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Era il 24 maggio di 104 anni fa

 

 

Sciaboletta , l’Inutile strage di Caporetto 
e le tremende colpe del macellaio piemontese  ( Cadorna )

L’Italia entra in guerra contro l’impero austro-ungarico, gettandosi nella Prima Guerra Mondiale dieci mesi dopo l'inizio delle ostilità in Europa. Alle 3:30 le truppe italiane oltrepassano il confine italo-austriaco, puntando verso le «terre irredente» del Trentino, del Friuli, della Venezia Giulia. La Grande Guerra terminerà l’11 novembre 1918. Il conflitto coinvolgerà ventisette paesi, provocando 15 milioni di morti, la dissoluzione dell'Impero Austroungarico  , di quello Ottomano e la fine dell'Impero  degli Zar, travolto dalla rivoluzione bolscevica del 1917.

Dopo la disfatta di Caporetto del 24 Ottobre 1917, il generale Cadorna fu destituito e prese il suo posto il generale Diaz. Il fronte arretra fino al fiume Piave, risultando più facilmente difendibile. Diaz introduce innovazioni che si riveleranno determinanti: più cibo, più svago e tempo libero per i soldati e maggior indottrinamento.

I bollettini di guerra e i comunicati stampa del regio esercito ora si concludono con la formula "Firmato Diaz". Molti , dopo averlo fatto con quello di Cadorna, considereranno " Firmato " il nome di Diaz che , allo stesso modo come  firmava i bollettino  : Firmato Cadorna.

L’Italia, non va dimenticato ,  precedentemente   aveva  contratto  un accordo con Germania e Austria : la Triplice Alleanza

Dopo una prima fase di neutralità , però , ripudia la Triplice alleanza con Austria e Germania, ed entra nella I Guerra Mondiale a fianco delle potenze dell’Intesa, Gran Bretagna, Francia e Russia degli zar, il 24 maggio 1915.

La partecipazione dell’Italia ebbe così inizio circa dieci mesi dopo l’avvio del conflitto, durante i quali il Paese conobbe grandi mutamenti politici, dalla rottura degli equilibri con Giolitti  all’affermazione delle i mire espansionistiche voluta  sempre dai savoia .

Allo scoppio delle ostilità in tutta Europa, l’Italia si presentava pertanto formalmente come uno stato moderno con le proprie colonie in Africa e nell’Egeo ma ad esso mancavano alcuni lembi da sempre ritenuti italiani. Come è stato detto , nel 1882 era stato firmato un patto internazionale con l’Impero Austro-Ungarico e la Germania chiamato Triplice Alleanza. Il trattato aveva carattere principalmente difensivo: lo Stato italiano sarebbe stato vincolato ad entrare in guerra solo se l’Austria o la Germania fossero state attaccate.

LA SITUAZIONE interna

L’Italia come paese doveva fare i conti con una situazione interna caratterizzata da gravi problematiche. Prima fra tutte la questione dell’emigrazione:

l’Annuario statistico del 1861 registrava 220.000 italiani residenti all’estero, 77.000 in Francia, 47.000 negli Stati Uniti, 18.000 in Brasile e in Argentina. Negli anni successivi, poi, la cifra era cresciuta a dismisura attestandosi sui 100.000 emigranti. A farlo gli ex del Regno di Napoli che mai avevano conosciuto l’emigrazione e una crescente povertà.    A tutto ciò si doveva aggiungere un tasso di analfabetismo ancora molto diffuso: nel 1911 infatti ben il 38% per cento della popolazione risultava analfabeta.

L’italia , pertanto , oltre che ai problemi interni, non è pronta militarmente  per una nuova guerra. In Africa, per la conquista della Libia , una distesa di sabbia dove i Savoia  si erano dissanguati per avere una terza sponda nel mediterraneo. Il regno di Napoli ," rubato " ai Borbone per accapararsi l'oro del Banco di Napoli ( con la regia degli inglesi) , aveva risolto i grandi debiti dei savoiardi accumulati  per via delle loro guerre … ma ora  si era pronti per la conquista delle terre irredenti ….poi ci avrebbe pensato la buona sorte !

Il Regno d’Italia è retto da Casa Savoia, d’affiliazione massona, dipendente dall’Inghilterra. E così pure molti ufficiali dello Stato Maggiore. D’altra parte i moti indipendentisti e irredentisti italiani sono stati sempre guidati dalla massoneria, suddivisa in logge di varie tendenze, o “obbedienze”.

Il suo re , detto sciaboletta, è stato introdotto dalla dinastia alla carriera militare dove non c’è prezzo per l’essere umano e la mira di conquista si concretizza sempre con le dichiarazioni di guerra continue. Ne farà tante. Alla Turchia ,Etiopia , Somalia ,Abissinia , Libia …E poi  la prima e la seconda guerra mondiale.

Cadorna

Cadorna , piemontese , sarà il carnefice di tante vite giovani soprattutto del meridione. Analfabeti , contadini , cafoni in grado di aggredire col coltello chiamato Baionetta sul Carso. La loro vita non ha prezzo per i Savoia e ancora meno per Cadorna che , pare , nmai aveva avuto esperienze sul campo se non teoriche da tavolino di comando .

Sull’eroismo e sul sacrificio delle truppe italiane nel corso dell’offensiva avversaria e a seguito della “disfatta di Caporetto” si è scritto tanto, ma non abbastanza nella direzione degli onesti e dei disperati.Soprattutto si è scritto poco, in rapporto all’enormità del dramma, a proposito delle esecuzioni sommarie, effettuate dagli italiani, di ufficiali, sottufficiali e soldati italiani durante e a seguito del fatto d’armi. A noi del Sud è bastata la vicessitudine toccata alla  Brigata Catanzaro e poi ancora ai nostri giovanissimi soldati , ai giovani mariti e padri di famiglia partiti da Jacurso e mai tornati da quelle terre che oggi ci odiano.

L’ultima classe utile mandata al macello fu quella dell’ 89 . Quelli del '90 avrebbero avuto l’età di appena 15 anni . Quindici anni !

Il Nostro ultimo ragazzo soldato aveva appena 17 anni . Caduto un mese prima che finisse la guerra . Diciassette anni. Allontanato dalla madre dalle sorelle e dal padre con i quali condivideva il lavoro nei campi  della nostra collina .

Cadorna

Un passo per tutti riguardante Cadorna: «Particolarmente ingiusto e inumano fu, poi, il sistema repressivo delle decimazioni, sistema che implicava la fucilazione sia dei colpevoli, sia degli innocenti». Il soldato deve obbedire ..e basta.

Non va dimenticata la Gloriosa Brigata Catanzaro che ebbe il coraggio di ammutinarsi ed essere soggetta alla decimazione punitiva  solo perché i suoi giovani soldati non riuscivano a reggere la continuità degli assalti. Spesso accusata di diserzioni ...non vere. Basta leggere le testimonianze tra gli scritti del capitano Zamboni.

Come si può leggere nella sua Guida ( di Cadorna ) al combattimento distribuita a tutti gli ufficiali «l’unica idea tattica di Cadorna è l’assalto. Tu vai di corsa contro il nemico, più ti avvicini più il nemico ha paura, quando gli sei addosso il nemico si nasconde in fondo alla trincea». In sostanza il soldato non rischiava di morire ma andava a morire.

E di queste battaglie  , a fondo perduto , ne fece ben undici. Ragazzi allo sbaraglio !

«“Dovevano” morire, non avevano nessuna possibilità di salvarsi. Non erano ordini di battaglia, ma una condanna a morte», ha scritto un certo Camon che poi ha ricordato una drammatica pagina nel libro "Un anno sull’altopiano ".

Racconta l’assalto fatto secondo la tecnica voluta da Cadorna: vai di corsa contro il nemico, più ti avvicini più il nemico ha paura, quando gli sei addosso il nemico si nasconde in fondo alla trincea.

In realtà, è scritto nel libro , «io vidi quelli che ci stavano di fronte, con gli occhi spalancati e con un’espressione di terrore quasi che essi e non noi fossero sotto il fuoco. Uno, che era senza fucile, gridò in italiano: “Basta! Basta!”.

Era un Cappellano austriaco !

“Basta” ripeterono gli altri, dai parapetti. Quello che era senz’armi mi parve un cappellano.  “Basta! Bravi soldati.  Non fatevi ammazzare così”».

Le colpe di Cadorna.

Ma ancor più della disfatta sul campo oggi gli storici puntano il dito sul Bollettino del 28 ottobre con cui il generale Luigi Cadorna scaricò la responsabilità di una sconfitta militare sui soldati :

«vilmente ritiratisi senza combattere o ignominiosamente arresisi al nemico». Insomma, il comandante delle truppe (un esercito di quasi 5 milioni di uomini) all’indomani della sconfitta aveva rovesciato tutte le responsabilità sui “disfattisti” che addirittura avevano preferito consegnarsi al nemico piuttosto che combattere.      È una questione su cui gli storici si dividono da sempre, ma che ultimamente vede sempre più voci schierarsi contro Cadorna e attribuire  al generale piemontese – che venne poi sostituito dal generale di origini meridionali Armando Diaz – le responsabilità di quella disfatta che avrebbe potuto compromettere l’esito di una guerra già quasi vinta.

A Cadorna in particolare si imputa l’atteggiamento vendicativo nei confronti delle truppe, con processi sommari e fucilazioni di chi disertava o disattendeva agli ordini. Come disse il presidente del Consiglio Vittorio Emanuele Orlando:

Cadorna «ammazza troppi soldati e troppo in fretta».

Una storia dimenticata, che per troppo tempo è rimasta al buio, stretta in tanti faldoni, in manoscritti, in fogli protocollo, divisi a metà, a mezza facciata, come si facevano una volta i temi d'italiano. Una fonte storica d'eccezionale importanza, conservata da quello stesso Stato maggiore che all'epoca non aveva avuto fede nel suo esercito di soldati-cittadini, che fucilava senza pietà i suoi soldati-contadini e che, denigrando i vinti di Caporetto, aveva screditato l'intero popolo italiano agli occhi degli Alleati.

La colpa, invece, fu dei comandanti e non dei soldati, soprattutto di Cadorna, poiché un vero comandante dovrebbe assumersi la responsabilità anche delle disfatte, non soltanto la pompa dei successi. Ma rimane una domanda: chi ispirò quelle inaudite parole di Cadorna nel comunicato ufficiale?

Leggiamo e conosciamo per la prima volta i nomi di italiani che persero con onore e talvolta con eroismo una battaglia persa già all'inizio per l'irresponsabile condotta del loro capo di Stato maggiore.

Si fa più opinione e parere,infatti , che qualcuno, negli alti comandi anche italiani, abbia pianificato con cura la disfatta di Caporetto, calcolando che le truppe italiane (male dislocate e peggio comandate) non avrebbero sostenuto l’offensiva e sarebbero state letteralmente sbriciolate. Gli avversari avrebbero potuto dilagare fino al Mincio o addirittura penetrare nella Pianura Lombarda.

Il Regno d’Italia, o meglio Sabaudo, avrebbe così beneficiato dell’immediato e assolutamente massiccio intervento di truppe “alleate” e soprattutto statunitensi al fine di riconquistare il Nord Italia.

In pratica, la disfatta era stata programmata.

Ma un pugno di soldati resse sul Monte Grappa. Una volta giunti in Italia i contingenti militari alleati, soprattutto statunitensi, non se ne sarebbero più andati. Si è dovuta combattere una seconda guerra mondiale per poter occupare militarmente e stabilmente il suolo italiano, ovvero per mantenersi saldamente sulla «portaerei del Mediterraneo».

Ancor’oggi, viene da riflettere ,  non siamo uno Stato libero, ma soggetto al diktat militare straniero  e più di cento basi militari straniere sul nostro suolo parlano chiaro.

Solo che il Popolo italiano non desidera ascoltare  .

L’Associazione Kalokrio ,avversa a tutte le logiche di conflitti ,  intanto, e  nel periodo di giusta collocazione ,  sta promuovendo una sua iniziativa , cominciata qualche anno fa, per il recupero della memoria di quanti non hanno mai avuto voce a seguito dei tanti fatti di guerra.

 

Cadorna

il Generale Diaz

Un Giovane di Jacurso. Sul Monte Moshiah , Giovammbattista - graduato al comando di un drappello - riconquistava un cannone  con la sola arma delle Baionette.

 

Quando il tricolore poteva avere ancora senso.

 

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FRANCO CASALINUOVO JACURSOONLINE  ASS CULT KALOKRIO

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