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Marcinelle per non dimenticare

Marcinelle

All’indomani della seconda guerra mondiale l’apparato minerario belga, è caratterizzato da strutture vecchie , pericolose e incapaci di reggere la concorrenza dei paesi concorrenti.

Cresce l’aumento della domanda di carbone per sostenere i bisogni della ricostruzione postbellica e la scelta del governo belga di tenere basso il prezzo di vendita del minerale è diventa una necessità sostenere la concorrenza e per  stimolare  la richiesta conveniente. Così, sotto la spinta di una richiesta di combustibile in aumento, gli industriali del carbone avevano preferito rinviare la modernizzazione e il rinnovamento delle miniere, mantenendo in attività i vecchi impianti, sebbene logori e arretrati.

Pane e Carbone

Nel mese di giugno del 1946 il governo italiano firmava con il Belgio l'accordo di scambio tra uomini e carbone. Per ogni italiano che scendeva in miniera, l'Italia riceveva 200 chili di carbone al giorno. In tutti gli uffici di collocamento furono affissi dei manifestini di color rosa pallido che invitavano gli aspiranti ed improvvisati minatori a trasferirsi in Belgio.

Dal Veneto e dai nostri paesi del Sud partirono in migliaia e molti tra quelli che fecero ritorno si ritrovarono i bronchi distrutti dalla silicosi. L'8 agosto di sessantasette anni tutta quella frenesia e mancanza di precauzioni portò alla tragedia di Marcinelle! La miniera si trasforma in un inferno e 262 uomini bruciano come torce umane. La maggioranza sono meridionali. Per  San Giovanni in Fiore il più alto tributo di morti.  Dalla fine della guerra al 1956 i paesi del Sud vedono ridursi la popolazione di oltre un terzo dei propri abitanti.

 

Le compagnie carbonifere fu data la condizione di reclutare la forza lavoro a loro più congeniale direttamente nei comuni, attraverso il filtro delle reti parrocchiali e una rete di trafficanti di migranti.

Anche per quanto riguarda le condizioni di vita dei lavoratori, le promesse di «convenienti alloggi» propagandate dagli accordi rimasero deluse: gli immigrati vennero ospitati nelle baracche di ex campi di concentramento, prive di elettricità e con i servizi igienici all’aperto.

Non mancò da parte dell’opinione pubblica belga un certo disprezzo nei confronti degli italiani, a cui fu inflitta l’etichetta dispregiativa di macaronì (così come, qualche decennio dopo, agli immigrati italiani nei paesi di lingua tedesca fu attribuita quella di Spaghettifresser).

In questa struttura obsoleta l’incendio, scoppiato l’8 agosto 1956, divampò inarrestabile e non lasciò scampo: morirono 262 operai di dodici nazionalità, tra cui 136 italiani. La tragedia di Marcinelle segnò la fine dell’emigrazione ufficiale dall’Italia e le potenti società minerarie belghe rivolsero ad altri la loro offerta di «condizioni particolarmente vantaggiose», spingendo il governo a stipulare accordi con paesi economicamente ancora più deboli del nostro, la Spagna, la Grecia, il Marocco, la Turchia.

Ovunque, lavoratori del Nord e del Sud scendevano in lotta in un moto di spontanea solidarietà alle famiglie delle vittime. Manifestazioni di solidarietà ai minatori furono indetti dai sindacati del Belgio ed in Francia. Il governo italiano fu costretto a denunciare l'infame accordo "uomo- carbone". Sulla stampa, in Parlamento e nel Paese, la strage di Marcinelle venne interpretata come l'ennesimo tributo di sangue imposto ai lavoratori, soprattutto meridionali, per consentire alla industria "padana" di potersi sviluppare.


Cosa è cambiato con i disperati di oggi

Al momento del reclutamento agli aspiranti minatori non venivano spiegate per bene le reali condizioni di lavoro. Inoltre, una volta arrivati in Belgio, non era previsto alcun periodo di formazione. Molti operai, perciò, dopo lo shock della prima discesa in miniera, a mille metri di profondità, si rifiutavano di scendere ancora e chiedevano di essere rimpatriati. All’operaio che stracciava il contratto veniva riservato lo stesso trattamento dei prigionieri di guerra. Veniva trattenuto in carcere per giorni; era privato dei suoi effetti personali; poi era caricato sul treno speciale con foglio di via (=ordine di rimpatrio con divieto di ritornare). Così, al flusso continuo di arrivi nei distretti carboniferi belgi corrispondeva un numero abbastanza elevato di rimpatri. E di ciò le autorità belghe si lamentarono più volte con il governo italiano.

Marcinelle e la Condizione  Meridionale Oggi

In nome della comune Patria l'industria trasferisce i propri impianti all'estero inseguendo la sola legge del massimo profitto. Altro che ndrangheta! Nessuno pagò per il crimine di Marcinelle quasi che provocare la morte di minatori non dovesse esser considerato un reato! A sessantasette anni di distanza il tasso di disoccupazione giovanile al Sud è maggiore rispetto al 1956. La forbice si è allargata ed oggi la distanza tra Calabria e Lombardia è maggiore rispetto a quella tra Germania e Grecia. Gli ospedali calabresi sono molto più vicini a quelli dell'Egitto rispetto a quelli del Veneto! Nonostante ciò, la questione meridionale è stata ridotta a mera questione criminale. Con tanta nostra partecipazione !

La parità miserevole tra italiani perderà il suo equilibrio quando i governanti italiani offriranno Uomini in cambio di Carbone .

riferimenti : il Dubbio- Pane e Carbone

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prossima pubblicazione  : Il Turismo delle Radici  - Non chiamateci Borghi , al sud siamo Paesi.

francesco casalinuovo  - jacursoonline   -  ass.cult  Kalokrio


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