Il sangue e la R-Esistenza antimafia del Sud
22 maggio ore 14:00 University Club -
23 maggio Aula Solano ore 10:00

Il sangue e la R-Esistenza antimafia del Sud
è il tema della due giorni seminariale organizzata dal progetto
Pedagogia della R-Esistenza per una NUOVA PEDAGOGIA che si terrà il 22 e il 23 maggio, rispettivamente all’University Club, ore 14, e in aula Solano, ore 10.
Coordina: Pino Aprile Scrittore e giornalista
Intervengono:
Domenica Cacciatore Dirigente scolastico I.C. “Corrado Alvaro” di San Luca
Don Pino Demasi Sacerdote e Referente di LIBERA per la Piana di Gioia Tauro
Gaetano Saffioti Imprenditore e Testimone di Giustizia
Ore 14.45—15.30: Sud e legalità
Coordinano:
Arcangelo Badolati Direttore scientifico del Laboratorio di Resistenza Antimafia
Giancarlo Costabile Responsabile del Progetto Pedagogia della R-Esistenza
Intervengono:
Pino Aprile Scrittore e giornalista
Nicola Gratteri Procuratore Aggiunto della Dda di Reggio Calabria
Ore 15.30—17.00: Premio Iustitia 2014 in memoria del Giudice Rosario Livatino
Intervengono:
Gino Mirocle Crisci Magnifico Rettore Unical
Francesco Altimari Direttore Dipartimento di Lingue e Scienze dell’Educazione Unical
Angela Costabile Vicedirettore Dipartimento di Lingue e Scienze dell’Educazione Unical
Luciano Romito Presidente della Commissione Didattica Dipartimento di Lingue
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Sud
"Noi non sappiamo più chi fummo. Ed è accaduto come agli ebrei travolti dall'Olocausto: molti scampati ai lager cominciarono a domandarsi se il male che li aveva investiti non fosse in qualche modo meritato.
Quando il danno è intollerabile, cercare una colpa, pur assurda, inesistente, che lo renda comprensibile (non giustificabile), diventa una via per non perdere la ragione.
Ed è accaduto che i meridionali abbiano fatto propri i pregiudizi di cui erano oggetto. E che, per un processo d'inversione della colpa, la vittima si sia addossata quella del carnefice. Succede quando il dolore della colpa che ci si attribuisce è più tollerabile del male subìto.
Così, la resistenza all'invasore, agli stupri, alla perdita dei beni, della vita, dell'identità, del proprio paese, è divenuta "vergogna".
Una mia cugina, dopo sei mesi al Nord, tornò per le ferie estive. Era cambiata: vestiva in modo più appariscente, esibiva un accento non suo, roteava stizzosamente le spalle, il mento puntuto e alto. Parlava malissimo dei meridionali, con astio rovente e ridicolo. < ma cosa " fanno" di così terribile? > le chiese mia madre, incuriosita. Lei tacque per lo stupore, si guardò intorno, come a cercare una risposta. Era sorpresa, o ci parve, dalla stupidità della domanda: c'era bisogno di una ragione per parlar male dei meridionali? Così, poverina, se ne uscì con una frase, lei "settentrionale da sei mesi", che la bollò per sempre, in famiglia < sporcano i monumenti >. Cosa le fosse accaduto, lo capii molto più tardi. < la lega è piena di meridionali figli > <sono i più convinti > Anche quella mia cugina è leghista. Perchè?
Chi emigra, abbandona una comunità e una terra che figurano deboli e perdenti e mira a radicarsi in un altrove che appare forte e vincente: l'emigrato non appartiene più alla sua gente, e non ancora all'altra (così crede).
In cerca di identità, non può che scegliere, lui sradicato e sospeso, la più forte. E questa sua nuova appartenenza è tanto più certa, quanto maggiore è la distanza che frappone fra ciò che era e ciò che vuole essere.
Quando il carnefice ti toglie tutto, l'unico punto di riferimento che ti rimane è il carnefice. Lo imiti..
tratto da Briganti