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'U Miraculu - La Ciciarata

“ U Miraculu “

Come negli anni che l’hanno preceduta , anche stavolta a mezzanotte è partito il botto per la Cicerata. Lo sparo è il segnale  che da inizio al lavoro dei volontari i quali , per adempiere al  “ voto “, abbisognano di tempo  a dar bollore alle caldaie  e quindi alla  cottura di pasta e ceci . Distribuiti a mezzogiorno in una festosa animazione di convenuti.

La Ciciarata fu una benevolenza verso i poveri, istituita  dai frati minimi nello spirito  di povertà in cui loro stessi vivevano, per condividere, in particolare nel giorno dedicato al Santo, un piatto caldo fatto di cose povere come i ceci mentre la pasta, quasi certamente, venne  aggiunta più tardi.

Oggi, invece , voltando le spalle alle difficoltà alimentari del passato, si vive il disagio dello spreco diventato emergenza come  avanzo dello stesso spreco in certe fasce della società.  In altre ,al contrario,  la povertà ha ripreso ad emergere  diventando  una  sofferenza sociale inascoltata.

Ho assistito raccontare  di gente  “che patìva la fhame “ , anziani e bambini. Ho letto di ragazzi mandati a “ Casa de Corruzione “ , come era soliti sentire dire nell’ignoranza del termine , dove a volte  nulla era da correggere   se non l’alimentazione. Un modo triste di affidare i figli per un piatto caldo che in famiglia non si riusciva a dare. E di osservare  come il ricoverato veniva ricondotto al  domicilio  con la scarna  motivazione  di”respingimento perché non necessario intervenire  “. Di altri casi dove “ ricoverati in ospedale per sospette malattie incurabili “ venivano dimessi  “ trattandosi di sola malnutrizione”.

A jacurso saliva da Maida un anziano , gracile,  scalzo , un saccherello  a spalla e un pantalone slargato e consunto… dignitosamente  vuoto su un povero essere che cercava la carità di pane e  formaggio .

Era per tutti Totò lu Ciolu.

A quel tempo al due di aprile si aspettava il “Miracolo “ e Totò era lì. Erano i frati di carità del Convento alla Chiesa di Gesù e Maria che, per san francesco patrono , preparavano per i poveri un pasto caldo fatto di pasta e ceci  che loro coltivavano. Carità cristiana divenuta , nel tempo tradizione quando i frati di san Francesco smisero di esistere ed il convento , in silenzioso abbandono, cominciava a perdere parte della cinta muraria. Oggi il complesso monastico, eretto nella seconda metà del XV secolo, appare in gran parte ridotto ad un rudere. I terremoti del Seicento e del Settecento hanno lasciato tracce drammaticamente presenti nella storia calabrese e questo edificio, come tanti altri, ne porta evidenti i segni.

Tra ciò che è sopravvissuto segnaliamo l’affresco di San Francesco del Silenzio, la struttura originale della Chiesa, l’antica volta a crociera (oggi nella nuova costruzione) e resti del pavimento in maiolica. Molto interessante anche quel che resta dell’antica facciata barocca, decorata con motivi floreali e 150 rose, corrispondenti alle preghiere del Santo Rosario. Dopo decenni di totale abbandono, il complesso è tornato al centro della vita cittadina e, seppur sconsacrato, è utilizzato per manifestazioni popolari come la tradizionale sagra dei ceci locali detta “Cicerata”.

Senza soluzione di continuità, dal 1470  chi si reca presso il Convento di Gesù e Maria (o Convento S.Francesco) può assistere a questa tradizione di pasta e ceci diventata  “una sagra” nei tempi moderni… mancando lo spirito religioso di un tempo. La fondazione del convento risale all’anno 1469 con l’assistenza di Padre Francesco Maiorana, inviato a Maida, da San Francesco, per la realizzazione del Convento.

Nel convento, nel corso dei secoli, i frati svolsero la loro opera al fine di aiutare i più deboli e a sfamare i poveri diffondendo ed affermando in Maida il culto di San Francesco di Paola.

La manifestazione ,pare, abbia avuto origine in occasione della visita al convento da parte di S. Francesco di Paola , santo calabrese (allora e ancora oggi ) molto venerato in tutta la regione.

I frati francescani che prestano da secoli la loro opera rivolgendosi in soccorso dei più bisognosi, in particolare, vollero ricordare il miracolo nel giorno della ricorrenza della festività del santo (che si celebra appunto il 2 aprile) al fine di enfatizzare i valori della carità cristiana. Nella lontana America ,dove un nutrito gruppo di maidesi risiede nella stessa zona, si è soliti ,per devozione, organizzare anche lì la Ciciarata .Mancherà solo il convento ma non la ritualità .

Le coddare erano abitualmente tredici di ceci e tredici per la pasta ma, salvo un periodo di poca partecipazione per via dell’esodo migratorio, sono divenute più numerose quando il richiamo verso la tradizione e il Santo di Maida ha preso il cuore dei maidesi nel mondo.Ad Ambler in Pensilvenia o in Svizzera , a Muttenz , la comunità  dei maidesi  ha rinnovato sul luogo il rito religioso istituendo il Comitato Cicerata. Comitato che in più occasioni ha spostato tanti maidesi alla Cicerata negli Stati Uniti o in Svizzera.

Maidesi di Maida e del circondario uniti nella tradizione già dal fine ottocento , epoca delle emigrazioni  e poi ancora nell’anno 1934 o 1985 in Svizzera.

 

 

 

 

 

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franco casalinuovo jacursoonline      ass. kalokrio

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