincenzo, Rag. Segr. Scuola Media - Granata Martino, Maestre elementare - Granata Sebastiano, Sarto - Gugliotta Antonio, Pittore emigrato in Piemonte - Gullo G. Battista, Esattore - Lo Russo Andrea Commercialista - Lo Russo Carlo, Commercialista - Lo Russo Giampaolo Medico - Lo Russo Domenico, Chirurgo plastico, medico social' Fiorentina - Lo Russo Paolo, Dipendente Aeroporto Lamezia Terme  -Malacari Sebastiano, Sarto, Barbiere   -  Marongelli Silvio Autonoleggiatore,  Mazzotta Pino, Professore Universitario in America  -  Mazzotta Guido, Mons. Prof. Università Urbaniana - Mazzotta Lorenzo Prof. di Latino e Greco - Paola Annibale, funzionario Inail - Perugnino Basilio Carlo, Maestro elementare - Senese Elia, Prof. di MatematicaSenese Francesco, Rag. Segr. Scuola elementare - Senese Francese Prof. di Lettere -. Senese Gregorio, Rag. Sindacalista - Sgromo Bernardo - Ing. Prof. - Sgromo Vittorio, Prof. di Filosofia - Zimatore Giusepppe Cardiologo.

 

Alcuni di loro non ci sono più, ma il ricordo del tempo trascorso insieme è rimasto, per sempre, impresso nella mia memoria.

Molti altri andrebbero ricordati e me ne scuso, anche questi si sono fatti valere nelle loro attività sia nel borgo natio che altrove nel mondo, comunque sempre distinguendosi per bravura, genialità, forza di volontà, attitudine a ricoprire cariche importanti nel Paese Ospite.

 

Giuseppe Gaudino

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