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Il Custode della Memoria racconta

 

 

I ragazzi delle Elementari , quelli della quinta ,sono curiosi e spesso fanno domande al loro insegnante che , preso dal desiderio di concedere un poco di conoscenze  ai suoi ragazzi , li " instrada " a fare una richiesta come loro pensano meglio di soddisfare le curiosità.

Sarà fatta una " Gita " al Comune e alla Parrocchia , anzicche la solita passeggiata sino al Ponte di Donna Marianna.

Il Sindaco accoglierà la richiesta degli alunni della quinta delle scuole elementari  e ,  per  la circostanza , mette a disposizione dei ragazzi il  Fiore dei suoi impiegati .

Il Custode della Memoria sarà a disposizione l’intera mattinata per l'incontro e la visita presso gli uffici comunali.

 

 

I ragazzi sono curiosi e il più delle volte pongono domande che rendono difficoltose le risposte . Spesso perché non si conoscono i fatti amministrativi del passato  e  il più delle volte perché non si ha un ordine burocratico nella collocazione temporale degli argomenti .

Il Custode del Tempo farà  grande spolvero della Memoria e risponderà anche nei particolari alle insidiose domande.

Si preparerà ,così, una comunicazione in risposta alla  richiesta dei bambini che sarà comunicata a mano da Luigino .

La Scuola , cioè il maestro, organizza questa gita al Comune che si concluderà con la visita della Parrocchia ,vicina alla Scuola, dove Don Guzzo riceverà la classe , dirà e mostrerà tante cose .

Al Comune Una ragazzina chiede ……

Ma che scrivevano  a casa questi che erano partiti con le valige legati con le corde ? Un’altra domanda al custode della memolria……

Ma a Torino continuavano a fare i contadini , i calzolai , i sarti ?

E ancora …Ma i ragazzi come noi che erano rimasti a Jacurso … emigravano anche loro o andavano a Scuola ?

Voi del Comune diventerete emigranti ?

Cos’era il Fascismo e la Guerra . Noi ,ogni tanto giochiamo alla guerra….


Il Custode della memoria racconta -  seconda parte

A chi era rimasto scrivevano delle meraviglie che vi avevano trovato. Parlavano del lavoro leggero alla catena di montaggio, loro che erano abituati ad una giornata di lavoro che doveva durare 15 ore lì si ritrovavano in paradiso perchè il lavoro era leggero...facevano sempre la stessa cosa per dieci ore e poi ritornavano a casa felici   servizio igienico completo con vasca ,bidè e lavandino utilizzava la vasca e il bidè per coltivare prezzemolo , basilico e altre amenità da cui non si volevano allontanare.

Chi invece non aveva questa fortuna cercava piccoli giardini incolti dove poter coltivare cetrioli , zucchine , melanzane patate  , pomodori , e quei cortili e quei casermoni rivivevano rivitalizzati dalle grida e dai profumi del sud.

Qui  invece si incominciò  a respirare aria nuova. Si incominciò a mandare i figli alle scuole medie e da lì poi alle superiori a Catanzaro a Nicastro, qualcuno in collegio dai Salesiani a Soverato altri ancora nei rari collegi in Campania o a Roma o a Lagonegro che per scoprirlo !!!

Passata la lunga notte del fascismo il risveglio fu atroce.


La povertà si tagliava con l'accetta le strade dei nostri piccoli paesi erano attraversate da persone che chiedevano l'elemosina.

E non chiedevano soldi, che non c'erano, ma un tozzo di pane.


Jacurso era in una situazione di arretratezza sociale terribile. Non c'era l'acqua corrente nelle case né i bagni; le fontane di Castanò e di Cinque canali erano sempre affollate da gente assetata c'era anche la fontanina di sotto il Timpone , le strade non erano di cemento ma selciato .Le uniche attività commerciali erano i negozi di generi alimentari e le cantine ...unica novità i bar aperti negli anni 50 subito dopo la guerra. C'era  però una notevole attività artigianale – sarti – calzolai – muratori – falegnami che riuscivano a soddisfare le esigenze della popolazione.

I collegamenti di Jacurso con Catanzaro e Nicastro  avvenivano su Postali vecchi e decrepiti.

 

Per Catanzaro ,che era distante 48  km, il postale partiva dalla Cona alle 5 del mattino e arrivava a Catanzaro alle 8; salivano  i passeggeri di Cortale, Girifalco, Borgia, poi si inerpicava  a San Floro e doveva ritornare indietro per raggiungere di nuovo la via nova e proseguire per Roccelletta di Borgia e Catanzaro Lido e poi la lunga attraversata foranea del territorio di Catanzaro attraversando i quartieri di Santa Maria, Catanzaro Sala e per finire con la  fermata a Piazza Matteotti a Catanzaro sotto il monumento del Cavatore.

Per Nicastro passava alle 7 e arrivava alle nove.

Anche  questa linea “ raccoglieva “    i viaggiatori di Maida , San Pietro a Maida , la stazione di Maida , Sant'eufemia Pianopoli  Feroleto  e poi finalmente Nicastro... Piazza d'armi. I postali erano di una ditta di Cortale che si chiamava  Foderaro …

 

Il Postalino di "  Foderaro "


Le donne erano l'anima delle famiglie quelle che riuscivano a inventarsi attività le più disparate, alla ricerca sempre di una possibilità di vita migliore. A Catanzaro andavano a vendere le uova...uova fresche della Contissa... ma  che arrivavano il più delle volte dall' Olanda con un timbrino rosso che veniva cancellato di notte utilizzando la trielina.

 

A  Maida si portava di tutto. Nella piazzetta dove i  Maidesi, si recavano a fare la spesa, pomodori , patate ,fiori , melanzane e quando in autunno era matura , l'uva fragola. La lattaia andava con il postale delle 7 a portare il latte munto alle 4 del mattino...le altre donne scendevano a piedi e portavano i prodotti sulla testa dentro ceste enormi e chi aveva l'asino portava i prodotti dentro le ceste e li distribuiva porta a porta.

Le varie amministrazioni  che si sono susseguite dalla fine della guerra e fino a metà degli anni sessanta, amministravano la povertà. Chi non partiva e non aveva un lavoro si faceva registrare nell' ELENCO DEI POVERI  e a volte la cancellazione da questa graduatoria, che veniva gestita con una discrezionalità paesana ricattatoria , era una maledizione perchè non si aveva più diritto all'assistenza sanitaria e ai buoni dell' ECA (Ente Comunale di Assistenza).  Chi rimaneva e non emigrava andava a zappare alla giornata e all'ufficio di collocamento c'era la fila per timbrare il tesserino di disoccupazione.


ECA  ente comunale di assistenza  Un faldone pieno di poveri


Miseria a miseria si aggiungeva.

Quelli che rivendicavano qualche diritto venivano tacitati con fare signorile e dovevano... scappare, perchè nelle grazie del ducetto di turno non c'era più spazio per favori. I comunisti, poi, erano indicati come la peste come persone vagabonde che non avevano alcuna  voglia di lavorare e venivano adeguatamente messi al bando  dalla chiesa e da chi deteneva il poco o tanto potere, scartati.

All'entrata della chiesa da piazza san Giovanni un cartellone intimidatorio ammoniva i comunisti a convertirsi e chi non lo faceva era scomunicato. Di fronte alla Chiesa di San Sebastiano sulla scala che portava alla casa della Tacchina, La Camera del Lavoro ostentava oscenamente una bandiera rossa. Il segretario della Camera del Lavoro Bruno detto  “Trentacapilli “ ,  uomo dolce e sereno contrastava con l'idea del comunista che si mangiava i bambini.

A destra la sede della Camera del Lavoro -Il diavolo e l'acqua santa

La guerra era finita da poco e le ferite da leccare erano tante. Quasi uguali per tutti. La caduta del fascismo aveva creato solo qualche problema di potere ,per pochi. Per gli altri non giravano soldi e si continuava a raccontare ..come non fosse ancora finita la miseria .

 

All' epoca si soffriva la fame: c' era miseria, il cibo era razionato. C'era la tessera annonaria , una tessera con cui si faceva la spesa e che durava un mese . Si acquistava lo zucchero, l'olio, il pane, il riso , la pasta e il sapone e tutte le volte ti toglievano una tacca dalla tessera. Quando le tacche erano finite non potevi comprare più nulla. Al mercato nero che era proibitissimo, un chilo di zucchero costava come uno stipendio di una maestra di oggi, lo stesso il sale. L'olio, il sale, lo zucchero dovevano bastare per un intero mese.

Piazza di Maida .Due ceste e un Asino . Si Tirava a  campare

I comunisti era prepotentemente sbucati fuori da ogni parte e non avevano paura di nulla. Neanche dei preti. Dopo un periodo nero  si era tornato a votare .Alle elezioni votavano per la prima volta le donne.

Fu Sindaco Dattilo Giuseppe , il colonnello, che non aveva neanche carta per fare certificati , la confusione amministrativa era tanta  e dopo qualche anno lasciò perdere.

La prefettura tentò di dare  il senso della legalità nominando un commissario nella persona del Direttore Soverati che poi si alternò con  Antonio Panzarella.. Poi ,dopo l’imboscata ( che di questo si trattò ) alla Signora Dattilo , eletta nel 52  e costretta a dimettersi , nel 54 fu eletto sindaco Il Direttore Soverati.

 

In questo deserto di miseria incominciò la scalata al potere Pietro Serratore. Intorno a metà degli anni cinquanta, con sindaco il Direttore Soverati,  da consigliere di maggioranza DemocraticoCristiano nelle sedute del consiglio comunale  si scelse l'ultimo posto della fila di maggioranza e da lì incominciò a scavare la fossa a quell'inetta classe dirigente che si intrallazzava ovunque e che dopo il fascismo si era riciclata intorno alla democrazia cristiana...

 

 

Dalla raccolta Racconti Brevi di Mimmo Dastoli - seconda ed ultima parte

 

Il testo rimane proprietà di chi l’ha scritto ma l’autore non vuole ,tuttavia, esercitare i propri diritti in modo repressivo . Semplicemente si  affida al buon senso, alla cortesia e alla civiltà delle persone e , riconoscendo   (entro i limiti del ragionevole) l’universale “ diritto di copiare " , si affida   alla correttezza di “citare la fonte”.

 

 

franco casalinuovo    per www.jacursoonline.it    e  ass. cult  Kalokrio


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