Dei Modi di Dire
I "detti" (o ditti) di una volta sono frammenti di saggezza millenaria. Nati dall'osservazione della natura e della vita quotidiana ,racchiudono insegnamenti pratici, ammonimenti e grande cultura popolare. A cura del Dott. M.Dastoli

Questi frammenti, tramandati oralmente, sono stati in passato voce corale di una saggezza popolare nonchè immagine delle sue credenze più profonde. Sono anche stati espressione di una visione molto colta anche se nella nostra comunità tante persone capaci , intelligenti e creativi ,di fatto analfabeti ma carichi di spirito ed esperienza di vita.
E, oggi, che fine hanno fatto? Nel dialetto calabrese e jacurzanu in particolare , questi “ DITTI “ servivano a orientarsi nella vita con umiltà e furbizia. Eccone alcuni esempi tramandati dagli anziani e ricomposti con dovizia e attenzione dal Dottor M Dastoli che lascia larga memoria di una comunità a quanti leggeranno: «un invito storico e culturale per riflettere sui nostri modi di pensare e comunicare, sul rapporto tra passato e presente e su come si trasforma, oggi sempre più velocemente, la nostra identità culturale».
Oggi la creazione dei proverbi si è interrotta

Di fatto, l’esprimersi per proverbi non è più una caratteristica della nostra società e le massime che sopravvivono lo fanno in virtù del proprio valore, diciamo ,universale e non di un adeguamento ai tempi».
Per approfondire ulteriormente le radici della saggezza popolare locale, invitiamo dunque il lettore ad esplorare questa raccolta e seguire le pubblicazioni ( sul Sito Jacursoonline ) curate dal Dott. Mario Dastoli e dedicate alla memoria storica di questo territorio.
Si Chiede scusa ai lettori se vi sono citazioni un po' sboccate, ma anche pittoresche e soprattutto indicative dell'oggetto di questa ricerca.

Abballa sutta lu cùappulu
Definizione ironica, da presa in giro, per indicare una persona fisicamente non molto dotata, che si destreggia agevolmente (balla proprio) sotto il “coppolo”, piccolo contenitore in legno, a forma di tronco di cono, utilizzato per la misura al minuto delle granaglie, della farina e dei legumi secchi.
Acqua passata no mmacina cchjiui
Ciò che è fatto, è fatto, il passato è passato e non può nuocere più; il risultato ottenuto non si può modificare; è bene non pensare ancora a quanto è stato e fare tesoro delle esperienze vissute sia positive che soprattutto negative; cerchiamo di dimenticare.

Agghiuttire ’mbacante
Non è facile mandare giù un boccone amaro o riuscire ad inghiottire, a sopportare gesti o atti spiacevoli, procurati da persone vicine a noi, da amici o da gente insospettabile; si fa molta fatica ad accettare un insuccesso inaspettato in una fase delicata della vita, un qualcosa di molto importante su cui già si faceva affidamento per colpa di soggetti che hanno tradito la fiducia data.
A la hfacce de lu mìadicu
Alcune funzioni corporali, anche se poco eleganti (come l’emissione rumorosa di gas intestinali dal retto), possono rappresentare, nella tradizione popolare, sintomo di buona salute; in questo senso, in presenza di questi episodi, il soggetto sta bene, non ha alcun bisogno della presenza o dell’intervento del medico.
Amaru cu ‘ncappa
E’ bene stare alla larga da certe persone: imbroglioni, truffatori, violenti e delinquenti; evitare di avere a che fare con gente che gode di fama negativa o conosciuta come poco di buono, serve a farci vivere più tranquilli e a non andare incontro a guai certi
Amaru cu no ttene ligna
Il camino acceso, con la legna che arde abbondante, evoca ricordi e sensazioni di benessere sociale, familiare e di calore umano; quando l’unica fonte di riscaldamento domestico era il focolare, non avere legna da ardere rappresentava un brutto segno di disagio, espressione di sofferenza e povertà.

Ambasciature no pporta pena
Chi è deputato a trasmettere le notizie, anche se non sempre buone o favorevoli, non è responsabile degli avvenimenti o azioni riferite e come tale non dovrebbe temere in alcun modo per la propria incolumità.
Ammàzzalu tu ca a mmìa m’è ccumpare
Modo “elegante” e “altruista” di far fare le cose agli altri, soprattutto se si tratta di questioni che comportano assunzione di responsabilità o impegno e anche capacità e abilità personale; far fare agli altri ciò che non ti aggrada, che non hai voglia di fare o di cui non sei capace, non è proprio il massimo della correttezza ed eleganza.
A ‘nna bbotta hfa la paparotta
La pazienza rappresenta una dote ed un requisito prezioso nella vita; le azioni si devono svolgere nel rispetto dei tempi e con modalità corrette; per ottenere validi risultati, è necessario fare le cose per bene, con la dovuta preparazione e gradualità; (tutto d’un colpo si verifica lo scoppio dei chicchi del mais, versati nella padella al calore dell’olio bollente, che rende felici i bambini ma non realizza cose utili o importanti per la famiglia).
A ppane e acqua
Condizione di grave difficolta, a volte per motivi economici e sociali, oppure dovuta a situazioni contingenti di costrizione o di punizione (detenzione in ambiente carcerario).
Arrasu sia
Forma di scongiuro di uso popolare per allontanare eventi o azioni negative, “mai sia”, che non debba mai accadere; la frase, che si accompagna di solito, ad un atteggiamento di timore, ansia e paura, rende in modo molto sintetico, l’idea dello stato di grande apprensione.
Atu e ffissa
Non in tutte le culture è (o era) apprezzata la prestanza fisica o la sola alta statura se non accompagnata da altre doti e caratteristiche personali positive; spesso colui che aveva un aspetto fisico distinto dagli altri, fuori dalla norma, era preso di mira come “diverso” nella comunità e oggetto di scherno o ludibrio a volte crudele.
A ùacchjiu e ccruce
Valutazione approssimativa e superficiale basata sull’apparenza e sulla sensibilità di chi esprime la stima; deriva dal linguaggio in uso nell’ambiente dell’arte tessile fiorentina della seta, allorchè si doveva intervenire per riparare i fili della tessitura, basandosi solo sulla capacita visiva del lavoratore.
Caccia li mani de lu brodu!! 
È un invito ironico e perentorio a non impicciarsi di affari che non riguardano, ma anche di non toccare ciò che non è consentito.

Canta ca ti passa
La funzione terapeutica del canto come fattore idoneo a curare l’ansia, lo stress e le preoccupazioni è nota fin dall’antichità: ”Perché cantando il duol si disacerba” (F. Petrarca, Canzoniere XXIII, 4); il detto, come tale, fa riferimento ad una iscrizione, sulla parete di una trincea, da parte di un fante anonimo della prima guerra mondiale, ripresa e riportata in una pubblicazione da parte di Piero Jahier, ufficiale-scrittore del regio esercito italiano; nella parlata jacursese viene inteso come un invito per attenuare o rendere meno disagevole un torto o un ingiusto e sgarbato comportamento subito.
Casu cùattu e ppignata nova
Diversi i significat: una condizione di completo benessere che coniuga il formaggio fuso, cibo gustoso e prelibato, con la pignata nuova, a garanzia di una cottura perfetta; può essere inteso anche come una ostentazione impropria di ricchezza, di spreco di risorse in un contesto di società contadina, abituata a fare per bene i conti per non andare fuori giri; se c’è il formaggio da cuocere, già di per sé cibo gustoso e “festivo”, non ci sarebbe bisogno della pignata nuova per la sua cottura essendo quella vecchia più che collaudata alla bisogna; nella parlata comune è da intendere che nella vita c’è bisogno di pazienza e rispetto dei tempi dovuti, oltrechè di sapienza e conoscenza; l’espressione può essere intesa anche nel senso che il caso cotto, indica un evento accaduto, risolto in modo definivo ed è l’occasione per ricominciare.
segue
25 luglio 26 francesco casalinuovo Ass. cult KaloKrio - Jacursoonline



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