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Docente e Coordinatore, per lunghi anni,alla Scuola Media di Jacurso
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XI Edizione delle Giornate di Dermatologia Clinica
Nell’ambito delle iniziative organizzate in campo medico, il 28 e 29 marzo è stata celebrata la XI edizione delle Giornate di Dermatologia Clinica .
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La Prima Guerra Mondiale ha coinvolto il nostro Paese e l’Europa intera. Persone provenienti da tutte le regioni d’Italia si trovarono a condividere l'esperienza umana più difficile dove quasi tutte le famiglie avrebbero perduto un congiunto .
Ci vedremo lassù ! Chi saliva in prima linea sapeva che difficilmente sarebbe tornato in trincea . Era l'addio alla vita.
Non ci sono più loro ,non ci sono più le mamme che li hanno pianto. E' passato troppo tempo ma in ogni casa l'immagine sbiadita negli anni non è mai stata rimossa. Tante di quelle case oggi ,a Jacurso , hanno chiuso le porte ma nella nostra comunità nulla e neanche la devastante tempesta alluvionale ha impedito a tenere viva la presenza simbolica per quei giovani che alle nostre famiglie sono appartenuti.
Oggi al monumento antistante il Santuario personalità civili ,militari e Amministrazione Comunale hanno reso memoria e onorato il loro sacrificio.
Era la Guerra del ‘15/18 come veniva ricordata .Sarà ,poi ,la catastrofe del secondo conflitto mondiale, con i suoi cinquantacinque milioni di morti, le sue immani distruzioni, le sanguinose perdite tra i civili inermi, i patimenti della popolazione allo stremo delle forze a far scivolare lentamente quel dolore nell’oblio e cominciare a patirne altri.
C’è stato dunque solo un tempo breve, poco meno di un quinquennio, in cui il lutto per i caduti della Grande Guerra ha potuto manifestarsi in tutta la sua drammatica genuinità come lutto di popolo, quello italiano, per la prima volta veramente unito nel dolore dovuto alla perdita di intere generazioni.
Le guerre, fino a ieri, sono state anche altre .Ora sono vicine e le vittime non più sconosciute. “Arabi”, “Neri e “Bianchi”, proprio come noi, “razza occidentale”. Cadaveri accumulati per le strade ucraine e i bambini che scappano fra le bombe . Attacchi con decine di morti a Gaza. Incursioni con vittime in Cisgiordania con I razzi di Hezbollah che uccidono in Israele.
Tra le donne , prigioniera anche Lei al campo di concentramento di Auschwitz, Liliana Segre continua ad essere la testimonianza attiva di quella che fu la cattiveria umana.
L’Italia aveva già vissuto la tragedia di un’altra Guerra. Come si scriveva quella del 1915/18 che vogliamo ricordare per prima perché più lontana nel tempo.
Senza entrare nel discorso armi, possiamo dire che l’80% delle vittime fu provocato dall’artiglieria (obici e proiettili), una percentuale minore dai colpi di fucile. Ma non possiamo scordare le dieci sanguinose battaglie dell’Isonzo che Cadorna mandava a morire tanta gioventù meridionale negli assalti impari all’arma bianca. Tra questi sacrificati quelli della Brigata Catanzaro.
Tra le classi sociali maggiormente colpite fu la classe più abbiente (borghesia e aristocrazia) che esprimeva però giovani e meno giovani ufficiali spesso nelle retrovie ma anche in prima linea, poi le classi medie dalle quali si trassero i nuovi ufficiali. I milioni di morti appartenevano però esclusivamente a operai e soprattutto contadini.
Invece i poveri, soprattutto se affetti da rachitismo o malattie derivanti dalla cattiva e povera alimentazione rimasero ai margini del conflitto e non furono mobilitati. Furono tra i pochi fortunati. A Jacurso quella poca o niente presunta aristocrazia tentò di “imboscarsi “ nei servizi comunali ma non venne proprio risparmiata e arruolata in armi. Più d’uno per fortuna o abilità riuscì a stare nei servizi di retrovia.

Vediamo i numeri della guerra italiana
• 5 milioni e 600mila mobilitati. È il 70% degli uomini mobilitabili. • 650.000 morti (è il 9% dell’esercito combattente) di cui 100mila morti in prigionia
• 950mila feriti (la metà rimasero mutilati e invalidi con 450mila pensioni di guerra anche a distanza di anni)
• 345mila orfani (64% figli di contadini)
• 546mila vittime tra i civili per malattie varie e i combattimenti nelle zone del fronte
• 600mila morti per la “spagnola” (tra la fine del ’18 e la primavera del ’19)
950 mila feriti + 650mila morti sono 1 milione e mezzo, ossia 1 su 4 morì, fu ferito o divenne mutilato.
Si è detto ,anche ,della Epidemia dovuta alla “Spagnola “ in quanto gli eserciti furono contaminati e decimati da questo morbo mortale che finì per condizionare anche le sorti della guerra.
Gli ex combattenti
Moltissimi tornarono traumatizzati dalla guerra oppure molto provati dalla guerra. In genere si chiusero in un ostinato mutismo ritenendo gli altri incapaci di comprendere la loro esperienza. A Jacurso ,come altrove, alcuni vennero isolati in campagna perchè afflitti da malattie polmonari a causa delle condizioni malsane delle trincee o per i Gas venefici respirati.
Tornarono a casa carichi di aspettative: questa guerra avrebbe sicuramente creato una nuova realtà sociale e politica dominata dal desiderio di una nuova stagione di pace. I feriti e i mutilati si aspettavano l’intervento dello Stato a loro tutela, i soldati “sani” avevano un gran voglia di inserirsi nella vita sociale con il lavoro e una famiglia.
I mutilati della Grande Guerra
L’Italia nella Grande Guerra ebbe 1 milione di feriti gravi, tra cui 500mila mutilati, 74.600 storpi, 21.200 rimasti senza un occhio, 1940 senza occhi, 120 senza mani, 3250 muti, 6750 sordi, 5440 mutilati al viso.
E’ di questi dimenticati che vorrei parlare ora. Coloro che per le ferite riportate al volto non poterono più avere una vita normale. Le ferite al volto erano così orribili a vedersi che pur avendo conservato gambe, mani e cervello la loro vita era terminata, magari a 20 anni in un centro di cura dal quale, nei casi più gravi, non uscirono più. Erano chiamati “sfigurati che non hanno più forma umana”.
Della Seconda Guerra
L’1 settembre 1939, con l’invasione della Polonia da parte della Germania, iniziò la seconda guerra mondiale. L’Italia, pur avendo stipulato il Patto d’Acciaio con la Germania nel maggio dello stesso anno, si dichiarò non belligerante. Però il 10 giugno 1940 Mussolini, di fronte ai successi militari di Hitler e pensando che lo scontro bellico si sarebbe concluso di lì a poco con la vittoria della Germania, dichiarò guerra alla Francia e alla Gran Bretagna.
I principali teatri di guerra che videro impegnate le truppe italiane furono: Alpi Occidentali, Africa Settentrionale, Africa Orientale, Grecia Jugoslavia, Egeo e Unione Sovietica. Male equipaggiate, con armamenti spesso obsoleti e insufficienti, le forze italiane collezionarono gravi insuccessi e un alto numero di morti.
L’8 settembre 1943, sfiduciato Mussolini e dichiarato capo del governo Badoglio, ci fu la firma dell’Armistizio con gli Alleati. Il Paese si trovò diviso in due, il Regno del Sud controllato dalle Forze Alleate dopo lo sbarco in Sicilia e a nord la Repubblica Sociale Italiana controllata dalla Germania. Iniziò la guerra di Liberazione condotta a sud principalmente dal Corpo Italiano di Liberazione e dagli Alleati che iniziarono a risalire la penisola, e al centro-nord dai partigiani. Le ostilità si conclusero con la firma della resa del comando tedesco a Caserta il 2 maggio 1945.
Migliaia di nostri soldati perirono annegati in queste tragedie del mare. Si stima che gli italiani coinvolti nel conflitto dal 1940 al 1943 furono 3.430.000. Il numero dei morti a causa della guerra fu molto elevato: 443.000 (di cui 330.000 militari e 85.000 civili) ed altri ancora



























francesco casalinuovo - Ass. Cult. KaloKrio jacursoonline
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Ciò che apparve chiaro fu che l’ascesa al potere di Hitler e le politiche che portarono all’olocausto si svilupparono attraverso tappe calcolate. Anzitutto si cominciò con l’uso di un linguaggio settario contro una minoranza. Poi gli altri di cui avere paura ,da combattere , da eliminare diventarono gli EBREI ed altre categorie di persone.
Imparando da ciò che è stato, e non è mai così tardi, dovremmo avere coraggio di condannare qualsiasi forma di razzismo che in giro è davvero sempre più anche preoccupante.
C’è razzismo ed esclusione anche nel nostro piccolo paese che ..fa male e induce a ricordare le parole di qualche Papa "aprire, anzi spalancare, le porte" a chi fugge da tremendi disagi e persecuzioni inflitte da guerre che tutti, in fondo, consentiamo siano messe in atto. Quanto quelle che ogni sera ci propinano anche aggiornate in diretta i servizi televisivi. Le guerre sulla sofferenza altrui a volte diventa pure spettacolo.
Quello che fu definito “Campo di concentramento “ era di fatto una sorta di realtà plurale potendo variare la sua funzione che , semplificando , diveniva Campo di Lavoro, di Transito , per Prigionieri di Guerra , di Sterminio e Misti.
Anche più d'uno dei nostri giovani soldati (di Jacurso ) ebbe la sventura di essere deportato in questi campi di concentramento . Due di questi fecero ritorno . Qualcun altro fu meno fortunato. Dachau – Birkenau -, Mauthausen
Auschwitz
"Vi siete mai chiesti quanti bambini nacquero ad Auschwitz? Vi siete mai chiesti quante donne partorirono il frutto delle violenze subite all'interno dal lager?
Un numero preciso non siamo in grado di fornirlo ( ho letto ), perché non fu tenuto conto nell'anagrafe del campo di questo dato proprio perché molti di loro vissero solo pochi minuti.
Grazie alla testimonianza di Stanisława Leszczyńska, furono circa 3000 i nati vivi a cui ella prestò personalmente assistenza. Di questi circa la metà furono soppressi immediatamente dopo il parto dal personale del campo, annegati in un barile. Un altro migliaio circa morirono di fame freddo e malattie.
Era una pratica diffusa bendare il seno alle puerpere proprio per impedire loro l'allattamento, in questo modo era possibile testare la resistenza dei bambini prima di morire di fame.
Un'altra pratica adottata ad Auschwitz (per esempio da Irma Grese), era quella di legare le gambe alle donne durante il travaglio, per assistere alla loro sofferenza e alla morte lenta di mamma e bambino.
Alcuni più fortunati, grazie alle loro caratteristiche somatiche, furono destinati all'adozione di coppie tedesche aderenti al Progetto Lebensborn.
Di quelli che purtroppo rimasero al campo, solo una trentina riuscirono a sopravvivere, insieme alle madri fino a che non arrivarono le truppe alleate.
La registrazione delle nascite avvenne a partire dalla metà del 1943. Prima non era consentito a nessun neonato di sopravvivere ad Auschwitz. Da quella data in poi, sopravvissero solo i neonati destinati ai campi per le famiglie. In questo caso al nuovo nato veniva assegnato un numero, tatuato sulla pelle.
Una volta iniziata la liquidazione del campo, si cercò di uccidere tutti i bambini nati ad Auschwitz. Solo in rare eccezioni riuscirono a salvarsi. È per questo che possiamo affermare con certezza che la quasi totalità dei bambini che nacquero nel campo, perirono nel campo.

Vorrei riportare qui di seguito la testimonianza di un sopravvissuto ad Auschwitz, Roberto Riccardi, che nel suo libro "Sono stato un numero" racconta cosa veniva fatto ai bambini nati da poco. La brutalità di queste parole non ci può lasciare indifferenti:
«Un giorno io e un altro prigioniero ci trovavamo vicini ai carretti per il trasporto dei bambini. Dovevamo farne salire a bordo alcuni, fino a completare un carico. Una SS si avvicinò, indicò con il dito un bimbo di un paio di mesi e disse al mio compagno di lanciarlo sul carretto. Per rendere l’ordine più chiaro, mimò il gesto con le braccia, disegnando un volo molto ampio. Lanciarlo? chiese il mio compagno, sbigottito. Il tedesco insisté. Gli puntò contro il fucile, urlò, e a lui non rimase che eseguire. In un istante che durò un’eternità, la SS sollevò la sua arma, prese la mira e sparò al piccolo mentre era in aria, come fosse al poligono di tiro. Lo centrò in pieno. Un suo collega, che osservava la scena da vicino, imprecò. Meno male, pensai, c’è ancora qualcuno che ha nel cuore un po’ di umanità.
Ma presto quello che aveva brontolato si calmò, si mise una mano in tasca e prese dei marchi. Accennò a un sorriso sforzato, strinse la mano all’altro e gli consegnò il denaro. Impiegai un po’ per capire. Su quel tiro avevano scommesso, ecco spiegata la delusione del perdente.
Lo vidi fare più volte. Ogni volta eravamo noi a dover portare i bambini ai loro carnefici. Noi a lanciarli in aria, sotto la minaccia delle armi, con le SS che si esercitavano a colpirli mentre erano in volo».
La liberazione – Cosa fu per le donne?
Il giorno della liberazione di Auschwitz, il 27 gennaio 1945, delle ragazze ne erano sopravvissute circa una quarantina. Per loro la fine dell'incubo fu anche l'inizio di una nuova, pericolosa odissea per tornare a casa (sempre che ci fosse ancora una casa ad attenderle), esposte al rischio di essere stuprate da quegli stessi soldati russi che le avevano liberate. Ria Hans, che aveva lavorato nell'infermeria di Josef Mengele e aveva assistito a esperimenti su cavie umane, facendo di tutto per salvare il maggior numero di ragazze possibile, percorse a piedi oltre mille chilometri. Al suo arrivo, nell'agosto del 1945, pesava trentanove chili. Fu una delle poche a trovare i genitori ancora vivi. Moltissime ragazze, appreso che la loro famiglia semplicemente non esisteva più, preferirono emigrare, disperdendosi un po' ovunque nel mondo
Oltre ad alzare la voce, dovremmo anche sforzarci di insegnare ai nostri figli le lezioni del passato perché le statistiche dicono che circa il 60% dei nostri adolescenti oggi non hanno mai sentito parlare di Auschwitz , di nessun altro campo di sterminio nazista e rimangono indifferenti a tante persone in fuga senza terra e senza di che nutrirsi.
Spetta a noi insegnare ai nostri figli ad amare prima che altri insegnino loro a odiare.

Se questo è un uomo
“Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e i visi amici:
considerate se questo è un uomo,
che lavora nel fango,
che non conosce pace,
che lotta per mezzo pane,
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna
senza capelli e senza nome,
senza più forza di ricordare,
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore,
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca
i vostri nati torcano il viso da voi.”
Primo Levi
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francesco casalinuovo jacursoonline



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E' Deceduto in Svizzera Vincenzo Dattilo
