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Noi quà Stiamo tutti Bene

Il Sogno Americano

L’attenzione è rivolta alla gente comune che , da jacurso , partiva per le due americhe. Una delle due diventerà “ l’America Bona “ . La maggioranza di essi ,per i quali le nozioni più elementari di geografia erano un mistero,non avevano mai lasciato il paese e per la maggiore mai visto il mare.

 

Non aveva mai visto una cartina geografica e non si rendeva conto dove stava andando ! Spaesati come non mai ,dopo quasi un mese eccoli arrivare nel porto di Buenos Aires o a Ellis Island  per quelli diretti negli Stati Uniti.

Nel 1913, gli espatri raggiungono la loro punta massima e le partenze  verso le Americhe  è pari alla metà del totale. Sono in particolare le regioni meridionali ad alimentare la corrente transoceanica  che fa incrementare il numero delle Compagnie di Navigazione. Le partenze rispecchiano le condizioni di forte disagio in cui si è venuto a trovare tutto il meridione dopo la fine del Regno che è costata l’aggregazione a quelle regioni del Nord che, al contrario ,vedranno rallentare  i flussi migratori .Conseguenza positiva sul progressivo avvio della  industrializzazione che porterà occupazione nelle  fabbriche ma soprattutto nelle attività edilizie.

E' partita la nave che ogni tanto Napoli si vedeva sempre più piccola, più piccola e poi non l'ho vista più. La testa mi ha cominciato a fatigare .Prima non me ne ero accorto...mamma mia sono in mezzo all'acqua ...mamma mia!


A Jacurso , invece ,circola poco danaro tanto che  contadini e artigiani non possono più vivere barattando la propria attività con altro lavoro di scambio al posto del danaro . Negli anni ottanta del milleottocento inizia pertanto  il progressivo disagio che spinge  ad avventurarsi  verso le due Americhe . Stati Uniti ,Argentina, Venezuela e Brasile  saranno le destinazioni più intraprese. In questo piccolo paese, fatto di analfabeti senza istruzione e conoscenze, si sa ancora poco sulle alternative al lavoro poco remunerato ma, ad aprire le menti e le orecchie dei primi jacursani che poi partiranno,  sono le “ voci “ dei faccendieri che scendono da Napoli per collocare sul posto qualche bravo divulgatore locale che proverà a diffondere le richieste di manodopera nei paesi d’oltreamerica per interesse primario delle Compagnie di Viaggi.  Società che, fiutando il tornaconto,  mettono insieme una flottiglia di Piroscafi non ancora sempre adatti a compiere le traversate.

E per quanto tremende potessero essere le condizioni del viaggio,del quale sanno niente , molto spesso la  determinazione di porre fine allo stato di indigenza riesce  a placare la principale preoccupazione dei nostri prossimi passeggeri jacurzani” . Partire e arrivare  alla Merica speranzosi di cambiare vita . Erano per la maggiore analfabeti , privi di conoscenze e ,al momento di lasciare  il paese , quei partenti per le Americhe, si votano al Dio della fortuna mettendosi  in mano  a ” quell’uomo , con la cravatta ,che  viene a Jacurso e li conduce alla Stazione ferroviaria di San Pietro a Maida . Ancora era da farsi la ferrovia  di Santa Eufemia ma negli anni cinquanta  farà partire tanta gente per la Svizzera, la Germania ,il Belgio, la Liguria e il Piemonte.

In quegli anni l’On.le Foderaro,nativo di Cortale e sottosegretario ai trasporti , inaugura un secondo binario (con la pensilina) nella nuova stazione di Santa Eufemia e , tra gli altri trionfali vantaggi positivi che si otterranno per la Stazione , afferma che il calabrese dovrà imparare anche le lingue straniere perché inizierà un periodo di significativo lavoro e guadagno per chi si sposterà negli stati europei. E così sarà.

Noi Quì Stiamo Tutti Bene

Quanto a coloro che partiranno via mare saranno invece i faccendieri locali a istruire pratiche e quindi  affidare agli emissari delle società marittime il compito di   accompagnare uomini ,donne , mogli con bambini  sul treno per Napoli.Gente sconosciuta, forse  brave persone o gente senza scrupoli o magari  imbroglioni. Comunque agenti o faccendieri al soldo delle nascenti compagnie di navigazione che abitualmente caricano tre volte tanto i loro piroscafi diretti per le terre assai lontane. Stati Uniti , Argentina ,  Brasile ,Venezuela o Cile . Ancora poche partenze per l’Australia.  Al Muro della Parisa viene inchiodata una sorta di bacheca e dentro saranno settimanalmente aggiornate le partenze di quelle navi il cui profilo a colori giganteggia su di un altrettanto vistoso manifesto della compagnia di navigazione.

Oltre che sino a Nicastro , non erano mai usciti, non conoscevano il mare , non avevano mai messo un piede nell’acqua di mare e non sapevano o  mai visto una barca. Il Piroscafo o la Nave  , neanche a disegnarle, poteva  definirsi nel loro immaginario come strumento per cambiar vita.. Eppure , a loro insaputa , rischi , insidie e truffe  si manifestavano prima già di partire. Ad esempio  qualche aspirante viaggiatore che partendo da jacurso saluta amici e parenti scopre che non c’è una nave ad aspettare il suo imbarco ma peggio, non sanno dei frequenti naufragi .Quello del piroscafo Utopia nel 1891 che provocò 576 morti, dell’Ortigia (249 morti) e del Sudamerica (80 morti) nel 1880, del Bourgogne (549 morti) nel 1898, del Sirio (292 morti) nel 1906, del Principessa Mafalda nel 1927 dove morirono 385 persone.

Arrivando a Napoli avrebbero alloggiato in una di quelle locande ricavate nei vecchi palazzi prossimi al porto sin quando si poteva accedere sul piroscafo di imbarco. Ma per alcuni dei jacursani non mancheranno di citare qualcheduna o più d’una di queste tragedie a terra già prima di partire.

A dire il vero i partenti da Jacurso sapevano ben poco di tali vicissitudini un po perché distanti dalle notizie e poi perché, per cambiar vita, si raccomandavano ai loro Santi protettori. Che quasi gli bastava .

Non è difficile affermare come già nel 1892  il fiuto degli affari sui mari aveva visto nascere in Italia ben 30 agenzie di emigrazione e , osservando  i dati, quasi seimila  subagenti per convincere la povera gente a partire. Gli agenti erano assunti dalle società di emigrazione e molti di loro erano noti per la mancanza di onestà. Dietro all’emigrazione gli interessi degli armatori e delle compagnie italiane di navigazione responsabili delle tante morti che accadevano durante la traversata.

Durante una tempesta, l’unica cosa che gli emigranti riuscivano poi a fare era stare seduti sul pavimento, tenendosi in equilibrio l’un l’altro, e pregare. Nei momenti peggiori del viaggio, per esorcizzare la paura, essi cantavano ma battendo i denti in uno stato di palese agitazione .

Durante qualche viaggio più fortunato e  quando il mare era in “ bonaccia “ coloro che andavano nell’America del Sud potevano raccontare della ricorrenza preparata dai marinai al passaggio dell’equatore. Per farmene idea è bastata la carta geografica per comprendere l’enormità del viaggio per la Merica del Sud. Altro che Equatore ! A dire il vero sappiamo che quei passeggeri ignoravano dell’equatore persino “ a vederlo “  ha confidato sorridendo qualcuno della terza generazione che a Jacurso, ma solo in questi anni , è venuto non via mare  ma per via aerea ( quasi quindici ore di volo contro quei misteriosi trenta giorni di mare ). Queste storie scritte nei quaderni delle memorie o raccontate ,neanche appartengono alla terza generazione che sa niente di quei lontani dolori e che adesso viene , se viene ,per una sorta di “Turismo “ organizzato anche per  altri interessi.

Quando Ti Penso Vorrei Tornare

Quando sono venuti li abbiamo visti insieme a qualche lontano parente… Non sapeva come accontentarli , come rendere piacevole quella occasionale permanenza , irripetibile  per quel locale parente ma ogni posto dove “ assaporare la radice “ abbiamo osservato nessun turbamento. Qui abitava la zia…Questa era la casa di Vicenzino…. sinceramente delle radici non sapevano né importava scorirle.. Nemmeno a vederli al Cimitero , interrati o in qualche tomba che anche il tempo aveva  mandato all’oblio. Semmai sono state le radici a riavere un impeto di curiosità.  Jacurzani Argentini o Jacurzani Americani sono arrivati a Jacurso solo dopo aver girato i posti belli dell’Italia.Quelli visti sui loro televisori e con la voglia di toccarli davvero. Ma sinceramente a jacurso non hanno più neanche un indirizzo di casa a cui bussare. La doppia cittadinanza e ancora prima qualche provvedimento per la pensione ma poi solo un pretesto per farsi un viaggio organizzato dalle Agenzie .

Sappiamo che i jacursani all’estero, cioè gran parte di quella gente emigrata fuori dai confini europei, tende a mantenere attiva la propria  identità culturale e , senza ripudiarla,  tendono ancora a rimanere in contatto con parenti e amici rimasti in Italia, oltre che a trasmettere la cultura d’origine a figli e nipoti.

in Italia, Il 2024 sarà dedicato come  l’anno delle radici e da qualche tempo il turismo estivo ha cominciato a non essere solo “ sabbia , sole e mare “. Non ricordo quanti milioni ma sono tali gli italiani che tornano per riscoprire la nostra terra. Un bacino globale  di 80 milioni di potenziali turisti delle radici che sarebbero felici di conoscere i territori delle proprie origini, con percorsi turistici locali, accoglienza e “restanza “ nel paese dei padri , nelle culture e folklore dei luoghi che rimandano alle origini e che aiutano a ricostruire il loro legame , nel caso ,con Jacurso. Non è facile anche perché le terze generazioni non sono più con la testa e la professione dei loro padri. Un’altra considerazione da scrivere per esperienza: Valorizzare ciò che abbiamo e’ un’impresa difficilissima, ma non impossibile se coesistono voglia e partecipazione..

Una Traversata lunga ...così ....dove ci portano?

 

“Io ,in modo ridicolo ,ero vestita da sirena, qualcuno da re, qualcuno da… animatore . Si era vestiti di tante maniere come era possibile su un piroscafo  per combinare una mattina o un pomeriggio diverso. Persone abili e predestinati a questi momenti che quasi sempre capita di incontrare. Una festa bella! Ci davano da mangiare più bene e più tanto. Un po’ di musichetta, sempre nostra perche la fisarmonica, l’organetto o la chitarra c’era sempre chi la imbarcava come compagna fedele  . Perché noi la musichetta l’avevano, in prima e in seconda classe . Per quelli di terza si viaggiava in silenzio e malamente …. solo di tanto in tanto il capitano concedeva loro di stare a prua, e allora essi salivano a prendere un po’ di fresco e camminare al sole lungo la passerella della nave. Gli scompartimenti erano molto sporchi, il cibo scarso e spesso avariato mentre  l’acqua diventava di un colore giallo e maleodorante, imbevibile.

Alle pessime condizioni igieniche si aggiungevano quelle climatiche e ,ancora peggio, l’escursione termica notturna faceva seguire all’umidità soffocante del giorno un drastico calo della temperatura notturna. Il risultato era, come si è scritto, la diffusione di malattie infettive come il vaiolo e il colera , la varicella o il morbillo che si trasformavano in modo  rapido in epidemie. Le prime vittime ovviamente i bambini .

Oggi le traversate dei nuovi migranti non interessano più l’Oceano ma il Mare Nostrum che basterebbe un giorno a passare. Quando però il barcone è stracolmo e il mare agitato si va tutti in acqua  e  ad annegare saranno i più fragili. Ancora i bambini  e spesso  le mamme. Dietro , come allora, gentaglia senza onestà, senza scrupoli che ti manda a rischiare senza dirtelo.

Sia allora che adesso è  spesso la lunga ed estenuante attesa dell'arrivo, più che le vicende della traversata, a definire la condizione e il vissuto degli emigranti. Ciò che succede a bordo può essere bello o brutto, a volte è anche qualcosa di terribile come la morte, ma viene vissuto come una vicenda episodica e marginale rispetto alla finalità del viaggio.

C'è chi non riesce a imbarcarsi perché non supera la visita medica all'imbarco, chi viene frodato dagli agenti di emigrazione e non trova la nave su cui imbarcarsi, chi è derubato nelle locande , chi sale a bordo di navi talmente vecchie e in cattive condizioni che non sono in grado di giungere a destinazione. E' l'eccezionalità che fa assumere al viaggio il carattere di un evento.

In passato abbiamo sentito più racconti dalla viva testimonianza deinostri anziani emigrati (che oggi non sarà possibile  più ascoltare  ) ma anche di qualche moglie dimenticata . Non mancherà in questa pubblicazione di citare qualche  episodio anche se  l’aspirazione per queste narrazioni  vorremmo si concretizzasse in un racconto collettivo a più voci che altrove lo si fa diventare identità e appartenenza.

Testimonianze :

“Da ‘stu paise si volìa partire pecchì nente ni tenìa ligati. Patri e Mammi , frati e suari stàvamo tutti mali e  senza cchiù speranzi. “ Ho ascoltato di strani personaggi che venivano “promettiandu la Merica cuamu unica sarvezza ”. Ncèra diffidenza ma a la fine lu rischiu diventava preferibile di fronte a na vita grama chi nnò promentìa nente de buanu “ .

Chi parte de Jicurzu non vuole più tornare; vende le misere cose che possiede o si indebita fino al collo con parenti e usurai per acquistare il viaggio transoceanico, e volta pagina. E a Jacurso profittatori e usurai non sono mancati.

“ Dopo longo e borrascoso mare trascorso, arrivamo all'America, dove si credeva trovare le delizie della terra cioè lavorare poco e guadagnare molto, ma invece non era  così come dicevano, al contrario si lavora molto e si guadagna poco e si mangia anche male perché i cibi non anno sustanza come quelli de Litalia.”

La storia di f.d. giovane che aveva imparato l’arte del sarto poi  chiamato dal padre  a raggiungerlo nell’America Bona.

I parenti : “Stette nell'America Bona per cinque anni. Fece il giovanotto che non aveva mai visto niente. Poi cominciò pure a bere  e si contagiò di sifilide perché con la gioventù andava appresso alle donne e poi chissà con chi si era messo. Lavorava per fare le ferrovie  e fu cacciato per le tante volte di malattia. Dopo  una malattia brutta lo avevano mandato in un manicomio. Lo rimpatriarono e dopo cinque giorni dal rimpatrio venne ricoverato in manicomio a Cilifarcu. Incuriosito ho appreso che la dipendenza dall’alcool porta anche la silfilide

A jacurso, ma un po dappertutto,  alcuni malcapitati  venivano facilmente chiusi a Girifalco quando diventavano un peso per i famigliari. Il Dott. Tolone ,un nostro quasi conterraneo, scrive ma viene anche citato  in alcuni testi che si interessano su questo ed altri argomenti  ed in particolare sui comportamenti delle persone afflitte da problemi mentali.

Scrive sui migranti di Ritorno

Non sempre era facile individuare gli emigranti tra i ricoverati in manicomio. Il che impediva di cogliere il rapporto tra sviluppo delle malattia e le esperienze migratorie. “Un problema messo in rilievo dal Medico del Manicomio Giuseppe Tolone, in una ricerca sui migranti ricoverati nel manicomio di Girifalco negli anni 1903-1906: Tolone fornisce informazioni sulle vicende migratorie dei ricoverati: "I 56 casi sono tutti di reduci dall'America del Nord, come risulta dalla parte storica delle singole tabelle che classifica le malattie . Alcuni impazzirono durante il viaggio di andata e furono quindi retrocessi in patria; altri subito dopo giunti alla meta, sicchè furono ricoverati in manicomi e poi rimpatriati" (TOLONE, 1908, p. 45). I ricoverati sono tutti uomini di età compresa tra i diciannove e i quarantacinque anni.

Solo per due di loro, viene riferito che sono stati fatti rimpatriare per affidamento ai parenti.  Altro nostro emigrato  , solo (non avendo mai pensato di chiamare la moglie e figlio ),subisce un infortunio sul lavoro  ma la moglie non va in America.

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Agente della Sicula America S.S. - CO  -

Cor. Halsted and Taylor STS – Chicago – Ill.


Il vostro amministrato F.S.  vive in questa città. Egli ,tempo fa , in seguito alla esplosione di una mina ,avvenuta sul lavoro a cui era affidato ebbe l’avventura di perdere la vista ed una mano. Impossibilitato a lavorare vive all’obolo dei pietosi. Date le sue condizioni però egli ha bisogno di persona che ne prenda cura e , sia atale scopo , sia per avere la famiglia con se ha parecchie volte scritto alla moglie Vittoria B. costà residente perché lo raggiungesse in America conducendo il figliolo comune Francesco. Essa però , a quanto lo  ….  ci riferisce ha dato sempre risposte evasive mostrandosi poca disposta alla richiesta . Ora l’interessato ,a mezzo nostro si rivolge a V.S. pregandovi di chiamare la detta ….ed usare tutti i vostri buoni uffici…….. “

La busta ,per fare qualche ultimo paragone televisivo , non si volle aprire e come andò a finire è facile e difficile a capire. Crudeltà e indifferenza ? Anche spesso  ,partiti con l’affetto di fare subito  “ l’atto di richiamo “ come si diceva, molti di padri e mariti dimenticarono moglie e figli dedicandosi ad una vita libertina o accompagnandosi ad altre donne. Purtroppo.

Un’altra storia al contrario…

Qui  è rimasta la moglie della cui onestà irreprensibile è saputo con due bambini oltre i due vecchi suoceri che vivono del lavoro della povera moglie .Inoltre risulta che il …..emigrando  nell’America contrasse un debito  di ancora lire 900 che la ….deve pagare al suo posto che se n’è andato e non sa dove sbattere la testa  verso un padre che non sente l’amore per i figli .Soffre la fame e ha un a figlia di quattordici anni che non sa che raccontargli del padre con la casa ipotecata ….

Chi vive in condizioni di miseria estrema e di marginalità sociale non solo non dispone di mezzi sufficienti per sostenere le spese del viaggio ma ha anche difficoltà a formulare un progetto migratorio.

 

08 sett 23 Francesco Casalinuovo   - jacursoonline


prossima pubblicazione : Micuzzu de lu Cralla

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