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San Martino Lontani Ricordi

 

San Martino . Lontano Ricordo

 

 

La frase evoca la tradizione popolare legata a San Martino. Particolarmente viva nei paesini questa festività segnava la fine dei lavori agricoli e ,per tradizione , l’undici di Novembre ( San Martino ) è il momento in cui si considera completamente chiusa l’epoca della raccolta e si procede con le operazioni della semina.

È un giorno di grandissima importanza simbolica, perché rappresenta la chiusura di un ciclo e la creazione delle premesse di quello che nascerà in primavera. La terra si prepara a riposare e la vita, rappresentata dal seme, si nasconde protetta nella profondità della terra.

Con la fine della stagione agricola e la sua relativa pausa, cessavano anche i contratti di lavoro tra proprietari terrieri e coloni o mezzadri. Questa data segnava la scadenza dei contratti e spesso comportava lo spostamento di questi lavoratori della terra . Ma dove?

Il proverbio "A San Martino ogni mosto diventa vino"  e da noi “ A San Martino ogni bbutta caccia vinu” significava  che l'11 novembre approssimativamente si concludeva  la fermentazione del mosto della recente vendemmia. Che si trasformava in vino novello, pronto per essere assaggiato e magari consumato. Scriviamo Magari in quanto , si spinnocciava la botte spesso per fretta  dell’undici di Novembre ma  questo vino giovane era caratterizzato da un sapore fresco ma spesso anche da una certa asprezza e mancanza di struttura  non avendo ancora completato l'affinamento cioè la maturazione completa..

La giornata di San Martino , della quale stiamo per scrivere  , tradizionalmente in quel  mondo contadino rappresentava dunque la conclusione dell'anno agricolo, un momento di bilanci e celebrazioni dopo il raccolto. Segnava la fine del pesante  lavoro nei campi, si aspettava l’arrivo dell’inverno  e l'apertura delle botti col vino novello stava a rappresentare un giorno dal significato difficile a dire e della cui anima, comunque  sia stato, non possiamo percepire il senso profondo  che va oltre la comprensione razionale.

Questi aspetti, legati a un'economia contadina e rurale, finiranno nell’immediato dopoguerra .Gli anni cinquanta segneranno  un’epoca in rapida evoluzione  e oggi ricordano i  "tempi che furono"  .

Prima del novecento l’emigrazione era già considerevole verso le americhe  e pertanto non segnarono alcuna  fine ma un cambiamento epocale del flusso migratorio italiano: l'emigrazione interna dalle campagne alle fabbriche e città divenne predominante.

La progressiva meccanizzazione dell'agricoltura e la privatizzazione delle terre causarono ,purtroppo ,un forte spostamento di lavoratori dalle campagne, soprattutto dal Sud, verso le città industriali del Nord Italia.

Oggi per la promozione dei vini , ci si incontra alle fiere o alle rassegne  così bene organizzate quanto quella odierna dove la Calabria ha fatto gran bella mostra dei suoi prodotti apprezzati anche  fuori dall’Italia . Vitigni autoctoni come il Gaglioppo, il Greco Nero e il Magliocco. A Jacurso genuinamente ricordando  non c’erano  di queste esigenze e il vino de Rindina era di  marchio DOC. Denominazione di Origine Controllata

Il comodo della vigna di necessità a  Jacurso e paesi del comprensorio  non mancava pressoché a nessuno . qualche rara  eccezione per quelli nella zona montana che però saggiamente un pezzo di terra se lo erano sempre procurato   appena sotto l’abitato. Adatto e necessario per  la coltura dell’ulivo e delle vigne. E chi della vigna non disponeva … “ nu carratiajhu  de fraguliajhu “ riusciva comunque a produrselo.  Non era proprio  un vino quanto  quello vero ma … ad un vino da pergolato che gli mancava quando sulla tavola si accompagnava al piatto di faggiola o verdure di campo!

Era un vinello povero per  gradazione alcolica ottenuto dall’uva fragola, leggero ma piacevole, rosé ma non rosso. Insomma che non ubbriacava.

"L’Estate di San Martino":

La leggenda del Santo che dona metà del suo mantello a un mendicante, seguito da un miglioramento del tempo, ha dato origine al detto "estate di San Martino" per indicare quel periodo di bel tempo che spesso avviene a novembre.

Simbolo di generosità e conversione, io  come altri , l’abbiamo appreso sul libro delle Elementari . San Martino fu in particolare la figura del cavaliere buono  che taglia con la spada il suo mantello per darla a un misero .Che da soldato diventa  vescovo. Che rappresenta anche la generosità e la conversione, con la sua storia che simboleggia il passaggio dalla vita militare alla spiritualità e la lotta contro le ingiustizie.

Il significato dei " Tempi che Furono"

L'espressione sottolinea un'epoca in cui la vita quotidiana era strettamente legata al mondo rurale e contadino, con un forte legame con i cicli naturali.  In una comunità quando ancora l’analfabetismo era consistente , le feste, le fiere  , le ricorrenze  erano segnate da queste date particolari e San Martino , per i piccoli abitati e le comunità di una volta , non era solo una festa religiosa ma anche una chiave nel calendario civile ed economico. A San Martino, e non dopo  , ad esempio, si doveva seminare il grano  se si voleva avere dopo un buon raccolto

Nostalgia per il passato ?

La frase  e quanto narrato esprime anche una nostalgia per un passato che non c'è più, un mondo più semplice e rurale che, sebbene con le sue difficoltà, aveva dei ritmi e delle tradizioni ben definite. Un mondo agricolo fatto di famiglie e tanti figli che adesso mancano in questo miserabile Sud piagnucoloso per le tante beffe ma artefice sempre del proprio suicidio

A Jacurso, sino agli anni sessanta , erano  sei le  “ Potifhe  di vino “ (bettole ).Tutte gestite da donne e tutte in grado di tenere a bada  a quei bevitori  che  , dopo il litro , potevano diventare  rissosi e molesti.

Le bettole furono sempre il ritrovo per combinare affari di lavoro e in ambito serale erano ben frequentate anche per questo motivo. A dare la carica novembrina, quando con i primi freddi è più gradito bere  vino  i vignaioli locali abitualmente esponevano sulla porta una “ Frasca  d’ulivo  “  e gli intenditori non mancavano di farci una presenza . Tra queste Frasche , molto attesa era quella de “ Rindina “.

Questo Signore , proprietario ,abile cacciatore, non aveva alcuna licenza commerciale . Non proprietario  di alcuna bettola , traeva risorse  e da vivere dalle sue proprietà e provvedeva nelle ore serali anche  alla vendita occasionale  del vino prodotto nella sua vigna .

In giornata e su Facebook  è stato già ricordato  da un comune amico e concittadino come essere il primo a proporre il vino novello . Insieme a questo evento i suoi affabili frequentatori che ,insieme a Lui , ora non ci sono più da un pezzo. Ci mancano perché in una società troppo impoverita , quelle persone hanno segnato tante giornate per essere così ricordate.

Immaginate di un bettoliere che per San Martino si riforniva di una sola damigiana di vino. Poi poteva capitare  che, incontrandosi tra amici , si passava dalla bettola per fare solo un “ piccolino “  …E prova e riprova  … sapete come andò a finire . Magari , esistendo l’aldilà, staranno tutti insieme a ridere  per quella serata ! E non solo per quella !

Il locale ,in posizione strategica ,consentiva l’accesso in maniera discreta anche se nel  punto commerciale di Jacurso. Avanti Cicciu ,così si conosceva quello slargo nonché  crocevia di più strade. Zona  di negozi. Il centro Commerciale ..insomma e senza ironia. La zona economica del Paese era questa :Tabacchino, Calzolaio, Bar , due Macellerie ,Frutta e Verdura fresca di Maida ,una Merceria ,un Barbiere e tre Bettole di Vino. Appena pochi metri altri Negozi di alimentari ,  due Falegnamerie e una pescheria….

Lo Chiamavano il Carcere,

Il locale stava a pian terreno in un vico della piazzetta San Giovanni e restava chiuso praticamente tutto l’anno. Sopra stavano i locali del Palazzo dei Giudici Dattilo con un portone da Palazzo importante , Balconi e finestre di un palazzo signorile che ancora oggi sottolineano l'eleganza e la ricchezza delle decorazioni.

Una nota sui pochi Palazzi di Jacurso

Un'antica struttura rurale in cui tutti i locali del palazzo del paese ospitano magazzini per il grano e il vino, insieme a una stalla per i cavalli, indicando una vita legata all'agricoltura e all'autosufficienza. Questa organizzazione spaziale evidenzia un sistema di vita tradizionale e autosufficiente, tipico delle fattorie o dei palazzi padronali, dove tutte le necessità di conservazione e lavoro (stoccaggio di grano e vino, e ricovero per i cavalli ) sono integrate nella stessa struttura.

Uno di questi modesti locali conservava le botti per il vino. Non aveva finestre ed era necessaria un sorgente di luce come quella della lampadina. Non era una gran luce quella emessa dalla lampadina .Forse per una sorta di risparmio considerando le lunghe ore di apertura . Insomma ben diversa dalle Bettole e per di più senza nemmeno un tavolo . Appena  tre banchetti di legno e qualche sedia.

San Martino

Esattamente sedici secoli fa, l’8 novembre 397 d.c., moriva San Martino, vescovo di Tours, la cui ricorrenza è fissata all’11 del mese, data in cui si svolsero i suoi funerali. Questo Santo, nato in Pannonia, era figlio d’un soldato che gli impose il nome di Martino, cioè «piccolo Marte», in onore del dio della guerra. Sulle orme del padre, intraprese la carriera militare e divenne circitor.

Si narra che un giorno d’inverno, mentre era di ronda a cavallo, Martino incontrò un uomo seminudo. Allora tagliò con la spada metà del proprio mantello e glielo diede per farlo riparare dal freddo. Durante la notte, al santo apparve in sogno Cristo che indossava quel mantello e che gli sorrideva. Avvenne così l’adesione di Martino al cristianesimo. Lasciate le armi, egli condusse vita monacale ed ebbe molti discepoli. La sua santità divenne nota in numerose contrade di Francia e un giorno, con uno stratagemma, fu rapito dagli abitanti di Tours che, perso il loro vecchio vescovo, volevano a tutti i costi che il nuovo fosse Martino. Acclamato dal popolo, accettò la carica che ricoprì per il resto della vita.

Varie tradizioni si legano a questo santo. Una meteorologica: la cosiddetta estate di S. Martino, cioè quei giorni prossimi alla festa in cui la temperatura è più alta di quella autunnale a causa di «histrane movenzje hastrali».

Una enologica: San Martino ogni mosto diventa vino, proverbio che spiega come in questo periodo, dopo la raccolta e la spremitura delle uve, nasca il novello nettare di Bacco.

Nel grigiore di un paese che muore come tanti , è doveroso menzionare  quanti si adoperano   e si sono adoperati in seno alla Casa Parrocchiale  per mettere insieme Una Serata  per stare insieme . Con una castagnata serale nel giorno di San martino ci si è ritrovati insieme al nostro parroco che viene anche da lontano.. Non altro ma per ritrovarsi che è tanto necessario.

Le castagne della Castagnata Parrocchiale . Un gradito proponimento di Maria Rosaria Trino

Di queste persone ,che non ci sono più,  e degli episodi narrati si è voluto scrivere perché continui ad essere presente nei ricordi  di quanti li hanno conosciuti e apprezzati per la loro semplicità .Per non lasciar cadere nell’oblio  anche quelli che furono, che non ci sono più e che forse oggi nessuno riesce a ripeterli.

11 novembre 2025

francesco  casalinuovo Ass. Cult. Kalokrio   www.jacursoonline

 

 

 

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