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Educazione alla Salute

 

L’Evento sul  “Gelato di Jacurso “ è già alle spalle ma  la nuova locandina  annuncia un evento ancora molto interessante. Il Sindaco Serratore Nando ripropone un argomento sulla sanità , impegnativo sulla salute generalizzata ma  il tema è destinato per  quanti soffrono di ’Alzahimer ". Non solo per chi è affetto da questo terribile male ma anche per i famigliari che sono chiamati a condividere , spesso, tante problematiche.

 

«Abbiamo ricostruito un albero genealogico che, a partire dal 1600, racchiude oltre 34.000 soggetti sparsi nei secoli e per il mondo che fanno parte di una unica immensa famiglia. È in questa famiglia che si trasmette, senza risparmiare alcuna generazione, l'Alzheimer a esordio precoce, quello ereditario.

Basterebbe leggere e poi rileggere questa testimonianza della Dott.ssa Bruni  per dare attenzione a questa  malattia che affligge non poche persone e , in alcune zone, tantissime famiglie apparentemente senza una causa prestabilita .Chi è malato la trasmette alla metà dei figli. Non ha importanza essere nati in Canadà , a Parigi o a Lamezia. Non ha importanza essere vissuti prima o dopo la scoperta degli antibiotici. È un misterioso interruttore biologico che innesca la malattia.

Sono queste alcune osservazioni della Dott.ssa Amalia Cecilia Bruni ,nativa di Girifalco e residente per scelta professionale a Lamezia Terme.  Spesso conosciamo poco e spesso affatto  le eccellenze  che si distinguono  nei vari ambiti del sapere e,  come in questo caso, la Dott.ssa Amalia Bruni.

La neurologa Amalia Cecilia Bruni è una scienziata di fama mondiale, direttrice del centro regionale di Neurogenetica di Lamezia Terme  presidio d'eccellenza per lo studio delle demenze degenerative, che ha contribuito all'isolamento di uno dei geni responsabili della patologia . Ci sono voluti oltre 30 anni per risalire alle sue origini e 11 anni di studi affannosi di biologia molecolare per isolare il gene alterato».

Come siamo messi oggi? Viene chiesto alla Dott.ssa  Bruni che risponde

«Peggio. È sempre più difficile trattenere i giovani capaci che le università continuano a formare. Dalle amministrazioni pubbliche si fa fatica ad avere i soldi per acquistare materiali di laboratorio, figuriamoci per finanziare progetti di ricerca. Che sono investimenti a lungo termine, è vero, ma costituiscono l’unica speranza di un futuro possibile».

«La notizia confortante  è la fatica che si fa tutti i giorni: c’è ancora qualcuno tra questi giovani che nonostante tutto (e “nonostante” sarebbe da scrivere a caratteri cubitali) ha deciso di restare, di continuare a crederci. Il risultato è che un centro come il nostro vive grazie a una larga fascia di precariato non ancora strutturato. E sulla carta c’è un percorso che deve ancora essere completato».

Questo è quanto si apprende dalla stampa attraverso i tanti convegni tenutosi e stavolta non è da poco , vista la premessa , sapere  della presenza della Dott.ssa Bruni a Jacurso è un evento nell’evento che il Sindaco  ha voluto si tenesse  anche in una piccola e distratta collettività di periferia.

Non aspettiamo una folla oceanica abituati come si è alla noncuranza  e alla indifferenza  motivata soprattutto da una mentalità poco giustificata e da una popolazione  scarsamente attenta a eventi che in ogni modo costano fatica. Ma... Allooora perché si fanno !

Chi scrive ha omesso di domandarlo al Sindaco Serratore , che si sta prodigando tantissimo per tenere alto il nome di questo paesino e  per consegnarlo  all’attensione di quanti poi vengono e lo scoprono bello , piacevole da visitare ed in una posizione gradevole ma soprattutto accogliente.

Un interrogativo a cui si può dare una sola risposta: per passione e per amore del tuo paese.

Ebbene sì, è proprio la passione e l’amore per il tuo paese che fa trovare la forza e l’energia per amministrare il tuo Comune.

Questa domanda molte volte mi ha pervaso nella mente, soprattutto quando emergono le difficoltà amministrative – che in un piccolo Comune sono pressoché quotidiane – ma poi la passione e l’amore  hanno sempre prevalso su qualunque pensiero negativo. E di pensieri negativi il Sindaco ne ha da incontrare non pochi e tutti i giorni.

Molte volte ti trovi a dover riflettere e fare scelte che riguardano i tuoi concittadini ed in quei momenti, assieme ai compagni di viaggio, ma il più delle  volte anche in solitudine, pensi solo al bene comune e all’interesse del paese.

Ebbene , il Sindaco Serratore sta onorando questo incarico e sarebbe opportuno che altre associazioni quali l’Unione dei Comuni , siano compartecipanti a questa sensibilizzazione che passa e parte dall’Amministrazione Serratore  di Jacurso verso la Sanità , lo Sviluppo del Territorio, l’Ambiente.

Nel Consegnarci la Brochure , ha commentato il nostro Sindaco Serratore , che  “ in un periodo di crisi economica e depressione socio-culturale quale quello che stiamo vivendo, è fondamentale che la comunità torni a svolgere la propria fondamentale funzione di collaborazione, di integrazione, di solidarietà. Occuparci tutti insieme del nostro territorio e dei suoi problemi, ma anche delle sue potenzialità, mettendo al centro le persone e il loro stare bene: questo deve essere l'obiettivo di chi oggi dovrà gestire in prima persona l'Amministrazione, con l'affermazione di un modello condiviso per l’assunzione delle decisioni.

Questi eventi sviluppano temi di interesse per i cittadini come la prevenzione, l’accesso ai servizi sanitari, la medicina di genere, le cronicità, l’aderenza alle terapie, l’innovazione sanitaria e la ricerca medica. Qualsiasi sia il contenuto e il format, l’obiettivo è stimolare la partecipazione dei cittadini sui temi di loro interesse e rafforzare la relazione di fiducia che li deve legare, come in questo caso , al loro medico e per il suo tramite al Sistema Sanitario Nazionale.

Questo era il nostro commento al quale il Sindaco ha poi ...concluso

Noi come Amministrazione continueremo a produrre obiettivi in tutte le direzioni.

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dalla stampa

"Calabrese la prima persona colpita dalla malattia". Dal Mit speranze di una nuova cura

Un gruppo di ricercatori del Centro regionale di neurogenetica di Lamezia Terme (Cz) hanno individuato i sintomi del morbo in una paziente ricoverata nel 1904 nell'ex manicomio di Girifalco. E su Nature pubblicato lo studio su una terapia con flash di luci stroboscopiche

di GIOVANNI GAGLIARDI

CATANZARO - Due scoperte sull'Alzheimer potrebbero riscrivere la storia della malattia e dare nuove speranze ai malati che, in Italia sono oltre 600mila. La prima persona affetta dalla malattia non sarebbe stata la donna esaminata dal medico tedesco Alois Alzheimer, in Germania, ma una donna di Nicastro, in provincia di Catanzaro. E una nuova speranza di cura arriva dai ricercatori del Massachussets Institute of technology (Mit), che hanno pubblicato i risultati di una serie di esperimenti effettuati con flash di luce stroboscopici.

Il paziente zero. I ricercatori del Centro regionale di neurogenetica di Lamezia Terme, diretto dalla professoressa Amalia Cecilia Bruni, hanno recuperato ed esaminato oltre 5.000 cartelle, delle 16.000 presenti nell'ex manicomio di Girifalco, in provincia di Catanzaro. Tra le cartelle è stata individuata anche quella di una donna di Nicastro, in provincia di Catanzaro, Angela R. di 38 anni, che già nel 1904, quindi 3 anni prima che la malattia venisse scientificamente descritta dal medico tedesco Alzheimer era affetta da questa patologia.

n importante risultato scientifico - spiega una nota dell'Asp di Catanzaro - tanto che è stato anche pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale "Journal of Neurology", reso possibile grazie al lavoro certosino dell'equipe del Crn dell'Asp di Catanzaro, che sono andati a ritroso di ben 6 generazioni fino al 1809. "Angela R. è il primo vero caso di malattia di Alzheimer ed è nata qui e non in Germania - ha affermato Amalia Bruni - lo sappiamo con certezza poiché questa donna è l'antenato dei nostri pazienti con la mutazione del gene della presenilina".

La luce per contrastare l'Alzheimer. I ricercatori del Massachussets Institute of technology (Mit) hanno testato con successo sui topi una terapia a base di flash di luci stroboscopiche (come quelle della discoteca) negli occhi stimoli le cellule immunitarie a divorare le proteine beta-amiloide, che si accumulano nel cervello causando la demenza.

Come spiega lo studio pubblicato sulla rivista Nature, il tasso perfetto di flash è di 40 lampi al secondo, un tremolio a malapena percepibile, quattro volte più veloce delle luci stroboscopiche della discoteca. Lo sviluppo di proteina beta-amiloide è uno dei primi cambiamenti che si osservano nel cervello dei malati di Alzheimer. Si accumula, formando delle placche, che si ritiene causino la morte dei neuroni e la perdita di memoria. Da tempo si studiano modi per prevenire la formazione di queste placche con i farmaci, ma i risultati finora sono stati deludenti.

I ricercatori guidati dalla dottoressa Li-Huei Tsai hanno tentato la strada che sfrutta la luce. Quando i topi sono stati messi di fronte ai lampi di luce per un'ora, si è notata una evidente riduzione della proteina beta-amiloide nelle 12-24 ore successive, nelle parti del cervello deputate alla vista. Facendolo tutti i giorni per una settimana, i cali di proteina sono stati ancora maggiori. Allo stesso modo, una stimolazione luminosa diretta all'area del cervello che gestisce la memoria - l'ippocampo - ha portato ad una riduzione di beta-amoloide lì.

La luce funziona perché chiama a raccolta le cellule immunitarie che si trovano lì (le microglia), che agiscono da spazzine, mangiandosi agenti patogeni pericolosi, come le proteine beta-amiloide. L'idea è che eliminando la proteina, e fermando la formazione di placche, si riesca a bloccare l'avanzata della malattia e dei suoi sintomi. Si potrebbe così sviluppare una terapia indolore e non invasiva. Il metodo va ora provato sull'uomo, e ricercatori hanno già richiesto l'autorizzazione alla Food and drug administration.

Secondo il Rapporto Mondiale Alzheimer 2015 ci sono nel mondo 46,8 milioni di persone affette da una forma di demenza (la malattia di Alzheimer rappresenta il 50-60% delle demenze). Questa cifra è destinata quasi a raddoppiare ogni 20 anni, fino a raggiungere 74,7 milioni di persone nel 2030 e 131,5 milioni nel 2050. Sono oltre 9,9 milioni i nuovi casi di demenza ogni anno, vale a dire un nuovo caso ogni 3,2 secondi.



Il pianeta variegato della demenza

Sei persone con demenza su dieci si sono perse almeno una volta nel corso della malattia. Centinaia, in Italia,  non sono più tornate.

Insieme ai disturbi della memoria, il wandering (vagare) è uno dei problemi che più preoccupano le famiglie e gli operatori dei centri di cura (vedi la storia di “Anna la podista” al Golgi di Abbiategrasso). I tentativi di fuga e il muoversi senza meta (a piedi, in treno, in pullman) sono una caratteristica della malattia di Alzheimer. Le persone non riconoscono più la propria casa attuale e talvolta si allontanano alla ricerca dei luoghi d’infanzia.

Muoversi, esplorare lo spazio, e’ l’ultima capacita’ che l’Alzheimer lascia ai malati. Ma la loro continua voglia di uscire e il loro camminare compulsivo, a volte sereno, a volte disperato, mettono a dura prova i caregiver (coloro che si prendono cura dei malati).  Spesso si cerca di frenare o controllare questi impulsi con i farmaci (il 40% degli anti-psicotici a livello mondiale è usato per le persone con demenza, e l’Italia secondo l’Istituto Superiore di Sanità è in linea con questa percentuale). Questi farmaci hanno un dosaggio difficile e possono avere effetti collaterali gravi. Dalle pillole alle cinture: nelle case di riposo, nelle Rsa (residenze sanitarie assistenziali), in diversi casi si fa uso di misure di contenzione che bloccano e legano i malati soprattutto di notte: fasce, sacchi-lenzuola, cinture.

Non ci sono dati precisi in Italia sulla frequenza di questi sistemi (come sull’uso degli antipsicotici), che nelle case di riposo vengono utilizzati su prescrizione del medico e generalmente con l’approvazione dei familiari. C’è chi li giudica comunque inaccettabili. Voi cosa ne pensate?Storie di wandering e  di camminate estreme.  Quanta sofferenza, quanta energia, quanta voglia impossibile di liberazione c’e’ nelle parole di una persona che e’ seduta sul divano della propria abitazione e dice: “Voglio andare a casa”?

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franco casalinuovo jacursoonline   ass cult  KALOKRIO

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