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i viaggi delle radici

 

Alla  fine dell’ottocento  il viaggio per mare segna l’inizio di molte storie di emigrazione anche nel nostro paese. Oggi lo spopolamento ha coinvolto gran parte delle regioni ma dal meridione l’esodo era in progressione già dopo l’unità.

Si parte  per le Americhe dai porti di Genova, Napoli, Palermo , Messina alla ricerca di lavoro per una vita migliore che a Jacurso non c’è. Si emigra dal Veneto quanto dalla Calabria o Puglia  tanto che  tra il 1876 e il 1976, per i  dati sull’emigrazione, attraversano l’Oceano Atlantico più di 11 milioni di italiani e tutti i piroscafi che salpano , durante ogni traversata, somigliano alla nave di Lazzaro . Giorno dopo giorno, su quelle  navi infatti, si creano complicate condizioni sanitarie in quanto  sprovviste ,almeno  fino alle disposizioni del  1880, di infermerie, di ambulatori e di farmacie. Medici ? Assenti e persino impossibilitati a governare le ripetute  malattie contagiose . Sarebbero deceduti loro per primi.

A Napoli si conviveva spesso con i contagi e le epidemie di colera e dal porto di Napoli  si partiva per le Americhe . Spesso già contagiati gli imbarcati campani e quanti,in quella città, si sarebbero contagiati prima di partire ,soggiornando in qualche locanda. A bordo dei Piroscafi si diffondeva tra i passeggeri  la tubercolosi, il maggior rischio sanitario insieme al colera o vaiolo.

Condizione critica  per  il sovraffollamento, la cattiva ventilazione dei dormitori e la scarsità delle attrezzature mediche . Spazi di terza classe ristretti per i troppi passeggeri, rifornimenti d’acqua (spesso inquinata ),cibo malsano se non addirittura avariato. E poi i topi a bordo. Tutto ciò forse basterebbe  a giustificare la presenza sulle navi di malattie per lo più  contagiose . L’acqua poi , come si scrive , veniva approvvigionata  alla partenza in barili e non poteva reggere  la potabilità per trenta giorni di traversata.

Si dormiva in promiscuità quasi accatastati l’uno sull’altro. Così testimonia una passeggera di terza classe di un piroscafo sulla linea per New York: “Noi poveracci scendemmo nella stiva della nave a cui si accedeva attraverso una botola: là sotto c’era un gran buio e lunghe file di letti a castello di legno dove dormivamo tutti insieme. Il fetore di aria malsana e puzzosa   quasi non ti faceva scendere ma dovevi farlo. Bisogna ricordare che allora sulle navi era ben diverso da oggi: uomini, donne, e ragazze stavano tutti nello stesso " letto " senza svestirsi , separati solamente da un’assicella per evitare di rotolare uno sopra l’altro. Là sotto non avevamo né acqua né luce e ben presto a molti di noi venne il mal di mare. Eravamo intrappolati come topi in un buco.

«Per una  giovane che non sta bene , dice: “Passeggera di terza classe. Età 24 anni. Maritata. Non ha mai avuto gravidanze in passato. A dire del marito aveva sofferto di febbri malariche. L'Aborto già in atto al momento del malore e della visita. Inutile ogni possibile cura. Deceduta dopo un giorno di sofferenza ».

Esaurito  il gran  bisogno di braccia cominciano i respingimenti

Ed ecco allora che dal 1903 al 1925 le malattie mentali , dopo la tubercolosi o la vista, rappresentano la principale causa di rimpatrio dagli Stati Uniti . «Nel 1909, su un totale di 80 migranti “respinti” per malattia, 50 sono ammalati di tubercolosi, 30 di malattie mentali. A Ellys Island controllano gli occhi ,i denti ,la pelle …Chi non supera gli esami viene contrassegnato sulla schiena con un gessetto e per altro difetto con un numerino che identifica la causa del respingimento

Una croce in caso di sospetti problemi mentali, altri simboli o lettere per disturbi quali ernia, tracoma, congiuntivite, patologie al cuore, ai polmoni o anche per una semplice gravidanza. Spesso venivano immediatamente reimbarcati sulla stessa nave che li aveva portati negli Stati Uniti  che, in base alla legislazione americana ,aveva l’obbligo di riportarli nel porto dal quale erano partiti. Molti preferirono suicidarsi, piuttosto che affrontare il ritorno a casa. Le regole di esclusione erano spietate e imponevano che i vecchi, i ciechi, i sordomuti, i deformi e le persone affette da infermità, malattie mentali o contagiose non potessero accedere al suolo americano.

Prima tutti abili a costruire le ferrovie ,le strade , i palazzi e le fogne ……nelle miniere

da notizie pervenute risulta che il Guatemala non versa in buone condizioni economiche per cui non sarebbe vantaggioso ai connazionali l'emigrare in quel paese.

Non avventurarsi ad emigrare in Guatemala  o  Chili

Se affetti da congiuntivite non può ottenere il passaporto

Un numero segna il motivo del respingimento

Respinti già a bordo saranno  costretti a riprendere il mare per una nuova traversata alla rovescia . Che dovranno  ...ripagare.


L’importante era davvero sbarcare in America: come e quando non aveva poi importanza

 

In America emigrarono molti italiani onesti, ma anche molti delinquenti ai quali durante il viaggio si associavano persone senza il nulla osta per l’imbarco. Il mancato visto ,dovuto quasi sempre per una infermità o per pendenze con la giustizia.Oggi come allora la via dell’emigrazione continua a mantenere le stesse condizioni. In quegli anni si avvicendano per lunghissimo tempo  numerosi provvedimenti legislativi , contro l’emigrazione, in un quadro istituzionale e sociale che vede forti contrapposizioni tra chi ritiene gli immigrati una risorsa di sviluppo e chi tende a respingerli in modo continuato, selezionando rigidamente quelli che tentano di continuare ad entrare negli Stati Uniti.

I viaggi sui piroscafi diventano sanitariamente più sicuri solo nei primi anni cinquanta ma in quei primi viaggi i morti per contagio di colera,vaiolo  e altro diventano  l’angoscia che può mettere fine alla speranza di una vita diversa in Argentina.

A volte non solo la morte sull’Oceano durante la traversata, che viene ad annullare il progetto migratorio, ma anche l’assenza dei consueti e conosciuti riti della sepoltura, l’angoscia «di non avere sepoltura e di restare come spirito vagante per l’eternità», come era abituata a pensare  la gente di Jacurso se non officiandolo con il funerale e prima ancora con il morto in casa da piangere. Cioè una domesticazione della morte stessa attraverso il conforto, il pianto, i riti religiosi, la vicinanza dei familiari e della comunità di appartenenza.

Si moriva per i naufragi durante le traversate quando i Piroscafi non reggevano le tempeste  e si moriva per i contagi a bordo. In questo caso l’angosciosa funzione si compieva nel cuor della notte, quando a bordo regnava profondo il silenzio, interrotto solo dal rombo  dei motori  e dell’elica in movimento.

E i passeggeri ? Si davano forza anche cantando

“Sarà quel che sarà.

Peggio del presente non sarà.

Tentiamo la sorte.

E poiché abbiamo presto

o tardi, da morire,

tanto vale di lasciare

la nostra pelle

in America come in Europa ….

Viva l’America!

Morte ai Signori!

Noi andiamo in Brasile,Argentina o Nova Jorc.

Ora toccherà ai

padroni lavorarsi la terra”

Leggo su un diario di bordo … “quasi furtivamente, gli uomini dell’equipaggio portano il cadavere sulla deserta coperta della nave  e poi, a un cenno dell’ufficiale di guardia, assicurato a qualche peso, lo lasciano cadere in mare nel momento in cui il timone del piroscafo devia bruscamente da un lato per far cambiare la rotta della nave affinché i corpi morti non venissero impigliati nelle pale dell’elica e sconciamente dilaniati ".

“La maggior parte degli emigranti stava seduta o sdraiata sul pavimento, alcuni si cibavano, altri dormivano”. Una volta salpato da Genova il bastimento fece rotta su Napoli ove vennero imbarcati altri 700 passeggeri, portando il carico umano a 1500 persone. La ricostruzione frammentata ma credibile   riferisce nel suo racconto che il  “ sovraffollamento generò presto problemi di ordine pubblico, in quanto erano frequenti le risse tra migranti del Nord e del Sud Italia “…

«Nord e Sud sono come l’olio e l’aceto. Si potranno mettere in uno stesso recipiente ed emulsionarli, ma appena si smette di scuoterli, infallibilmente si separano» .

“ Quando il bastimento  arrivò a  Rio de Janeiro, salirono sulla nave uomini vestiti come soldati . Poi dissero che era scoppiata a bordo un’epidemia di colera e che era in corso la decisione di non farci sbarcare  facendo ritornare tutti in Italia .

Si può immaginare lo sconforto quando, dopo avere affrontato un lungo viaggio per mare e in condizioni disperate, viene comunicato che le 1.500 persone imbarcate non potevano entrare in Argentina . Al mattino il bastimento riprese la rotta per l’Italia con il suo carico di umane sofferenze e  il viaggio di ritorno fu altrettanto difficile di quello dell’andata o comprensibilmente peggiore .

Dopo 50 giorni di navigazione, senza mai essere scesi a terra, i disperati del piroscafo vennero dirottati dalle autorità portuali  italiani all’isola dell’Asinara, in Sardegna, per un periodo di quarantena. Dopo 10 giorni il bastimento riprese il viaggio, prima a Napoli ove furono scaricati i passeggeri meridionali, quindi verso Genova. Il viaggio complessivamente era durato 70 giorni, il costo umano fu di 96 decessi e centinaia di malati oltre al costo  per il viaggio.

Era  Agosto  - di questi giorni la tragedia a  Marcinelle  e la nave Vlora degli albanesi a Bari

Anche a Marcinelle quel giorno le speranze si infransero se non in mare a novecento metri sottoterra e di questa tragedia sul lavoro di emigrazione abbiamo  già scritto sul Sito mentre trentadue anni fa ,nel pieno dell’agosto 1991 scoprivamo  che anche l’Italia poteva essere meta di immigrazione di uomini e donne in fuga. Nel Governo del tempo  si ingenerò un’esagerata paura di invasione e iniziarono attività ed emozioni che contrassegnarono  la politica successiva.  Si temeva l’invasione degli albanesi….

Uno sforzo  di memoria

Nessuno può aver scordato quella grande imbarcazione, la Vlora , un cargo mercantile (appena tornato da Cuba in Albania, carico di canna da zucchero, senza più acqua potabile a bordo ,preso d’assalto, e poi  stracolmo di corpi senza bagagli: la plancia affollata, gli uomini sui pennoni, tutto assomigliava alle navi di emigranti italiani in arrivo circa un secolo prima nei porti atlantici delle Americhe settentrionale e meridionale.

Cos’è cambiato mai nell’atteggiamento della politica italiana non si potrà mai scriverlo solo perchè  negli anni è risaputo quanto tutti i Governi, per comodità politica prima e per impreparazione al seguito,  hanno lasciato andare fuori gli italiani e quanto la politica governativa   sia rimasta contemporaneamente sempre indietro rispetto al reale fenomeno migratorio confermando nei fatti di non poter , di non sapere e volere recuperare questa distanza.

Per il meridionale ma prima ancora per i veneti, piemontesi o Liguri , la condizione di restare si era infranta già prima che si formasse l’Italia del 1861 quando in quelle regioni si stava alla fame già prima che al  Sud , che al contrario non conosceva ancora miseria   ed emigrazione . Ad Italia Unita fu un deputato ad affermare che la gente del meridione espatriava non “per vaghezza di far fortuna”, ma “per miseria , piangendo e maledicendo ai signori e al governo quella disgraziata italia unita”.

Con l’arrivo degli albanesi sul mercantile “ Vlora “ nel pieno dell’agosto 1991 scoprivamo  che anche l’Italia poteva essere meta di immigrazione di uomini e donne in fuga da altri paesi verso il nostro. Era solo una possibile condizione per attrezzarci già che da allora, ed in pochissimo tempo , l’Italia è stata costretta a trasformarsi da paese di emigrazione in paese di immigrazione, trovandosi nella necessità di creare delle strutture e soprattutto una mentalità di cui era totalmente sprovvista.

Gli scarsi legami con le vecchie colonie, cessate da troppo tempo (soprattutto rispetto ai casi inglese e francese), un’unità nazionale piuttosto recente (non bisogna mai dimenticare che l’Italia come entità politica esiste solamente dal 1861), un forte sentimento di appartenenza regionale sia a livello politico che a livello culturale e linguistico, rendono ,tuttora , la situazione italiana un caso a parte nel panorama europeo e contribuiscono a chiarire le difficoltà nell’accettazione e nella gestione di un movimento migratorio di tale portata. Che crescerà .

Un Nord che disprezza e un Sud capace di accogliere quei disperati  che “ morire per morire “ partono come partivano i nostri.

Esiste  però una radicale differenza fra il contesto italiano e le esperienze precedenti di Francia, Germania, Belgio, Svizzera, Inghilterra e , fuori dall’Europa, l'Australia, Canada e Stati Uniti d’America. Se gli emigranti, anche italiani, che andavano a lavorare in tali paesi trovavano un’economia in crescita e quasi una madrepatria o, nel caso particolare di Germania e Belgio, una specifica richiesta di lavoro nelle costruzioni e nelle miniere, lo straniero giunto in Italia verso la fine degli anni Ottanta e anni Novanta si imbatte in un periodo anche di regressione economica e di disoccupazione che riguarda gli stessi lavoratori italiani . O sfruttati o clandestini.

E’ trascorso troppo tempo per mantenere vive le condizioni che fecero riporre , a Jacurso e in tutto il Sud , quella foto sul comò poi consumata dagli anni  senza aver messo Radici . Oggi  viene  ripresa  per organizzare I Viaggi delle Radici che in verità a jacurso si è spesso manifestato  spontaneamente con più contenuto affettivo e meno sapore  commerciale – vacanziero di oggi.

Una Storia

E’quella che ho conosciuto attraverso i racconti di mia madre che mi parlava dei parenti migrati nel 1938 nell’ America Bona   . Episodi  e situazioni che ho vissuto in prima persona quando (nel 1951) la mia famiglia si trovò a valutare l’ipotesi di emigrare in America. Mancava il lavoro a Jacurso. Nel senso che  quello giornaliero non veniva remunerato , commisurato al tempo di lavoro e alle energie profuse.

In questi giorni si contratta il salario minimo a Nove euro . In quei  tanti anni fa del cinquanta il lavoro si barattava  con un coppolo di farina quando i Soldi erano pochi e il baratto ancora tanto. Però non si poteva campare d’aria e di patate .  Ricordo debolmente quei racconti sui  sogni e le speranze legate ai motivi che facevano propendere per il si a partire  ed anche la mia indifferenza a quei racconti perché non capivo. Credo  anche le paure, le difficoltà che  facevano propendere per il no tanti che volevano scappare . La scelta non fu facile considerato che  alla fine prevalse la decisione di non partire, ma , crescendo,  non mi sono mancati i momenti di riflessione quando in tanti , negli anni sessanta , fu conveniente partire con  Freccia del Sud per la Svizzera  e  Il Treno del Sole per Torino . Ogni esperienza migratoria è più di tutto  personale e  influenzata da una molteplicità di fattori che potrebbero rendere impossibile qualsivoglia conclusione. Ma la Svizzera sarebbe diventata la sicurezza del lavoro e di un modo di vivere molto più sereno che a Jacurso.

Emigrati di Jacurso in Argentina . Non sono mai tornati Comincerà a farlo la terza generazione.

A Torino ai meridionali fittarono le Mansarde, i sottotetti. Dai comprensori di Alessandria , Genova , Torino , Milano ... lasciarono le campagne alla manodopera fresca arrivata dal meridione per occuparsi nell'industria .Si trasferirono a Torino e quelli di Torino in molti salirono ad abitare in collina o comunque occuparono altri ruoli nel lavoro.

Anni cinquanta .Inizia lo spopolamento quando da Jacurso partono per l'Argentina intere famiglie

Ogni migrazione ha il suo emigrante e ai giorni nostri si può anche assistere ad un elemento di discontinuità con le migrazioni del passato quando era di fatto solo una migrazione maschile mentre adesso la presenza e l’intraprendenza  femminile risultano sensibilmente aumentati anche per un nuovo modo di vita.                      Per noi , che oggi scriviamo di questo , è desiderio e interesse recuperare tratti di quelle emigrazioni considerato che tanti nostri lettori vivono in quei Paesi di approdo ed è stato  ritenuto , anche ,  necessario per affrontare il prossimo Viaggio delle Radici già che  un filo sottile lega il dritto e rovescio  del viaggio, di chi lo intraprende per piacere e svago e di quanti sono invece costretti a muoversi in cerca di rifugio o migliori condizioni di vita.


la nave Vlora degli Albanesi e un soccorso di altri disperati

 

Non sempre siamo stati cittadini esemplari . Famiglie e figlie abbandonate,Lavoretti poco legali , Risse e malavita e tra questi anche qualche naufragio.

 


.......................

La migrazione è uno dei grandi temi del nostro tempo.Ne parlano tutti e ne abbiamo parlato tra noi. Ne parlano tutti, dagli ambienti accademici a quelli politici, i giornali di destra e quelli di sinistra, gli insegnanti e gli studenti nelle scuole , gli avventori al bancone del bar e quattro amici alla panchina.

I Sorace (parenti di Mimmo ) in Argentina sono sbarcati con i panni che portavano addosso. Oggi la loro seconda generazione ha formato Ingegneri e Professori Universitari  integrati nella società  argentina .Si parlerà di loro quanto di altri "Paesani "  che non hanno dimenticato .

È per questo che ci prepariamo a presentare una (breve) storia delle migrazioni, di chi si è spostato nei secoli passati, perché lo ha fatto, in che contesto sociale ed economico è partito da questo paese portando l’identità di  Jacurso in altri contesti.  Jacurso che è Paese per chi lo ha lasciato e non è mai stato un Borgo anche per quanti mai lo hanno lasciato.

 

Anche per  capire i  Viaggi delle Radici , che riportano a Jacurso come altrove , e per spiegare  qui, la presenza di migranti in senso positivo , cercando di intendere  prima che  non capire il contesto da cui provengono.

francesco casalinuovo   jacursoonline

 

L'antico Stemma di Jacurso Comune

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