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Il Paesaggio

 

 

Paesaggio  e Ambiente

Quando un paese perde il contatto col suo passato, con le sue radici, quando perde l'orgoglio della sua storia, della sua cultura e della sua lingua, decade rapidamente, smette di pensare, di creare e svanisce.  Muore.

 

 

Nei giorni scorsi si è cercato di porre attenzione e interesse per il territorio , per  quello ove si abita in particolare. Il 14 marzo ricorreva,infatti,  “ La Giornata del Paesaggio “. Abitualmente curiamo con attenzione la Rubrica “ Per non Dimenticare “ ma certe sensibilizzazioni non possono trovare credito solo in una particolare giornata dove le associazioni,invece ,  restano impegnate praticamente sempre.

Questa ricorrenza , comunque , porta a due semplici riflessioni : la prima che la sensibilizzazione deve protrarsi ininterrottamente “praticando “ il territorio . La seconda sulla nascente “ nuova visione" di Protezione Civile. Sia nella prima che nella seconda riflessione è determinante la presenza attiva delle Amministrazioni Locali. Di fatto tanto non avviene e rimangono le associazioni l’anima amica dei territori.

 

 

Dopo un piacevole percorso pianeggiante , alle pendici si arriva senza eccesiva difficoltà e dal quadrivio si dipartono tre bracci che portano in tre luoghi altrettanto interessanti. Madama Laura , il Fiume Pilla e Monte Contessa. Il  percorso che porterà alla sommità del Monte si snoda sulla  stradina asfaltata che, per addolcire l’escursione altimetrica, si snoda comodamente tra piccoli arbusti e una mutevole composizione di zolle verdeggianti che ospitano una miriade di profumate  pianticelle selvatiche .

L’escursione sino agli 889 metri dura lo spazio di un chilometro e non è scomodo compierlo, a piedi , sostando sulle piazzole laterali  per osservare da più prospettive l’ampiezza  del Golfo che si allarga da capo a capo. La sommità offre  una  osservazione  piacevole che va da mare a mare e , sino agli anni sessanta, una croce enorme si ergeva salutando  il Reventino e sorvegliando tutto l’istmo di Catanzaro. Quella croce, piantata per  religiosa volontà di quattro comunità, vide in quel settembre del millenovecentouno – inizio del secolo – più di seimila persone li convenute.

Oggi, al suo posto, troneggia una piccola  struttura cementizia adepta alle telecomunicazioni. Inizia da qui e si diffonderà nel territorio  l’analfabetismo culturale che dolosamente coinvolgerà  amministrazioni locali , imprenditori e ordini religiosi. Siamo sul finire degli anni ’60 quando la cultura per gli eventi  del passato si percepiscono come  ostacolo verso il nuovo . Pesano senza interesse e alimentano  una voglia eccitata di fare.  Così insieme ad altri manufatti minori , senza tanti scrupoli , venne mandata giù la croce su Monte Contessa, il Calvario allo “Strittu de Supra “  e , in modo indolente e frettoloso , diverse icone addormentate , infreddolite, screpolate dai segni del tempo, fiduciose  coi passanti e , per secoli..senza paura .

Le pietre del  calvario vennero  fatte cadere  senza batticuore, senza  testa e senza cuore , con l’animo spoglio da un qualunque sentimento.

Allo stesso modo rovinò in un pendio quella Croce sulla Contessa. Quando diede fastidio  venne sgangherata e  trascinata in altro pendio dove arbusti , rovi , acqua , freddo, neve …la consumarono per sempre.

Sarebbe bastato qualche ripensamento , il senso del buonsenso,qualche notte insonne ! Niente di tutto ciò condusse  alla banale soluzione …finale.  “Spostarsi “ di qualche metro. Di qualche metro.

Allo Stretto di Sopra, il Calvario costituiva nell’immaginario comune  , da sempre, la sentinella invisibile che consigliava  al  “ montanaro e al forese  “ di calzare  le scarpe, il luogo dove si portavano a compimento i funerali , dove si ricordava la “ Pigghjiata “, dove  smetteva la continuità dell’abitato. Dove si incontrava la memoria storica e l’identità di una comunità.

Alti tralicci, infioccati da antenne e parabole, spuntarono una dopo l’altro e oggi offendono più visibilmente il paesaggio , sovrastano gli abeti e offuscano il ricordo  di quel  Monte che domina l’intero golfo di Lamezia ad ovest e quello di Squillace ad Est.

Preservarle sarebbe servito a cosa ? Probabilmente a farci  diventare più umani, a essere più cittadini, a capire più il nostro tempo e le nostre responsabilità. Potremmo parlare anche delle nostre due Chiese , del Cimitero, di alcuni Palazzi , dei nostri Alberi , del Municipio  e di altre tante cose che avrebbero meritato più attenzione . Ai quali sono mancate  una tradizione civica di rispetto e di cura.

Tra mari e monti il paesaggio rimane ugualmente  stupendo anche se lo spazio in cui ci si muove  presenta, insieme agli elementi che  infondono gradevoli sensazioni , altre presenze che infastidiscono e disturbano. Non solo la passeggiata ma  anche il volo dei rapaci locali e delle  specie migratorie che facevano rotta tra la Contessa e Covello. Dopo i tralicci per le antenne ,come se non bastasse ,  sono arrivate le Torri Eoliche .

Noi del luogo, il più delle volte  non ci soffermiamo a riflettere su tutto questo, siamo inevitabilmente influenzati dall’ambiente in cui viviamo e meno si muove meno si ricava danno  !.Ma, poi , per i luoghi altrui che visitiamo, che ammiriamo , ci concediamo qualche colpa …  solo con una punta di disappunto.

Al Passo di Catanzaro, Al Passo della Rutta , Al Fosso della Neve ,Nel Pilla incontriamo piccoli gruppi che per scattare una foto, in questo luogo che piace, cercheranno di porre il soggetto sullo sfondo più adatto a rivedere . In genere si ricorre alla vegetazione naturale dell’Abetaia , ai colori dei campi arati o coltivati, al cangiante colore dei boschi che scendono a valle ma il più delle volte lo sfondo migliore appare il colore del  mare tra Capo Vaticano e Falerna dove in lontananza appaiono , in fila e misteriose, le Eolie.

I condizionamenti che riceviamo sono a volte così forti , però, da indurci a giustificare molte delle scelte che le Amministrazioni locali e nazionali ci impongono in nome di uno sviluppo che però spesso non si confronta con la sostenibilità , cioè che non abbiamo mai conosciuto.

Siamo stati partecipi osservatori sulla modalità di espletamento di alcuni Piani dove  , localmente , si stava redigendo e  “ concretizzando  “ un Piano Territoriale  e non abbiamo taciuto il disappunto sulle modalità adottate per  ipotetiche scelte di sviluppo.

Semplicemente per la indiscussa  conoscenza del territorio e dubbiosi sulla veridicità sostenuta dai redattori che delle zone conoscevano l’estensione e non altro. Interventi di sviluppo su aree con  tutt’altra vocazione.

Non si può elaborare  e formulare opzioni   senza mai essere stati a calpestare le stradine sterrate ,  a sentire lo scroscio delle cascate , ad annusare il profumo di resina o dissetarsi ad una cannella che sgorga acqua a quasi mille metri di altitudine. Acqua fresca e non fredda ..che c’è pure  tanta differenza.

Per formulare giudizi seri, oltre a conoscere la definizione più qualificata di paesaggio, dobbiamo sapere allora quali norme e quali leggi sono state proposte in difesa del paesaggio e quali conseguenze possono derivare dal mancato rispetto di queste.

Associazioni della fascia Pedemontana Contessa (KaloKrio  - Ali sul Mediterraneo – Borgo Antico – sul versante opposto Castagna con Raffaele Sei di Filadelfia – Costa Nostra, La Pro Loco Jacurso -  e le altre Sei di…di Girifalco , Cortale , Maida , Curinga  e Arcuri per menzionarne alcune ) .

Nel 2000 i Paesi europei hanno adottato la Convenzione Europea del Paesaggio in base alla quale le Amministrazioni locali, regionali, nazionali e internazionali devono mettere in atto progetti di salvaguardia e di pianificazione del paesaggio su tutto il territorio, sulla base di uno sviluppo sostenibile che sia in grado di armonizzare le attività economiche e le esigenze sociali con la difesa dell’ambiente.

Alcune di queste Leggi:

Tutto questo perché il paesaggio è la sintesi di un complesso sistema di relazioni tra elementi naturali e antropici . Dove la voce antropico ha rilevanza intesa   come  intervento dell’uomo sul territorio e  alle modificazioni geografiche/paesaggistiche in generale, provocate dal suo operato non sempre rispettoso .
Questo significa che la tutela della qualità del paesaggio è un diritto e un dovere per ciascun membro della collettività e non esclusiva delle sole amministrazioni  che il più delle volte operano senza il coinvolgimento della comunità e peggio quando i progetti saranno redatti con il copia e incolla.

C’è da chiedersi ,infatti , perché continuano a verificarsi orribili scempi del paesaggio, senza che i cittadini sollevino obiezioni o che si mettano in atto sanzioni.

Noi ci limitiamo a mostrare le buone intenzioni e i corretti interventi del passato sul territorio di Jacurso . Quelle che furono per  la salvaguardia dei luoghi montani contro gli smottamenti , per la difesa e la bonifica dell’abitato e di atre  aree interne . Muri di consolidamento , briglie  sul Pilla  ,Regimentazione delle acque e tant’altro.

Le ragioni di tutto questo non sono facili  da illustrare, ma stanno sostanzialmente nel fatto che Regione e  Comuni  sono in qualche modo delegati a stabilire con una certa autonomia l’uso del proprio territorio ma che sono disattesi o mal interpretati. Il più delle volte per incuria.

Nel  territorio montano di jacurso, tenuti ad  osservare non un solo vincolo urbanistico e ambientale, si pativano difficoltà a rilasciare Autorizzazioni/concessioni anche per l’esiguo ampliamento di necessità , la ristrutturazione , la realizzazione di un insediamento produttivo …

Poi estesi parchi eolici mostrarono le loro torri , ma per il bene comune , senza vincoli ,senza offesa all’ambiente , senza deturpare  il paesaggio…

Ci chiediamo cosa sarà, per esempio ,  delle torri eoliche quando arriverà il giorno della loro dismissione. A chi spetterà smontarle , a chi la competenza e l’onere dello smaltimento. Ma quanto ha portato di utile alla collettività l’abbruttimento selvaggio del suo territorio ?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando una comunità  perde il contatto col suo passato, con le sue radici, quando perde l'orgoglio della sua storia, della sua cultura e della sua lingua, decade rapidamente, smette di pensare, di creare e svanisce.

Ci stiamo impegnando affinchè tutto ciò non accada

 

 

francocasalinuovo  jacursoonline  Ass. Cult. KaloKrio

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