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Il Custode della Memoria

 

A fronte dei famosi palazzi d’arte , che hanno sede  altrove, esiste nel nostro Territorio una molteplicità di piccolissimi musei , allestiti  per la maggiore a cielo aperto , che vengono mantenute e usufruite  solo per la sensibilità delle Associazioni di Volontariato

 

 

Il Custode della Memoria ...la prima Domenica di Agosto del '53  . Si sbranarono come cani arrabbiati ....Ahi Ahi ! Muaru ! Mammazzau. Arrivò gridando con partenza dal Villaggio ,destinazione Cona. Dalle porte, dai Balconi...tutti a gustarsi la sceneggiata.

 

Il Custode della Memoria   -  Premessa

 

Di questi piccoli Musei i più fortunati possono ,invece  ,  usufruire  di una due stanze e sono i luoghi delle meraviglie dove possono essere osservati  cimeli e oggetti di particolarissima fattura  , spesso stravaganti , che raccontano periodi storici a zone circoscritte del territorio locale .

E proprio “territorio”  e “ passione “ sono la  parola chiave di queste piccole associazioni culturali che mantengono  in vita cimeli e tradizioni.

Passione che  contraddistingue questi spazi della cultura e della memoria locale.

Al momento , non godendo d’altro  ,il  nostro Museo Virtuale è il " deposito " della memoria . Un luogo senza sede dove ospitiamo come fantasmi persone e fatti del passato che ,però , curiamo per non mandarli dispersi.

In questa pagina troveremo una di quelle storie ,a volte allegre e a volte patetiche o tristi , che Mimmo , con una Laurea in Sociologia, ha saputo amalgamare  facendo anche ricorso alle sue conoscenze ed esperienze professionali.

Persone , luoghi , momenti ed eventi storici vengono pregnate col giusto condimento di ironia e cronaca per consegnare al lettore un frammento di vita sociale che accuratamente abbiamo collocato nel nostro museo virtuale Un museo umano la cui sede era e rimane mutevole a secondo delle circostanze .

La nostra associazione riconosce, infatti , i propri limiti e  tutti, ma davvero tutti , pensiamo che se il piccolo vuole avere successo  , deve essere orgoglioso di essere piccolo senza imitare il grande.

In quest’ottica avvertiamo ,perciò , quanto  il frastuono del mondo  contrasta con il silenzio  di un paesino sempre più fragile come il nostro e con la forza per come vogliamo raccontare.

E dovrebbe spaventarci , ma non ci spaventa , se lo vogliamo pensare abbandonato , fragile e indifeso quando osserviamo che  in alcune case non c’è più vita o dove sussurrano anime che cominciano a non avere più neanche un nome.

 

Il Custode della Memoria

Era l'unico paese della Calabria in cui esisteva nei ruoli del comune un impiegato del tutto particolare . Era un impiegato che era pagato per togliere la polvere alla memoria.

Lui era un uomo piccolino miope e zoppo che nel suo bugigattolo pieno di cianfrusaglie non lavorava come gli altri. Non produceva. Stava lì con il compito arduo di ricordare.

Quando qualcuno bussava alla sua porta in modo automatico tutti gli interruttori della sua memoria si accendevano ed erano pronti a mettersi a disposizione dello “sfaccendato” di turno.

Non si innervosiva, non si lamentava, sapeva che il suo posto era una invenzione del sindaco ma lui faceva di tutto per onorare tale incarico.

Era arrivato lì perchè aveva vinto il concorso di custode.

 

Aveva titoli e capacità tanti e tali che al momento di dichiarare il vincitore del concorso la commissione, che era addomesticata, non riuscendo a trovare nessun cavillo legale, perchè lo potesse vincere il raccomandato di turno, dovette nella stesura della graduatoria metterlo al primo posto sorbendosi poi una incazzatura del sindaco talmente feroce che si sentì la  sua voce  dal calvario...

Ma la sorpresa non fu tanto la nomina di custode di Angelino, così si chiamava, ma il fatto che lui non aveva nessuna intenzione di andare a occupare la stanzetta , appunto , di custode all'entrata del cimitero e tanto battagliò finchè il sindaco e la giunta costretti dai regolamenti e dalle leggi che lui era riuscito a trovare nei meandri dei codici , dovettero assegnargli la stanza dentro la sede principale del comune e ogni volta che gli si chiedeva qualcosa di diverso dalle cose che lui per contratto doveva fare , cioè, custodire la memoria dei fatti accaduti negli ultimi sessant'anni, si  rifiutava perché non gli competeva.

Sono il Custode della Memoria ! Ti racconto la sceneggiata del '53

 

La sua era una stanza sempre chiusa e lui lì dentro era il re, l'imperatore , il sindaco, il Custode della Memoria.

Camminava all'interno della stessa con passo morbido e deciso , parole, oggetti, fatti, discussioni, avvenute in paese  venivano tutte puntualmente  registrate e custodite...
Se  qualcuno andava a chiedere cosa era successo di importante la prima domenica d'agosto del '53 lui non si scomponeva e iniziava il racconto..

 

Fino alle tre del pomeriggio niente di interessante il cielo era azzurro , faceva caldo spirava da ponente un venticello che portava aria fresca e alle 3 e 10 del pomeriggio ci fu una 'mbrigatina alle case popolari di sotto tra Titina e  la Pizenta e Zarafhina con  la figlia della Pizenta

Zarafhina abitava al piano di sopra e Titina  a pian terreno.


Si sbranarono , a voce , come cani


Tutto il paese assistette alla 'mbrigatina e a soccombere fu come sempre , la Tiresina (Titina la Ciuccina ) la  quale con schiamazzi e frasi ingiuriose non potendo con le mani in quanto Zarafhina e la figlia erano due spilungone alte due metri e invece lei era piccolina , chiamò i carabinieri di Cortale i quali arrivarono sulla loro moto Guzzi , il brigadiere dietro e l'appuntato alla guida, si fecero spazio tra la folla e andarono decisi dove si era svolta la 'mbrigatina.

 

Duello all'ultimo sangue !

 

Titina  alla loro vista credendo  che i carabinieri finalmente mettevano in galera madre e figlia facendo ancora grida  con la sua voce stridula indicò la casa della Zarafhina .

 

Inconfondibile nel rombo e nel colore ,sulla moto Guzzi ,arrivarono li Carbiniari

Salirono la scala, la porta era  severamente chiusa , nessun rumore veniva da dentro, bussarono vigorosamente – carabinieri aprite -  dovettero aspettare qualche secondo poi  - di colpo la porta si aprì  - e quell'anima longa vestita di nero si affacciò sul pianerottolo e alzando le braccia al cielo gridò , in modo tale che tutti la sentissero,... e soprattutto facendo in modo che tutti la vedessero ”quale onoreeeee...la Legge  in casa mia

Accomodatevi...accomodatevi “. I carabinieri sorpresi da questa accoglienza , entrarono, lei chiuse la porta e la gente dopo aver aspettato invano che vedessero madre e figlia ammanettate portate in carcere,  dopo una mezz'orata uscirono dalla sua casa e a donna Tityina che stava aspettando sotto al piano terreno la...sentenza ….. quando le passarono vicino ,  in tono minaccioso, le ricordarono che l'indomani lunedì l'aspettavano in caserma...

Da quel giorno ogni volta che qualcuno vede arrivare i carabinieri alza le mani al cielo e grida o fa finta di gridare...quale onoreeeee...”

Gli altri impiegati non riuscivano a sapere come avesse fatto a immagazzinare simili sciocchezze e come mai si potesse pagare uno stipendio ad una persona che catalogava stupidaggini. Ma lui non si scomponeva. Aveva un metodo e lo rispettava ferocemente.

Quando si trattava di pettegolezzi come il fatto di Zarafhina si dilungava in modo osceno; quando si trattava di cose serie era conciso e stringato e non emetteva giudizi , riportava il fatto e lo inquadrava storicamente.

Una mattina di luglio un gruppo di bambini guidati dagli insegnanti vanno al municipio e bussano alla sua porta .Li fa entrare e dopo i convenevoli gli chiedono informazioni sugli anni 1960/70.

Quegli anni erano il suo cavallo di battaglia, ma lui sapeva che non doveva essere Soggettivo. Doveva raccontare la storia di quegli anni senza aggiungere niente di suo, personale.

Doveva attenersi ai fatti.

Ma nel momento in cui iniziava a parlare e tutti gli interruttori dentro collegavano gli avvenimenti, gli si accendeva dentro un furore mai sopito che contrastava con il suo viso calmo e sereno per cui soltanto in alcuni momenti ti accorgevi di questa sua passione che dentro lo rodeva fino a farlo soffrire come se avesse un'ulcera ed era necessario prendere un po' di ...bicarbonato di sodio.

Prendeva fiato e poi lo emetteva come se fosse un suono di violino... incespicava sulle parole  perchè doveva sceglierle  una ad una altrimenti sarebbe uscite con il loro significato più profondo e questo fatto poteva creargli dei problemi in quanto poteva essere accusato  di partigianeria.

 

Gli anni sessanta furono gli anni del boom.  (Respiro profondo) Il boom degli altri, soprattutto delle regioni del nord... Il boom dell'emigrazione...(il boom della spoliazione ulteriore a distanza di un secolo dalla prima...) (questo lo pensava ma  non lo poteva dire). (quante volte all'interno della sua solitudine aveva visto le truppe piemontesi mandate per spegnere il brigantaggio spegnere la vita e la speranza suscitata dalla Unità d'Italia) (quante volte aveva visto il prevalereprevaricazioni sull'idea di giustizia...).


 

La freccia del sud sui marciapiedi della stazione di Milano di Torino e di Genova , le tre capitali del triangolo industriale, continuò a eruttare emigranti con le loro valigie di cartone con la loro puzza di sudore e di sterco; i più aggressivi entrarono a lavorare nelle catene di montaggio della fiat dell'alfa romeo dell'auto bianchi dell'innocenti della lambretta della piaggio ;

i più timidi e riottosi, quelli abituati ai lunghi silenzi delle campagne che sapevano di non poter resistere al chiuso dei capannoni , occuparono i posti lasciati vacanti dai contadini piemontesi liguri e lombardi nelle campagne , nelle cascine dell'astigiano dell'alessandrino dell'alta Liguria  del varesotto del bergamasco a rincalzare vigne  e a vendemmiare .

Il boom del sud fu un boom di emigrazione.

 

Qui la campagna incominciò a spopolarsi, lì invece a rifiorire di forze nuove.

Le forze migliori, quelle giovanili emigrarono al nord Italia, in Svizzera Francia Germania Belgio  e  nelle Americhe, quella del Nord e quella del Sud e in  Australia.  Nei nostri paesi  ci fu una frattura generazionale  che poi si riverberà sulla situazione attuale in modo drammatico.

Tra gli anziani e i giovanissimi la generazione di mezzo partì e lasciò un vuoto enorme. I giovani tra i 21 (perchè allora la maggiore età si raggiungeva a 21 anni ) e i 35 anni si allontanarono dai nostri territori e andarono a riempire i casermoni delle periferie urbane delle megalopoli del nord del mondo , periferie  senza anima e senza calore .

I più fortunati si ritrovavano a vivere in fatiscenti palazzoni, a condividere l'odore d'aglio e di cipolla e sul balcone di ogni  pianerottolo un bugliolo che doveva essere , nelle intenzioni di chi aveva progettato quei palazzi , un servizio igienico.…

 

Dalla raccolta Racconti Brevi di Mimmo Dastoli - Prima Parte

 

Il testo rimane proprietà di chi l’ha scritto ma l’autore non vuole ,tuttavia, esercitare i propri diritti in modo repressivo . Semplicemente si  affida al buon senso, alla cortesia e alla civiltà delle persone e , riconoscendo   (entro i limiti del ragionevole) l’universale “ diritto di copiare " , si affida   alla correttezza di “citare la fonte”.

 


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