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Uno Spaccato di Storia e uno Spiraglio di Vita

Uno spiraglio  di vita

La popolazione di Jacurso ,nella seconda metà dell’ottocento, registrò una notevole ascesa che si protrasse sino ai primi anni del nuovo secolo quando , nel 1931 , quella residente contava 1923 abitanti . Nell’anno dell’unità ( 1861) gli abitanti erano 1386 e la tendenza alla crescita continuò subendo una brusca riduzione nel successivo decennio quando ( nell’ anno 1936) furono censiti 1842 abitanti.


Un nuovo incremento si registrò solo nel 1951 (1866 residenti) ma nel decennio successivo l’incremento si invertì ancora bruscamente per via di un vistoso flusso migratorio che da quell’anno comincò ad impoverire demograficamente il centro abitato e il territorio in particolare.

 

Il dato incrementale del 1951 è solo ,statisticamente, la conseguenza postuma data dai matrimoni celebrati negli anni del dopo guerra successiva alla brusca fase negativa protrattasi durante il conflitto .

E il dopoguerra sarà ancora più difficile perché saranno patite un insieme di difficoltà dovute al sistema economico fermo e disastroso che farà soffrire la popolazione anche per fame. Si arrivò , persino , a macinare le ghiande per alimentarsi e la farina ,mi rivelò un anziano “ mulinaro “…non si adattava neanche per darla ai porci “.

Il pane, infornato e dopo sfornato, non aveva sapore e non era bello neanche di aspetto. La solidarietà del padre (mugnaio ) donava a quei indigenti una parte di farina di grano ed altra di cereali tale che mischiarla rendeva più “ umana “ la farina e successivamente un pane da poter consumare.

Bisognerà attendere la ripresa economica nel nord del paese per alleviare le pene del sud che sarà del tutto dimenticato ( come sempre ) ." Scoppierà " il Miracolo Economico .Il Meridione lubrificherà gli ingranaggi di questa poderosa locomotiva  che  dal sud sarà capace di portare braccia e consumi per il Miracolo. Non sarà l'emigrante ma la popolazione  che inizierà a spostarsi salendo nel triangolo dello sviluppo industriale. L’abbandono porterà i contadini del Sud a sostituire il lavoro nell’agricoltura lasciato vacante dai contadini locali che miglioreranno la condizione sociale e di vita divenendo operai metalmeccanici nelle fabbriche sorte nella loro terra.

Le cascine ,in particolare ,saranno le nuove case - abitazioni di alcuni jacurzani ( e meridionali in genere). La prima ondata si stabilizzerà nell’alessandrino ( Casale Monferrato - Acqui Terme) in Lombardia e in Liguria. Dopo qualche anno ,tramite i canali religiosi (da vescovo a vescovo o da prete di parrocchia all’omonimo ) qualche matrimonio verrà celebrato tra nord e Sud. Il sud concederà le spose al nord che ha perso le proprie donne andate a lavoro nelle fabbriche .

Un nuovo esodo porterà ,invece, artigiani e braccianti in genere nelle fabbriche della Fiat e di altre che ruotano intorno al suo volano. Seguirà la classe del terziario ,degli insegnanti e dei professionisti che ,svuotandosi le comunità di origine,non trovano condizioni di lavoro neanche per il sostentamento personale.

I nostri contadini diventeranno" tristi operai "alle catene di montaggio ,agli alti forni ,alla verniciatura,alla seppiatura delle scocche e rimpiangeranno il verde della campagna ,i rumori della natura ,l’azzurro del cielo e ... i piedi scalzi .Più tardi diranno che si stava meglio quando si stava peggio. Un bovaro ,che sapeva intendersi a gesti con i suoi buoi,raccoglierà cassette dismesse della frutta e spazzerà il lastricato insieme ad altri compaesani.

I residui vegetali di quei prodotti agricoli che eliminano ai mercati generali ,nella notte ,sono arrivati dal Sud.

I primi anni ,gratificati dal salario mensile ,dimenticheranno il lavoro stancante e ripetitivo alla catena di montaggio o i fumi degli altoforni o le colate per la fusione dei motori . Poi arriverà ,lieve,ma sarà percepita , la nostalgia per un grappolo d’uva , un fico o un castagna che a Torino costa troppo. Sarà ancora la pazienza ,la dote di adattarsi , la buona volontà e il tempo per imparare a lavorare sui turni , alla catena di montaggio o alla fonderia . Ma si adatteranno. Qualcuno tornerà per nevrosi e qualcun altro per silicosi.

A Jacurso ,comunque, i più non torneranno e a Porta Palazzo le mogli andranno a riempire la busta di generi alimentari. Poi anche loro cercheranno lavoro perche il marito da solo non “tira “ la famiglia .

A Jacurso l’economia si reggeva esclusivamente sull’agricoltura (85% ),scarsa la pastorizia (2%) riservata a non più di quatro nuclei di contadini/pastori ,equilibrata la presenza artigianale (12% ma distribuita anche per eccesso ).

Lo “zero virgola” toccava ,invece , agli impiegati del terzioario mentre le attività commerciali si materializzavano tra Negozi alimentari (quattro), Calzature (Ciabbattini ),Stoffe , Ferramenta e Casalinghi. L’attività agraria costituiva la risorsa maggiore per le famiglie che però stentavano a tirare a fronte di un eccessivo carico lavorativo appena moderatamente renumerativo.

Durante il periodo francese la chiesa locale non aveva perso granchè dei suoi beni terrieri e tanti erano i contadini fittavoli che governavano i terreni della parrocchia i cui “ gestori “ ,oggi , vanno menzionati per altre storie e non per atti legati alla carità o alla misericordia .

La forza lavoro era costituita principalmente da contadini senza terra che lavoravano alla giornata fornendo la forza delle braccia (braccianti e zappatori ) mentre i coloni ,a conti fatti, lavoravano per il padrone inseguendo la rendita da corrispondergli in grano e cereali .

Al fine di ricavare il necessario per vivere si rendeva ,pertanto, necessario altro lavoro come la coltura del baco da seta i cui proventi almeno finivano nelle tasche del fittavolo.

L’emigrazione divenne quasi magicamente il rimedio per uscire da eccessive prigionie e da questa terra che ,  avara , produceva ogni giorno incertezza e in molti casi veniva   abbandonata per sempre .

Le case “popolari” , abitate da famiglie a grappolo , animavano il quartiere da mattina a sera . Panni stesi al sole, risate ,gridate e pallonate coprivano il malessere di quelle famiglie che in otto palazzine formavano quasi un quarto della popolazione .

Oggi sono il senso della resa , del degrado ,dell’abbandono, dell’incuria….il logo di un paese quasi fantasma che ,non vorrebbe , ma sta per finire anche per le incapacità locali e soprattutto per una inesistente incentivazione informativa e culturale intesa anche nel senso economico  e commerciale .

Che rimane relegata alle spontanee iniziative individuali e di gruppo i quali credono in una possibile economia da riprendere investendo su progetti “ giovanili “ mirati al consociativismo , alla ripresa agricola ,ad una filiera corta per prodotti di qualità. Ma le idee sono anche altre. Soli .purtroppo, non si va da nessuna parte e il Sud non è mai partito per carenza di “treni locali “.

Il 1951 venne ,invece, ampliata la stazione di Santa Eufemia e per Foderaro (onorevole di Cortale ) ,sottosegretario ai trasporti, il taglio del nastro venne festeggiato come un evento risolutivo all’occupazione che mancava. “ I calabresi dovranno imparare le lingue perché da questa stazione si potrà partire e arrivare in tutta Europa “ disse.

Qualcuno dei nostri disse pure “… io devo ringraziare questo governo che mi consente di andarmene al nord o alla svizzera dove stò bene “. La frase è breve ma racchiude tutta la storia del Sud compresa l’incapacità di pensare con la propria testa,di delegare sempre qualcuno e di ringraziare qualcuno che ci imbocci per non perire “.

E la Freccia del Sud che, alle cinque di sera ,arrivava da Siracusa, sfoltì quegli ampi nuovi spazi costruiti a vanto che lo stato snelliva la salita su quei treni maledetti. Lacrime,valigie di cartone e vedove bianche. E spesso anche nere come per Marcinelle o gli infortuni in Svizzera.

Oggi arrivano piccoli, minori non accompagnati, maschi e femmine, donne con neonati .Giovani donne in attesa di un figlio .Cagione per la condizione di debolezza, di atti di violenza o di stupro. Ricevono la prima accoglienza e poi il calore del popolo meridionale al quale non si da conto.

Le cronache si occupano dello sfruttamento nei campi,di quelli che dormono in cinque e mangiano pasta ogni giorno,ma gli viene dato anche il dolce ( vedi Lamezia –Malgrado ) . Più di questo l’economia locale non può dare,anche se lo sfruttamento potrebbe essere ridimensionato .

A due passi ,nel porto di gioia ,arrivano container di arance ,olio ,limoni prodotti in Africa con peggiore sfruttamento ,ma più competitivi per i mercati del nord e le   catene dei supermercati . Ma tacciono le cronache e le rubriche rai con conduttori di assalto che si inventano la radioattività sui litorali jonici potenzialmente pericolosi alle spiagge melmose con le bandiere blù. Non si fa cenno alle navi dei veleni mentre spariscono le persone ligi al senso del dovere .

Si parla poco o niente. Forse ,come scriveva il dott. Biaggi…Che in televisione ,di certe cose, non bisognava parlare. O come le storie di Mimmo Gangemi che ,ambientate in Calabria per raccontare le mille difficoltà di vivere al sud ,vengono sospese …perché qualcuno ordina che la calabria deve sparire dalla programmazione

E non si fa neanche cenno dell’accoglienza che le famiglie dell’area grecanica riservano a questi sventurati che arrivano dal mare.

La loro storia non è dissimile dalla nostra vissuta tra il 1861 e il 1951 quando ,a parte il flusso migratorio,le nostre donne pativano le stesse privazioni,le stesse violenze e portavano avanti le stesse maternità indesiderate. Abusi ,soprusi e ricatti allora oggi come ieri e loro sono noi ,quelli di ieri.

Dappertutto ,pure a Jacurso ,il fenomeno ebbe una diffusione preoccupante e incontrollabile tale che la Cassa di Prestanza , l’Assistenza Sanitaria e il Baliatico divennero istituzioni indispensabili alla società jacursana o meglio alle giovani donne .

Delle prime due Istituzioni si è già fatto cenno mentre del Baliatico non si è affrontato il caso.

Ci proponiamo ,e non per curiosità ,di trattare questo argomento quanto per aprire uno spaccato sul mondo femminile del tempo e riportare qualche particolare episodio sui bambini abbandonati,sui proietti ,esposti ,trovatelli ,figli di N.N. insomma dei figli illeggittimi o non voluti o impossibilitati a tenere.

Non abbiamo avuto “ruote” . Forse solo perché si era consapevoli che l’anonimato non era possibile in un paesino dove si riconosce una persona per un gesto ,un particolare modo di camminare o semplicemnte per la famigliarità della formazione fisica.

Erano le balie , e in qualche caso un familiare, che portavano il frutto del male (leggi povertà o abusi) alla ruota di Nicastro o Catanzaro

f c

Di seguitoQuando le donne si davano da fare : Figli di nessuno - Balie e Baliatico -.

 

Le immagini che seguono presentano da sole uno spaccato di vita. Saranno oggetto dei prossimi impegni.

Buona lettura e che ogni immagine sia momento di riflessione e memoria da rinvangare.

 

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Amministrazione Bilotta - rappresentò la storia sociale del tempo

Terremoti e Alluvioni Si ricevono istruzioni

delinquenza ,ladronigi, violenze

Passaporto                   

periodo fascista -sanzioni per l'invasione dell'Etiopia

emigrazione

foglio di via - Ci prendevano  ...per le mani e rispedivano a casa

Economia e commercio : Bettole - Alimentari

Sgorbietto - il terremoto

più il Cimitero che l'abitato

uno dei tanti Cognomi  " estrosi " dati ad un trovatello

Azione Cattolica -Un lungo periodo per la  gioventù. soprattutto per le donne

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