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Marcinelle -Uomini e Carbone

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Marcinelle -Uomini e Carbone

L


La storia dell’emigrazione italiana in Belgio nel secondo dopoguerra passa attraverso due momenti decisivi della vita politica e sociale di quell’Italia. Il primo è datato 20 giugno del 1946. Sullo sfondo ha le rovine del conflitto appena terminato e la condizione misera di tutti gli italiani. Dopo quegli anni di guerra gli italiani, tutti gli italiani , stavamo male alla pari.

Capire la  Storia del Sud

 

La parità miserevole tra italiani perderà il suo equilibrio quando i governanti italiani offriranno Uomini in cambio di carbone . Uomini del Sud in cambio di Carbone per le imprese del Nord. Perché al Sud dopo il Regno di Napoli dei Borbone ,i Savoia pensarono bene di smantellare e portare tutto nelle terre di Piemonte e Lombardia. E non è polemica ma verità.

Marcinelle, Uomini in Cambio di Carbone

Il Paese sta cercando , infatti , una «valvola di sfogo» alla disoccupazione nazionale , ritenuta dal suo Governo precondizione indispensabile per avviare la ricostruzione economica e contenere la conflittualità sociale. Un altro Paese ,invece , cerca nuove truppe ( leggi braccia umane in povertà) per vincere la propria «battaglia del carbone»: ovvero riprenderne la produzione, contenendo salari e investimenti per la sicurezza, dato che i suoi figli, dopo i gravi sacrifici seguiti all’occupazione tedesca, non sono più disposti a rischiare la vita, scendendo in miniere antiquate e pericolose.

Queste condizioni portarono l'Italia del dopoguerra a firmare accordi commerciali con altri paesi , non solo europei , come i patti bilaterali siglati dall’Italia con il Belgio. Il carbone assume una dimensione totalizzante: sarebbero stati inviati 50.000 operai per l’impiego esclusivo nell’attività estrattiva in cambio di una fornitura garantita di una quantità di carbone fluttuante tra un minimo di 2.500 ed un massimo di 5.000 tonnellate, a seconda dei livelli di produzione, per ogni 1.000 operai inviati.

Gli italiani,finita la guerra ,  sarebbero subentrati ai prigionieri tedeschi in mano belga , arruolati forzatamente, in attesa del rimpatrio. Italiani , dunque , al posto dei prigionieri tedeschi impiegati ai lavori forzati.

Qualche cosa avevamo in comune:

La Patria

il lavoro

la miseria.

Quasi non capivo

il tuo dialetto strano

ché dell’Italia eravamo

ognuno ad un estremo (…)

Ma nel fagotto

che portavamo nella fossa

c’erano le stesse cose: pane

margarina e caffè amaro (…);

la carne segnata da ogni pietra caduta

e nelle vene lo stesso sangue:

sangue d’emigrante.

Il masso quel giorno cadde

e fu crudele e pesante

troppo pesante

per te, piccolo leccese.

di Walter Vacca

Sono i versi che Walter Vacca ,parmense e minatore ,dedica ad un compagno leccese, ucciso dalla miniera, apparsi in una raccolta di immagini e parole dell’emigrazione italiana in Belgio

Otto agosto 1956

Sono passati 66 anni dalla tragedia nella miniera di Marcinelle .

Nella Miniera del Bois du Cazier scoppia l’incendio che segna la sorte di 262 lavoratori. Il prezzo più alto, in termini di vite umane lo paga l’Italia con 136 morti. Non pochi sono nativi di San Giovanni in Fiore nella provincia di Cosenza .

Uomini poveri, arrivati in Belgio da Italie povere per fare un lavoro povero e pericoloso. Braccia italiane in cambio di carbone belga. Dal Protocollo del 23 giugno 1946, che sancisce l’accordo, nascono le migrazioni di massa dei nostri connazionali verso un’ Europa (non ancora  unita) quasi inospitale e che li percepisce esclusivamente come fastidiosa bassa manovalanza. Come tanti cittadini italiani del Nord Est , soprattutto rappresentati da politici abbastanza “appartati” per sentirsi italiani , limitati  a mio parere, al potere e all'interesse locale , poco formati per farsi chiamare onorevoli e dimentichi dei giovani meridionali morti sulle loro montagne per far diventare italiane quelle terre e chi ci abita ancora sopra. A chi e a che sarà servito quel loro sacrificio?

Poco istruiti e senza specializzazione alcuna sono i nostri contadini ,muratori o artigiani ma con tanta capacità lavorativa e altrettanto bisogno di far vivere le proprie famiglie. Partirono circa 140.000 italiani e la metà di loro fu mandata nelle miniere. Partirono anche giovani col sogno di formare una famiglia e padri per dare futuro ai loro figli.


Il viaggio dall’Italia al Belgio avveniva, spesso, su vagoni blindati! Il contratto di lavoro durava 5 anni e l’interruzione portava all’arresto! Riflettere sul trattato! All’arresto. Prigionieri tedeschi al sostituiti da nuovi prigionieri italiani. I “musi neri” (così conosciuti già con disprezzo per la polvere di carbone) abitavano nelle baracche degli ex campi di concentramento tedeschi ! I cunicoli dove si scavava a volte non superavano i 50 cm!

La fatica era inimmaginabile e le tragedie all’ordine del giorno. Ma per i minatori tutto questo impallidisce di fronte all’orgoglio di mandare qualche franco a casa!

MIGRAZIONI: da Marcinelle a Lampedusa


Commemorare una tragedia significa innanzi tutto esprimere rispetto per le vittime.

Tuttavia, se l’elaborazione della memoria non ci porta a riflettere sul nostro modo di comportarci in contesti assimilabili a quello in cui la tragedia è maturata, allora non esprimiamo rispetto per le vittime: continuiamo a fare solo un’operazione di facciata

Partendo dal presupposto che la popolazione si accentra dove riesce a procurarsi più facilmente i mezzi d'esistenza, dimostra che le migrazioni, e cioè gli spostamenti anche irrazionali di popolazione rispetto ad uno sviluppo equilibrato del territorio, da una parte impoveriscono oltre ogni limite alcune zone meno dotate, e dall'altra ne congestionano eccessivamente altre nel nuovo benessere . Tanto succedeva tra Nord e Sud D’Italia e Tra Nord e Sud d’Europa.

Spopolamento del Sud per Emigrazione al Nord

“L'esodo dal sud al nord eccezionalmente elevato e caotico, ha ridistribuito la popolazione italiana in un modo del tutto irrazionale, facendo spesso il deserto in molte zone periferiche interne o montane; squilibrando più gravemente il rapporto fra le regioni, fra città e campagne, fra pianure colline e montagne,col rischio sempre incombente che l'abbandono di queste ultime aggravi il dissesto geologico e i naturali rapporti ecologici del paese”.

Al contrario di quanti, favorevoli all'emigrazione, sostenevano che tale fenomeno avrebbe prodotto l'effetto di aumentare l'occupazione nelle regioni d'esodo, si potrà facilmente constatare, con l'evidenza dei fatti e dei dati raccolti, anche a vista d'occhio ,  che le località con il tasso più elevato di emigrazione erano anche le stesse che continuavano a presentare i più alti tassi di disoccupazione, che diventando endemica determinava a sua volta livelli sempre maggiori di sottosviluppo e povertà.

E poi ancora il mito dell'effetto benefico per i paesi d'origine delle rimesse degli emigrati: esse, determinando un aumento drogato di circolazione del denaro senza un correlato aumento dei fattori produttivi, si rivelano un boomerang per le povere economie dei paesi di emigrazione, come Jacurso ,in quanto fungono da effetto moltiplicatore dell'inflazione. Jacurso ,un paese di nuove case mai abitate e di antiche case abbandonate e , ora , cadenti.

Pertanto l'emigrazione, promossa dall'ineguale sviluppo, diventa essa stessa la causa prima che aggrava e perpetua il sottosviluppo medesimo e “rappresenta l'aspetto più grave dello scambio ineguale che è alla base dell'ineguale sviluppo fra paesi esportatori e paesi importatori di manodopera”.

Quanto al nostro meridione anche stavolta si avverte sempre di più quanto sia vicina e in arrivo la nuova tempesta perfetta nei rapporti fra Nord e Sud.

Proprio quando servirebbe un progetto unitario di rinascita e coesione nazionale, nel governo si sta facendo strada l’ipotesi di riprogrammare le risorse destinate al Meridione ( come voluto dall’Europa ) a vantaggio delle regioni settentrionali. Un contrasto ben riprodotto nelle logiche interne al nostro Paese fra Nord e Sud Italia in merito alla stessa emergenza lavoro e servizi sociali. Un contrasto che in un caso come nell’altro ha radici profonde e che in Italia si è sviluppato negli ultimi quarant’anni come sottrazione progressiva di risorse al Sud a favore sempre del Nord.

Non fa certo sorridere ma almeno irritarsi per vedere alcuni partiti , giornalisti e politici di mestiere che si lamentano della discriminazione operata verso i Sud d’Europa, di cui l’Italia fa parte nella sua interezza, ma che all’interno dei confini nazionali applicano senza vergogna e servitù le stesse ricette e pesi, che rigettano in Europa, nei confronti del Sud Italia.

Un esempio del bla-bla-bla sul processo delle Autonomie differenziate in base alla sola spesa storica e le posizioni xenofobe sui continui sbarchi di disperati proprio sulle coste del Meridione che sa ancora accogliere .

La logica conclusione che ne deriva è che l'emigrazione “come all'interno del nostro

Paese ha aggravato la questione meridionale, sul piano continentale – senza una lotta

conseguente di tutta la classe operaia europea – non potrà non determinare una più grave

questione mediterranea”.

Noi del Meridione , purtroppo , non abbiamo mai mosso piede o parola per la conquista della ricchezza del Nord. Sono sempre ,invece , scesi alla conquista e lo faranno sino a quando  consentiremo loro che lo continuino a farlo .

Musi Neri. Per i belgi questo eravamo.

 

Qualche utile informazione

De Gasperi al III° Congresso nazionale della DC nel giugno del 1949: in questa assemblea lo statista si spinge a dire di essere pronto a rinunciare agli aiuti degli americani in cambio della libertà di far emigrare i disoccupati italiani, perché i soldi delle rimesse sarebbero arrivati subito, mentre i piani di sviluppo del Piano Marshall avrebbero dato dei benefici economici in tempi molto più lunghi. L’allora Primo ministro «auspica a questo fine una collaborazione internazionale che apra ai lavoratori italiani i mercati del lavoro esteri».

In linea con quel Governo e con quelli successivi fu anche il nostro parlamentare On.le Foderaro il quale ebbe a dire  nei comizi che teneva anche a Jacurso.."che era giunta l'ora che i nostri  operai cominciassero a imparere più lingue straniere .." e fu potenziata anche la stazione di Santa eufemia che aprì di fatto lo spopolamento totale del nostro territorio.

L’accordo minatori – carbone

Il trattato con il Belgio, siglato nel giugno del 1946, prevedeva che i lavoratori italiani venissero destinati al lavoro nelle miniere di carbone e assicurava all’Italia una determinata quantità di carbone per ogni minatore inviato in Belgio. Questo aspetto dell’accordo «minatori vs carbone» – il trattato parla testualmente di «accordo minatori-carbone» – è fra i più controversi perché, equiparando i lavoratori ad una merce, scambiata con altra merce, ha indotto molti minatori italiani a definirsi «deportati economici, venduti dall’Italia per qualche sacco di carbone»

L’inesperienza, la mancanza di un periodo di formazione e l’ignoranza delle reali condizioni in cui avrebbero dovuto lavorare rendevano particolarmente traumatica la prima discesa al fondo, tanto che non erano pochi quelli che si rifiutavano di scendere.

Anche il salario era nettamente inferiore a quello sperato e promesso nell’accordo bilaterale, perché una parte era legata al lavoro a cottimo, il che tra l’altro, costringendo i minatori a risparmiare tempo, li spingeva a tralasciare le procedure di sicurezza e ad esporsi al rischio di incidenti. La mancata osservanza di quanto previsto e promesso dagli accordi bilaterali fu all’origine di un numero molto alto di rimpatri

Fonte : Giornali del tempo

Il disegno di legge n. 42, nella seduta del 22 ottobre 1947, che recepiva gli accordi siglati a partire dal primo Protocollo, portava la firma dei seguenti Ministri:

Governo De Gasperi

Sforza, Ministro degli Esteri (proponente)

Del Vecchio, Ministro del Tesoro (di concerto)

Merzagora, Ministro del commercio con l’estero (di concerto)

Fanfani, Ministro del lavoro e della previdenza sociale (di concerto)

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francesco casalinuovo  - jacursoonline      -  Ass. Cult.  KaloKrio

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