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Tre Poesie

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Jacurso memorie ,racconti e personaggi del passato

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Se ne Andavano le Rondini

Volavano in modo irrequieto ed ancora si ripetono quando avvertono che l’estate è finita ed è tempo di ripartire  per cercarne  una nuova. Volteggiano irrequiete ,si raggruppano sui fili della corrente, si rialzano in volo per tornare a posarsi tutte sullo stesso filo .

Questa pubblicazione vuole essere un contributo al lavoro appassionato del Dott. Mario Dastoli che ha ripreso , descrivendoli con cuore, le relazioni che , incontrandoci sui banchi di scuola ,abbiamo saputo dare e accettare sin dal primo giorno di Scuola e mantenere per tutta la vita. Avevamo sei anni.

Ricordo , erano cavi rigidi e tesi quando scoprivamo questi uccelli posati su uno dei fili davanti alla vicina Chiesa . Vicoli, casette e strade di quella parte antica di Jacurso dove le rondini, qui nate, riprendevano i voli rasoterra e più tardi, per un balcone sopra la porta d’ingresso, l’incombenza di preservare  la soglia dagli escrementi dei rondinini.  Senza risposta ci domandavamo come mai le rondini si posassero tranquillamente su quei fili senza il pericolo di “ scoppiare come un petardo ".    Loro, le Rondini , si posano ancora come tutti i volatili, ignari delle leggi della fisica, e trovano comodo riposare osservando, cinguettando e rispondendo ai richiami durante il periodo dei corteggiamenti. Ancora oggi ,e per sempre, le rondini non conosceranno i pericoli della corrente quasi che a sfida vanno a prediligere i cavi delle linee elettriche dove agli angolari dei tralicci un cartello con il simbolo tanto caro ai pirati, quello del teschio con due ossa incrociate, e la scritta: “chi tocca i fili muore” dà la giusta sensazione del pericolo “.

Ignari, quando sono sui cavi, non capiranno mai anche il motivo  perché andranno a posarsi e voltarsi tutti nella stessa direzione, il Nord . Lo avete notato ? Per saltare come un petardo e darci la risposta , dovrebbero toccare i due cavi che mai saranno in condizione di fare e , per quanto all’orientamento, è notorio come alcuni migratori ,tra i quali la rondine ,possiedono nel becco una discreta quantità di ferrite capace di far puntare  l’orientamento nel verso del Nord magnetico .Utilissimo ,insieme ad altre risorse , a funzionare da bussola durante la loro migrazione. Affascinante il senso di orientamento , il volo notturno ininterrotto sul mare, la rotta verso il deserto e la conoscenza dello stellario .

«Settembre, andiamo. È tempo di migrare»

Scriveva Gabriele D’Annunzio pensando ai suoi pastori d’Abruzzo che lasciavano gli stazzi . Le Rondini lasciano il nostro paese a metà  Settembre e le prime a partire pare siano proprio le giovani Rondini nate durante l’estate , smaniose di conoscere l’Africa . Quest’anno sono andati via più numerosi anche i Balestrucci  e i Rondoni , ultimi a partire ai primi di Ottobre. I  Rondoni  e i Balestrucci  sono più grandi delle rondini,  tozza la forma  e grigio scure il colore, ali strette e coda allungata. In gruppi limitati volano roteando molto in alto emettendo grida stridule e quando volano basse il  loro  svolazzo è davvero lontano dalle traiettorie aggraziate o i  rasoterra veloci delle rondini . Talvolta ,per via della somiglianza , vengono associate alla stessa famiglia ma la grazia in volo della rondine , il luccicante color blu insieme al rosso della gola, aiutano a distinguere  le due specie.

LE RONDINI

hanno sempre segnato l’arrivo della Primavera ma anche l’apertura delle scuole e il rimpianto per la fine delle vacanze . Vacanze significava per noi “non andare a Scuola per quasi quattro mesi “. Solo questo. Si era contenti, si giocava tutti insieme , ci si cercava e non si conoscevano le disuguaglianze ma tutti uguali in quell’infanzia vissuta ancora da innocenti. Poi, stanchi per una estate fatta solo di settimane all’insegna del riposo, dello svago, di ritmi più lenti ….quasi  veniva voglia di tornare tra i banchi per nostalgia.

Cominciava il primo decennio degli anni cinquanta e la vita si ripeteva quasi identica come se il tempo non trascorresse .Tanti i matrimoni e tantissime le nascite dopo un  periodo quasi proibito dovuto alla  guerra . L’istruzione in un epoca contraddistinta essenzialmente da una economia agricola di sussistenza, da una diffusa povertà e indigenza, da ruoli sociali ben differenziati, non era accessibile a tutti. Bisognava guadagnarsi presto autonomia e pane, lavorando nei campi, tra mucche, asini, galline e  i campi da coltivare. Per chi doveva quotidianamente garantire il cibo per sé e la numerosa famiglia l’istruzione i più la consideravano una perdita di tempo. Il Maestro Soverati " appuntava nei verbali " che tra imparar a far la firma e il lavoro , per bisogno i genitori preferiscono tenerli dietro alle capre " .

L'educazione durante il periodo Fascista

Le scarpe, quando c’erano, dovevano durare a lungo, come i maglioni per lo più fatti in casa e firmati dalle sarte domestiche che in casa facevano  anche il pane, il sapone  , lavavano i panni alla fontana e sfiorivano presto.

Sembra di parlare di chi sa quale epoca lontana, quella che, per meglio intendersi, non vedeva in tutte le case luce, acqua corrente e servizi igienici. Non erano che gli anni cinquanta e sessanta, una sessantina di anni fa.  Le classi alle elementari erano ,però, raddoppiate contando ciascuna sino a trenta alunni . Dopo pochissimi anni l’edificio non fu più bastevole tanto da decentrare alcune classi in altri locali privati e al Palazzo Municipale. L’area montana, allora molto popolosa tra le zone rurali e decentrata dall’abitato, aveva persino un suo fabbricato adibito a Scuola Rurale con due classi in Località Pietra di Martino .

Due gli insegnanti i quali, mancando ancora una strada percorribile, raggiungevano a piedi la sede con notevoli disagi durante l’inverno quando, solo calzando gli stivali, potevano evitare l’irruenza delle acque meteoriche sulla strada sterrata e a forte pendio . Ma i disagi erano tanti e per tutti anche in paese come per la scuola durante l’inverno quando diventavano esigui i fondi comunali e già insufficienti a gennaio per l’acquisto del carbone . Ricordi lontani del carbonaio che borbottando scaricava quattro sacchi dal suo mulo… Di proteste dei genitori, comprensivi ed abituati al focolare, solo serale, neanche a pensarle mentre gli scioperi non avevano ancora un nome nè un motivo

Le prove alle Scuole Elementari .Maestri Saveria Cosentino e Franc.Antonio Soverati

Il Post Guerra - Anno 1955/56 . Duecentotrenta alunni - 1959/60 Duecentoquaranta. Arriverà il Miracolo Economico al Nord e al meridione tanti figli da nutrire ,vestire e farli studiare. Comincerà la triste esistenza fatta di malessere generalizzato al  Sud e si andrà nelle braccia degli imprenditori del Nord che hanno bisogno di forza lavoro. Avremo tante colpe continuando a promuovere politici che si adageranno a Roma per lunghi anni...

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Ampliamento dell'Edificio. Promesse ... poi ci siamo incazzati e abbiamo chiuso tutte le Scuole

Il Banco a due posti , penne e calamaio

Quando non bastarono più le aule. Quì una classe al Municipio...con Rodolfo

D’altra parte si andava a scuola coi pantaloncini corti e non per moda. Potremmo confortare i ragazzi d’oggi rassicurando che si viveva uguale imparando ed accettando lo scorrere delle giornate anche con i loro disagi di oggi . Giusto e salutare volgere perciò, uno sguardo al passato prima di essere, oggi ,scattanti, eccessivamente esigenti , pretenziosi verso chi deve solo dare. Sennò buttiamo tutto all’aria ... mentre a Scuola si va vestiti ( svestiti ) come cazzo ci piace !

il Direttore alle Scuole Elementari “Caruso “, era solito presentarsi a scuola per i normali adempimenti che noi ignoravamo. Il Dott. Caruso era una persona riservata e con una espressione “muta “ all’apparenza , fisicamente  di piccola statura ed un cappello in testa. Per essere il Direttore, meritava attenzione durante il breve saluto che concedeva alla classe e noi mettevamo a priori la compostezza, l’attenzione  e il rispetto alzandoci in piedi . Ricordo null’altro se non la consegna delle pagelle e qualche breve saluto e nessuna domanda.

Nella nostra storia scolastica, tutti abbiamo conosciuto più insegnanti, ma solo alcuni hanno lasciato dentro di noi un ricordo, un segno positivo per le loro capacità non solo didattiche, ma soprattutto educative ed umane. Io come altri ho ancora in mente il maestro desiderato che però non ho avuto. Un maestro pacato, attento alle esigenze degli scolari, paziente e disponibile che non ricorre alle dolorose bacchettate per una divisione che non sai fare . Un maestro capace di esprimersi con la calma e la semplicità di chi è abituato a farsi capire da tutti arrivando al cuore delle cose.

Avevamo, perciò, qualche preferenza per il Maestro. A quell’età  ancora fragile e bisognevole di sentimento e sicurezza , si ha bisogno di un modello che hai in testa .che ti accetta e a cui puoi parlare. Il nostro Maestro , invece , abitualmente utilizzava anche metodi oggi impensabili, come i castighi corporali cioè le famose bacchettate sulle dita o i lunghi periodi in ginocchio. Che colpa si può avere a non capire, a non capire facilmente quanto gli altri compagni  o avere difficoltà a comprendere cosa ti spiega il tuo maestro? Provavo disagio, per non chiamarla sofferenza, quando le bacchettate venivano date sulle mani delle femmine. Il dolore si percepiva dalla reazione del viso già prima di riceverle , sentivano dolore, si gonfiavano le dita e insieme al  dolore la mano si andava a poggiarsi sotto la maglia in cerca di refrigerio che non trovava . Avvertiva un bruciore che faceva star male , che durava il pomeriggio e il giorno dopo. Nel darle stringeva i denti e batteva con violenza la bacchetta come a soddisfare un contento al momento di quella botta violenta. Perché ,in fronte agli otto anni, era una violenza non solo corporale. Qualche genitore reagiva ma ancora si era abituati a subire. Borbottando adagio.

La prima attività eseguita ogni mattina era il controllo igienico, ovvero il maestro  verificava la pulizia del viso, delle mani, delle unghie e delle orecchie  .. accertava che fossero ben pettinati, in particolare le bambine, che avendo tutte solo i capelli  lunghi, dovevano arrivare a scuola con trecce molto strette.

Tale controllo, al contrario delle bacchettate, era però anche opportuno e scrupoloso e molto importante perché al tempo erano diffusi la scabbia, i pidocchi, che sono ancora oggi presenti, ma per i quali un tempo non esistevano prodotti specifici per la cura se non il petrolio. Finita questa “operazione”,  iniziavano le lezioni vere e proprie. Religione, Lingua italiana, Storia, Geografia, Aritmetica, Geometria, Disegno e Bella Scrittura. Un solo Maestro. In più il nostro fu un Pioniere dell’Educazione Tecnica. Tanti Esperimenti. Il telefono col filo , L'uovo che entra per il collo di una bottiglia, la candela dentro la bottiglia che si spegne se la si tappa ed anche l'alcool usando il vino alambicchi e serpentine.

L’Estate

Non c’erano i cellulari. Le mamme ci chiedevano con chi vai, mi raccomando, non ti fare male, e non fare scemenze. L'unico nostro problema era di non bucare il pallone (una palla grande di gomma bianca ) e non sbucciarci le ginocchia giocando. Giornate lunghe, calde e cielo terso  fino al 15 di Agosto, il 16  che era San Rocco , arrivava, quasi puntuale , il primo imponente temporale con la piena alla Cona e a volte con qualche disgrazia dovuta ai fulmini. A sera era necessario il maglioncino perché a Jacurso faceva già fresco. Le stagioni erano più regolari , non si sapeva dell'Ozono nè dell'inquinamento contrariamente ai tanti che ci siamo procurati. La spazzatura non occorreva smaltirla  e quanto restava di alimentare veniva fresco fresco dato alle galline o ai porci ...animali di sussistenza giornalieri o a lunga previdenza.

Quando arrivava Ottobre ci si riabituava alla normalità tornando a Scuola dopo un periodo di sfinimento e la vita tra i primi banchi riprendeva con il solito tema.

Come hai trascorso le vacanze ? ”.

Noi non avevamo dubbi ! Giocando e gironzolando nell’abitato  ,nelle prime periferie di Jacurso a cercare nidi .Non oltre. No! il mare apparteneva ad un altro modo di pensiero. Nel cinquanta non si sapeva del mare come divertimento però ,per rinfrescarsi, il grandicelli si andava al nostro Pilla ( e pure lavarsi ) No. Il mare  non era motivo di divertimento . Ma bisognava pur riempire quella paginetta di quaderno dalla copertina nera e ancora lucida. Qualcosa veniva raccontato ma credo di scrivere che il tema stava lontano dal nostro vissuto. Non sapevamo, non capivamo e mentivamo inventando cioè gonfiando le ore  e le azioni che impegnavano la nostra fantasia. Allora le vacanze non erano associate ai viaggi cioè non erano una forma di divertimento come le hanno fatte pensare e, insistendo , diventare. Pochi soldi e poche distrazioni già in ambito famigliare frenavano qualsivoglia evoluzione nell’ambito paesano anche se  col miracolo economico l’Italia cominciava a conoscere  il turismo di massa e la vacanza, prima un lusso per pochi eletti, poi un appuntamento normale . Ma non per noi che del miracolo economico non abbiamo mai saputo se non che salire su un treno.

Si parte per Siracusa. Comincia l'emancipazione delle Donne di Jacurso

Qualche particolare distrazione poteva diventare solo qualche pellegrinaggio organizzato alla grande da Don Adolfo . Due pullman Gran Turismo per Siracusa o Pompei , Catanzaro e altre volte per Roma. Da noi cioè nel meridione mancando fabbriche , aziende o altre attività con dipendenti , le ferie credo non avevano senso, volendo , si era sempre in ferie e le vacanze erano solo per noi scolari già che i nostri padri non hanno mai saputo interrompere la fatica  del lavoro. Oggi è tutto cambiato, diverso. La vacanza dura talmente poco che quando torni non sai manco se sei partito o te lo sei sognato. E se non vai ai Caraibi, a Sharm o ad Ibiza sei uno stronzo. O, magari, hai tante cose da fare che forse è meglio se non parti proprio, ti stressi di meno.

Una risposta certa è che allora eravamo tutti più semplici, meno viziati e tutti molto più rilassati. Un pantaloncino corto e camicia . La società era certamente migliore, esisteva l’amore, la famiglia, il rispetto e la solidarietà. Non si doveva consumare per il superfluo ma risparmiare come principio e non sprecare per necessità . Si vestiva dignitosi e pure eleganti senza le scarpe da duecento o i pantaloni firmati o strappati da 300. Le scarpe . ad esempio , erano pezzi unici, non incollati ma cucite. Di vera suola di cuoio locale e tomaia di vacchetta. I pantaloni cuciti dal sarto che aveva il campioncino della stoffa da farti vedere e scegliere. Pezzi unici  “ cuciti a mano” . Non ci siamo mai resi consapevoli di quanto si andava ben vestiti e  a indossare un vestiario comodissimo e su misura. Capi di pregio !

Nel mese di ottobre, sino agli anni Settanta , la Scuola , iniziava il 1° di Ottobre.. Era il 1977 e nel mese di settembre , mese in cui adesso suona la campanella ,si svolgevano gli esami di riparazione. E non era appena una formalità perché si veniva anche bocciati. Tanto le classi si venivano a formare e la perdita di cattedre era ancora lontana di un trentennio. Era il 1976 quando in Italia si tornò a scuola per l’ultima volta il 1° ottobre. Sono dunque passati circa  47 anni dal giorno in cui la prima campanella squillava per tutti il primo di Ottobre.

Fu un cambiamento importante per gli studenti e le famiglie. In questi decenni sono state molte le proposte per spostare nuovamente la campanella d'inizio al primo di Ottobre, senza successo. Buoni motivi economici e commerciali per il SI , Buoni motivi politici e scolastici per il NO.

Il primo giorno di scuola, una campanella che suona e le rondini che partono e mettono fine alle vacanze , ha risvegliato,  credo non solo in me, lontani ricordi e nuovi riflessioni.  Le aule erano arredate con banchi, in legno a manifattura locale ,non i fòrmica ma in legno castagno e  fatti a due posti , due calamai in vetro , con l’inchiostro che ogni volta che cadeva una goccia sui quaderni…aiuto…! La nostra salvezza era la carta assorbente. La si comprava da Mastru Vicenzino che aveva proprio tutto per soddisfare le nostre necessità . Gomme, matite ,quaderni e pennini a scelta almeno nella forma e nel prezzo. Non dimentico quando il pennino infilzava qualche mosca caduta di notte o al pomeriggio  nel calamaio ! Assieme al primo libro c’era poi il sussidiario che ricordo essere qualcosa di importante.. A scuola si lavorava molto e spesso non si capiva bene ciò che il maestro “voleva dire “  o non si capiva  il problema da risolvere . Allora erano fastidi… perché a casa si doveva ricorrere ai genitori. Che poi non erano sempre capaci. Le divisioni con la virgola o i problemi di geometria !

Il primo insegnamento si basava sulle aste: cioè su segni che preparavano alla scrittura e poi alle lettere. Tutti abbiamo avuto un qualcuno , una persona che ci ha insegnato a scrivere. Oltre che essere stato il nostro maestro dovremmo essere riconoscenti e ricordarlo per questo semplice , unico dono.

Avevo completato gli studi elementari e i miei mi fecero partecipare agli esami di ammissione alla Scuola Media. Noi senza televisione e giornali  ,non sapevamo nulla  della Scuola come istituzione cioè eravamo ignoti così che per, sentito dire e chiedendo  “ai più” del paese , in tutte le case si pensava alla nostra istruzione. E poi non avevamo i libri per prepararci. E allora …via alla ricerca del libro ! Per accedere alla Scuola Media bisognava superare gli esami di ammissione. Un tema, un dettato e un problema e poi gli esami orali . Italiano Storia, Matematica , Geografia. Li ho superati assieme agli altri che eravamo stati preparati dalla maestra Angelina Soverati. Credo sia vero che  chi insegna ,per definizione, lascia traccia . Un bel gruppo di maschi e femmine che il primo Ottobre del 1957 cominciava a frequentare la Scuola Media Parificata di Maida.

Scuola Media di Maida  nei primi anni sessanta

La Scuola Media Pascoli di Maida

I compagni di Cortale arrivavano con il Postale  . Quelli di Jacurso e San Pietro a piedi  mentre quelli di Curinga con la bicicletta o ad ora molto presto col Postale . Durante tutto l’anno scolastico, da ottobre a giugno inoltrato, dovevamo percorrere cinque chilometri all’andata e cinque  chilometri al ritorno, sempre a piedi. Anche con la pioggia. Allora la maggioranza degli alunni che voleva frequentare la scuola media doveva fare chilometri a piedi attraversando boschi, campi coltivati, lungo le scorciatoie. Al ritorno, per risalire, ci voleva più tempo. Dopo cinque  ore di studio eravamo stanchi, la borsa era piena di libri, pesava e pure l’ombrello e il cappotto. Ricordare quei tempi e quei lunghi viaggi per raggiungere la scuola ai ragazzi di oggi può sembrare un racconto di fantasia. Ricordo le ragazze di Cortale aspettare il postalino delle quattro per tornare a casa!

Al termine della scuola elementare si poteva ,dunque , accedere alla “vecchia” Scuola Media (quella con il latino)  ma solo dopo aver superato un esame di ammissione. Ricordo la metrica , il De bello Gallico e le declinazioni. La Scuola è stata un travaglio frequentarla, viverla ed accettarla da piccoli scolari, studenti alle superiori e Università. Poi magari vissuta anche come contestatori, da studenti, insegnanti o genitori. Essendo stati argomenti di nostre discussioni, pare anche opportuno portare a memoria i trascorsi non sempre felici sull’istruzione pubblica che negli anni è stata affidata a Ministri di secondo livello per essere calmi che , uno dopo l’altro, hanno sempre tolto quanto i precedenti avevano pensato o voluto arricchire la risorsa del sapere.. in una Scuola Pubblica.

In pratica, a Undici  anni, si decideva una bella fetta di futuro scolastico e non solo dei ragazzi che, quindi, veniva determinato più dalla appartenenza al ceto sociale che alle capacità che avevi nella zucca o nella personalità che manifestavi.

Nostalgia, rimpianto di quei tempi lontani? Non mi vergogno davvero nel confermarlo ricordando il mio maestro di prima elementare seduto dietro il tavolo sotto il piccolo crocifisso. La lavagna nera e girevole alla sua destra vicino la finestra ed infine una bacchetta di legno ben levigata di infelice memoria, preparata da un falegname del luogo. Il maestro, una volta, era rispettato, amato e preso in grande considerazione anche quando ti dava le bacchettate. In un paese come Jacurso, Il parroco, il Medico, il Farmacista, il Maestro erano i soli capaci di leggere e scrivere le lettere degli emigrati.

 

L’Art. 34 e Calamandrei - Una luce di umanità

Per noi un ricordo lontano che è stato necessario riprendere a difesa della scuola nazionale (ADSN),

Roma 11 febbraio 1950 Cari colleghi,

Noi siamo qui insegnanti di tutti gli ordini di scuole, dalle elementari alle università […]. Siamo qui riuniti in questo convegno che si intitola alla Difesa della scuola. Perché difendiamo la scuola? Forse la scuola è in pericolo? Qual è la scuola che noi difendiamo? Qual è il pericolo che incombe sulla scuola che noi difendiamo? Può venire subito in mente che noi siamo riuniti per difendere la scuola laica. Ed è anche un po’ vero ed è stato detto stamane.

L’on Calamandrei agli Studenti milanesi nel ’55 “ L’articolo 34 dice: “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. E se non hanno mezzi? C’è un articolo, che è il più importante di tutta la Costituzione ; impegnativo per noi che siamo al desinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli, di ordine economico e sociale, che limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”

Non più la Scuola della Pubblica Istruzione ma l’Istruzione del Merito

Proposta all’attenzione come mai prima , L’art. 34 della Costituzione ,che era necessario andare a leggere, così recita “ La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso. La mancanza di istruzione - un'istruzione pubblica, gratuita e garantita - è un ostacolo che limita la libertà e incide negativamente sull’uguaglianza dei cittadini. Bisogna quindi riconoscere un interesse sociale irrinunciabile nel garantire a tutti i cittadini una minima base culturale.

La stampa e quanti ne parlano si ha invece l’impressione vogliano orientare il premio verso il merito anziché l’eguaglianza. Al contrario di " Bisogna pescare in tutti gli strati della società e non dai soliti strati della borghesia ".

Politica , Genitori , Insegnanti

La famiglia cedeva il  primo posto quando venticinque anni fa si rompeva il patto tra genitori e docenti .Negli anni ottanta i genitori stavano ancora dalla parte degli insegnanti e rafforzavano il peso di questi educatori dei figli. Se prendevi il tuo quattro.. era quattro e l’avevi meritato quanto un sei col genitore che ti soccorre per rimetterti in corsa . Oggi i genitori sono invece diventati i sindacalisti dei propri figli e questo è diventato un danno avendo sminuito il ruolo e ridotto l’autorità della classe insegnante.

Professò …per me non vi siete presi i caratteri con mio figlio. Signora , vede, io a suo figlio non me lo devo sposare ma vorrei che a scuola venisse con la testa, i libri  ed in orario. Immancabilmente arriva alla seconda ora dopo lo spasso mattiniero a visionare le ragazze dei licei , lo spasso frettoloso con gli amici del ritardo e un minuscolo zainetto incrociato sulla schiena che non contiene libri. Anche una andatura da fighetto. Signora , suo figlio, viene a Nicastro. Non ad una Scuola di Nicastro che ha delle regole da osservare ,squadrette e quaderni da portare…

Conclusioni

Il Diploma  ,in percentuale, non soddisfa più la preparazione finalizzata al Lavoro e gli stessi colloqui di Lavoro lasciano insoddisfatti. Quanto all’autorità scolastica, per la rogna  dei ricorsi è smagrita nel giudizio didattico  mentre quanto alla Politica ha sempre tentato di ingraziarsi gli studenti . Entrambe  hanno spesso vanificato il merito , l’impegno e la serietà di studiare . Come ? Abbassando l’asticella e realizzando il sogno di ogni famiglia. Il pezzo di Carta.

 

autore: Francesco Casalinuovo       per Jacursoonline 28 ottobre 2023

Prossima pubblicazione una composizione del nostro Francesco Gigliotti , autore di non pochi altri componimenti e poesie .

note :alcune immagini e spunti appartengono a riviste del settore scientifico

 

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