I Caduti in Guerra


Il 4 novembre si celebra la Festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.
Quanto ai caduti in guerra quale festa potrà mai essere ?
L'ultimo nostro ragazzo perito sotto la mitraglia aveva appena diciassette anni . Sarebbe ,dunque,meglio ricordare che Si celebra il Sacrificio dei Caduti e si onorano le Forze Armate.
Oltre seicentomila morti per un’inutile guerra. A questi vanno aggiunti, centinaia di migliaia di civili morti per denutrizione e malattia. Generazioni intere spazzate vie sulle trincee e sugli altopiani, migliaia di uomini fucilati per mantenere la disciplina su ordini militari speciali. La Brigata Catanzaro , con la decimazione subita , fu l'esempio in che modo vennero considerati quei ragazzi.
Questa è stata la grande guerra. Per questo il 4 novembre non è tanto la data della vittoria, quanto la data che segna la fine di un’inutile strage frutto di una altrettanto inutile guerra. Non una vittoria ma una data che ricorda la follia della guerra e l’orrore del bellicismo frutto esasperato del nazionalismo. Che in questo ultimo periodo si rinnova con grande spregio dell'identità singola della persona.La dichiarazione odierna del Ministro Crosetto «Ogni giorno sul confine russo-ucraino muoiono oltre 1.500 persone tra russi e ucraini, ogni giorno. Domani sera, ci saranno 1.500 ragazzi in meno !
Mio nonno, come altri Cavaliere di Vittorio Veneto e Croce di Guerra al Valor Militare, quel conflitto bellico l’ha combattuto a soli diciotto anni. Mi raccontava che si beveva l’acqua delle patate e se ne mangiava la buccia poiché la patata spettava agli ufficiali. Che si incontrava con soltati austriaci a riempire le borracce e che no sguainavano la baionetta. Cioè , all'oscuro delle imposizionmi,non sentivano dentro nessun rancore.

IL 4 NOVEMBRE 1918: L’Elogio della VITTORIA
il 29 ottobre 1918, con l’avanzata dell’esercito italiano oltre la linea del Piave e la rotta dell’esercito austro-ungarico, l’Austria chiedeva l’armistizio.. La conclusione della Grande Guerra fra l’Italia e l’Austria fu sancita a Villa Giusti presso Padova il 3 novembre 1918 dai plenipotenziari dei due Paesi, regolarmente autorizzati, che dichiararono di approvare le condizioni dell’armistizio tra le Potenze alleate e l’Austria stessa. Fu deciso di porre fine alle ostilità alle ore 15.00 del giorno seguente.
Il 4 novembre era un lunedì piovoso, ma si continuò a morire. Quando mancavano forse dieci minuti alle 15.00, sul Tagliamento uno squadrone di cavalleria avanzò al galoppo, in un pomeriggio grigio come l’acqua del fiume. Davanti alle mitragliatrici austriache schierate, un capitano ordinò assurdamente la carica “per la Patria” e in pochi istanti fu una carneficina. Gli ultimi caduti italiani furono due sottufficiali di 18 anni, “ragazzi del ’99”.
Il giorno dopo, sul Gazzettino, un titolo a grandi caratteri annunciava l’Armistizio e la sconfitta degli Austriaci: «Sfacelo totale dell’esercito austriaco. 300 mila prigionieri e 5000 cannoni catturati. Le ostilità cessate alle ore 3 del pomeriggio del 4 novembre».
A seguire, il Bollettino della Vittoria, con un profluvio di retorica destinata a passare alla storia, a partire dal famoso proclama di Diaz: «I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo, risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza. Firmato Diaz».
Quello che il generale non avrebbe mai immaginato è che la sua firma sul Bollettino della Vittoria avrebbe dato il nome a migliaia di nuovi italiani. “Firmato” fu preso per il nome del generale e allo stato civile, nell’euforia di quei giorni, migliaia di italiani chiamarono i loro figli proprio così.
La Chiesa non si oppose perché un san Firmato (diacono) esiste e si festeggia il 5 ottobre. Oggi che non c’è più alcun superstite di quel conflitto né qualcuno che abbia un ricordo diretto di quegli avvenimenti, tutti noi lo conosciamo attraverso i libri, i musei, le foto, i filmati e, i più vecchi anche attraverso i ricordi, i racconti di padri e di nonni, che però non avevano sempre piacere nel rievocare quei giorni. Ecco perché il 4 novembre, nato come “Festa della Vittoria” è con il tempo divenuta la “Giornata dell’Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate.
Mi raccontava delle carneficine e delle fucilazioni di massa. I suoi amici che morivano per le ferite di guerra o peggio per fame e freddo. Una caratteristica riempiva tutti i suoi giorni in marcia e in trincea: la forte esplosione delle cannonate. Quando si attaccava il “nemico”, non si poteva tornare indietro poiché si sarebbe subita l’immediata fucilazione. Se il 4 novembre ha un significato, è esattamente quello di ricordare alle nuove generazioni che le guerre non hanno mai senso e che quegli inutili massacri di esseri umani dovrebbero ricordarci il valore della pace. Dovrebbe essere un monito alla follia umana. Sulle trincee e sui luoghi delle carneficine e delle fucilazioni di massa bisognerebbe tornare, per vedere, per capire, per imparare a non sbagliare più.
Un esercizio di ricordo utile non per celebrazioni inutili ma per evitare che un domani un paese senza memoria, un mondo senza memoria, possa pensare di ripiombare in quell’orrore chiamato guerra. Sarebbe questo il modo giusto per celebrare il 4 novembre e, magari, chiedere scusa a tutte le vittime di guerra e ai loro familiari.
Gli ex Combattenti
Moltissimi tornarono traumatizzati dalla guerra oppure molto provati dalla guerra. In genere si chiusero in un ostinato mutismo ritenendo gli altri incapaci di comprendere la loro esperienza. A Jacurso , come altrove, alcuni vennero isolati in campagna perchè afflitti da malattie polmonari a causa delle condizioni malsane delle trincee o per i Gas venefici respirati.
Tornarono a casa carichi di aspettative: questa guerra avrebbe sicuramente creato una nuova realtà sociale e politica dominata dal desiderio di una nuova stagione di pace. I feriti e i mutilati si aspettavano l’intervento dello Stato a loro tutela, i soldati “sani” avevano un gran voglia di inserirsi nella vita sociale con il lavoro e una famiglia.
I mutilati della Grande Guerra
L’Italia nella Grande Guerra ebbe 1 milione di feriti gravi, tra cui 500mila mutilati, 74.600 storpi, 21.200 rimasti senza un occhio, 1940 senza occhi, 120 senza mani, 3250 muti, 6750 sordi, 5440 mutilati al viso.
E’ di questi dimenticati che vorrei parlare ora.
Coloro che per le ferite riportate al volto non poterono più avere una vita normale. Le ferite al volto erano così orribili a vedersi che pur avendo conservato gambe, mani e cervello la loro vita era terminata, magari a 20 anni in un centro di cura dal quale, nei casi più gravi, non uscirono più. Erano chiamati “sfigurati che non hanno più forma umana”.
Della Seconda Guerra
L’1 settembre 1939, con l’invasione della Polonia da parte della Germania, iniziò la seconda guerra mondiale. L’Italia, pur avendo stipulato il Patto d’Acciaio con la Germania nel maggio dello stesso anno, si dichiarò non belligerante. Però il 10 giugno 1940 Mussolini, di fronte ai successi militari di Hitler e pensando che lo scontro bellico si sarebbe concluso di lì a poco con la vittoria della Germania, dichiarò guerra alla Francia e alla Gran Bretagna.
I principali teatri di guerra che videro impegnate le truppe italiane furono: Alpi Occidentali, Africa Settentrionale, Africa Orientale, Grecia Jugoslavia, Egeo e Unione Sovietica. Male equipaggiate, con armamenti spesso obsoleti e insufficienti, le forze italiane collezionarono gravi insuccessi e un alto numero di morti.
L’8 settembre 1943, sfiduciato Mussolini e dichiarato capo del governo Badoglio, ci fu la firma dell’Armistizio con gli Alleati. Il Paese si trovò diviso in due, il Regno del Sud controllato dalle Forze Alleate dopo lo sbarco in Sicilia e a nord la Repubblica Sociale Italiana controllata dalla Germania. Iniziò la guerra di Liberazione condotta a sud principalmente dal Corpo Italiano di Liberazione e dagli Alleati che iniziarono a risalire la penisola, e al centro-nord dai partigiani. Le ostilità si conclusero con la firma della resa del comando tedesco a Caserta il 2 maggio 1945.
Migliaia di nostri soldati perirono annegati in queste tragedie del mare. Si stima che gli italiani coinvolti nel conflitto dal 1940 al 1943 furono 3.430.000. Il numero dei morti a causa della guerra fu molto elevato: 443.000 (di cui 330.000 militari e 85.000 civili) ed altri ancora.
Seguono immagini selezionate a caso.











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francesco casalinuovo Ass. Cult. Kalo Krio jacursoonline






