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il Comitato di Soccorso

Il Comitato di Soccorso Milanese

I soccorsi , per l'assistenza e la demolizione dei tetti pericolanti arrivarono qualche giorno dopo ma furono determinanti per la popolazione che si era accampata trovando rifugio fuori dalle case e molti nelle vicine case di campagna.


Pochi soldati , veramente motivati e determinanti , al comando del Ten. Fabre e Sergente Bongi. … si sostituirono alla lentezza ed alla inefficienza del Governo dimostrata nel prestare i primi soccorsi alle popolazioni colpite.

 

Questa esigua squadra di soldati prestò i soccorsi sanitari coadiuvando il Dott. Giliberti e contemporaneamente si adoperò per la rimozione delle travature pericolanti dei tetti nonché sgomberando le macerie. Non si sottrassero i due graduati che dettero, anzi, esempio e stimolo ai loro soldati .

Ricevettero la gratitudine della popolazione riconoscente e degli Amministratori che lasciarono memoria in una deliberazione comunale scritta personalmente dal Sindaco.


Un altro ruolo importante lo svolsero i Comitati pro Calabria costituiti in ogni città d'Italia. A Jacurso e Martirano operò il comitato di Milano.

Quell’anno era Ponti il Sindaco di Milano e si adoperò ad offrire la solidarietà del Comitato di Soccorso ai Comuni di Martirano e Jacurso colpiti dal terremoto .

Martirano era stato devastato dai crolli e praticamente distrutto essendo edificato su di un terreno geologicamente molto fragile mentre Jacurso aveva subito anche gravi danni ma non distrutto.

L'8 settembre 1905 , come abbiamo visto, Martirano e Jacurso avevano subito le conseguenze del violento terremoto che determinò la morte di 17 persone  e gravissimi danni alle abitazioni nel centro di Martirano . A jacurso le conseguenze per le persone erano state ,invece , meno pesanti con soli due morti e molti danni.

Con l'aiuto del Comitato Milanese di soccorso, presieduto dal sindaco Ettore Ponti, vennero prospettati agli Amministratori locali gli interventi in questi due Comuni e , dopo i primi sopralluoghi , fu deciso di intervenire contemporaneamente nei due paesi .

Con più mezzi per la  ricostruzione totale a Martirano dove era stato necessario  l'abbandono del vecchio  abitato con la risoluzione ,appunto , che la ricostruzione avvenisse in altro luogo  geologicamente valido.

La sede più idonea per il nuovo centro abitato fu identificata nella località "Piano delle Sorbe" e il 23 ottobre 1907, appena due anni dopo il disastroso terremoto, venne inaugurato un Martirano Nuovo con abitazioni in grado di ospitare 206 famiglie, oltre ad un asilo infantile e a un piccolo Ospedale finanziati dai cittadini di Busto Arsizio.

Nel 1929 il comune assunse la denominazione di "Martirano Lombardo", in segno di riconoscenza per gli abitanti della Lombardia che così generosamente avevano curato la creazione del nuovo centro abitato.

E’ parsa doverosa questa conoscenza perché con il Comune di Martirano il Comune di Jacurso poteva  anche utilizzare , da quel 1906 in poi , una Cassa di Prestanza istituita dallo stesso Comitato Milanese, allo scopo di destinare fondi sino a quando le due popolazioni non avessero superato le difficoltà del dopo Terremoto.

Come per Martirano, fu il gruppo tecnico ( venuto a Jacurso da Milano ) a effettuare i rilievi e indicare l’area idonea per la costruzione delle case.

I nostri amministratori avevano proposto l’attuale Piano di Santa Maria che fu però scartata dall’Ing. Nava a favore dell’area  Vasile sottostante , più idonea , che non faceva  parte, però, delle proprietà comunali.

Il disappunto iniziale dei nostri amministratori fu comprensibilmente deludente, ritenendo quell'area pianeggiante quasi provvidenziale per l'urgenza di reperire un suolo anche esteso.

Furono gli ingegneri milanesi Nava e Broggi a spiegare le determinazioni tecniche che qui non hanno motivo di essere riportate.

Scelte responsabili ed oculate che aprirono le future destinazioni urbanistiche sullo sviluppo edilizio di Jacurso.

La superficie  era proprietà dei Brunini di Maida , Sig.ra Brunini maritata Fabiani.

L’Ing. Nava si portò a Maida e condusse le trattative per l’esproprio del terreno in gran parte alberato a gelsi e alberi da frutto.

Si convenne che l'esproprio , limitato all'area necessaria per le quattro palazzine, avrebbe penalizzato la proprietà mentre la cessione  dell'intero  esteso, più di quanto occorresse alla edificazione delle case, sarebbe stato conveniente e redditizio ad entrambe le parti .

Le motivazioni sono intuibili ! Un terreno impoverito nell’estensione , sarebbe divenuto un miserevole rimasuglio senza valore . Non sarebbe valso più nulla alla proprietà terriera della Brunini e meglio avrebbe fatto il Comune ad acquistarlo per rivenderlo come " locale " edificatorio considerando  che non sarebbero mancati gli acquirenti.

E la trattativa venne chiusa in un secondo incontro ...pur  se le casse del Comune erano vuote come non mai.

Le Baracche invecchiarono con gli abitanti....sino agli anni '50

In quella circostanza i nostri amministratori ebbero da imparare tanto dai milanesi e quella volta non soltanto sul piano umano e relazionale ma principalmente sotto l'aspetto  imprenditoriale e amministrativo.

Da questi avvenimenti bisogna riconoscere la diversità di pensiero e la determinazione che alla classe meridionale è quasi sempre mancata . Si invecchia aspettando la " manna "

Fu il Comitato di Milano ad esborsare il dovuto, con l’intesa che l’Amministrazione si sarebbe impegnata ad onorare.... la somma anticipata dal comitato .

La considerazione ....  Nel dissesto c’erano già ma , pur nell’ignoranza culturale del tempo, ebbero la saggezza di farsi guidare , consigliare e ,rischiando , operare per dare sollievo alla fragile economia locale .

Le risorse del patrimonio  ( Territorio ) erano state sempre sufficienti per affrontare spese impreviste o per programmare  investimenti necessari  (vedi  Strada Consortile , Briglie e Acquedotti irrigui  ) e stavolta vien da osservare che seppero sedersi ad ascoltare le lezioni .

In pratica dovettero puntare ad un nuovo sistema di finanza (quasi del tutto ) autonoma modificando la capacità di reperire le risorse necessarie per sostenere sia i bisogni economici imprevisti sia l’economia locale impoverita per i  danni subiti.

Dopo tanti anni si potrebbe dire che , ai giorni nostri , la stessa elezione diretta dei Sindaci , dei Presidenti di Province e Regioni esprime la necessità di responsabilizzare gli amministratori locali nel contenimento del debito pubblico.

Tanto dovrebbe avvenire attraverso una efficiente politica di programmazione degli interventi sul territorio e dall’uso ponderato degli strumenti di finanziamento.

Intenti e programmi rimasti, quasi sempre , vuoti in ogni ambito  e se al momento non si conosce la sorte o peggio il programma di sviluppo territoriale del comprensorio , del  nostro paese in particolare, viene da pensare che la nostra bella Unione dei Comuni ha completamente disatteso le intenzioni dello Statuto.

Il Comitato , nel 1905 , aveva comunque già deciso preventivamente di dovere affrontare quelle  difficoltà tant’è che operò le scelte opportune decidendo  con libero pensiero di acquistare il terreno Brunini e scartando la conveniente possibilità di edificare su un suolo comunale disponibile.

Poi , gli Amministratori seppero reperire le risorse finanziarie necessarie. Era il 1906.

Era il 1988 , invece, quando ostinatamente si rimproverava all'Amministrazione  " che ognuno deve costruire dove ha la terra " ! ignorando che una Amministrazione ha il dovere di tutelare anche gli interessi dei propri cittadini...

L’Ing. Nava o l’Ing.  Broggi non pretesero mai nulla dopo quel 1905 anche quando lasciarono definitivamente Jacurso ma spiegarono molto bene cosa era e come si attuava quel che oggi , gli esperti di settore , chiamano il Marketing Territoriale ...

Quando un anno dopo furono consegnate la quattro palazzine il Sindaco di Milano , Ponti , fu rappresentato da un suo collaboratore ma scrisse una lettera al Sindaco Bilotta nella quale manifestava la volontà di visitare Jacurso e il suo territorio..

Questa , senza tante altre appendici, la evoluzione dei fatti post terremoto . Corollari che non furono meno interessanti perché interessarono sia gli uomini dell’amministrazione  che la collettività .

La Ditta , e le maestranze che vennero dal milanese,  in due circostanze vennero censurate dal  Sindaco di Jacurso, Bilotta , il quale ebbe a manifestare alcune irregolarità sui materiali utilizzati per la costruzione dei muri di cinta e , a lavori ultimati , per altre approssimazioni nella messa in opera degli infissi.


Il Forno , la condotta , le latrine , la grande vasca

Case edificate a Martirano . Stessa tipologia a Jacurso

Era stato lo stesso Comitato a suggerire la vigilanza durante i lavori . La costruzione delle case non poteva certamente soddisfare le domande pervenute e non fu facile assegnare ne stilare una graduatoria.

La popolazione , abituata a provvedere personalmente ai bisogni e ignara dell’esistenza di questi Comitati di Soccorso , dopo il 1905 cominciò a “ chiedere  “ in termini di cittadinanza .

Si cominciò a prendere coscienza che in uno Stato organizzato si possono rivendicare esigenze collettive e in qualche modo anche la pubblica Amministrazione avvertiva, dopo quel 1905, che l’abitudinarietà doveva cedere a nuovi pensieri mirati a programmi da attuarsi in un futuro di medio periodo senza fermarsi alla quotidianità.

Gli anni a seguire giustificarono che la scelta oculata dei milanesi si rivelava fondata e innovativa tanto che l’intera zona venne destinata all’edilizia popolare con la costruzione di tre complessi edilizi, avvenuti in epoche diverse , l’ultima delle quali nel 1988.

Palazzine edificate dall’allora I.A.C.P. ( Istituto Autonomo Case Popolari ) e Suoli lottizzati a cura dell’Amministrazione Comunale nell’area P.E.E.P. ( Piano Edilizia Economica Popolare.

La planimetria dell’abitato, dunque , cambiò forma per scelta e competenza,  anche ,Lombarda ed oggi ci ritroviamo un simpatico profilo cartografico di Jacurso che, visto da lassù, somiglia tanto ad …una farfalla


A Sud di questa zona , di marcata Edilizia Popolare , venne destinata l’Area Residenziale con ampi spazi destinate alle lottizzazioni private .

In questo piano urbanistico non prevalse la logica dell’agglomerato casa dopo casa ma la tipologia di villette singole e qualcuna a schiera , distribuiti in modo da garantire la presenza di ampi spazi verdi ,parcheggi interni e giardini privati.


La finalità del piano fu, anche , di programmare e pianificare urbanisticamente l’area al fine di creare un insediamento omogeneo con destinazione residenziale e di attività complementari alla residenza utilizzando le aree standard.

Organizzato in maniera organica ed ordinata, oggi, sono presenti anche zone alberate e verdi nelle aree libere da edifici, ritenute necessarie sia per migliorare le condizioni di vivibilità che per ridurre l’impatto visivo nell’ambiente.

Da un punto di vista ambientale l’intervento ha interessato un terreno quasi privo di costruzioni ed essenzialmente piantumato ad uliveto ma inserito in un contesto urbanizzato dove sono presenti edifici di vecchia e nuova realizzazione separati da un’ampia arteria risolutoria per la mobilità non solo cittadina.

L’area di cui alle case popolari presentava ,invece, un terreno (Brunini) piantumato a gelseto e alberi da frutto gli altri di natura seminativo

Si riuscì ad ottenere quei finanziamenti solo con l’insistenza e le molteplici difficoltà incontrate dagli amministratori presso l’allora IACP

L’amministrazione vendette quasi subito i due locali edilizi nella zona Vasile o Basile praticamente già lottizzate .

Ad acquistarle il cav. Giovambattista Dattilo che chiese di unificare i due lotti e impegnandosi a mantenere la viabilità come segnata nel Progetto dell’Ing .Nava.

Oggi ,bisogna constatare che non c’è più traccia di questa strada e che i lineamenti, cioè la tipologia tipica di quella villetta , sono solo un lontano ricordo che hanno del tutto cancellato un pezzo di storia pure importante.

Storia che non può essere lasciata finire ma che va tutta raccontata .

Il Cav. Giovambattista Dattilo merita di essere,  infatti , raccontato e la nostra associazione ( KaloKrio ) non mancherà di farlo nei mesi a venire .

A seguire sarà , poi , la famiglia Bilotta ad essere raccontata .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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