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Giorni di fine Giugno


Giorni da Ricordare

Da millenni alziamo gli occhi al cielo per seguire i moti regolari della Luna, dei Pianeti, del Sole e delle altre Stelle. A jacurso, come dappertutto , il tempo ha però spopolato e consumato anche il volto delle persone che ormai non si rinnovano più . Non guardano il cielo ,non regalano fiori il giorno di san Giovanni e non vanno alla Grazia.

 

Da millenni alziamo gli occhi al cielo per seguire i moti regolari della Luna, dei Pianeti, del Sole e delle altre Stelle. Oggi cominciamo anche a penetrare  le buie e misteriose profondità del cosmo alla scoperta del Sistema Solare che è poi da sempre la nostra casa  e  in questi giorni è cominciata una nuova avventura di ricerca anche italiana. Ma i primitivi chi furono ? I Greci valsero come i precursori e l'uomo a cui si devono le lontane  indagini conoscitive sul pianeta che abitiamo  e sull'astronomia fu Talete di Mileto ( VI secolo a.C.), fondatore della scuola ionica. Sul nostro sito ci siamo già soffermati sulla figura di questo  filosofo e matematico greco antico, nato a Milèto (attuale Turchia) nel 640 a.C. circa. Non sempre si è conoscitori di questi argomenti ed allora , per scrivere di questo , è stato necessario ricorrere  ad una rapida consultazione che è stata persino piacevole e interessante.

Il Sistema Solare è la nostra casa in uno sterminato spazio chiamato Universo.

Così può accadere che un lettore qualunque , poco esperto di astronomia quanto chi scrive , si lascerà irretire dai nomi delle costellazioni, dalla loro posizione geograficamente astrale, dalla distanza tra loro e la terra, dai movimenti del nostro pianeta  e del suo asse inclinato , dagli equinozi o dai solstizi….. Da Talete che misura le Piramidi. E poi ancora  della ricerca paziente impegnata  per l’avversa  lentezza con cui l’Universo si è fatto conoscere nel passato  e ostenta a scoprirsi nel presente e ancora all’ultima sfida  con cui gli umani tentano nuove vie per aprire la complessità di quella grande parte di universo che teoricamente si pensa ma non si conosce.

Il 21 giugno ricorre il solstizio d'estate . Succede da sempre . Una data di notevole interesse per un evento importante che ai giorni nostri arriva da lontano sin dall’antichità quando , privi di strumentazioni  ma animati solo da sole  intuizioni e dal desiderio della conoscenza , quei “ naviganti notturni “ incentivarono lo studio del cielo. La storia dell’astronomia è certamente la più antica delle scienze andata a riempirsi di conoscenze col solo contributo dell’osservazione  , delle intuizioni  e dell’intelligenza dei singoli.

Ancora oggi l’alternarsi delle stagioni e la durata variabile di giorno e notte sono una diretta conseguenza di quei  23° 27’ dell’inclinazione dell’asse terrestre del pianeta che abitiamo. Questo, asserirono , perche i raggi del Sole cadano sulla superficie della Terra con angolazioni differenti e solo due volte l’anno risultano perpendicolari a essa, ovvero durante gli equinozi.

E lo Zenth ! Cos’è lo Zenith ? Lo “zenit” , si legge , è un punto immaginario che si trova “sopra” un’immaginaria sfera celeste . Cioè si legge “ il punto più alto raggiunto da un corpo celeste nel suo percorso apparente quotidiano attorno a un determinato punto di osservazione”.

Dopo il Solstizio d’estate  , un’altra data , il 23 e 24 giugno , considerata “magica”, alla quale sono legate numerose tradizioni  usanze o abitudini  nota anche come “Notte delle Streghe”. Nel nostro piccolo tessuto urbano non un convivio con le streghe e mai rituali magici se non una più educata forma di rispettosa convivenza con la tradizione mandata avanti dalle  nostre madri quando ancora si affacciavano alla loro giovinezza.

Lu “ramagghjiattu “  era una consuetudine cioè un motivo  per stare bene tra persone piuttosto vicine quando, diversamente dell’oggi , in un Jacurso abbastanza popolato,  il paese era pieno, compatto, di uomini, donne e animali e le giornate trascorrevano all’interno di un agglomerato quasi autogestito , La ruga ,di cui si dirà appresso.  In questi due giorni di fine mese Nicastro è all’attenzione dei Santi Pietro e Paolo. Si arriva in meno di mezz’ora ma il richiamo era molto più sentito quando per arrivarci si passava il Pesipe sul carro o, se a piedi, su grosse pietre posate strette  sul letto del fiume. Non bastava mezz’ora ma una mattinata.

i 23° 27' e l'inclinazione dell'asse       Talete.Matematico,Filosofo,Astronomo...cade nel pozzo ...osservando il cielo notturno. Cosi pare, riferito da Platone ..dicendogli che si preoccupava tanto di conoscere le cose che stanno in cielo, ma non vedeva quelle che gli stavano davanti, tra i piedi. La stessa ironia è riservata a chi passa il tempo a filosofare.

I

 

 

La notte più breve dell’anno

Quella fra il 23 e il 24  giugno è da sempre la notte più breve dell’anno, in quanto  comincia l’estate, Nel  solstizio d’estate il sole raggiunge la sua massima inclinazione positiva rispetto all’equatore celeste, per poi riprendere il cammino inverso. Tutte le leggende si basano su questo evento considerato magico e sacro nelle tradizioni pagane ma ancora oggi viene celebrato dalla “religiosità popolare “ che per avere  radici popolari, sono forme spesso legati alla natura, alla terra e al trascorrere delle stagioni con riti, simboli e linguaggi propri .

Secondo le tradizioni  si credeva che le streghe ,in quella notte magica, si dessero appuntamento nei pressi di una Chiesa  per dar luogo ad un  grande Sabba e andassero in giro a catturare le anime. Le streghe venivano chiamate a raccolta dai fantasmi di Erodiade e Salomè, dannate per aver causato la decapitazione di San Giovanni. Facendo ricorso ad una opportuna documentazione , adesso si potrà continuare e scrivere che  Giovanni Battista patisce il martirio per decapitazione a seguito di un capriccio femminile.

Il Sà - ba era, di fatto ,  l’incontro del demonio con i suoi fedeli nella notte di sabato. Da cui Sabbat. Di fatto un’adunanza più demoniaca che altro , opportunamente notturna tenuta nei boschi tra luci e ombre a cui partecipavano Satana, Streghe e Maghi compiendo riti magici osceni e sacrileghi, banchetti e orge . In queste ritualità erano racchiuse le otto feste del neo paganesimo, legate ai movimenti del sole.


La Papessa Giovanna

Fu proprio donna. Buttò via ’r zinale

prima de tutto, e s’ingaggiò sordato;

doppo se fece prete, poi prelato,

e poi vescovo, e arfine cardinale.

E quanno er Papa maschio stiede male,

e morse, c’è chi dice, avvelenato,

fu fatto Papa lei, e straportato

a San Giuvanni su in sedia papale.

Ma qua se sciorse er nodo a la commedia;

ché sanbruto je préseno le doje,

e sficò un pupo lì sopra la sedia.

D’allora st’antra sedia ce fu messa,

pe tastà sott’ar sito de le voje

si er Pontecife sii Papa o Papessa.

G.G. BELLI

Cosa rimane di San Giovanni a Roma

E’  il   patrono  ma  Il 24 giugno , il giorno della  sua festa, era  da tempo pronunciata in  silenzio dimentichi  delle  antiche tradizioni quando la notte precedente, il 23 giugno ,aveva inizio la famosa « notte delle streghe».

Religione e superstizione si intrecciavano in questa ricorrenza molto sentita dal popolo romano. Secondo le tradizioni popolari, si credeva che le streghe in quella notte magica si dessero appuntamento nei pressi della basilica per un  grande Sabba e andassero in giro per la città a catturare le anime , anche quella di piccoli appena venuti al mondo.

Le streghe venivano chiamate a raccolta dai fantasmi di Erodiade e Salomè, dannate per aver causato la decapitazione di San Giovanni . Sebbene abbia perso importanza per alcuni anni, la celebrazione della festa di San Giovanni è ora ripresa a merito di associazioni culturali  . Leggo che il quartiere ha ricevuto un gran numero di visitatori aspettando proprio la Notte delle Streghe.

Hanno gustato specialità come la porchetta e le lumache. Le lumache perché portano le “ corna “ , particolari per  quella notte , e poi ancora le storie dei personaggi legati alla nascita della Stregoneria, del Papa amico del Diavolo, della Papessa Giovanna e dei santi inquisitori che mandarono ingiustamente al rogo milioni di persone in tutta l’Europa … anche gatti.

Cosa rimane di San Giovanni a Jacurso

la Piazza San Giovanni ,a conferma  della vicina  Chiesa San Giovanni della quale esistono più riferimenti tra i documenti e registri parrocchiali. Le ipotesi più acclarate spingono a credere l’antica  ubicazione della chiesa posta in prosieguo a poche e piccole case con terreni in proprietà a detta chiesa. Nelle vicinanze la Traversa Chiesa Nuova . Quella traversa che portava e ancora conduce alla sede parrocchiale o meglio alla Chiesa di San Sebastiano.

La Femme Fatale   e   Il Martirio di Giovanni il Battista.

Erode, Erodiade, Filippo (il fratello del re Erode  ) ,Salomè ( la figlia di Erodiade). Giovanni il Battista. ( Giovanni era considerato un profeta e in segno di purificazione , a quanti venivano ad ascoltarlo, immergeva nelle acque del Giordano, dando loro  un Battesimo di pentimento. Da qui il Battista )

Erode , Il re d’Israele, aveva preteso per  sé la bella Erodiade, moglie di suo fratello, cosa vietata dalla religione ebraica, ancor più vietata perché da quell’unione era nata una figlia, Salomè .   Secondo il racconto evangelico, infatti, avendo accusato il re Erode di avere amante Erodiade, moglie di suo fratello Filippo, Giovanni veniva  arrestato.

Durante una festa, Salomè, si esibì in una danza che piacque molto a Erode tanto da darle in premio ciò che ella avesse voluto. La ragazza, istigata dalla madre, chiese che le fosse portata su un piatto d’argento la testa di Giovanni il Battista.

Erode per non venire meno al giuramento fatto davanti a illustri commensali, acconsentì. Una guardia decapitò allora Giovanni e portò a Salomè la testa su di un vassoio. La ragazza consegnò il vassoio alla madre Erodiade, che ebbe così la sua vendetta.

Una curiosa leggenda racconta la storia di Giovanna, conosciuta come Papa Giovanni VIII, pontefice della Chiesa Cristiana (lo scisma fra cattolici e ortodossi era ancora di là da venire) fra l’853 e l’855, nel bel mezzo dell’alto medioevo.

Giovanna (forse con un cognome di tipo Anglico – aggettivo che indica la provenienza inglese in latino) era una donna di origini inglesi. Cresciuta ed educata nella tedesca Magonza, aveva raggiunto Atene in età adulta per seguire l’uomo di cui era innamorata.

Qui, con l’aiuto del suo compagno, si era travestita da uomo e aveva completato la sua formazione clericale, diventando un’erudita. Ammirata per le sue doti intellettuali, aveva poi raggiunto Roma insieme all’uomo.

Secondo la leggenda, Papa Leone IV, santificato dalla chiesa, morì nell’853 (ufficialmente nell’855), e al collegio dei Cardinali la scelta più idonea sembrò eleggere Giovanna, travestita da uomo, che era stimata e ammirata in tutta la città.

Durante la processione Pasquale del 7 Aprile 855, nel tragitto che da San Pietro conduce a San Giovanni in Laterano, il cavallo di Giovanna si imbizzarrì a causa della folla in festa, provocando un travaglio prematuro alla donna che partorì per strada, vicino alla Basilica di San Clemente. Giovanna , con il bambino, sarà semplicemente esiliata e il bambino , cresciuto sano e forte , diventerà  infine vescovo di Ostia dove, nella Basilica di Sant’Aurea Antica, sarebbero sepolti i resti sia di Giovanna sia del figlio.

 

A Jacurso

Come dappertutto , il tempo ha consumato anche il volto delle persone e lasciate vuote quelle rughe popolose dove in due locali   “ crescevano “ famiglie di dieci o più persone. Il pieno di persone nelle piccole case di campagna, nella chiesa ,  nelle strade, nelle processioni. La ruga è stata l’identità ,il posto giusto per le liti e per la solidarietà .Per essere una  legge di natura succedeva che al finire della fanciullezza  le ragazze sentivano la necessità di intraprendere rapporti con coetanee di altre rughe. Il primo passo  per uscire di casa verso altri interessi .

Non c’erano streghe e notti di baldoria in un paese con attenti controlli sulla figliolanza che a prima – scura sentivano il maniglione serrare la porta. Semmai donne esperte a preparare “ Tisane Medicamentose “ .  Unguenti con olio e Iperico e ovviamente quelle capaci a “ Sdocchiare “ tra sbadigli e lacrime.A qualcuna veniva concessi il titolo di “ magara “ ma il più delle volte era tutto un altro discorso.

La ricorrenza del 24 giugno era per i calabresi la festa dell’amicizia, della grazia e dell’abbondanza. Anche dei primi amori. Inviare dei mazzi d’erba di San Giovanni era segno di buon augurio e voleva essere un gesto di pace e di fratellanza, i legami che si stringevano con l’invio di questa erba fiorita potevano durare tutta la vita e unire le famiglie con un vincolo più forte di quello che esisteva fra parenti. Da qui infatti nasce il termine Sangiuanni per indicare il comparaggio o il commaraggio.

Il rito era molto semplice e gentile: ci si scambiava un mazzetto di fiori con l’eventuale aggiunta di qualche dono. Un fazzolettino , un centrino . Gesti e oggetti semplici capaci di trasferire sentimenti all’interno di una relazione tra individui dei quali uno ha ammirazione e rispetto per l’altro. Chi accettava la proposta contraccambiava la visita e il mazzetto di fiori dopo pochi giorni, e precisamente il 29 giugno, festa di San Pietro e Paolo. Si diventava, così, cumpàri o cummàri de mazzéttu.

Già di questi giorni le giovani donne, con  la dote da curare ,si portavano alle fiumare dove assambaravanu i panni. Poi li spiegavano appesi ad asgiugare e …. fra le donne, in quel giorno, u Sangiuànni poteva avvenire anche in altri modi. Se, ad esempio, le lenzuola di una, messe ad asciugare e mosse dal vento, si urtavano o si avvolgevano con quelle di un’altra, il comparatico o, in questo caso, il commaraggio, era bello ed avvenuto per una volontà superiore, come per destino , che le aveva fatte incontrare. Era cosi perché il mondo di quelle ragazze era ancora piccolo e ingenuo.  Il comparaggio avveniva anche tra maschi e ne ricordo qualcuno degli anni sessanta durante la massiccia emigrazione . Anche in locali malsani Jacurso era, infatti ,  riempito di persone, uomini, donne e animali. Una promiscuità scontata ed abituata al belare delle capre,al canto dei galli o al raglio mattiniero degli asini.In questa realtà crescevano i figli con la sola speranza di uscire e partire   Oggi sappiamo che così è stato.

 

francesco casalinuovo - jacursoonline

 

Da leggere. Poche pagine per giorno.

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