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Ladri di fantasia

Ladri di fantasia , di strade ,campagne ,animali

Questa lettura leggera offre la piacevole scoperta di Ernesto Gaudino  (Uno di Noi ) , bambino libero e felice, cresciuto a contatto con la natura e gli animali grazie a un legame profondo con la sua terra.

 

 

Le cose perdute

Noi, che le nostre mamme mica ci hanno visti con l'ecografia.

-Noi, che a scuola ci andavamo da soli e da soli tornavamo.

-Noi, che la scuola durava fino a mezzogiorno  e poi andavamo a casa a mangiare

 

-Noi, che eravamo tutti buoni compagni di classe, ma se c’era qualche bullo, ci pensava il  maestro a    sistemarlo sul serio.

-Noi, che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, mamma a casa te ne dava 2.

-Noi, che non sapevamo  se era giusto scrivere Etna sul riassunto e la ricerca non la      facevamo su internet ma chiedendo a mamma e papà

-Noi  che ci entusiasmavamo alle imprese di Rin Tin Tin e ci commuovevamo con Lassie.

-Noi, che non avevamo videogiochi, né registratori, né computer. Ma avevamo tanti amici lo stesso.

-Noi, che giocavamo a pallone in mezzo alla strada

-Noi, che trascorrevamo ore a costruirci la carretta per lanciarci poi senza freni, finendo inevitabilmente in   fossi e cespugli.

-Noi, che ci sbucciavamo il ginocchio, ci mettevamo la terra per attagnarla

-Noi, che giocavamo con sassi e legni, palline e carte.

-Noi che affrontavamo i pericoli … abitualmente da incoscienti


Ladri di ... fantasia , di strade , campagne , di animali .....

L’autore (Ernesto Gaudino ) ci riporta indietro nel tempo, precisamente negli anni cinquanta/sessanta per aprire una finestra sulle tracce del passato affinché i bambini di oggi, attraverso la conoscenza dei giochi e della vita dei nonni, imparino a conservare una memoria collettiva. E per ricordare a noi adulti che “il gioco del bambino non ha pause, né vacanze, è un bisogno continuo di fare, conoscere, capire, creare. E’ un lavoro felice che stimola l’apprendimento, l’organizzazione del pensiero, la socialità”. Che fa crescere il corpo e la mente.

Questa lettura leggera offre la piacevole scoperta di Ernesto Gaudino  (Uno di Noi ) , bambino libero e felice, cresciuto a contatto con la natura e gli animali grazie a un legame profondo con la sua terra.

 

Tutti nutrivamo il corpo e la mente di giochi semplici, vissuti con gli amici con i quali condividevamo  le relazioni affettive e i conflitti  che facevano  crescere, Avevamo  a disposizione spazi da esplorare mettendo in gioco tutti i cinque sensi e, soprattutto, un tempo lento, naturale, scandito dalla luce e dal buio, dalle condizioni atmosferiche e dalle stagioni.

 

Gli ambienti dei suoi giochi erano il fiume, la strada, la piazza, il cortile, la casa. Ogni stagione gli offriva spunti per giocare con tutto e la fantasia collettiva diventava la fonte di progetti esecutivi realizzati e vissuti intensamente

 

 

 

 

Poveri ma spensierati!


C’era tanto entusiasmo e tanto fervore… Eravamo poveri, come la gran parte delle famiglie nell’immediato dopo-guerra, ma contenti! Venivamo educati al “sacrificio” e al “coraggio”, in preparazione alla vita che ci appariva come un ideale affascinante ed eroico.

 

 

 

f casalinuovo  -  jacursoonline     kalokrio



 

da Zio Peter

Testimonianza da parte di un emigrato privilegiato che i tempi ricordati da Zio Peter li ha vissuti.

Non ho dovuto insistere per ottenere ospitalità in questo lavoro di mio fratello, il Prof. Ernesto Gaudino, che ringrazio di cuore per l'opportunità concessami di poter certificare, quale soggetto presente in tutti i ricordi di Zio Peter, la veridicità delle situazioni, della descrizione dei luoghi, dei personaggi che hanno popolato e che sono vissuti a Curinga negli anni '50/'60.

Posso farlo perché ne ho titolo, essendo nato nel 1940, in via Salita Martiri a ridosso di Piazza Immacolata dove ho abitato fino al 1956, quando alla mia famiglia fu assegnata una casa al Piano delle Aie;

lo c'ero e gli anni '40, '50, '60 li ho vissuti da protagonista in mezzo alle strade e nelle botteghe, forge, falegnamerie, barberie, dove ho trascorso la mia infanzia e la mia prima giovinezza godendo dei benefici che queste attività mi offrivano.

Ho fatto il discepolo nella Barberia - Sartoria - Edicola di Peppino Pallaria dove potevo usufruire della lettura gratis dei miei fumetti preferiti, dei giornali sportivi, dei fotoromanzi; ho fatto il discepolo nella forgia di mio zio Vito " U Tonzu" per sfruttare la possibilità di costruirmi gli assi di ferro necessari alla costruzione del mitico carroccio e la "Vombara" per "U Pirruocciulu"; ho fatto il discepolo nella falegnameria Sgromo per la produzione delle ruote per il carroccio.

Ho, quindi, prima vissuto da protagonista la fine degli anni '40 e gli inizi degli anni '50 ed assistito, successivamente, ad un progresso lento ma inarrestabile di un mondo in cui alla durissima condizione di vivere si aggiungevano, come ricorda il Repaci di "Calabria grande ed amara":

 

"La miseria nera, la fame spaventosa, la follia singola e collettiva, la malaria molesta, la dissenteria, la sfortuna, il malocchio, il demonio, il destino .... , la morte liberatrice".

Ho seguito passo, passo Zio Peter durante il suo percorso nel tempo e per le vie del mio paese, con il cuore pieno di commozione rivivendo, anche io da emigrato, i ricordi della mia infanzia e fanciullezza, assaporando antichi sapori, ascoltando i rumori familiari delle attività artigianali e della vita paesana, rivedendo, chiudendo gli occhi, scene di vita civile e religiosa mai dimenticate.

La mia vita da adulto l'ho vissuta altrove, ma gli anni trascorsi a Curinga sono rimasti per sempre impressi nel mio cuore e nella mia mente.

A quegli anni sono spesso ritornato con la mente perché sono stati per me anni importanti che hanno contribuito alla mia formazione di uomo onesto e rispettoso e che mi hanno consentito di rivendicare sempre e con orgoglio le mie origini di curinghese.

Ho avuto occasione di avvicinarmi ai luoghi, mai dimenticati, quando dal 1999 al 2008, già Responsabile del Servizio Ispettorato Risk controlling di un importante Istituto di Credito, seguendo la sua inarrestabile politica espansionistica, ho frequentato Lamezia Terme dove l'Istituto aveva trasferito la sua Sede amministrativa.

In quel periodo ho avuto modo di frequentare Curinga, ma anche di tenermi aggiornato sulle vicende della comunità attraverso le notizie che Eugenio Sgromo, figlio di Pietro, consigliere di amministrazione del Credito Cooperativo Centro Calabria ed altri clienti di origini curinghesi dell'Istituto mi fornivano costantemente.

Ma seguendo Zio Peter per le vie e per le piazze di Curinga ho rivissuto i momenti felici della mia infanzia, quando assieme ad altri ragazzi della mia generazione scorrazzavo in lungo ed in largo sentendomi padrone del mondo ed attore su un palcoscenico affascinante.

 

Curinga in superfice e sottoterra, nel centro abitato, nelle periferie e nelle contrade più sperdute del territorio(Jencarella, Cacci o Croce San Salvatore, Agrosini, Zecca, Centone fino ai confini con i comuni di Jacurso e Girifalco dietro il Monte Contessa dove, seguendo mio padre, si andava a caccia e poi a bere l'acqua fresca e salutare di Monte Covello) non avevano segreti per una ciurma di ragazzi nati durante il secondo conflitto mondiale o poco dopo, abituati alle privazioni ed ai pericoli che la guerra stessa aveva disseminato.

La vita non era quella di oggi, frenetica e complicata, ma scorreva più lentamente e si aveva la possibilità di viverla dando più importanza ai valori di amicizia, solidarietà nel rispetto delle leggi e degli altri.

Una generazione, la nostra, che si è cresciuta con mille stenti e con i sacrifici della famiglia che ha fatto di tutto per assicurarci un avvenire migliore quale riscatto sociale alla loro condizione a volte di indigenza e povertà.

"Quando eravamo " facevamo usare .....la testa sempre alle donne

Famiglie costituite per la maggior parte da contadini, piccoli coltivatori, ritenuti benestanti se riuscivano ad ottenere dalla terra posseduta i mezzi di sostentamento, coloni, proletari permanentemente indigenti, da artigiani che godevano di un certo prestigio, ma che la loro condizione era sopportabile se al mestiere veniva associata la coltivazione di piccoli appezzamenti di terreno da cui ricavare il fabbisogno per vivere.

I professionisti: medici, farmacisti, notai ecc. uscivano da un numero relativamente ristretto di famiglie la cui ricchezza era determinata dalla proprietà di grosse estensioni di terra coltivata prevalentemente ad uliveto, vigneto, seminativo e dall'allevamento di bovini, ovini, maiali ecc.

Queste erano le persone che hanno ricoperto le cariche amm/vo politiche e che hanno esercitato un ruolo egemonico, non vi era spazio per le altre categorie di persone a cui veniva preclusa ogni possibilità anche per la mancanza di una adeguata formazione scolastica

 

La sesta classe elementare era per molti il traguardo massimo raggiungibile e rappresentava titolo di orgoglio e distinzione.

La fine della guerra, e la nuova Costituzione Repubblicana hanno aperto spiragli di speranza a queste famiglie che intravedevano, con la ripresa economica e la ricostruzione del paese, la possibilità di dare una istruzione ai propri figli e di vivere una vita migliore.

Le migliorate condizioni socio-economiche e le trasformazioni notevoli, soprattutto di natura culturale, hanno permesso di sognare e realizzare un avvenire migliore per i propri figli.

In questo ambiente quei ragazzi, che hanno vissuto il loro tempo nella spensieratezza e che la condizione ambientale aveva fatto crescere in fretta e diventare uomini in tenera età, hanno saputo sopperire alle carenze strutturali di una società, che aveva solo nella famiglia il suo punto di forza, inventandosi e realizzando tutto quello di cui un ragazzo aveva bisogno.

I giochi, le competizioni, la partecipazione ai discorsi dei grandi, che hanno sempre guardato con amore quei ragazzi che rappresentavano il loro futuro, e la libertà di movimento senza vincoli di tempo c territoriali hanno consentito di vivere nella spensieratezza al riparo delle brutture che la guerra aveva prodotto.

Zio Peter nel suo racconto al nipote, ricorda vie, piazze, negozi botteghe artigiane, abitudini, storie, e non dimentica, illustrando giochi, di dire che quei giochi erano l'unico passatempo dei ragazzi del tempo.

E quei ragazzi sono cresciuti per quelle strade, in quelle vie, a fianco di tutti quei personaggi descritti e nominati nei suoi ricordi, scrivendo anche loro parte di una storia che va ricordata.

 

Ne voglio ricordare alcuni e non perché fossero più importanti degli altri, ma perché associati a situazioni, avvenimenti caratteristici che aiutano le generazioni che hanno interesse ad indagare sul 101 passato a capire meglio il contesto socio economico e storico di quei anni.

 

Anche questa è storia.

Ricordo mio cugino Carlo Grasso, di un anno più grande, scomparso in giovane età, con il quale condividevo il letto costruito d'estate sugli alberi e la passione per il furto di ciliegie.

Dico furto perché pur avendo la possibilità di fare scorpacciate di questo frutto nelle proprietà di zio Vito "UTonzu" a Trungari e a Riola, dove esistevano alberi da frutto di ogni specie, ci piaceva rubare quelle degli altri, con preferenza per una qualità dal sapore eccezionale che maturava tardivamente nella proprietà dei fratelli Sestito Francesco e Salvatore, fabbri, amici di famiglia, vicini di casa.

Era un ciliegio che produceva dei frutti di una squisitezza unica situato vicino al confine con la proprietà di zio Vito a Riola e che i proprietari, all'inizio della maturazione del frutto, ne circondavano il tronco di spine per rendere difficile la salita.

D'altra parte la presenza costante sul posto di mastro Francesco che coltivava nell'orto ogni ben di Dio, rendeva impossibile ogni nostro progetto di furto.

Gli appostamenti e lo studio delle abitudini non lasciavano intravedere alcuna possibilità di successo, per cui non ci restava che accontentarci delle ciliegie di zio Vito, pure di qualità ottima, ma meno pregiate.

Erano scorpacciate infinite che il più delle volte ci provocavano delle diarree tremende che nemmeno la moderna Enterogermina sarebbe riuscita a fermare.

Mastru Fhranciscu , l'asino e ...la gioventù

Ebbene, la voglia ed il piacere di rubare le ciliegie di mastro Francesco ci costringeva a ricorrere a qualche stratagemma. Ma quale?

Finalmente dopo tanto pensare ecco l'idea

 

 

Mastro Francesco andava in campagna con l'asinello che provvedeva a legare ad un albero con una corda abbastanza lunga per permettergli di pascolare.

Una mattina di buona ora abbiamo pensato di spostare l'asinello in un terreno lontano, nascondendolo alla vista del padrone in modo da sollecitarne la ricerca e provocare il suo allontanamento, per un po' di tempo; il tempo necessario per portare a termine il nostro progetto di furto.

Così fu, mastro Francesco accortosi della mancanza dell'asino andò a cercarlo, lasciandoci campo libero.

Il furto è stato così effettuato senza che se ne accorgesse.

Ricordo ancora un ragazzo di cui mi sfugge il nome, ma da noi soprannominato "Menza libbra" per la sua leggerezza da peso piuma, caratteristica che diverse volte gli ha salvato la vita, quando, alla ricerca di ferro vecchio da vendere ai ricettatori per ricavarne qualche moneta da investire nell'acquisto dei fumetti preferiti, cadde a testa in giù da una briglia in corso di costruzione nel torrente Turrina, mentre tentava di smuovere un grosso ferro conficcato poco distante dalla sommità.

Per poterlo asportare un altro ragazzo lo teneva per le gambe e, quando ad un certo momento la presa venne a mancare, "Menza libbra" precipitò, a testa in giù, di due o tre metri cadendo tra i massi del laghetto che si era formato ai piedi della briglia stessa.

O quando, giocando a fare i Tarzan, su un ulivo secolare, nel passaggio da una ramo ad un altro, mancando la presa, precipitò a terra da una altezza considerevole.

Ricordo Malacari Sebastiano, mio antagonista nella corsa su circuiti scelti all'istante per scommessa o per dimostrare chi era il più resistente e il più veloce.

 

I circuiti erano sempre diversi:

Curinga: partenza piazza Immacolata, corso Garibaldi, via Roma,piazza Immacolata.

Curinga: partenza piazza immacolata, ponte, risalita fiume Turrina, Riola, piazza Immacolata.

Curinga: Campo sportivo, 10 - 20- 50- 100 giri di campo.

Lui era Bartali io Coppi.

Ricordo Anania Bonaventura, mio inseparabile compagno di giochi e di scuola alle elementari.

Era soprannominato "Rimitu della valle di Canne" per la sua costante ricerca di oggetti vari che il più delle volte metteva in bocca procurandosi per un paio di volte il tifo.

Ricordo Sorrenti Vincenzo, figlio della "Viola" poi emigrato in America al quale mi legava anche un rapporto di parentela per la comunanza di zia Rosaria sorella del padre e moglie di zio Vito, vittima delle nostre scorrerie nei suoi terreni di Trungari e Riola nel periodo primaverile ed estivo per raccogliere frutta, anche acerba, oggetto di posta nelle nostre partite a carte.

Non dimentico quando un giorno dopo aver fatto la nostra partita di carte, tranquilli sotto una pianta di prugne che doveva fornirci la quantità stabilita come posta, ci sorprese zio Vito e noi per non farci conoscere ce la siamo date a gambe

Nella precipitosa fuga io ho perso un sandalo che mi costò una grossa punizione da parte dei miei genitori quando la sera, mio zio si presentò a casa con il sandalo che aveva riconosciuto come mio, chiedendo se per caso ero io ad averlo perso e dove pensavo di averlo perso.

 

A quel tempo non era difficile individuare un possessore di scarpe non tutti le possedevano e quando si possedevano si preferiva andare scalzi per comodità e per non consumarle.

 

 

Ricordo Senese Francesco (Ciccio), figlio di Pietro, gestore del bettola situata in Corso Garibaldi all'incrocio con Salita Martiri.

 

 

Ricordo Senese Francesco (Ciccio), figlio di Pietro, gestore del bettola situata in Corso Garibaldi all'incrocio con Salita Martiri.

Lo ricordo in modo particolare perché è mancato poco che diventas una mia vittima per l'incoscienza e l'esuberanza dell'età.

 

Si rinvenivano numerosi proiettili inesplosi di mitragliatrice che n ragazzi raccoglievamo e smontavamo pericolosamente ricavando la polvere ed il bossolo metallico con il quale costruivamo del pistole rudimentali assemblando un calcio ricavato da un pezzo tavola su cui veniva applicato il bossolo stesso dopo aver praticato piccolo foro a distanza di un centimetro dalla culatta.

 

Il bossolo veniva caricato con un po' di polvere e con del pietrisco c aveva la funzione dei pallini.

Utilizzando dei fiammiferi di zolfo si dava fuoco attraverso il buco al polveri ed il colpo partiva.

Non ricordo quale offesa "Ciccio" mi avesse fatto, gli puntai la pistola ,  accesi il fiammifero e sparai.

Quello che è successo è indescrivibile, la faccia del povero Ciccio e tutta piena di pietrisco e si è dovuto ricorrere al medico per la s bonifica.

Ricordo Gregorio Senese (Gregorino) in relazione ad una sua trova che ci costò una giornata di prigionia in un casolare di campagna. Era il mese di Luglio, non ricordo quale giorno, ma era sicuramen particolare perché transitava, sulla statale 19, il giro d'Italia ed passaggio dei corridori, sul tratto stradale Bivio Angitola - Ponte Turrina, era previsto per il primo pomeriggio.

 

 

 



 

 

 

 


 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

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