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Il Quattro Novembre di Carmeluzza

 

In casa della Vedova di Guerra Carmeluzza il 4 di Novembre era tutto l'anno  – tra messe, rosari, ricorrenze  varie, tutti i mesi dell'anno potevano tranquillamente chiamarsi Novembre. Ma il vero Novembre incominciava con l'arrivo del mese di Settembre, quando Carmeluzza domandava al suo unico figlio se a Zocca le dalie e gli altri fiori dei morti erano  " vive ".

 

Premessa

Scrivere storie brevi è sinonimo  della  capacità di essere in grado di muoversi in uno spazio limitato  ,  di saper raccontare una storia nel modo più sintetico possibile e di riuscire ad invogliare il lettore a soffermarsi in quelle  poche righe.

E’  già capitato nei racconti brevi , già presentati ,  ma in questa ultima pubblicazione la sintesi diventa,  anche , estro e originalità.

Scritta per la ricorrenza del quattro novembre , questa pagina viene raccontata in tempi rapidi con un numero limitato di immagini e personaggi che però restano  incancellabili e superbi come la protagonista principale  “ Carmeluzza “ che davvero lo è.

E’ uno sguardo spaesato sulla quotidianità, il racconto intelligente e anche ironico di una storia di grande coinvolgimento emotivo: la sofferenza e la memoria che convivono in una Donna  che non riesce  a confondere persone, luoghi, tempi che hanno solcato la sua vita.

E’ ,  perciò ,  necessario darle l’attenzione che merita. L’espressione dello sguardo è duro ,sofferente ma dignitoso. Le rughe sono marcate su un volto eretto  e disteso  per compiere   il gesto finale come forza sulle tante  sofferenze.

Quasi in subordine si collocano i protagonisti principali che poi sono i veri eroi. Quei ragazzi  che  hanno lasciato  veramente la gioventù sul Carso come ricorda questa donna.

Ascoltare le vicende di chi, come Carmeluzza , senza essere stata al fronte, ha dovuto ogni giorno combattere la propria battaglia per la sopravvivenza all’interno di un conflitto anche familiare , ci ha molto colpiti.

I testimoni, che rinnovano il loro dolore ogni volta che raccontano l’esperienza della guerra, sono il modo più diretto ed efficace per non far addormentare le coscienze e , da quando loro non ci sono e o  non ci saranno più , sarà compito nostro continuare a tenere viva la memoria affinchè  l’orrore non si ripeta.

Perché l’orrore delle due guerre non sia stato inutile e perché nessuno osi mettere in dubbio ciò che è avvenuto nelle famiglie di chi ha perso un figlio o  il padre dei suoi figli .

Una storia che rischierebbe di tramutarsi in dramma se Mimmo Dastoli , che la racconta , non fosse capace di affrontare con leggerezza , mai superficiale, un tema delicato come la sofferenza per un figlio in guerra . Un testo  pungente che conferma ancora una volta come l'ironia sia spesso l'unica chiave di lettura possibile per salvarsi dal dolore della vita.

f.c.

 

Il 4 Novembre Commemorazione dei Caduti

 

In casa della Vedova di Guerra Carmeluzza, il 4 di Novembre era tutto l'anno – tra messe ,  rosari , ricorrenze  varie , tutti i mesi dell'anno potevano tranquillamente chiamarsi Novembre. Ma il vero Novembre incominciava con l'arrivo del mese di Settembre, quando Carmeluzza domandava al suo unico figlio se a Zocca le dalie e gli altri fiori dei morti erano " vivi " .

E il figlio , con santa pazienza, anche se non era vero, le rispondeva che le dalie ,  quelle gialle , già incominciavano a imbozzarsi, che quelle rosse erano uno spettacolo , che le rose vicino alla " gurna " continuavano a mettere boccioli, insomma, non c'era alcun problema per fare le ghirlande del 4 Novembre.

Gli ricordava di andare, quando era tempo, a tagliare i " virguni di castagnara"  che sarebbero serviti per mettere i fiori e farle diventare delle corone, e gli ricordava anche come dovevano essere – lunghi flessibili e leggeri – da poter essere manovrati con facilità. E lui paziente le rispondeva che a Sgalera li aveva individuati molto belli e che quando era tempo sarebbe andato a prenderli senza alcun problema.

Si tiravano fuori le 4 lanterne che dovevano essere accese agli angoli della tomba dei caduti, si verificavano che i pali su cui dovevano essere messe fossero senza screpolature .

Le RISTRETTEZZE , soprattutto alimentari, portarono al razionamento dei generi anche di prima necessità.

Al lumino interno veniva cambiato lo stoppino, si riempiva il lume di olio , si provava per controllare se fosse tutto in regola, si pulivano i vetri, si controllava la chiusura dello sportellino e poi via per novembre...

Si viveva così da un novembre all'altro in casa di  'ntonuzzu figlio unico di madre vedova di guerra. E Carmeluzza  era l'orologio. Il prete aveva prenotate le messe da un anno all'altro. Quella del 4 novembre era di tutti i caduti e soltanto negli ultimi tempi della sua vita concesse che si dessero gli onori anche ai caduti della seconda guerra mondiale .Il sabato della Festa della Salvazione era la sua e poi una messa alla vigilia di ferragosto giorno in cui il marito sul Carso era stato ferito a morte e poi deceduto.

Su altre date trovava accordi ma su queste tre date non si discuteva. E quando si officiavano queste messe lei era in prima fila con tutti i nipoti e i parenti...sembrava la jocca cu li puricini.  Aveva una scala di valori per cui i nipoti seduti a suo fianco erano quelli che avevano o stavano studiando e poi tutti gli altri.

Carmeluzza parlava sempre della buonanima e di quel disgraziato de CiccuPeppe Re dell'austria che non aveva niente da fare e fece guerra all' Italia e tanti giuvani partirono per la guerra e tornarono con i piedi avanti, macellati dalle baionette o morti sotto i colpi  bum  bum dei fucili austriaci.

Vestita di nero dalla testa ai piedi d'estate e d'inverno nei momenti di riposo tirava fuori da una tasca del sinalone una coroncina e raccomandava l'anima del marito al padreterno. Durante il giorno ne diceva almeno una decina. Le preghiere del rosario non le diceva a voce alta ma muoveva le labbra e con gli occhi trasfigurati si concentrava e non c'era situazione catastrofica che potesse distrarla se non a conclusione del santissimo rosario.

Lei che era stata la prima di sette tra masculi e fhimmini non parlava mai del padre o della madre. Era come se fosse nata ...da sola, come se nessuno l'avesse generata. E i fratelli e le sorelle – tutti figli suoi.

Bastava che si facesse una domanda tipo...e poi quando veniva lu zzitu a la casa... e lei partiva con i ricordi e non le bastava un pomeriggio a raccontarsele, perché se le raccontava  - quasi a voler dire che i fatti devono ogni tanto esser ricordati altrimenti - ...vanno via. E anche se rimaneva sola senza uditorio lei continuava la tragica storia della sua famiglia...il marito?

Morto in guerra, e aggiungeva – poverino non gli era bastato il fatto che non avesse conosciuto sua mamma e suo padre, non appe la hortuna mancu mu crisce lu hijjiu - ..... I fratelli?

Il primo  , Bruno , non si riuscì mai  a capire se si fosse suicidato o qualcuno lo avesse ammazzato..

Francesco? Incornato dal toro e morto fra le sue braccia in campagna per setticemia...

Giuseppe? Morsicato da una vipera in campagna e....spento dopo lunga agonia fra le sue braccia..

Raffaele?...caduto in guerra sul Carso.

elenco dei caduti ....Dispersi e sepolti nei grandi cimiteri

Per lei tutti i morti in guerra erano morti sul Carso e immaginava questo luogo come .... il luogo... non sapeva se era una montagna o una pianura, dove gli spiriti la notte la facevano da padroni invocando aiuto e chiedendo ai familiari messe solenni.

Pietro il più piccolo? L'unico vivente maschio della nidiata a cui lei passava 24 anni cresciuto sempre e solo da lei perché a sua volta il padre era morto e la madre non era in grado di allevarlo...la sua disperazione vivente.

La sua disperazione vivente  dovuta al fatto che si era sposato con una fhoresterazza attaccalite con tutti e con tutto e lui succube della moglie passò la maggior parte della sua vita facendo il nemico. E più lui non le rivolgeva parola e più lei lo amava (Carmeluzza )  . Pietro era la sua ferita di dolore mai cicatrizzata. Quando capitava che la ferita stesse per rimarginarsi .....provvedeva la moglie a scorticare la pelle e a farla risanguinare.

Tutte le ferite si erano rimarginate , anche quella della perdita del marito ma non quella di Pietro e sanguinava ogni giorno di più. Lei con una umiltà incredibile ogni volta che lo incontrava gli sorrideva o gli parlava e lui per ricompensa, sgarbato e scorbutico la mandava a prenderlo a quel paese.

E lei inghiottiva e non lo raccontava a nessuno. Piangeva. E quando piangeva di nascosto era per questo motivo.

Le sorelle Vittoria e Giovanna nei suoi racconti avevano poca luce. Vittoria sposata con un altro Pietro ma di altro temperamento e Giovanna emigrata in Argentina con il figlio e la figlia. Con questa sorella e con i nipoti ci fu un'intensa corrispondenza d' amorosi sensi con lettere che andavano e tornavano quasi sempre dello stesso tenore...Cara sorella ti scrivo queste poche righe di carta per farti sapere che io mio figlio e i miei nipoti ...e li elencava quasi tutti ....stiamo bene così spero di te e della tua famiglia.

Lei non sapeva scrivere e allora dettava le lettere e dovevano essere scritte come lei le dettava. Lo scrivano, sempre lo stesso nipote che portava il nome del marito , non doveva sgarrare altrimenti lei con santa pazienza lo rimproverava e continuava a dettare sempre allo stesso modo, per cui dopo le prime lettere lui sapeva a memoria la tiritera e la scriveva anche senza che lei la dettasse e lei era soddisfatta del servizio e alla fine della lettera gli dava i soldi per imbucarla e il resto se lo poteva anche tenere.

Quando non c'era il solito scrivano il sostituto si prendeva delle libertà che il primo non si azzardava a prendere e nonostante che le piacesse il nuovo modo di scrivere alla fine commentava... - come la scrive Petruzzu non c'è nessun' altro - per cui faceva arrabbiare il nuovo scrivano il quale la scriveva  a modo suo e lei lo rimproverava  dicendogli che non doveva fare il cazzilloso.

Il cazzilloso voleva dire scorbutico, ed era quello che le aveva creato sempre problemi. Quando faceva il monello e lo faceva spesso, la madre o il padre usavano le mani per cercare di correggerlo e non solo le mani, anche lunghe verghe che cercavano di raggiungerlo sulle gambe e lui si rifugiava sotto le sue ampie sottane e il più delle volte le botte e le vergate se le beccava lei.

Quando poi erano soli allora lei lo riprendeva  - ti sembra giusto che io mi prenda tutti questi lividi – e alzava la sottana e le sue gambe erano pieni di segni bluastri – perché tu fai cose che non dovresti fare? Dimmi se ti sembra giusto e aggiungeva con le lacrime agli occhi – uno di questi giorni vi lascio e me ne andrò a vivere da sola e ve la fottete voi !. Ma questo giorno lo sapevano entrambi non sarebbe mai arrivato  E il reprobo con una tigna di quelle siccagne non batteva ciglio, ma in cuor suo gli dispiaceva e per tenersela buona d'estate prendeva una vozza e andava alla fontana a prendere acqua fresca e questo la rabboniva, si commuoveva e lo abbracciava. Tantu paràtu a nànnuta  assimìgghji...

 

Dormivano nello stesso letto. Il letto grande di spogghjjiuli , un saccone pieno di foglie di granturco che lei aveva nelle sua stanzetta poggiato su delle tavole su due cavalletti. Lei dormiva dalla testa e lui dai piedi. Quando andavano a letto lei voleva che poggiasse i piedi alla sua schiena che le faceva tanto male e che i piedi del nipote riuscivano a far calmare questo dolore...ma era una scusa per potergli riscaldare i piedi....

 

Zocca - Sgalera  :località appena alla periferia  Gurna - grande vasca d'acqua ad uso agricolo -  Sinalone  : Grembiulone nero da lavoro Vozza -recipiente di terracotta per l'acqua

Il Quattro di Novembre  è tratto da : Racconti Brevi di Mimmo Dastoli

Il testo rimane proprietà di chi l’ha scritto ma l’autore non vuole ,tuttavia, esercitare i propri diritti in modo repressivo . Semplicemente si  affida al buon senso, alla cortesia e alla civiltà delle persone e , riconoscendo   (entro i limiti del ragionevole) l’universale “ diritto di copiare " , si affida   alla correttezza di “citare la fonte”.


 

Ore 17.59 d del 16 giugno 2013 . La bandiera dell'Associazione Caduti in Guerra di jacurso , saluta l'ultimo reduce di guerra.Sarà ammainata per sempre e riposta in un astuccio. A portarla un semplice cittadino mancando un reduce di Guerra .

 

 

 

 

I nominativi dei ragazzi soldato di Jacurso che hanno patito i Lager Tedeschi , i dispersi e i sepolti nei grandi cimiteri di guerra

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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