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Eravamo Regnicoli

 

8 Dicembre 1816     8 Dicembre 2016

Duecento anni di Regno

Il Regno fu fondato nel 1816 ed è esistito sino al 1861.

 

Il nome venne dato dal Re Ferdinando I° di Borbone dopo il congresso di Vienna quando fu soppresso il Regno di Napoli e quello di Sicilia e ,insieme , la costituzione che li teneva separati. Fu fondato il nuovo Regno fondendo ,pertanto ,i due regni in una Unica entità statuale.

Il Regno comprendeva le attuali regioni di Abruzzo , Basilicata , Calabria , Campania , Molise ,Puglia e Sicilia oltre a gran parte dell’odierno Lazio

Dopo la conquista del “dittatore” Garibaldi ,come scriveva il nostro cancelliere Elia Soverati ,le condizioni della nostra terra non migliorarono anzi!

Scriveva di Garibaldi il Nuovo re Vittorio Emanuele II della dinastia dei Savoia :

Vittorio Emanuele II ebbe a lamentarsi con Cavour circa le ruberie del nizzardo, proprio dopo "l'incontro di Teano": "... come avrete visto, ho liquidato rapidamente la sgradevolissima faccenda Garibaldi sebbene, - siatene certo - questo personaggio non è affatto docile nè così onesto come lo si dipinge e come voi stesso ritenete. Il suo talento militare è molto modesto, come prova l'affare di Capua, e il male immenso che è stato commesso qui, ad esempio l'infame furto di tutto il danaro dell'erario, è da attribuirsi interamente a lui che s'è circondato di canaglie, ne ha eseguito i cattivi consigli e ha piombato questo infelice paese in una situazione spaventosa".

Cos’era il Regno e a quali livelli di vita e progresso era pervenuto

Il Regno poteva vantare il maggior complesso industriale metalmeccanico d’Italia, grazie soprattutto alla ferriera di Mongiana, allo stabilimento Ferdinandea e all’opificio ferroviario di Pietrarsa, il quale dava lavoro a 1125 operai, fu visitato dallo zar Nicola I e da papa Pio IX., fu voluto da Ferdinando I affinché il Regno non dipendesse da nessun altro Paese ed è lo stabilimento furono prodotti i primi treni a vapore, rotaie e un’immensa statua di Ferdinando II, ancora oggi conservata nel museo nazionale ferroviario.

Il Polo siderurgico di Mongiana sfornava in media 1.442 canne per fucile e 1.212 canne per pistola al giorno, ancora una volta soltanto grazie all’intervento dei Borbone che ne migliorarono i mezzi di produzione, aggiornandoli attraverso l’invio di alcuni studiosi in Europa a studiare le metodologie inglesi e francesi per produrre ferro.

Napoli e Castellamare inoltre avevano a disposizione la maggior industria navalmeccanica d’Italia.
Altri primati ancora: prima flotta mercantile d’Italia e seconda in Europa solo dopo quella inglese; prima nave a vapore dell’Europa continentale, la Ferdinando I; primo transatlantico a vapore d’Italia, la Sicilia, realizzata nel 1854; prima Compagnia di Navigazione del Mediterraneo; primo Codice Marittimo Italiano, il Codice De Jorio, redatto nel 1781 per il Regio Governo da Michele De Jorio, giurista di Procida; terza flotta militare d’Europa dopo quelle britannica e francese


LA MAGNIFICA NAVE AMERIGO VESPUCCI

Questa nave scuola, vanto della Marina Militare Italiana, non è altro che la copia di una delle navi più belle e di maggiore capacità oceanica mai costruite in Europa: il veliero della Real Marina delle Due Sicilie La nave scuola Monarca




 

Il Monarca

La nave-scuola fu varata il 22 febbraio 1931 a Castellammare di Stabia. Partì completamente allestita il 2 luglio alla volta di Genova dove, il 15 ottobre 1931, ricevette la bandiera di combattimento nelle mani del suo primo comandante, Augusto Radicati di Marmorito

.

Il suo compito fu quello di affiancare il Cristoforo Colombo nell'attività di addestramento, e venne inquadrata nella Divisione Navi Scuola insieme alla Colombo e ad un'altra nave minore, facendo varie crociere addestrative nel Mediterraneo e nell'Atlantico;

Al termine della seconda guerra mondiale, per l'effetto degli accordi internazionali, la Cristoforo Colombo ,purtroppo,dovette essere ceduta insieme ad altre unità all'URSS, quale risarcimento dei danni di guerra.

Dal 1946 al 1952 è stata l'unica nave scuola a vela della marina militare italiana fino all'entrata in servizio dell'Ebe, un brigantino goletta costruito nel 1921 ed acquistato dalla Marina Militare nel 1952.

A partire dal 1955 è stata affiancata da un altro veliero acquistato dalla Francia e ribattezzato Palinuro. Attualmente l'Amerigo Vespucci è la più anziana nave della Marina Militare ancora in servizio.

Non tutti sanno che il veliero fu costruito ricalcando il modello del “Monarca”, l’ammiraglia della Real Marina delle Due Sicilie, dal quale trasse l’aspetto e quei segreti che oggi ne fanno ancora oggi una delle navi più ammirate al mondo.

Il “Monarca”, uno dei più prestigiosi velieri mai costruiti e la più grande nave da guerra di tutti gli stati preunitari d’Italia, fu varato sempre a Castellammare di Stabia nel 1850 quando era ormai finita l’era delle imbarcazioni a vela e si era già aperta l’epoca dei “vapori”.

Fu una scelta in controtendenza che però mostrò subito il suo valore, frutto della lungimiranza di Ferdinando II di Borbone che riuscì ad elevare la flotta borbonica ai livelli massimi di quella inglese.

E oggi quella scelta è ancora motivo di prestigio per la nazione moderna che può vantare un veliero ammirato nei mari diretto discendente del “Monarca”.


Le conseguenze dell’Invasione Sabauda e la Fine del Regno

Auschwitz-Birkenau, Mauthausen, Dachau ... nomi sinistri che evocano la barbarie nazista dove, durante la Seconda guerra mondiale, furono ammassati in condizioni disumane, in numero incalcolabile, milioni di persone, la maggior parte delle quali perirono tragicamente. Giustamente la storia ha pronunziato il suo verdetto di assoluta condanna per queste pagine oscure. Eppure sono esistiti altri luoghi di spietata brutalità, meno noti o del tutto ignorati. Uno di essi si trova in Piemonte, per la precisione a Fenestrelle nella cui fortezza vi furono stipati, tra il 1860 e il 1870, migliaia di meridionali che si erano opposti all’invasione dei “Mille” e dell’esercito di Cialdini.

Una firma prestigiosa del giornalismo italiano, Paolo Mieli, ne ha ricordato l’esistenza nell’Ottobre del 2004, recensendo, sulle colonne di uno dei quotidiani italiani più diffusi, un libro conosciuto solo dagli addetti ai lavori, “I vinti del Risorgimento”, di Gigi di Fiore.

I reclusi erano fatti morire di inedia e di freddo: persino vetri ed infissi erano stati asportati perché subissero i rigori del gelido inverno. Quelli che sopravvivevano agli stenti e alle privazioni erano assoggettati ad una morte atroce: i corpi venivano sciolti nella calce viva, collocata in una grande vasca nel retro della chiesa all’ingresso della fortezza. Neppure la pietà di una tomba era loro concessa.

Perché tanto accanimento contro questa gente? Qual era la loro colpa dal momento che venivano internati senza alcun processo? Semplicemente erano rimasti fedeli al loro legittimo sovrano, Francesco II, Re delle Due Sicilie e non avevano voluto accettare la dissoluzione di quel Regno e la sua annessione al Regno di Sardegna, autoproclamatosi “Regno d’Italia”.

Le calunnie non hanno osato colpire l’ultimo sovrano del Regno delle Due Sicilie, il giovanissimo Francesco II. Dopo aver assistito al tradimento dei suoi generali che in Sicilia vendettero la loro desistenza ripagati dal denaro distribuito da Garibaldi e dagli emissari piemontesi mandati da Cavour, preferì allontanarsi da Napoli per evitare il bombardamento della città e la distruzione delle sue inestimabili opere d’arte.

Organizzò l’estrema resistenza a Gaeta piegata dopo tre mesi. Rivolse queste nobili parole ai suoi sudditi per giustificare il suo operato: “In mezzo a continue cospirazioni, non ho fatto versare una sola goccia di sangue, e si è accusata la mia condotta di debolezza.

Se l’amore più tenero per i sudditi, se la confidenza naturale della gioventù nella onestà altrui, se l’orrore istintivo del sangue meritano tal nome, sì, certo, io sono stato debole”.

E poi ricorda la verità più cruda: “Ho creduto in buona fede che il re del Piemonte, che si diceva mio fratello e mio amico, non avrebbe rotto tutti i trattati e violate tutte le leggi per invadere tutti i miei stati in piena pace, senza motivi né dichiarazioni di guerra”.

 

Francesco II

 

 

Figlio di Ferdinando II e della prima moglie Maria Cristina di Savoia (Napoli 1836 - Arco, Trento 1894) noto anche con il soprannome di Franceschiello. Salito al trono il 22-V- 1859, seguì l'indirizzo politico del padre, profondamente reazionario. Si oppose ai tentativi di riforme del primo ministro Filangieri.

Del suo carattere debole cercò di profittare la moglie Maria Sofia di Baviera per prendere la direzione degli affari, in contrasto con la regina vedova Maria Teresa. Nel giugno-luglio 1860, al precipitare degli avvenimenti, fece delle concessioni liberali; con l'atto sovrano del 25-VI-1860 annunciò la costituzione e l'adozione della bandiera tricolore. Ma era tardi: la Sicilia era perduta e le province in rivolta. All'approssimarsi di Garibaldi si rifugiò con la moglie Maria Sofia a Gaeta, che difese contro l'esercito piemontese comandato dal Cialdini.

Si ritirò poi a Roma, ospitato da Pio IX nel Quirinale, poi nel palazzo Farnese, ereditato dai suoi avi, fomentando intrighi contro il governo italiano e favorendo il brigantaggio politico. Nel 1870 passò in Francia, ove visse privatamente e modestamente a Parigi, ancora con la speranza di poter riavere il trono. In uno dei suoi viaggi per ragioni di cura morì a Bagni di Arco, nel cui Duomo ebbe sepoltura.


Il generale Bosco.Allo sbarco dei " Garibaldini " l'esercito e la marina ,assoldati dal denaro ( inglese ) e corrotto , di fatto non intervennero agendo molto ma molto in ritardo.Lo stemma impresso sulla bandiera tricolore fu uno degli ultimi gesti che non salvarono il Regno

Non avrete occhi per piangere disse . E non si sbagliò. Poi partì in esilio.

Al suo passaggio e a quello della sua giovanissima sposa Sofia, i soldati s’inginocchiarono commossi. Molti di loro finirono a Fenestrelle e negli altri lager piemontesi e dalle calunnie e dalle iniquità del “Risorgimento” sorgeva, ancora oggi irrisolta, la Questione meridionale

Al Sud il 46,6% delle famiglie ,oggi , vive sotto la soglia di povertà, ma il Governo italiano ignora il Meridione considerandolo una conquista di territorio ( o come dissero i savoia  " Un allargamento del Territorio del Piemonte " ) e destina ( ancora ) la maggior parte dei sussidi al Nord.

riferimenti e notizie sono tratte da " Briganti "

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