
La Pineta " Masi " a Jacurso
Il profumo intenso di resina e gli aghi di pino accoglievano i nostri ultimi passi non appena superato il limitare della pinetina* . Quella sensazione è ancora indimenticabile .
Ancora indimenticabile: il cuore che accelera appena si intravedono i pali della porta, una sacca lasciata a terra di fretta e l'impazienza schietta di toccare il pallone. Il pallone nei ricordi è pura magia. Lo senti, lo tocchi, ti piace il sordo impatto sul terreno, tra le mani, sulla testa e il tonfo quando comandi al piede dove vuoi colpire . Nulla di meraviglioso già che meravigliosa è da sempre la sensazione universale che unisce generazioni di gioventù.
Si. Era il nostro regno, il luogo sospeso nel tempo dove la giovinezza sembrava non dovesse finire mai. Eppur su quel campo ci son passati anche loro: Muntagna , lu Ministru, Gecchj, Micuzzu lu Chiochiaru,Ciccio Mazzei , Micu Pintimalli…’ Bestianu Pizzolla …e gli altri..
Il campo era appena sopra e noi , indossata quella che poteva essere un'improvvisata divisa, ci si divideva in due gruppi per cominciare a correre dietro a quel pallone, finché il sopraggiungere dell'oscurità non costringeva a porre fine al gioco.
Era proprio in quel momento, mentre il buio inghiottiva le linee immaginarie delle porte e il pallone diventava un’ombra sfocata, che si consumavano gli ultimi istanti di pura libertà. Non importava il risultato, non importavano i respiri spezzati dalla fatica o le ginocchia sbucciate: contava solo l'urgenza di quell'ultimo gol prima che la notte ci costringesse a tornare a casa. Vince chi segna l’ultimo “gol” mentre qualcuno cominciava a lasciare . Prima della partita, senza tempo e senza arbitro, non erano stati necessari ne i preliminari o i riscaldamenti . Ci si arrivava ticchettando a piedi tre chilometri dal paese." A piedi e in salita. Spesso si portava dietro la radiolina o meglio il Transistor giapponese. All’andata Un Disco per l’Estate e al ritorno Bandiera Gialla.
« Si scherzava , già che l’ironia fa parte del gioco , quando la nostra ala destra, il buon Totò Dattilo, mandava spesso il pallone sopra la traversa a piegare la chioma di quella prima fila di pini che non crescevano mai». Salvatore su tutti sapeva giocare bene coi piedi .Sapeva impostare e darmi sicurezza in porta quando si portava dietro “ per far salire la palla”. «Pensare e ragionare in un baleno era la sua magia capaci per far fuori un avversario e , di necessità, dove non arrivava con il piede, lo superava con la " testa " cioè con l'astuzia e con l’inganno.
Mio padre quanto altri genitori , nel ricordo di qualche brutto evento del passato , con noi al campo, vivevano uno stato d'animo diverso e di apprensione.. Ragazzi , irresponsabili ,senza adulti a seguito e lontani da casa ! Una tipica dinamica di protezione o di trauma riflesso.

Gli anni Sessanta hanno rappresentato un decennio irripetibile per innovazioni, dinamismo e mutamenti sociali. Grazie alla frequenntazione delle scuole superiori a Nicastro e Catanzaro, i giovani del comprensorio trovarono uno spazio comune per conoscersi e avviare un percorso di crescita condiviso. Un legame che proseguiva anche d'estate, quando le sfide a pallone diventavano il pretesto per nuovi incontri e per una forma inedita di aggregazione giovanile tra i paesi del circondario.

Pietro Dastoli-Toto Dattilo-Pasquale Serratore-Roberto Dastoli-Domenico Catozza-Santo Buccafurni- Prof Jannuzzo- Accosciati:Franco Casalinuovo-Sebastiano Devito-Pasquale Dattilo-Salvatore Pileggi-Mario Dastoli Sottolinati gli amici che non ci sono più
Da li a breve nasceva la mitica Stella Azzurra.
Il cellulare era ancora un miraggio, ma ci si incontrava grazie al telefono fisso; il più delle volte succedeva tra compagni di istituto, con cui di persona riusciva meglio combinare una partita. Era l’occasione pomeridiana che prima mancava. Ora si poteva giocare anche in trasferta, dato che un po' dovunque si era riusciti a disporre di un campetto con tanto di spettatori . Due seicento multiple per la trasferta e i giocatori. Altri al seguito per impegnare allegramente il pomeriggio
«La mitica Stella Azzurra " giocò almeno quattro partite per inaugurare i nuovi campi da calcio e il debutto fu a Vena di Maida. Maglietta Bianco-Rossa a strisce verticali e pantaloncini confezionati in proprio da Mastro Totò (il nostro numero undici ) che imparava a fare il Sarto. Non dico come si giocò con quei pantaloncini ! Portammo a casa un po di Goal e ne segnammo due .Secondo tempo due a due ( di Salvatore le reti ). Arbitro il Dottor Battistino Buccafurni che ricordiamo sempre con noi e con calore salutiamo.
Seguiva poi l'incontro di Amaroni e altro campo da inaugurare. C'era l'arbitro locale ma corretto anche se espelleva il nostro guardialine per eccessive proteste a difesa della Stella Azzurtra. Insomma succedeva anche questo ma senza sangue e mortaretti come capita adesso. No! Ci si divertiva solo per giocare a pallone. Quella partita l'aveva combinata il buon Pasquale Dattilo (de Giandu ) in occasione della festa patronale e , in quella occasione, persino la banda a intonare l'Inno d'Italia e le squadre schierate a centrocampo. Niente risse o provocazioni: all'epoca esistevano solo la passione sportiva e l'emozione dell'attesa.»
A Girifalco, le auto dei nostri sostenitori, raggruppate e in fila, precedono le nostre due Seicento Multiple; ed è qui che accade l'episodio più piacevole, destinato a rimanere nei ricordi. Nella piazzetta che stiamo per attraversare, un fitto gruppo di persone e la banda, schierata nei pressi, attendono l'arrivo del Prefetto. Il nostro corteo viene scambiato proprio per quello ufficiale e la banda comincia a suonare. Noi passiamo oltre, indifferenti, e la musica sfuma tra un vociare di delusione. Capitò anche questo.
A Jacurso il campo c'era da sempre, ma si stava per aprire una stagione nuova e appagante. Senza più ritrosie eravamo pronti a viaggiare, quasi per uscire dal guscio di un isolamento atavico che ci spingeva ad aprirci e a incontrare altre comunità. Giocare al Morici, però, conservava un fascino passionale: contro le squadre ospiti cominciavamo a conquistare il nostro pubblico e a mostrare tutto il nostro agonismo giovanile.»
Quel terreno chiamato Campo a fine ventennio era rimasto un residuo della volontà fascista che a Jacurso si era molto data da fare affinché l'educazione fisica e l'arte della ginnastica fossero strumenti centrali del regime." Femminile,stranamente per il periodo , in particolare !
"La pineta ebbe origine sul finire degli anni Sessanta, quando gli alunni delle scuole elementari venivano coinvolti nella piantumazione di quei pini." Che, a riflettere , non fu una scelta oculata... Il Pino d'Austria (o Pino nero) è stato protagonista nel corso delle campagne di rimboschimento in Italia negli anni cinquanta ma non doveva sostituire la nostra bella macchia mediterranea. Destinata ad autoregolarsi , da sola a riprodursi , a combinare una varietà di specie e colori per tutte le stagioni .
"Poi il tempo vola e sfumano gli anni verdi della gioventù. Tra un mestiere da imparare, i treni per la Svizzera e l’Università per la selezione sociale , anche la nostra squadra vede concludersi un ciclo che resterà indimenticabile."
«Gli anni passano anche per i Pini che si alzano maestosi, trasformandosi quasi in silenzio in una Pineta accogliente e rigogliosa. Lungo il cammino, purtroppo, il destino o il tempo riservano a qualche pianta anche una prova difficile o un distacco inatteso.»

Con il passare degli anni, la pineta diventa meta ideale per le tradizionali scampagnate comoda e fuori porta di Pasquetta e Ferragosto, un appuntamento che ben presto si estende anche alle domeniche ordinarie. Tra passeggiate e soste amorose, la pineta diventa un rifugio di pace, dove lasciare incisi i propri nomi.

"Con l’avvento del kalafrica , Jacurso divenne meta di tanta gioventù proveniente dalla Provincia prima ed anche da altre Regioni l'anno successivo tanto che i due spazi della pineta diventano area ideale per metterci le tende.
Il Kalafrica ha rappresentato un momento storico di grande fermento culturale e sociale per Jacurso, trasformando il piccolo comune calabrese in un punto di riferimento e in una meta attrattiva per tantissimi giovani, molti dei quali ,come si scriveva, provenienti anche da fuori .
Durante il Festival, le due aree della storica pineta di Jacurso si rivelarono la location ideale per l'accampamento dei partecipanti, trasformandosi in una vivace e colorata tendopoli immersa nel verde. Quest'area naturale non solo offriva lo spazio fisico per ospitare i visitatori, ma diventava un luogo di socializzazione, scambio culturale e condivisione spontanea, amplificando lo spirito comunitario e alternativo che caratterizzava il periodo e l'evento.
L'iniziativa, promossa dall'Associazione Culturale MigrAzione, ha inventato dunque il Kalafrika che ha richiamato tantissimi giovani . I motivi principali di questo successo quali sono stati ? Intanto la invenzione progettuale di Lorenzo , Damiano… Simone … ed altri
L’ Integrazione e la contaminazione culturale:
Il festival nasce con l'obiettivo di creare un ponte ideale e artistico tra la Calabria e l'Africa, affrontando il tema della migrazione come risorsa e ricchezza.
Ha Varietà di eventi: Le edizioni ospitano concerti di musica popolare, reggae e africana, ma anche mostre d'arte, rassegne cinematografiche, dibattiti, workshop e degustazioni.]
Turismo giovanile: La formula del festival, unita all'ospitalità del paese e alla possibilità di campeggiare, ha attratto una vastissima comunità di giovani legati alla musica ,all’ambiente e all'impegno sociale.

La nostra Associazione ( KaloKrio ) ha sempre seguito e incentivato queste idee di sviluppo ed "Un ringraziamento va ai positivi rapporti intercorsi con il Consorzio di Bonifica del tempo, fondamentali per creare le suddette condizioni. Un legame ancora più stretto e proficuo si è instaurato con gli operatori dell'epoca, i quali hanno collaborato in piena armonia con i responsabili durante tutte le attività di manutenzione."
«Un sentito ringraziamento va anzitutto al compianto Totò Trino, che per primo ha ideato la recinzione e le targhe artigianali posizionate ai due ingressi. La nostra gratitudine si estende ad Alfonso Manzi, per la creatività e le soluzioni d'arredo realizzate insieme ai fratelli Pierino e Silvio Trino. Un grazie speciale infine a Sebastiano Ciliberto e Franco Trino, il cui silenzioso contributo ha reso questo luogo accogliente e fruibile per tutti.»

"Di tutto ciò, purtroppo, oggi resta ben poco. Sebbene una parte della pineta sia rimasta indenne per la strada che l’attraversa quella offesa sarà destinata a rimanere impraticabile ancora per molto tempo., regge il pensiero che non erano queste le reali intenzioni del “ fuochista “. A quest'ultimo va comunque riconosciuto il merito di aver acceso i riflettori su una situazione delicata: lo stato di trascuratezza in cui versano l'area verde, gli arredi urbani e l'impianto sportivo, comprensivo di servizi, attrezzature e di un sistema di illuminazione purtroppo mai entrato in funzione.".
Ci si chiede a chi spetti la gestione di queste evidenti inefficienze e degli sprechi correlati. Questo vale ancor di più per altre zone del territorio, dove la creazione di nuove vie di comunicazione o aree attrezzate non dovrebbe far dimenticare o vanificare l'impegno e i traguardi storici della nostra comunità per non oscurare la laboriosità e i meriti che hanno caratterizzato il passato.""
Oltre che per questa storica parentesi sportiva e festivaliera, oggi Jacurso continua a essere una meta nota nel territorio soprattutto per la sua radicata tradizione del Gelato artigianale ma ha perso altro.
"Un'opportunità sprecata in un particolare periodo favorevole dovuto , si potrà anche pensare , a visioni miopi e logiche egoistiche che nelle difficoltà hanno indebolito il comitato propositore dell’evento. Gruppo organizzatore formato da giovani ragazzi, precari anche nel lavoro, ma che l’esuberanza dell’età portava a inventare qualsiasi forma di attività che fosse lavoro in un contesto di attività assente per la gioventù.
Per quanto legittimo sia il rammarico, una lucida riflessione ci ricorda che il mondo dello spettacolo ha bisogno di fondi consistenti e garantiti per stipulare contratti e mandare avanti la macchina organizzativa. Purtroppo, senza trasferimenti extrastatali, i Comuni faticano anche solo a comporre i bilanci ordinari. Se a questo si somma la carenza di Sponsor e Investimenti Pubblicitari, si comprende il motivo per cui ogni iniziativa rischi il collasso. Come il Catanzaro in serie A.
Il riscatto di questo progetto richiede necessariamente linfa nuova ,vitale e lungimiranza oltre che una classe dirigente inclusiva e progressista, votata alle tematiche ormai preoccupanti della migrazione e della natalità . Componenti problematiche anche per un modello di pensiero quasi assente e lungi da riflessioni.
Per chiudere e approfondire quell’evento :
Due sono stati gli aspetti vincenti di quel periodo : Il kalafrica e il Mediabet Park. Questa volta qualche cenno sul Kalafrica mentre il secondo merita un prossimo diverso approfondimento.
La ferita per ciò che è stato e che avrebbe potuto essere il Calafrika Music Festival resta aperta per chi ha vissuto quegli anni di straordinario fermento.
Ecco una sintesi di ciò che il Calafrika ha rappresentato e di cosa si è perso per strada:
Un faro culturale (e non solo musicale)
Il Calafrika non era un semplice festival di paese. È stato un vero e proprio esperimento sociale, culturale e di integrazione. Per diversi anni è riuscito a:
Portare il mondo a Jacurso: Artisti internazionali, sonorità reggae, world music e ritmi folk si fondevano in un contesto rurale, creando un ponte unico tra locale e globale.
Riempire il paese di giovani: Ha dimostrato che un piccolo borgo dell'entroterra poteva diventare attrattivo per migliaia di persone, contrastando l'isolamento e lo spopolamento.
Promuovere l'accoglienza: Il festival portava con sé forti messaggi di antirazzismo, inclusione e sostenibilità ambientale.
Le occasioni mancate ma anche i limiti di un sostentamento finanziario
La differenza tra gestire l'ordinario e avere una visione politica e strategica del territorio. Quando un evento cresce così tanto, cambiano le necessità logistiche, di sicurezza, di spazi e di finanziamenti.
Mancando quel supporto strutturale e quella lungimiranza, si è persa l'opportunità di:
Creare un brand territoriale permanente: Il festival avrebbe potuto trasformare Jacurso in un polo culturale attivo tutto l'anno, e non solo nei giorni dell'evento o durante la stagione del gelato.
Generare un'economia circolare stabile: Un supporto istituzionale forte avrebbe potuto tradursi in infrastrutture migliori, ricettività (B&B, alberghi diffusi) e posti di lavoro legati al turismo culturale
La "cecità di visione" per chi non lo sostiene ? E’ facile a dire ma per chi c’è dentro Le Amministrazioni non possono concedere facile i contributi se non per risorse interne che mancano in un piccolo Comune con pochi spiccioli e pochi agi da Risorse in seno alle potenzialità dell’Ente .
È facile giudicare dall'esterno parlando di 'cecità', ma la realtà interna delle amministrazioni è molto complessa. I contributi pubblici non possono essere concessi con leggerezza se mancano le risorse necessarie per impinguare i capitoli di spesa .
Un piccolo Comune si trova spesso a fare i conti con budget ridottissimi e l'assenza di sponsor: sono state queste oggettive difficoltà economiche a fermare il cammino del Kalafricia." A pensiero di chi tanto scrive


Il presente: Il Territorio e il Gelato come baluardo
Oggi Jacurso custodisce la sua identità attraverso la tradizione del gelato, che resta un orgoglio indiscusso insieme al clima collinare e la felice posizione aperta sull’istmo.
La storia di quel festival resta comunque un patrimonio di Jacurso: ha dimostrato che quando c'è un'idea forte e la passione finanche di pochi , anche un piccolo borgo può parlare al mondo.
La speranza è che quella lezione, seppur tardiva, possa servire in futuro per non farsi sfuggire altre occasioni di riscatto. Ma in questo Meridione è sempre già tardi sedersi e parlarsi.
Note: Pinetina - stava appena crescendo .
..................
jacurso 14 settembre 2026
Francesco casalinuovo ass. kalokrio - jacursoonlone




