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Emigrazione : Deposito di Memorie

In Italia , molto tempo prima del periodo risorgimentale , soltanto  l’Impero Romano era stato capace di   riunire sotto la stessa lingua, il latino , non solo la penisola italica  ma gran parte del territorio europeo. Dopo la dissoluzione del grande impero, iniziava come sappiamo , un periodo abbastanza travagliato anche per la presenza dei piccoli staterelli che solo dopo secoli, trovavano anche nelle radici linguistiche comuni, la volontà e la convenienza  di riorganizzarsi  in un solo  territorio che oggi , con gli antagonismi tra Nord e sud , si può  chiamare appena Italia.

 

Nonostante quest’ultima nota  e dopo la prima  considerazione ,si potrebbe però sostenere quanto  la lingua di Dante abbia svolto una positiva azione tale da mantenere coese le differenti  identità regionali al punto da condurre  i futuri italiani a non apparire estranei  tra loro pur  differenziandosi nel dialetto che parlavano.

A parlare la lingua italiana , cioè  il toscano  , saranno state certamente le persone colte di quella regione , eccelsa e non solo nelle arti ,  mentre quaggiù nel meridione si divorava il dialetto poco sdolcinato , non piacevole da ascoltare quanto la lingua di Dante perché decisamente aspro , duro  e marcato in alcune  aree interne e magari meglio simpatico nelle aree del reggino.

A Jacurso sino agli  anni ’50 , e in tutti i paesi vicini,  si parlava  unicamente il dialetto locale . Comprensibile da Cortale a Curinga dove tra queste  comunità frequenti erano  i  rapporti interpersonali per  la vicinanza geografica ma anche per  lavoro  , commercio e parentele . Comuni, piccoli intorno ai 2000 abitanti tra i quali Jacurso rimaneva sempre il più modesto. Ciascuno di esso, con tradizioni ,  narrazioni e usanze proprie e cadenze anche diverse tra i dialetti.

A Cortale Mangua e a Jacurso Mamma. A Maida Gibbia e a Jacurso Gurna . In casa , sul lavoro , in piazza…il dialetto reggeva come unica  risorsa  per  rapportarsi in tutte le occasioni  anche se  già a Scuola si scriveva , si parlava e  si leggevano i libri  in lingua italiana. Che ricordi del libro delle elementari ! L’italiano  restava da parlare solo  in quell’ambito perché , appena sulla strada e  tornando a casa si riprendeva l’abitudine dialettale .

In fondo la storia della lingua  italiana è quella  che si espanderà attraverso lo  spezzettamento nei vari dialetti sino a diventare la  lingua standard. Dopo l’Unità d’Italia , nelle varie regioni , è risaputo come la comunicazione ha continuato a svolgersi per lunghissimo tempo attraverso  i dialetti parlati  ricorrendo  all’italiano come  lingua di prestigio. I dialetti erano cioè restavano  abitudinariamente  le lingue parlati in famiglia  e principalmente in ambito locale.


L’Italiano Popolare  : Quando emigrò anche il dialetto

 

Morìandu l’ ùamu ,

mòre  pùru la lìngua

e  orvicàtu resta

pùru ‘stu dialèttu

chi ammianzu

a  'cciantumìla

si distìngue !


Come si è detto, nell’Italia dagli anni ’50 in avanti, l’italiano è una lingua scritta, ma non parlata se non da pochissime persone e in pochissimi luoghi.

Scrivevano in italiano i nostri emigrati , si leggeva in italiano i libro di scuola e qualcuno , a Jacurso , leggeva pure , ma non sempre, anche il giornale.

A jacurso arrivavano due sole copie del “ Il Messaggero “ . A me che andavo a comprare le sigarette “ Sportazioni  “ , di quel giornale sul bancone mi si fermavano gli occhi sui caratteri accattivanti dell’intestazioine  e mi rubavano l’attenzione tanto che mi sentivo dire…” a biajhu  … chi bbue ( a bello …che vuoi ! ) !

Ho capito più tardi di quei  font affascinanti che non avevo conosciuto a scuola e che erano in grado di svegliare (  nel lettore ) le sensazioni convenienti. Accorgimenti opportunamente utilizzati sin d’allora anche   nell’ambito della comunicazione e del marketing.

 

Non era propriamente il “ Giornale …del giorno “ in quanto queste due copie viaggiavano col postale serale . Per chi lo ricorda era il “ Postale delle quattro “ che partiva da Catanzaro attorno alle due pomeridiane . Solo che  le due copie non venivano portate direttamente al tabacchino dove veniva venduto  ma all’ufficio postale che, come  servizio postale, lo consegnava “ con  la posta “  il mattino seguente.

Già da allora eravamo ...indietro rispetto al nord . Si leggeva  oggi il giornale di ieri o se vogliamo si comprava il giornale del giorno prima ! Ed Oggi non arrivano più Giornali !

Riprendendo sulla lingua c’è da considerare che , nella società del tempo, lo stadio iniziale di italianizzazione passava necessariamente sulla   carta stampata e già a scuola sul testo libraio. Abitudine  che strideva non poco con la scioltezza nell’uso orale  posseduto da chi era in una fase più avanzata quanto ad esempio quelli che venivano dalla Città.

Negli anni 2000

L’emigrazione e la denatalità, in stretta relazione tra loro , dopo il cinquanta sono stati la causa per l’affermazione  della lingua di Dante. Allora siamo diventati tutti più evoluti e più istruiti perché cominciavamo a dire Ciao che prima non stava affatto usato. E così in nostro dialetto cominciava a diventare meno duro e più sdolcinato . Insomma una lingua comincia a morire , come succedeva per il latino , quando  viene a mancare chi la parla. E quando la continuità rimane legata ai parlanti che con l’emigrazione  lasciano la collettività , l’estinzione rimane segnata non solo perché bollata dai numeri ma anche per la  mancanza di trasmissione ai figli. Tornando a quegli anni si potrebbe ipotizzare di scrivere la novità a qualcuno di quegli emigrati che in terra straniera parlavano il loro dialetto……più o meno su questo tono  “ ti scrivo per farti presente un problema che mi sta molto a cuore. Il nostro dialetto sta morendo fra l'indifferenza generale….”

La lingua e l’Emigrazione

I nostri ,emigrati al di la dell’Oceano , scrivevano le loro lettere  in italiano .Un italiano di necessità che in buona parte non avevano mai scritto prima ma sempre italiano era  anche se con la  grafia palesamente approssimata  “pizzuta ,ondeggiante , incerta …” per carenza di esercizio . Comunque  non in dialetto perché scrivere il dialetto nessuno l’aveva mai appreso , non lo sapevano scrivere  e l’italiano era più facile perché imparato a scriverlo a scuola.

Il Dialetto

A jacurso non tutti siamo a conoscenza delle parole che fanno parte (facevano ) del linguaggio parlato perché non esiste un solo dialetto, bensì ogni paese, ogni famiglia, ogni persona (vecchia, giovane, anziana ) ha il suo modo di parlare e di pronunciare frasi, parole, lettere .

Il dialetto è principalmente una lingua parlata, per scriverla bisogna adattarla al testo che si vuole scrivere  e quindi tradurla, ma tradurre ha la stessa radice etimologica di “ tradire “. Nel senso che non si riuscirà ad esprimersi compiutamente.

Nessuno sapeva pertanto  come scriverlo ! Frequente era l’analfabetismo e pertanto non tutti sapevano farlo  anche se a Jacurso negli anni venti quasi tutti frequentavano sino alla terza ,cioè sapevano leggere e scrivere. Le scuole nel nostro Comune  erano inizialmente limitate  sino alla terza elementare in quanto  la quarta e poi la quinta venivano frequentate  a Maida. E’ capitato di leggere che il Sindaco Jeradi , alla figlia  , faceva frequentare le elementari a Catanzaro . Andata e ritorno tre giorni a settimana . Col calesse . Il calesse, era il mezzo preferito da chi voleva percorrere velocemente i lunghi tratti che collegavano i fondi agricoli  al centro abitato o diversamente  per sbrigare affari a Nicastro o Catanzaro. Negli anni floridi quando a Jacurso c’era persino l’officina  meccanica del Cav.  G.B. Dattilo erano disponibili tre calesse che appunto appartenevano alla SACAL , l’azienda di proprietà del Cavaliere.

Nei suoi appunti il Maestro Soverati scriveva che “ tra imparare a fare  la firma  o star dietro alle capre …alcuni genitori  , già analfabeti , preferivano tenersi i figli in campagna e fargli fare  le prime  fatiche  “ ..

A Dio de la Fhortuna

Partendo non sognavano affatto di dire “ per fortuna  partimu “ ! Piuttosto dicevano: ringraziando Dio! Si ‘vvò Dio   lu Miarcuri  ‘ni mbarcamu ! E pue a dio de la fhortuna !

Chissà come andrà a finire diceva chi restava !  Perché era già capitato che troppo irresponsabilmente e troppo presto alcuni  “ ceffi “ (mariti poco affidabili ) emigrando , col proposito di far fortuna e chiamare il resto della famiglia ,  si erano poi scordati di tali proponimenti stabilendo  disinvoltamente  nuove  convivenze americane . Dimenticando nella miseria quei disperati che aspettavano  di partire per la Merica.

 

Nel corso del nostro secolo, migliaia di lettere attraversarono l'oceano per mantenere il contatto con le persone care. Esse sono state scritte da gente comune composta da  contadini , ortolani, tessitrici , casalinghe e furono inviate ai familiari rimaste in Calabria . La lingua impiegata in quelle  lettere non fu quella utilizzata nelle opere letterarie nè quella impiegata nei giornali quotidiani  ma la lingua chiamata  “ l’Italiano Popolare ”. Spesso, cioè sempre , non si prestava attenzione né  in considerazione la grafia , la fonetica ,la morfologia , la sintassi o il lessico perché non sapevano di queste cose . Curiosamente , però , non scrivevano parole americane o spagnole già che senza pensarlo ci mettevano l’italianità e la difesa del loro “ Italiano popolare “.

 

A la bbona de ddio

La Merica Bona e la Merica Mala. Gli  Stati Uniti  erano diventati   l’America bbona  .Ben organizzata e con un programma di sviluppo, gli emigrati di Jacurso trovarono lavoro , dollari puntuali , una casa e magari gli svaghi. Chi America , si è soliti ancora dire ! L’Argentina ,Venezuela , Urugay  o Brasile per quelli che a Jacurso aspettavano  “ sordi e pacchi “ rappresentarono  l’America Mala in quanto le condizioni di lavoro e di guadagno si erano da subito rivelati  deludenti. Alcuni tenteranno di tornare ma come ?

La Merica bbona e   La Merica mala!

Leggendo si comprenderà quanto furono significative le scelte migratorie.

 

Cantu la mia canzune calabrise

pecchì de chijha  terra mia adorata

nu juarnu mi partivi, e a sta Argentina

sbarcai, truvandu gente fhortunata.


Emigratu io sugnu, e nu me scuardu

de lu paìse, vajhune e d’e la  montagna

de chihja forte e lirica Calabria

chì li dunaru lu nume de la Grecia Magna.


Seduzione di Massa

 

Lettera dal Canadà

" Voglio sperare che nelle nuova terra col tempo possiate avere  una migliore fortuna  e buona salute  quando mi scrivete mi fate sapere qualcosa del Canada speriamo che sia il tempo  che presto possa a ragiungere Io scoppo suo  Prego Dio ... che tu abbi da lavorare che se ne ha proprio bisogno  abbiamo sentito che  P... lavora in pieno cosi potrà guadagnare bene."

L'urgenza di corrispondenza  era legato  al necessario aiuto finanziario  (   mandare soldi) . Inoltre la necessità di ricevere  notizie legata " all'assistenza finanziaria " spingevano i familiari, rimasti in Italia, a palesare la volontà di aprire la busta e più che le notizie ... cacciare li Ddollari ( li chiamavano " Verdoni " ) :

" siamo tanto in pensiero per questo scrivi subito  perche noi ebiemo bisogno del tuo aiuto e se tu ti ammali per te è peggio  e per noi. Darci subito risposta perché per noi genitori  e tutti di casa si à piacere a riavere spesso la lettera .Vorrei pregarti di un favore  ma se puoi io avrei di comprarmi il paltò ma mi manca i soldi cosi se tu puoi mandarmeli . Sono parecchi giorni che non riceviamo tue notizie e stiamo  tanto tristi .....


Cicciu , Pasquale o ‘Ntuani non fa differenza leggendo qualche storia ….

«In Calabria, racconta Cicciu ,stavamo bene. Insomma, voglio dire che almeno avevamo una casa e un po’ di terra che ci sfamava. Ma dopo la guerra di Mussolini mio padre pensò di emigrare.

Tra amici o parenti si passava voce sugli incartamenti necessari . Ci cacciammo la fotografia della famiglia …i nulla osta sulla fedina penale . Insomma tutti gli incartamenti e si partiu ‘pe Napoli .

In questo modo ,dopo l’Unità   che aveva posto fine al Regno di Napoli , cominciava per il meridione l’epopea dell’emigrazione . Un ruolo chiave fu svolto dalla propaganda diffusa in Europa dagli agenti delle varie compagnie di navigazione anche   sostenuta dalle politiche di immigrazione adottate dai paesi sudamericani. Sarebbe più corretto scrivere  “ immigrazione sussidiata dai paesi sudamericani “ che non sempre , dopo averla propagandata,  quell’immigrazione fu aiutata economicamente  da quei lontani paesi che cercavano   manodopera  . Argentina e Brasile in particolare dove ,  per  gli speranzosi meridionali , i sussidi promessi non si manifestarono   veritieri . Alcuni emigrati jacursesi non trovarono né casa e tantomeno le terre loro promesse cioè  il lavoro , la terra e le vacche  che avrebbero  potuto cambiare la precaria condizione  per cui erano partiti da  Jacurso. Una di quelle tante vedove bianche rimaste con la figlia , faceva scrivere al Console Italiano “ , tramite il Sindaco del tempo , per avere notizie del marito “ che non scriveva da che era partito. Morto , vivo …datemi notizie. …scriveva il Sindaco al Console in Argentina . Senza lavoro , senza casa , senza denaro… campa di elemosina . ….Rispondeva , il Console d’Argentina,  di essere a conoscenza dell’esistenza in vita  di tal … suo cittadino emigrato da Jacurso ... e  da informazioni avute da paesani  conducesse vita quasi da barbone  … per mancanza di casa , lavoro e denaro al punto da passare  le giornate malamente e confessava  non avere quanto per comprare il francobollo  …e di essere stato rintracciato  a  Calle Cucha Cucha .

Partìano  a Famigghja

All’epoca partivano tutti. Familiari, amici e conoscenti andavano a cercare fortuna dove trovavano lavoro. Il paese era triste. C’era miseria nera. Le case si svuotavano giorno dopo giorno. Noi vendemmo la nostra, vendemmo anche la terra e partimmo per l’Argentina. E ci eravamo impegnati anche con un prestito dando in pegno persino una eredità di casa. Si abbandonava Jacurso …per sempre . In Argentina ci trovammo senza casa, senza terra, senza lavoro. Non avevamo neppure un letto. Dormivamo per terra. I parenti che ci avevano detto di emigrare promettendoci “ una mano “ se ne lavarono  invece tutte e due le mani. Dove eravamo mai arrivati? Era quella l’America? Avevo diciannove anni. Mi sentivo morire e ho anche pianto. Per settimane andai al porto. Avrei voluto tornare subito in Italia. Era una pazzia perché al mio paese non avevo più nulla. Ma se avessi potuto mi sarei imbarcato anche come clandestino. Poi mio padre placò la mia smania di tornare. E così  finì che In Argentina ho messo radici e, come ho potuto, ho cresciuto una bella famiglia».

La Grande Emigrazione Italiana

Emigrazione europea tra 800 e 900 e la grande emigrazione italiana La grande emigrazione italiana del 1800 – 1900  interessò dapprima il Settentrione e, solo dopo la fine  del Regno di Napoli (inizio del 900) , anche il Meridione. Il Veneto,  il Friuli Venezia Giulia ed il  Piemonte furono  le regioni settentrionali a fornire per quelle terre  il maggior numero di emigranti mentre  tra le regioni meridionali, invece, subito la Calabria, la Campania e  la Sicilia.

Le principali destinazioni furono: Stati Uniti d’America nel continente nordamericano, Argentina, Brasile, Uruguay e Cile nel continente sudamericano. Da soli  l’ Argentina e  il Brasile assorbirono tre quarti del dell’intero flusso migratorio italiano nel continente d’oltreocano mentre il vasto movimento migratorio mosse 16 diversi milioni di persone dall’Europa alle Americhe. I paesi dell’America Latina accolsero prevalentemente immigrati italiani e spagnoli e fu in in questi grandi paesi che cominciarono a manifestarsi, causa questi flussi migratori ,  i principali  cambiamenti linguistici.

Il contatto e la mescolanza fra genti e culture diverse fu , ad esempio , una delle cause principali dei cambiamenti linguistici  in argentina e l’emigrazione – in quanto tale – è stato uno dei processi che più ha agevolato il contatto linguistico dando spesso forma al bilinguismo.

Si parlava italiano/dialetto , alcuni  lo spagnolo e altri ancora entrambe le lingue quando tra emigrati si combinavano unioni di convivenza e matrimonio.

Invogliati dai richiami allettanti ,alcuni si erano diretti  in Argentina ed altri negli Stati Uniti. In questi ultimi pur svolgendo lavori pesanti e rischiosi , le condizioni economiche erano gratificanti mentre per l’Argentina furono subito sofferenza e delusione non trovando quanto propagandato come accoglienza  e peggio ancora economicamente dove alcuni ebbero a chiedere elemosina Giungeva anche  il tempo  quando   la  vita di paese , chiusa sino allora  entro lo  spazio del  comprensorio, cominciava ad aprirsi verso luoghi come Nicastro o Catanzaro. E qui, si stentava ad approssimare  un italiano che certo non “ scivolava “ come il toscano , il lombardo o il piemontese.

Ogni tanto si “ attroppicava “ ma l’evoluzione linguistica era già cominciata anche perché, pur se lontana come  fenomeno di massa , chiuso il ciclo scolastico della Scuola di Avviamento e poi della Media Unica , buona parte dei figli  “ andava a continuare “ , come si era solito dire, alle superiori di Nicastro o Catanzaro. Poi , una tirando l’altra si rompeva la ritrosia della famiglia ed anche le ragazze cominciavano a frequentare Nicastro e Catanzaro. Le scuole di Nicastro e Catanzaro dove aveva modo di incontrarsi  la gioventù di diverse identità.

Da noi  la vera unità linguistica ( meglio definirlo l'Italiano Popolare )  magari arrivò con la radio prima e con la televisione poi. Durante il periodo fascista , nelle scuola di Jacurso , persino in quella rurale di “ Pietro Verre “ , arrivava l’apparecchio Radio. Ho manovrato con il Maestro Panzarella ( Nicola ) quella Radio durante le esercitazioni . Certamente per educare politicamente  la gioventù fascista di quel regime ma che tuttavia ascoltava la stessa  lingua.

Quest’anno , il 2021 , si è voluto ricordare  Dante per i settecento anni dalla morte e sono state convenientemente  recuperate tante memorie storiche tra le quali la trasmissione “ Non è Mai troppo Tardi “ . Una fortunata  serie di appuntamenti serali con il Maestro Manzi dedicata alle persone anziane e di condizione analfabeta. L’Italia era ancora un Paese a larga maggioranza di analfabeti, cosa che per fortuna si è andata progressivamente superando con  il grande risultato che quasi tutti   gli italiani riescono a comunicare con la  stessa lingua.

E adesso !

Stiamo perdendo sia l’unità politica territoriale, per  le insensate rivalità tra Nord e Sud , sia l’unità linguistica proprio nell’anno dedicato al sommo poeta per i settecento anni dalla sua morte.Tanto non  succede in nessun altro paese neolatino come il nostro.La Francia , la Spagna o  il Portogallo.

Siamo l’unico Paese di lingua neolatina che sta rinunciando a tradurre e adattare nella lingua nazionale le espressioni importate dall’inglese !. E gli stessi inglesi , pare , siano i  primi a ridere di noi .Giornali , giornalisti e tutti gli organi d’informazione annunciano  il  “lockdown” per non dire confinamento, tentano di spiegarci del  “Recovery  Fund” anzicchè comunicare che si tratta dei  fondi per la ripresa o del “cashless” per restare senza contanti.

 

Dante vede scolpiti sul pavimento della Cornice gli esempi di superbia punita: vede Lucifero, il più bello degli angeli, precipitare dal Cielo dopo essere stato folgorato da Dio e dall'altro lato il gigante Briareo giacere a terra morto, dopo essere stato colpito dal fulmine di Giove. Vede Apollo, Pallade… Vede poi Aracne, già trasformata per metà in ragno e triste sui brandelli del tessuto che ebbe la presunzione di realizzare;

“O folle Aracne, sì vedea io te

già mezza ragna, trista in su li stracci

dell’opera che mal per te si fè."

 

La Radio del Maestro Panzarella

Ascoltavamo “ la Radio “  in occasione di qualche evento come il quatto Novembre, giorno dei Caduti in Guerra , e trasmissioni del genere che però non ci davano “ fastidio “ anzi ! Anche quelli erano momenti di risveglio per noi che eravamo ancora imbambolati nelle lentezze di un piccolo paese. Oggi, per la mania del consumismo , si usa dappertutto la formula dell’usa e getta mentre ricordo che su quella Radio era stato ben appiccicato un numero d’inventario. Oggi le nostre Chiese sono mancanti del totale patrimonio storico che era stato costruito nel tempo. Chi arriva spazza a piacimento la storia di una comunità e non solo nelle Chiese ! …… Un patrimonio è sempre costituito da “beni” e il patrimonio culturale non fa eccezione. Esso infatti comprende un insieme di “cose” molto eterogeneo: oggetti, edifici, documenti, che per il loro valore artistico, storico o documentario e persino naturalistico, costituiscono quella fondamentale testimonianza della cultura e della tradizione di quella collettività che questi beni hanno prodotto .Dunque, il patrimonio culturale è l’insieme dei beni culturali di un paese.

La radio era nata nel 1925 mentre  la televisione venticinque anni dopo  anche se solo negli anni sessanta iniziava a svolgere un  ruolo unificante riuscendo ad  arrivare dove non si era mai arrivati e cioè  nei piccoli paesi.

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Quando gli albanesi eravamo noi !

Razzismo ed Emigrazione  sono spesso , oggi più che prima , erroneamente accostate. Nonostante le belle parole e presunte buone azioni che noi tutti cerchiamo di mettere in mostra per scongiurare lo stereotipo del cittadino razzista, infatti, sembra che l’aria che tira in Italia non sia cambiata, o perlomeno non significativamente. Purtroppo, l’orgoglio della nostra patria e l’insensata paura del cittadino immigrato, non ci permettono di vivere serenamente  una realtà che esiste . Possibilmente non andrebbe neanche  contrastata, semmai controllata.


E non eravamo un esempio di Santità

Morire di Speranza

Tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento sette milioni e mezzo di nostri connazionali si imbarcarono su navi fatiscenti diretti in America. E molti pagarono con il sangue il sogno di una vita migliore. Ortigia - Utopia  - Bourgogne - Sirio -Principessa Mafalda e nel 56 l'Andrea Doria ...

Ancor oggi, però, non è chiaro quanti furono i migranti italiani che persero la vita a bordo del " Titanic italiano " ( Principessa Mafalda )

Il corpo di un ragazzo con in tasca un sacchetto di terra del suo paese, l’Eritrea; quello di un altro, proveniente dal Ghana, con addosso una tessera della biblioteca; i resti di un bambino che veste ancora un giubbotto la cui cucitura interna cela la pagella scolastica scritta in arabo e in francese ...

 

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Continua nella seconda parte

... ricorrendo l'anno dedicato a Dante , sarà dedicato uno spazio agli anglicismi che stanno invadendo la Lingua Italiana che tanto piace e viene studiata  in altri paesi del mondo .

 

Il Mese di Ottobre, nel calendario dantesco , è  dedicato ai Superbi , ai Vanitosi e ai Narcisi

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Salutiamo tutti gli emigrati jacursani che ci seguono dalle Americhe. La Sig.ra Fruci Elvira e la Famiglia Sorace dall'ARGENTINA

Casablanca (MA) San Justo (AR) Rafaela (AR)

francesco casalinuovo   jacursoonline

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